IL CASO DI TORINO Cresima a trans: l’ipocrisia e l’accettazione dello scandalo

Una persona che ha chiesto di mutare la propria condizione sessuale si è chiaramente posta in opposizione alla volontà di Dio. L’utilizzo del nome di Battesimo è importante per sottolineare il legame strettissimo tra questo sacramento ed il Battesimo. Per questo l’indicazione della Curia finisce per avallare pubblicamente, all’interno del Rito, lo scandalo che la persona che ha deciso di “cambiare sesso” ha suscitato nella comunità.

Il caso che si è presentato nell’arcidiocesi di Torino non è il primo e purtroppo non sarà l’ultimo. La posizione della Curia locale risulta come minimo lacunosa e non esente da ipocrisia.

Partiamo da quest’ultimo aspetto. Sappiamo che la Curia di Torino ha dato indicazione di scrivere sugli appositi registri il nome di Battesimo della persona che ha richiesto la Cresima e non invece quello “nuovo” presente nello Stato Civile. L’indicazione seguirebbe una Notificazione della Presidenza della CEI del 21 gennaio 2003, nella quale vengono fornite indicazioni su eventuali variazioni da apportare nel caso di «fedeli che si sono sottoposti a interventi di cambiamento di sesso e hanno ottenuto il relativo riconoscimento agli effetti civili delle avvenute modifiche anatomiche e anagrafiche». Nella Notificazione vengono genericamente richiamate presunte indicazioni della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Congregazione per il Clero, le quali vanno nella direzione di non apportare «alcuna variazione anagrafica sui Libri parrocchiali», perché la condizione canonica del fedele è definita dalla nascita, e non dalle autorità civili.

Tuttavia, la Presidenza della CEI, «a motivo delle eventuali situazioni che si potrebbero presentare in futuro per tali fedeli», ritiene di annotare a margine l’avvenuto «intervento» unicamente per quanto attiene agli effetti civili della mutata condizione del fedele, indicando al riguardo la data e il numero di protocollo della Sentenza del Tribunale Civile competente e/o del documento rilasciato dall’Ufficio dello Stato Civile. Questa annotazione – si precisa – «non potrà essere fatta valere dalla persona interessata per avviare l’istruttoria ai fini di un eventuale futuro matrimonio da celebrare nella forma concordataria». Continue reading

SACRAMENTI NEL MIRINO LGBT “Ti battezzo femmina… e ti cresimo maschio”: Torino svolta sui trans

 

Torino. Donna “diventa” uomo e vuole la Cresima. Il parroco chiede in curia e il responso della Diocesi è favorevole: “Ok a cresimare col nome nuovo, ma nel registro scrivere quello di battesimo e registrare il cambiamento”. La Bussola racconta l’imbarazzo del parroco, la mail della curia che dà il via libera e la nuova tappa nella demolizione del Catechismo: se la natura non conta più nulla, ma solo i “diritti” della persona, allora crolla tutto

“Io ti battezzo femmina… e ti cresimo maschio”. Non è una gag di Checco Zalone, ma potrebbe essere l’ultimo capitolo della saga “E la Chiesa si rinnova…”, per parafrasare una celebre canzone di Gaber.

Chiesa e trans. Nel già ricco carnet di episodi poteva mancare anche quello relativo alla concessione del Sacramento della Cresima? Sembra di no, e a non negarlo con tanto di cambio di nome di colui che prima era una lei e ora si fa chiamare lui, potrebbe essere – come apripista – la diocesi di Torino che ha autorizzato nei giorni scorsi un parroco a celebrare il Sacramento della Confermazione a queste condizioni.

Autorizzato, non vuol dire che il Sacramento verrà certamente celebrato, perché come la Bussola ha potuto verificare direttamente, il parroco, il quale dovrebbe comunque essere delegato dal vescovo, non se la sente di spingere l’acceleratore su un sacrilegio di un rito che dà per scontato il cambio di sesso che la Chiesa ancora condanna, però, come disordine morale. Ma i fatti dicono che dalla diocesi e quindi dal vescovo, arriva un sostanziale e formale via libera a cresimare col nome “nuovo”, contraddicendo così quello del battesimo.

I fatti, così come sono stati verificati personalmente dalla Bussola, sono i seguenti:

Nella parrocchia della Stimmate di San Francesco d’Assisi arriva una richiesta di Cresima. A farla è una donna che dopo un intervento cosiddetto di riassegnazione del sesso ora si fa chiamare come un maschio.

Battezzato donna e cresimato maschio? Possibile? Il parroco don Antonio Borio chiede aiuto alla curia e la curia, con solerzia, risponde così: cresimare col nuovo nome e registrare il nome di battesimo naturale, ma apponendo in calce data e numero di protocollo della sentenza del tribunale civile che certifica l’avvenuta riassegnazione sessuale.

Dopo la risposta, il parroco ne ha parlato con diversi collaboratori parrocchiali e con altri confratelli, per confrontarsi sul da farsi. Un po’ titubante «perché coi Sacramenti non si scherza», un po’ «desideroso a dare una risposta a questo/a fedele». E di bocca in bocca, di commento in commento, alla luce della risposta della curia, la cosa ha travalicato anche i confini del Piemonte. Continue reading

IL TRIBUNALE DI COLONIA CONDANNA A 4 MESI DI CARCERE IL SACERDOTE CATTOLICO CHE HA CRITICATO LA LOBBY GAY In Finlandia un politico cristiano non propenso ai compromessi rischia di essere condannata per aver citato la Bibbia

Ha toccato un argomento a dir poco scottante, don Dariusz Oko, sacerdote polacco e professore dell’Università Cattolica di Cracovia, che ha deciso di affrontare il problema delle lobby omosessuali all’interno della Chiesa.
Lo ha fatto in un articolo pubblicato in tre numeri della rivista Theologisches, nei quali ha affermato «la necessità di resistere alle lobby omosessuali nella Chiesa» e in un libro dal titolo “La mafia della lavanda. Con i papi e i vescovi contro l’omolobby nella Chiesa”. Il professor Oko è stato denunciato da don Wolfgang Rothe, sacerdote che nei suoi scritti definisce invece le correnti gay come “un’immagine viva” della Chiesa.
Un’accusa, quella di don Oko, lanciata sulla base di alcuni precedenti che vedono coinvolto proprio don Rothe. Il sacerdote, infatti, si è “distinto”, il 4 novembre scorso, per aver impartito una benedizione omosessuale in una sauna per gay di Monaco di Baviera. Inoltre, nel 2004, aveva fatto circolare alcune sue foto che, incredibilmente, lo ritraevano mentre baciava sulla bocca alcuni seminaristi. Continue reading

L’ANALISI Abolire il super green pass: ce lo chiede l’Europa

Le norme italiane che hanno introdotto il green pass rafforzato e l’obbligo per gli over 50 contrastano con il regolamento UE n. 2288/2021 in materia di certificazione verde, in quanto incidono sulla libera circolazione delle persone. Ragion per cui qualsiasi giudice, investito della questione, ha il potere-dovere di non applicare queste norme.

La forte tensione sociale creata dall’introduzione, nell’ordinamento costituzionale italiano, della certificazione verde (cartacea o digitale) Covid-19 e dalla sua graduale estensione a quasi tutti gli ambiti della vita sociale da parte del legislatore d’urgenza pone alcune riflessioni non più procrastinabili in merito alla compatibilità della normativa italiana vigente rispetto al regolamento (UE) n. 953/2021.

In via preliminare, è necessario chiarire l’ambito di intervento dell’Unione Europea: favorire la libera circolazione delle persone e coordinare le politiche sanitarie tra i ventisette Stati membri i quali, ai sensi dell’art. 11, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 953/2021, rimangono, comunque, liberi di imporre «restrizioni per motivi di salute pubblica». Questo significa che i singoli ordinamenti statali dispongono della discrezionalità di adottare o meno il c.d. «green pass» e di prevedere per quali strutture, servizi o attività è richiesto, ma non possono spingersi fino al punto di derogare alle finalità indicate nella fonte comunitaria derivata, violando in questo modo l’ambito di competenza dell’Unione Europea quale risulta delineato dal Trattato di Lisbona del 2007. Continue reading

GIORNO DEL RICORDO Foibe, le vittime cattoliche e i criminali impuniti

La Chiesa rimase l’unica istituzione vicina al popolo dopo l’occupazione di Istria e Dalmazia da parte dei partigiani di Tito. Negli anni dell’immediato dopo-guerra, i vescovi Santin, Radossi e Camozzo, si adoperarono come poterono per salvare più italiani che poterono. Centinaia di religiosi e laici vennero trucidati. Nessuno pagò per quei crimini

Nella primavera del 1945, il comunista Josip Broz – nome di battaglia “maresciallo Tito” – allo scopo di estendere il controllo si dirige direttamente verso Fiume, Istria e Dalmazia e insedia là i Comitati popolari di liberazione – che assumono il potere politico-amministrativo e i cui membri sono quasi tutti slavi, con l’eccezione di alcuni italiani “di provata fede comunista”. L’Ozna – la polizia politica partigiana jugoslava – ha la missione di “epurare subito” la popolazione autoctona. Tra il ’44 e la fine degli anni Cinquanta, infatti, chi non si sottomette, e non riesce a scappare, viene eliminato nelle foibe. Quei crepacci naturali, imbuti che sprofondano nelle voragini della terra fino a 200 metri: come un grattacielo che finisce a testa in giù e si sviluppa nel buio della terra.

È la Chiesa Cattolica a diventare, in breve, l’unico riferimento naturale in un clima di terrore ed incertezza dettato dal comunismo. Pagherà per questo un prezzo altissimo, e che di rado è stato raccontato. La manifestazione più significativa si ha il 22 giugno 1946, è la festa del Corpus Domini. A Fiume, Tito dichiara lavorativo il giorno e manda i suoi militari a fare pressioni perché venga rispettata l’ordinanza da tutti. Ma la stragrande maggioranza dei fiumani la ignora e la popolazione si riversa nelle vie centrali e intorno alla Cattedrale per seguire e fiancheggiare la processione che il vescovo Camozzo non aveva voluto annullare. Quel Corpus Domini ebbe tutto il sapore di una testimonianza estrema da parte di una comunità demoralizzata, ma che la Chiesa non abbandonò mai. Continue reading

AVVENIRE E ALETEIA CONTRO I CATTOLICI NON ALLINEATI AL POTERE

Media cattolici pro vax sono finanziati da Soros e Gates come, ad esempio, un consorzio guidato da Aleteia (in combutta con le compagnie che producono i vaccini) per silenziare i giornalisti cattolici non allineati 

Il problema della Pandemia, come è sempre più chiaro anche dopo gli ultimi provvedimenti del governo, non è contrastare il virus, ma combattere i No Vax. Questo termine – lo ripetiamo da tempo sulla NBQ – è diventato una sorta di parola magica, un termine per identificare l’antagonista, il nemico. Il capro espiatorio di ciò che sta accadendo, compresi i fallimenti delle strategie di contenimento dell’epidemia. Un termine quasi metafisico, o metapolitico. Non è un caso che l’origine della parola venga proprio dal gergo politico.
Fu coniato nel 2017, quando il ministro della Salute Beatrice Lorenzin introdusse l’obbligo coercitivo per dieci vaccinazioni per l’infanzia. Per i genitori che non volevano sottoporre i propri figli a questa pratica, c’erano sanzioni economiche e soprattutto l’allontanamento dei bambini dalle scuole. Eravamo in un clima di piena retorica dell'”inclusione”, ma lo Stato cominciava a espellere dalle scuole statali e paritarie chi non si adeguava. E per i genitori che protestavano, venne coniato questo termine spregiativo, “No Vax”, che riprendeva il celebre “No Tav” attribuito a coloro che si opponevano alla realizzazione dell’Alta Velocità in Val di Susa, identificati come violenti oppositori del progresso.
E così cominciò a far capolino sulla stampa questa parola, No Vax, ora diventata la più usata, la più celebre, la più esecrata dell’era pandemica. Si odia più il No Vax che il virus stesso, e lo si vede dall’odio bestiale presente sulla Rete, sui Social, nelle chiacchiere della gente. Continue reading

IL CASO Scienza e morale: Amato parte con uno scivolone

La legge 40 non ha posto il limite di tre embrioni per motivi scientifici – come asserisce il neo presidente della Corte Costituzionale Amato nel corso della sua conferenza stampa dopo l’elezione – ma per motivi giuridici che trovano un loro fondamento in valutazioni morali. La ricerca scientifica offre dei dati, dei fatti, la tecnica indica delle possibilità relative a questi dati e poi sta alla coscienza del governante e del giudice usare di tali possibilità in modo retto dal punto di vista morale.

Conferenza stampa nel neo presidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato tenutasi il 29 gennaio scorso. La giornalista Alessandra Lemme dell’agenzia di stampa LaPresse pone una domanda sui vaccini inoculati ai bambini.

Amato fa un’ampia premessa e così risponde (37’, 50’’): “C’è una giurisprudenza costante nostra che in materie nelle quali c’è un peso della cosiddetta scienza e c’è poi una decisione politico-legislativa, la Corte tende a dire ‘Se non è dimostrata la impellente ragione per cui ci si è discostati dalle ragioni della scienza, noi diamo più credito alle ragioni della scienza che alle altre’. Pensate che questo è stato un ragionamento che è stato fatto per l’impianto degli embrioni in sede di fecondazione artificiale quando, chiaramente allo scopo di evitare, diciamo, la dispersione di embrioni che erano stati formati, il legislatore disse che, se ne facevano tre, dovevano essere impiantati nella donna tutti e tre. Il che portò a constatare che magari questo corrispondeva a ciò che serviva a consentire la gravidanza a donne che avessero superato una certa età, mentre in una donna giovane, molto giovane, questo portava al parto trigemino che la donna poteva non aver cercato. Per cui la regola del ‘tre obbligatorio’ imposta da ragioni diverse da quelle indicate dalla scienza che si era occupata degli embrioni venne ritenuta una scelta illegittima”. Poi Amato arriva a parlare del tema dei vaccini sui minori.

A noi però interessa questo passaggio sulla fecondazione artificiale (vi sono altri passaggi che toccano temi eticamente sensibili, ma per ragioni di spazio ci soffermiamo solo sull’intervento appena menzionato).

In via preliminare notiamo che anche per il neo presidente esiste la scienza, anzi la Scienza, ossia un corpus monolitico di certezze inoppugnabili, quasi una personificazione della verità. Invero non esiste la Scienza, bensì la comunità scientifica e gli studi scientifici che, spessissimo (vedi Covid), riportano dati contrastanti tra loro.

Insomma: esiste il dibattito scientifico e per arrivare alle evidenze scientifiche su un particolarissimo argomento servono anni ed infiniti studi.

In secondo luogo, il riferimento alla scienza che Amato compie in relazione alla fecondazione artificiale non è molto pertinente. Sarebbe stato più pertinente il riferimento alla tecnica, che sicuramente opera rifacendosi anche ai dati scientifici, ma che in materia di fecondazione extracorporea la fa da padrona. Continue reading

«A Cuba il regime comunista semina terrore, aiutateci»

Prosegue l’oppressione del popolo cubano da parte del regime di Díaz-Canel, ma nell’isola c’è una Chiesa che si oppone all’ideologia comunista. Dopo le proteste dell’11 luglio, «ci sono molte persone che affrontano accuse per crimini che non dovrebbero essere crimini». Parla alla Bussola padre Montes de Oca, che oggi ha il divieto di lasciare Cuba.

Mentre a Cuba continua la violazione dei diritti umani da parte del regime di Miguel Díaz-Canel, nell’isola c’è una Chiesa attiva al fianco del suo popolo e che alza la voce senza timore contro l’ideologia comunista.

È una Chiesa profetica, che si manifesta nelle azioni dei suoi vescovi che chiedono con forza cambiamenti, come monsignor Dionisio Guillermo García Ibáñez: quattro mesi fa, in un’omelia davanti all’immagine della Vergine della Carità del Cobre, patrona di Cuba, l’arcivescovo di Santiago ha chiesto “i cambiamenti necessari, che molti di noi sperano, i cambiamenti che danno speranza, i cambiamenti che noi vescovi abbiamo nominato in tutte le nostre ultime lettere e nei comunicati”.

Una Chiesa profetica che si manifesta soprattutto nel lavoro quotidiano dei suoi sacerdoti, come quello di padre Rolando Montes de Oca, parroco a Vertientes, nell’arcidiocesi di Camagüey, apertamente critico nei confronti del regime e impegnato nella sua missione di “predicare la verità”, come lui stesso spiega, nonostante questo gli sia costato attacchi alla sua canonica, persecuzioni e persino il divieto di lasciare Cuba perché è considerato una figura di “interesse pubblico”. La divina Provvidenza mi ha portato a conoscere padre Montes de Oca il 28 febbraio 2018 a Roma, quando lui era studente di Comunicazione presso la Pontificia Università della Santa Croce, dove ero stata invitata a fare una relazione sul lavoro del giornalista. La Nuova Bussola lo ha intervistato. Continue reading

AGENDA ARCOBALENO Quattro milioni a centri Lgbt, il Ddl Zan passa pezzo a pezzo

L’Unar pubblica la graduatoria che ammette a spartirsi 4 milioni di euro 37 organizzazioni Lgbt e Comuni per creare centri «contro le discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere». Una misura basata su una pseudo-emergenza, come mostrano i dati ufficiali dell’Oscad. Tra i beneficiari perfino il Circolo Mario Mieli e il blasfemo Cassero di Bologna. Milioni ‘stralciati’, per la mancata copertura, dal Ddl Zan, ma fatti rientrare dalla finestra con il Decreto Rilancio. Così, insieme alla censura anti-famiglia nel DL Infrastrutture, passa surrettiziamente un altro pezzo dello Zan.

Quattro milioni di euro all’anno, tanto più in tempi di crisi, non sono proprio quisquilie. Sono passate appena due settimane da quando il Ddl Zan è stato in teoria affossato dalla “tagliola” al Senato, eppure i suoi sostenitori hanno nel frattempo segnato un uno-due di provvedimenti mica da ridere, con sotterfugi che si commentano da sé. Si è già detto del curioso emendamento al Decreto-legge Infrastrutture, approvato con un’operazione lampo, che vieta sulle strade e sui veicoli qualsiasi forma di pubblicità contenente messaggi ritenuti «discriminatori» verso diverse categorie del politicamente corretto, tra cui la cosiddetta identità di genere e, in generale, i «diritti civili» (aborto incluso?). Una norma che sembra tagliata apposta per censurare più facilmente, tra tutte, le campagne di Pro Vita & Famiglia, come primo ‘contentino’ per la lobby Lgbt dopo la bocciatura della proposta Zan. Ma non è tutto. Continue reading

CAVALLO DI TROIA Riecco il bavaglio da Ddl Zan: nel Codice della Strada…

Nel Decreto-legge Infrastrutture, già passato alla Camera, è stato inserito un singolare emendamento che vieta sulle strade “qualsiasi forma di pubblicità” ritenuta sessista o violenta anche in relazione all’identità di genere già bocciata insieme al Ddl Zan. Pure i messaggi contro aborto, eutanasia, ecc. sono a rischio censura. Protesta Pro Vita & Famiglia. AGGIORNAMENTO: Con il voto al Senato di oggi (190 sì, 34 no), 4 novembre, il provvedimento è divenuto legge.

La scorsa settimana la Camera ha approvato il Decreto-legge Infrastrutture con cui il legislatore ha ritoccato il Codice della strada (Cds). Nell’esame del provvedimento arrivato nelle Commissioni riunite Ambiente e Trasporti si è fatto largo un emendamento delle relatrici Alessia Rotta (Pd) e Raffaella Paita (Italia Viva) nel quale viene “vietata sulle strade e sui veicoli qualsiasi forma di pubblicità il cui contenuto proponga messaggi sessisti o violenti o stereotipi di genere offensivi o messaggi lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso o dell’appartenenza etnica oppure discriminatori con riferimento all’orientamento sessuale, all’identità di genere o alle abilità fisiche e psichiche”. Continue reading