“Un’inchiesta pone domande sulla morte cerebrale”

Benedetta Frigerio nell’articolo seguente dimostra come la morte cerebrale venga smentita dai fatti. Non si può definire defunta una persona con il cuore battente, nonostante abbia l’encefalogramma piatto.

Ecco l’articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana l’11 aprile 2021:
Dopo la morte di Charlie Gard e di Alfie Evans la prassi del sistema sanitario inglese non è più indiscussa come un tempo. A provarlo sono fatti simili ormai discussi dalla stampa e, ora, il Daily Mail che in sua recente un’inchiesta ha scritto: “Durante i casi di spicco dei bambini Charlie Gard e Alfie Evans – i cui genitori, rispettivamente nel 2017 e nel 2018, hanno combattuto senza successo contro i medici per cercare di ottenere delle terapie sperimentali – il dibattito sulle cure di fine vita si è evoluto”.

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Ascensione del Signore – Il desiderio del cielo … si avvera …

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Parola del Signore
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La parola ascendere significa: Salire, andare verso l’alto. Ma qual’ è questo alto verso il quale desideriamo andare? Si vuole andare in alto nella vita. Nel campo professionale, politico, economico, della comunicazione, può darsi anche nell’ambito ecclesiale. Per questo andare in alto si è disposti a sacrificare anche affetti, come la famiglia, valori, come la lealtà, nel riconoscere all’altro quello che vi è di bello e di positivo per ridurlo, per farlo sentire piccolo e inadeguato.
Andare in alto nella vita …
poi, magari una bella sera estiva, ma anche invernale quando i cieli sono sereni e tersi, distrattamente ti viene da guardare in alto e vedi il cielo. Allora ecco che l’uomo vuole scalare anche il cielo, in qualche modo impossessarsene. La Bibbia ci racconta la storia della Torre di Babele, dove l’uomo voleva conquistare il cielo. Gli antichi ci raccontano il mito di Icaro, che vuole volare, poi sappiamo come finisce. Le ali che si è costruito si sciolgono come neve al sole e Icaro farà una brutta fine. Nei tempi moderni dallo sbarco sulla luna, poi la stazione orbitale, ora l’esplorazione di Marte continua questo desiderio dell’uomo di conquista del cielo.

Allora quando si parla di cielo cosa si intende?

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Le orme

Tu e il Signore Gesù state camminando sulla strada insieme. Per un bel pezzo di strada le orme di Gesù procedono accanto alle tue, ma le orme del Signore sono ben impresse, marcate, solide, decise nella direzione. Tu, al contrario, lasci orme distratte, a zig zag, con pause, ripensamenti, giravolte, cambiamenti di direzione. Per un bel pò camminate così, ma gradualmente le tue orme si avvicinano sempre più a quelle di Gesù e cominciano ad avanzare in modo parallelo. Tu e Gesù come due amici fianco a fianco. Sembra tutto perfetto, ma interviene un altro cambiamento: le tue impronte che prima si disegnavano nella sabbia accanto a quelle di Gesù ora sono impresse dentro le sue. Nelle sue grandi, le tue orme sono più piccole, ma tu e Gesù cominciate a procedere come una sola persona. Andate avanti così per un bel po’, poi, gradualmente, interviene un altro cambiamento. Le tue orme, dentro quelle più grandi crescono fino a coincidere con quelle di Gesù. Ora c’è soltanto più una serie di orme sulla sabbia: tu e Gesù camminate come una persona sola. Sembra andare tutto bene, ma poi improvvisamente torna una seconda serie di impronte.
C’è qualcosa di strano!

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Il Canada apre la strada a poligamia e poliandria

C’è un giudice che in Canada ha legalizzato il poliamore. La vicenda è la seguente. Bill e Eliza hanno una relazione. In questa relazione, con il consenso sia di Bill che di Eliza, si inserisce anche Olivia, la quale diventa amante sia di lui che di lei. Poi Bill ed Eliza hanno un bambino di nome Clarke. Nella crescita del bambino si occupa anche Olivia la quale, tramite alcuni farmaci, riesce a produrre del latte e ad allattare Clarke.

I genitori di Clarke vorrebbero che anche Olivia fosse riconosciuta come genitore, tanto da figurare con questo titolo nel suo certificato di nascita. L’iter giudiziario per ottenere questo risultato approda infine presso l’Alta Corte della Columbia Britannica, una provincia canadese. Lunedì 26 aprile il giudice Sandra Wilkinson ha dato disco verde alla richiesta dei tre, precisando che in tal modo si andava a colmare una lacuna presente nella legge provinciale conosciuta come Family Act Law. Questa legge – e la precisazione è importante – già permette di riconoscere tre genitori nei casi di fecondazione artificiale eterologa. In questi casi i genitori sono la coppia richiedente e il «donatore» di sperma o ovociti. L’argomentazione logica, date queste premesse errate, non poteva che essere la seguente: se un «donatore» di gameti può diventare genitore, non si vede perché non può diventarlo anche un altro soggetto che ha soddisfatto degli oneri tipicamente genitoriali come quelli concernenti l’educazione del minore. Il giudice ha dichiarato: «Le prove indicano che il legislatore non aveva previsto la possibilità che un bambino potesse essere concepito attraverso un rapporto sessuale e avere più di due genitori. In parole povere, il legislatore non aveva contemplato la famiglia poliamorosa». Continue reading

VI Domenica di Pasqua- anno b – Non vi chiamo più servi ma amici….

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Parola del Signore
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Mater Verbi na Twitteri: "Oggi Gesù ci dice: "Non vi chiamo più servi,ma vi ho chiamato amici..Rimanete nel mio amore"(Gv 15,9-17) Gesù Ama i Suoi..Non ama i nostri peccati,ma è innamorato di

 

Che bello quello che oggi ci viene detto! Il vangelo ci parla di amicizia, di un’amicizia particolarissima che è quella di Gesù con noi. Molti oggi adoperano questo termine : amico, amica, essere amici in modo improprio attribuendolo a semplici conoscenze che poi in certe circostanze si rivelano friabili, evanescenti, prive di fondamento che si sciolgono come la neve al primo sole.
Ci viene, oggi offerta una duplice occasione quella di riflettere sull’amicizia, da un punto di vista come direbbero i teologi orizzontale, che vuol poi dire puramente umano e confrontarlo con quei parametri  che ha vissuto Gesù nella sua vita che dimostrano la sua amicizia nei nostri confronti.

Certo è che nel breve spazio di un’omelia non si può fare un trattato, mi limiterò ad indicare alcuni aspetti lasciando a voi il compito poi di ripensare, riflettere e arricchire.

Il mio primo pensiero quando trattavo questo argomento con i miei studenti era: Farsi amici per essere amici. Mi viene sempre in mente il testo del piccolo principe nel suo incontro con la volpe.
Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose”.
” Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe.” gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”
” Che bisogna fare?” domandò il piccolo principe.
” Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe.
” In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino….”

 L’ uno e l’altro si incontrano, si avvicino, si parlano e si fanno amici, un percorso che non può essere sostituito dall’ esperienza personale di un incontro. .” gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici.

Conoscere per noi è costituito dal fatto che Dio si fa uomo e viene incontro a noi, ad ogni uomo, anche a chi non è consapevole. L’ amicizia non è un colpo di fulmine. Come può accadere nell’ innamoramento, ma è qualcosa che si costruisce e si consolida in un cammino a due, con molta pazienza e con perseveranza. Quando l’amicizia è data ed è vera è irrevocabile. Magari potrà essere tradita, ma per chi l’ha vissuta con autenticità e verità non viene reiterata e rimane per sempre nel cuore, magari ferita, ma mai vendicativa per chi l’ha concessa.

 ” In principio tu ti siederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino….”

 Fra gli amici non vi è bisogno di tante parole, basta poco, anche solo uno sguardo e già si è capito tutto, da non confondere con la complicità. L’ amico non tacerà sugli aspetti in cui puoi migliorare ma lo farà sempre con una dolce fermezza.

Ogni giorno noi possiamo avvicinarci sempre di più al mistero di Dio Che si è fatto vicino a noi. Certo nell’ esperienza della fede.

 

E per chi non crede? Potrà fare l’ esperienza di sentirsi amato, come accadde …

Il più vecchio si chiamava Frank e aveva vent’anni. Il più giovane era Ted e ne aveva diciotto. Erano sempre insieme, amicissimi fin dalle elementari. Insieme decisero di arruolarsi nell’esercito. Partendo promisero a se stessi e ai genitori che avrebbero avuto cura l’uno dell’altro. Furono fortunati e finirono nello stesso battaglione. Quel battaglione fu mandato in guerra. Una guerra terribile tra le sabbie infuocate del deserto. Per qualche tempo Frank e Ted rimasero negli accampamenti protetti dall’aviazione. Poi una sera venne l’ordine di avanzare in territorio nemico. I soldati avanzarono per tutta la notte, sotto la minaccia di un fuoco infernale. Al mattino il battaglione si radunò in un villaggio. Ma Ted non c’era. Frank lo cercò dappertutto, tra i feriti, fra i morti. Trovò il suo nome nell’elenco dei dispersi. Si presentò al comandante. “Chiedo il permesso di andare a riprendere il mio amico”, disse. “E’ troppo pericoloso”, rispose il comandante. “Ho già perso il tuo amico. Perderei anche te. Là fuori stanno sparando”.

Frank partì ugualmente. Dopo alcune ore trovò Ted ferito mortalmente. Se lo caricò sulle spalle. Ma una scheggia lo colpì. Si trascinò ugualmente fino al campo. “Valeva la pena morire per salvare un morto?”, gli gridò il comandante. “Sì”, sussurrò, “perché prima di morire, Ted mi ha detto: Frank, sapevo che saresti venuto”. (Bruno Ferrero, Il canto del grillo)

Questo è quello che ha fatto il Signore con noi…. Feriti, colpiti, dispersi a causa del peccato, ma il Signore non abbandona, cerca, perché è la missione che gli ha affidato il Padre. Dando la vita per noi. L’ amicizia implica l’accoglienza dell’altro, com’è, la capacità di soffrire per l’altro, assieme a lealtà, reciprocità, rispetto, generosità e oblatività.

Tutte queste cose Gesù le ha vissute affinché potessimo essere amici suoi, con il Padre e fra noi,  nell’ aiuto e nel servizio reciproco non semplici e meri esecutori sottomessi.

Viviamo imparando da Lui.

Deo gratias, qydiacdon

 

Dare la vita per i propri amici :: Galatina

 

 

 

 

 

 

 

 

IL CASO DEL GIORNO Un’arma di distrazione di massa chiamata Fedez

Il Paese è in ginocchio, impoverito dalla pandemia e in prigionia controllata, ma tranquilli: l’emergenza è il Ddl Zan. Così giornali e partiti si inventano il caso Fedez al concerto del Primo Maggio e lo trasformano in un caso di Stato. Un’arma di distrazione di massa per un popolo ormai avvezzo a tutto, un caso di falsa censura, che nasconde il vero bavaglio che si imporrà se verrà approvata la legge sull’omofobia: la libertà la pretende per se stesso, ma non la concederebbe agli altri. Ecco il vero volto dei difensori dei nuovi diritti. 

Per tutta la giornata di ieri la notizia del comizio di Fedez al concerto del Primo Maggio è stata in cima a tutti i siti Internet dei grandi giornali. E questo non può non essere un problema almeno per chi pensi di poter usare ancora la ragione. Gli stessi giornali e gli stessi politici che abilmente parlano di pandemia, e regolamentano da 13 mesi la nostra libertà, si sono presi una pausa strategica per distrarci un altro po’ facendo diventare un caso di Stato le esternazioni politiche del cantante, così cantante che il 1° maggio però, per fare notizia, ha usato l’ugola per parlare e non per cantare.

Un comizio becero e infantile contro la Lega a favore del Ddl Zan, infantile e pronunciato con la prepotenza di chi sa di potersi permettere, proprio perché ricco, famoso e dalla parte giusta, di infrangere le regole del dibattito e umiliare i pro life dipingendoli come nemici del popolo. Che cosa c’entra con il concerto che dovrebbe celebrare il lavoro e i lavoratori? Nulla.

C’entra però con il bisogno terribile della Sinistra di portare a casa testimonial gratis per la sua lotta politica che non è più quella dei diritti, ma quella della violenza libertaria e liberticida. E lo fa scegliendo simboli griffati e patinati della ricca, ricchissima Milano da bere, andando a pescare un rapper dismesso ormai campione del politicamente corretto che è così conformista da essere ormai dappertutto, così adatto a tutto e al contrario di tutto al punto da trattare allo stesso modo e con la stessa nonchalance l’eliminazione di Frank Matano da LOL e l’acquisto di scarpe customizzate con simboli satanici. Continue reading

V DOMENICA DI PASQUA (ANNO B)Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».(Gv. 15,1-8)

Parola del Signore

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Ritiro di Prima Comunione- Uniti a Gesù per dare frutto – Parrocchia San Rocco sopra Principe

 

“Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità.
In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore.”
Potremmo tradurlo così in un linguaggio che vada bene per credenti e non credenti. Oggi si parla spesso di amore ma ci siamo mai fermati a riflettere su questa parola per la quale sono stati sparsi fiumi di inchiostro? La nostra cultura odierna tenta di relegarlo alla sfera dell’emotività, del sesso, dell’emozione a pelle.

Fra le tante cose che si possono dire, amare significa donarsi a chi ti viene incontro sulla strada della vita nelle sue situazioni, nelle sue gioie, nei suoi dolori credendo che esiste un progetto di bene per la tua vita e per quella degli altri. Amare senza distinzioni e senza etichette. Difficile, questo per tanti, anche per tanti credenti.

Facile parlare d’ amore, non altrettanto vivere l’amore, renderlo presente qui ed ora nel tuo tempo e nella tua storia con fatti concreti facendolo trasparire nei piccoli gesti quotidiani, magari anche ripetitivi. Mi vengono in mente, ad esempio i gesti che compie una mamma quando prepara il proprio figlio/a piccolo per andare a scuola la mattina e poi l’accompagna. Routine, potrebbe dire qualcuno, ma una routine che è dettata da un legame profondo che ha la sua radice nel mistero stesso della vita, che è un atto d’amore. Come si fa a parlare d’ amore? Esclude la ragione e la consapevolezza? Oggi vi è un detto: “Va’ dove ti porta il cuore” , ma questo non esclude responsabilità

Vivere e praticare l’amore, quando lo si fa veramente, porta a misurarci anche con le nostre inadeguatezze, con le nostre inadempienze, con le nostre fragilità, per noi cristiani con il peccato che insidia continuamente il nostro cuore.

Questo non ci deve fare disperare, la disperazione è infatti colei che chiude il nostro cuore all’ esperienza dell’amore. Vi è Qualcuno, Dio, che è più grande del nostro cuore e che conosce ogni cosa, dice sempre l’apostolo Giovanni. Proviamo a pensare all’ amore coniugale e a vederne le conseguenze.

Quando insegnavo e parlavo di questi argomenti ai miei alunni dicevo: l’ amore è come un diamante che ha molte facce. Una l’ abbiamo presa in considerazione ed è quella dell’ amore dei genitori, in particolare quello materno. Vediamo ora l’ amore di coppia, l’ amore coniugale. Quali sono le sue caratteristi, che si possono ritrovare in ogni modo in cui l’amore si manifesta. Riconoscere l’altro, rispettandolo, pazienza oblartività, dono si sè, gratuito, perdono, anche dopo tanti anni di vita assieme.

Misurandosi  con l’Amore che “rassicura”, che “non misura”, che è “più grande dei nostri difetti”. E così, colui/colei che ama scopre di essere nato/a “dalla verità”, cioè dall’Amore che lo precede, dalla rassicurazione che esistiamo perché siamo stati amati. E così sparisce ogni ombra di narcisismo, ogni auto protezione: protetti dall’Amore che ci consente, ogni volta, di ri-cominciare.” Continue reading

Pensiero della sera – Arriveremo …

Arriveremo con quanto di più prezioso abbiamo, le molte ferite della nostra storia. Le ferite ci hanno scavato. Ci hanno costretto a prendere distanza dalla ricchezza esteriore. La realtà più preziosa che abbiamo è un cuore capace di amare. Le ferite ci hanno messo in contatto con il nostro cuore.

I pezzi scartati

 

Leonardo faceva le prove di una parte della recita della scuola. Ci teneva moltissimo a parteciparvi, ma la mamma temeva che non sarebbe stato scelto.
Il giorno in cui si annunciavano le parti, andò a prenderlo dopo la scuola. Leonardo le corse incontro con gli occhi che gli brillavano per l’ orgoglio e l’emozione. “Indovina, mamma” urlò, e poi disse quelle parole che rimangono per tutti una lezione: “Sono stato scelto per applaudire” .  (Le lacrime rigarono il volto della mamma)

Nella creazione di Dio non ci sono scartati.

Da è:” E’ di notte che si vedono le stelle” di B. Ferrero

 

 

 

La promessa – una storia d’amore

 

Un professore sognava di diventare rettore dell’ Università in cui insegnava da molti anni. Per questo studiava giorno e notte, si preparava, teneva conferenze e pubblicava libri.
Un giorno, finalmente, realizzò il suo sogno. Gli arrivò la nomina a rettore. Prese possesso del suo ufficio e incominciò con decisione il suo compito. giornali e studenti avevano accolto con favore la sua nomina. Ma dopo pochi mesi, fra lo stupore di tutti, diede le dimissioni. Il motivo era semplice: si era dimesso dalla carica di rettore per potersi dedicare a tempo pieno a sua moglie. Sua moglie aveva cominciato a mostrare sintomi del morbo di Alzheimer. La malattia avanzava velocemente e nel giro di pochi mesi le conseguenze furono drammatiche: non solo sua moglie non ricordava più nulla di tutti quegli anni che avevano trascorso insieme, ma non era neppure in grado di riconoscerlo. Non si rendeva  più conto che era suo marito.
Praticamente tutti gli dissero che questa sua decisione non aveva senso. Chiunque avrebbe potuto prendersi cura della sua povera moglie, che tra l’altro non lo riconosceva nemmeno quando entrava in camera sua per aiutarla, mentre non tutti potevano ricoprire la carica di rettore per cui tanto aveva sacrificato e lottato.
Lui rispondeva semplicemente: “E’ vero, mia moglie non sa più chi sono io. Ma io so chi è lei, e in lei riconosco sempre la donna meravigliosa che ho sposato tanti anni fa. C’è soltanto una cosa più importante di una chiamata, ed è una promessa. Ed io promesso di rimanere al suo fianco “finche morte non ci separi”.

da  “è di notte che si vedono le stelle”
Bruno Ferrero