XXIV Domenica ordinario B: Voi chi dite che io sia?

 

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».
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Nella storia dell’umanità vi è un grande punto di domanda, che coinvolge tutti credenti, non credenti atei, agnostici e che ha spaccato la storia.
Questo punto di domanda non riguarda un grande personaggio storico, come quelli che si studiano. Cesare, Alessandro Magno, Carlo Magno, e potremmo continuare anche con personaggi più vicini a noi del secolo scorso che hanno arrecato tante sofferenze all’ umanità in nome di ideologie come il Nazional socialismo, Comunismo, e anche il Fascismo.
Neppure grandi leader religiosi come Maometto, o fondatori di filosofie orientali: Budda, Confucio, Lao Tse.

Questo punto di domanda è una persona si chiama Gesù un umile falegname di Nazareth che ha la pretesa assurda di essere il Figlio di Dio, Dio venuto in mezzo all’ umanità. Ecco allora la domanda che ci poniamo e che è suggerita proprio dal Vangelo di oggi. Quella domanda che Gesù stesso pone ai suoi discepoli, che ancora non riescono a trovare una risposta univoca.

“Chi dice la gente che io sia?”

La gente, cioè noi, una domanda sempre attuale e la cui risposta è lasciata a quel grande mistero insondabile della libertà che viene lasciato all’uomo, che può rispondere assolutamente come vuole: negando, ignorando, ma anche ignorare è già rispondere, o magari accettando la sfida della fede. Continue reading

XXIII domenica ordinario B: Apriti …

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».
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La liturgia della Parola di oggi inizia con un grande invito alla speranza, “quella bimba piccola che cammina per mano a fede e carità”, come scrisse Peguy.
“Dite agli smarriti di cuore:
«Coraggio, non temete!
Ecco il vostro Dio,
giunge la vendetta,
la ricompensa divina.
Egli viene a salvarvi»

Isaia parla al popolo di Israele in un momento di crisi, di grande sconforto. Un momento non molto dissimile da quello che stiamo attraversando anche noi. Anche i nostri cuori sono smarriti perché vediamo, in una situazione grave, che anche chi dovrebbe guidare con responsabilità e buon senso procede per tentativi, restrizioni, imposizioni andando a toccare diritti fondamentali come la libertà delle persone.
IL nostro mondo, la nostra società traballa, basta leggere i giornali, guardare i notiziari, che stanno facendo non opera di informazione, ma di un’informazione non corretta. Vi sono segni intorno a noi, ma anche, forse, dentro di noi di una dissoluzione su valori fondanti, quali appunto la libertà, ma non solo. I prepotenti sembrano essere sempre vincitori, gli onesti non sono difesi, interi popoli assettati di libertà continuano ad essere oppressi. Vi sono difensori della giustizia che vengono eliminati, assassini che restano impuniti; i principi della legge morale vengono disillusi o derisi. Continue reading

XXII Domenica ordinario B – Sono le cose che escono dal cuore dell’ uomo a renderlo impuro …

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

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Se dovessi mettere un titolo a questo brano del Vangelo che vede, ancora una volta, Gesù che si scontra con i farisei e i dottori della legge metterei queste parole, interiorità, esteriorità, cuore.
In questo scontro Gesù , condannando l’esperienza religiosa del popolo d’ Israele formula alcuni principi che hanno un valore inestimabile per la vita dell’ uomo religioso o laico che sia.

Se è vero che noi oggi viviamo in un contesto in cui è più importante
l’immagine, che sta al di fuori dell’ uomo e che l’ uomo trasmette di sé è altrettanto vero che la persona non si esaurisce lì.

Ecco allora quello che qualche commentatore ha chiamato “il principio del primato del mondo interiore”. Questo primato afferma che il valore, il pregio dell’uomo non risiede in ciò che è al di fuori di lui, ma in quello che è dentro di lui. Questo è molto consolante perché al di là di ogni disagio, di ogni prepotenza, di ogni avversità rimaniamo liberi e padroni della nostra vita e del suo destino., in qualsiasi condizione ci troviamo: economica, sociale, politica, culturale perché non determinata il nostro fine. Continue reading

XXI Domenica del tempo ordinario B- Volete andarvene anche voi?

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.
Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».
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“Questa parola è dura chi può ascoltarla?”
Ma qual è questa parola così dura? È quella che abbiamo ascoltato in queste domeniche leggendo il capitolo 6 del Vangelo di Giovanni. Sono le affermazioni che Gesù fa di sé come nutrimento della vita dell’uomo. Affermazioni difficili da accettare anche per i suoi discepoli, che pure hanno condiviso con Lui un’esperienza irripetibile. Non lo hanno solo sentito predicare, hanno visto anche i gesti che egli ha compiuto eppure quello che Lui ha detto è troppo, è inaccettabile. Sono parole e pretese troppi forti.

Eppure di parole forti e difficili da vivere è disseminato il Vangelo. Proviamo a pensare al perdono, al discorso sul prossimo, alla richiesta di lasciare tutto per seguirlo, di confidare nella provvidenza, sul matrimonio e sull’ adulterio, e potrei proseguire. Parole che noi cristiani che partecipiamo all’ Eucaristia sentiamo ogni domenica, ma che per molti risultano troppo dure, difficili da accettare, così anche noi ce ne allontaniamo nella prassi, in quella testimonianza di vita che dovremmo dare. Continue reading

Omelia per la Sollennità dell’ Assunzione di Maria 2021-

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza.
Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.
Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra.
Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito.
Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio.
Allora udii una voce potente nel cielo che diceva:
«Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo».

Vangelo Lc 1,39-56

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Solennità di Maria Assunta in anima e corpo in cielo.  Se oggi, come ci suggerisce la liturgia, siamo invitati a guardare a questa donna, che aderendo al piano che Dio ha su di lei “è innalzata alla gloria del cielo”, io vorrei fermarmi a riflettere su Maria come donna di ogni giorno, come ce la presenta il Vangelo nel brano della visitazione. È, infatti vivendo questa ferialità, alla luce della sua fede, che giunge al cielo. Una ferialità che è quella di tante donne, spose e madri e che lavorano in questo mondo così complesso che ci siamo costruiti addosso.

Un documento del concilio Vaticano II scrive:” Maria viveva sulla terra una vita comune a tutti, piena di sollecitudini familiari e di lavoro”. Io credo che questo tolga ogni immagine ieratica di Maria, che qualcuno potrebbe pensare. Non era una donna che viveva fuori dal mondo, ma nel mondo, certo nel mondo del suo tempo. Donna concreta come lo sono tante del nostro tempo chiamate ad incontrarsi/scontrarsi con i problemi di ogni giorno.

“Viveva una vita comune a tutti.” Io ritengo che questo sia molto importante, soprattutto per noi cristiani. È nella vita comune di ogni giorno che si manifesta, con le nostre scelte, con gli atteggiamenti nei confronti degli altri un sì o un no, per  tutti, credenti o no un’ adesione a quei valori di umanità, di speranza, di libertà e per il credente di fede in cui sostiene di confidare.

A volte ci possono essere richiesti anche gesti eroici, ma è nella quotidianità nel silenzio, nel nascondimento, che manifestiamo quelli che sono i valori che professiamo. Sto pensando a tante donne che vivono tutto questo, senza chiasso, senza titoli sui giornali, ma che sono il perno attorno al quale si regge la famiglia, e questo, purtroppo noi uomini non siamo mica tanto capaci di riconoscerlo. Continue reading

XIX ordinario B- saziati dalla fame o affamati di verità

Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia.
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
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Continuiamo la lettura del capitolo del Vangelo di Giovanni può essere opportuno richiamare il contesto.

La folla ha vissuto l’ esperienza della moltiplicazione dei pani e dei pesci e vuole fare re Gesù, Egli è sconcertato. Il gesto compiuto aveva la finalità di indurre i discepoli a giocarsi di fronte ai problemi, ma ciò non è stato capito. La folla ha capito che Dio avrebbe definitivamente risolto le loro difficoltà.
Gesù inizia allora un discorso duro con un’affermazione che aumenta ancora di più l’incomprensione.

Egli pretende di essere l’unico in grado di saziare la fame del cuore, una fame che non può essere saziata dalla dimensione del fare, ma quella dell’ essere e per noi cristiani dal credere in Lui.

Certo questo imbarazza un po’ perché se questo è vero quanto vi è di umanamente valido nel Vangelo vale per tutti, credenti e non credenti.
Quei valori a cui tanti si richiamano, riempendosi la bocca, ma non attuandoli praticamente. Sto pensando al valore della solidarietà e alla parabola del buon samaritano. Sto pensando al valore della libertà che permette a Gesù di incontrare i lebbrosi e anche coloro che non sono ebrei guarendo, non dividendo come purtroppo sta accadendo anche oggi fra noi. Continue reading

XVIII Domenica Ordinario B – La gente vuole dei segni… e un pane che sfami per sempre …

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».
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Nel brano del Vangelo ci viene detto che la folla va alla ricerca di Gesù …
Se dobbiamo guardare oggi non c’ è tutta questa voglia di andare alla ricerca di Gesù. Certo andare alla ricerca di qualcuno che ci possa risolvere i problemi tipo con la bacchetta magica tutti sono desiderosi, ma non è quella la realtà. Anche di fronte alla figura di Gesù e di quello che compie se da una parte può entrare l’illusione di avere come una sorta di lasciapassare di fronte alle difficoltà, alle miserie, alle debolezze della vita, rimangono sempre interrogativi profondi che vengono suscitati e non solo dalla visione della fede, ( anche quella non è un lasciapassare, va continuamente riconfermata, come il sì che gli sposi pronunciano nel matrimonio, che deve poi essere coniugato giorno per giorno), ma interrogativi nascono anche dal punto di vista dell’uomo, della sua dignità e grandezza allo stesso tempo, come delle sue debolezze, fragilità, imperfezioni.

Noi oggi siamo affamati di certezze, come lo erano quelli che interrogavano Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”».
Non solo viviamo la mentalità che è vero solo quello che è sperimentabile, toccabile, pratico., il resto filosofie o religiosità arcaica.
Questo ci fa perdere una grande realtà, una grande dimensione della nostra vita. Ricordo sempre una battuta di un film in cui il protagonista, ad un certo punto di un dialogo, chiede al suo interlocutore: “Tu credi solo a quelle cose che si vedono?”

Vi sono cose molto reali, molto concrete che fanno parte di noi, ma che diamo per scontate o sulle quali non perdiamo mai dieci minuti a soffermarci e a pensare.
Proviamo a dirne qualcuna? I vostri pensieri in questo momento, che possono essere anche del tipo come la tiene lunga, dove vuole arrivare.
Io non li conosco se non me lo dite voi, ma ci sono, reali e concreti, ma non li afferro, non li tocco, non posso trattenerli se non dentro di me e condividerli con quelli a cui voglio farli conoscere.

I sentimenti: paura, gioia, gratitudine, benevolenza, sono veri, reali concreti ne vediamo gli effetti, potremmo anche descriverli con delle immagini, quanto poi a toccarli, a stringerli come si fa con una poltrona, e visto che siamo in clima di ferie, con un lettino sulla spiaggia si fa fatica.

Credo che a tutti, credenti e non venga offerta un’occasione importante da questo testo, quella di ripensare la nostra interiorità. A noi che celebriamo questa Eucaristia ancora interrogarci se siamo venuti qui a cercare Gesù e perché. Se abbiamo questa voglia di incontrarci, di confrontarci o se cerchiamo solo segni di un miracolismo vuoto che non fa crescere nella fede. Allora carissimi accogliamo il consiglio che ci viene dato: “Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà”

Non cerchiamo segni, ma con fiducia andiamo oltre, non da soli, ma sostenuti per chi crede dalla fede, ma per tutti dalla speranza.

Allora vorrei concludere con quello che diceva Chrles Peguy sulla speranza:
“bambina irriducibile” molto più importante delle sorelle più anziane (fede e carità) che “va ancora a scuola/e che cammina/ persa nelle gonne delle sue sorelle”. Ma è più importante delle sue sorelle perché “E’ lei, quella piccina,che trascina tutto/perché la fede non vede che quello che è/e lei vede quello che sarà/la Carità non ama che quello che è/ e lei ama quello che sarà/Dio ci ha fatto speranza”. Anche se le immagini che ci arrivano sono di una violenza assurda non bisogna perdere la speranza perché è questa speranza bambina che va ancora a scuola che “vede quello che sarà” e “ama quello che sarà”.

Qydiacdon, deo gratias

XVII domenica ordinario B – Fame… ?

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.
E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

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È bellissima questa pagina del Vangelo perché sembra porre in antitesi Gesù con i suoi discepoli. Lui predica, compie dei segni, ma alla fine  vi è un bisogno concreto la gente che ha seguito Gesù deve essere sfamata.

Ecco perché all’inizio di questa nostra riflessione metterei una parola: FAME.

Quanti tipi di fame ci sono oggi nel nostro mondo attuale, nella nostra società, e se ce ne è anche nei nostri cuori?
Oggettivamente oggi le persone che soffrono per fame e malnutrizione nel mondo secondo dati ufficiali sono circa 690 milioni di persone, ovvero l’8,9% della popolazione mondiale. (dati della FAO).
Fame vera, concreta, che ci interpella.

Come ci interpellano le parole del Vangelo: “Date a loro voi stessi da mangiare”? Quello che avviene è qualcosa che va capito e interpretato, è un segno.

Se lo intendiamo solo dal piano materiale, concreto della fame che vi è nel mondo oggi, e ve ne è bisogno, non possiamo rispondere come Filippo e Andrea: “Come fare non vi sono abbastanza risorse.” Con questa risposta continuiamo a salvaguardare un benessere spropositato, oggi messo in crisi da qualcosa che chiamiamo Pandemia, ma che in realtà non è poi così chiaro oltre il livello sanitario.
Occorrono fatti concreti per migliorare le vite di tanti, per ridare ciò che un sistema si è impossessato attraverso colonialismo e multinazionali. Un sistema che continua tuttora con quello che viene definito colonialismo economico.

Nel Vangelo la merenda di un ragazzo ha cambiato la vita di cinquemila persone, immaginiamo cosa possiamo fare noi, dico noi cristiani se ci mobilitiamo seriamente, anche se in parte già lo facciamo, per fortuna. Ma non solo noi anche tante altre persone semplici di buona volontà, lasciando perdere organizzazioni machiavelliche e farraginose che alla fine trattengono la maggior parte delle risorse.

Siccome l’uomo non è fatto solo di ciccia e muscoli vi è però anche un’altra fame, poco avvertita, quella che un commentatore ha chiamato inappetenza spirituale.
Sì, perché vi è in noi una dimensione spirituale. Vi è fame di sentimenti veri, di valori, di relazione autentiche, di pace interiore, di vita, di eternità
Questa fame, come un pugno nello stomaco si avverte evidente in certi momenti, spesso in quelli dello sconforto o quando ci ripensiamo un po’, riguardando la nostra vita.

La conclusione del Vangelo lascia l’amaro. Coloro che hanno seguito Gesù non hanno capito che, per coloro che gli credono, Egli è venuto a dare la risposta a queste due tipi di fame: quelle materiale, amerai il prossimo tuo come te stesso sia, per il credente, quella spirituale: amerai Dio. Il segno narrato che viene compiuto non deve essere letto come la sicurezza di avere pane e pesci e la pancia piena, tanto è vero che Gesù si distacca dalla folla.

Stiamo attenti, quindi, cari cristiani, perché non siamo di quelli che vivono dai “tetti in su”, come scrive un commentatore, che dedicano allo spirito un’ora alla settimana ed alla carne tutto il resto del tempo. Insieme si curano corpo e mente, anima e stomaco. Non facciamo solo dei bei discorsi scordandoci del prossimo cha ha bisogno di noi e ci interpella.

Metteremo anche noi a disposizione i cinque pani e i due pesci che abbiamo, assieme a tanti uomini e donne di buona volontà anche non credenti, che già lo fanno?

Deo gratias qydiacdon

XVI domenica ordinario B – riposatevi un po’…

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

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Nella prima lettura il Signore richiama ancora coloro che hanno il compito di guidare Israele, “ i pastori che devono pascere il mio popolo: Voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve ne siete preoccupati; ecco io vi punirò per la malvagità delle vostre opere. Oracolo del Signore.”
Se questo vale di più in ambito ecclesiale non vale di meno per chi ha responsabilità nell’ambito laico, anche se ci sembra che molto spesso chi ha questo compito non sia all’ altezza e più che ricercare il bene comune cerchi bene di parte o personali o di determinate categorie, come sta accadendo sul DDL Zan.
Ma i pastori della Chiesa hanno il dovere e la carità di denunciare ciò che non è conforme al Vangelo, il servizio alla verità prima di tutto.

Considerando anche il periodo in cui stiamo vivendo vorrei soffermarmi su quello
che Gesù dice agli apostoli: “«Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’».

Sembra proprio che il ritmo di vita che accompagna gli apostoli e il Signore stesso non sia molto dissimile dalle giornate che viviamo noi. Giornate in cui corriamo tutto il giorno, in cui il tempo non basta mai e siamo spesso travolti dal fare. Ecco che allora ci ritroviamo puntualmente inevitabilmente stressati. Uno stress che somatizziamo in tutta una serie di disturbi che vanno dalla gastrite, all’ emicrania, al disturbo del sonno e ne potrei elencare ancora.
Non solo somatizziamo, ma lo stress va ad incidere anche sulle nostre relazioni, anche

Si corre seriamente il rischio che il lavoro inglobi la persona togliendogli la sua dignità, che nel riposo gli viene restituita. Lavoro e riposo devono armonizzarsi per salvaguardare l’equilibrio psicofisico della persona.

Al riposo possiamo dare un valore religioso, ma anche laico, vissuto com’è da credenti e non credenti. Nel vangelo i discepoli sono chiamati in “un luogo deserto”. Deserto luogo di grandi spazi, ma inospitale, manca la vita, ma nel deserto l’uomo si ritrova solo e può incontrarsi con Dio. Non dobbiamo e non possiamo dimenticare che a partire dall’ esperienza dei monaci il deserto è diventato anche simbolo di vita ascetica e contemplativa.
Ma cosa può significare per noi uomini e donne del fare di oggi ritirarsi nel deserto? Intanto cercare di fare un po’ l’esperienza del silenzio in una società rumorosa che porta ad essere spesso frastornati da mille parole non tutte utili. Fare la riscoperta della nostra interiorità per credenti e non, fermarci a riflettere sulle qualità delle nostre relazioni, dei sentimenti che le guidano e che guidano anche il nostro agire: Questo non significa che dobbiamo vivere come monaci, ma porre la questione del senso di quanto viviamo per riscoprire valore e bellezza della nostra vita, anche fra momenti di prova e di difficoltà.
Se questo ritengo che sia la parte umana comune a tutti per i credenti e i non credenti, per noi significa ripensare il nostro rapporto con Dio, con altre confessioni o filosofie il rapporto con quell’ Assoluto che trascende la nostra esistenza umana. Per i cristiani riscoprire il loro rapporto con Dio significa riconsiderare tanti aspetti come la preghiera, i Sacramenti, la partecipazione alla vita ecclesiale e non certamente ultimo il vivere la Carità, cioè quell’ amore gratuità che non ricerca né se stesso, né il contraccambio, ma gioisce e ricerca il bene per l’altro.

Un po’ di riposo in questo senso possiamo e dobbiamo ritagliarcelo. La quantità di tempo ognuno la stabilisca da sé e un buon e meritato riposo a tutti.

Deo gratias, qydiacdon

 

 

XV Domenica: mandati

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
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La prima lettura ci presenta ancora la figura di un profeta: Amos che richiamò in modo pesante la classe sacerdotale per la sua corruzione che allontanava il vero culto dalla vita. Ministri dell’altare che affamavano vedove e orfani e si arricchivano con le entrate delle offerte del Tempio.
Ministri che mischiavano sacro e profano. Purtroppo sembra che quello che denunciavano i profeti non sia ancora del tutto scomparso.
Amos è scomodo e a chi vuole che si allontani ricorda che non è stato sua la scelta di essere profeta.
«Non ero profeta né figlio di profeta;
ero un mandriano e coltivavo piante di sicomòro.
Il Signore mi prese,
mi chiamò mentre seguivo il gregge.
Il Signore mi disse:
Va’, profetizza al mio popolo Israele».”

Una persona semplice che è mandata …  il Signore sceglie fra gente semplice, che non rappresenta nessuna classe sociale o nobile. L’ imparzialità che non fa preferenza di persone.
Nel Vangelo anche i dodici sono mandati e anche loro sono persone semplici: Pietro era un pescatore
Mandati a chiamare alla conversione, certo, ad annunciare il Vangelo. Io però vorrei soffermarmi sul modo di essere mandati. Continue reading