3 Domenica di Pasqua : Riconoscere

 

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.
Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.
Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Al centro della riflessione che vorrei fare metterei la parola riconoscere.

 

Meditazione di mons. Pizzaballa: III Domenica di Pasqua, anno B

Cosa significa questa Parola?
Individuare qualcosa o qualcuno precedentemente conosciuti, identificare Distinguere con sicurezza, discernere queste sono le definizioni che ci possono essere date consultando un dizionario.

Nella nostra vita ci sono cose, persone, che riconosciamo, altre che riconosciamo solo in parte, altre ancora che non riconosciamo affatto.
Sappiamo riconoscere le persone che ci sono care, quelle che fanno parte dei nostri affetti, ma anche quelle dalle quali abbiamo subito qualche torto o qualche ingiustizia. Questo nonostante le maschere che siamo obbligati a portare. Sappiamo parzialmente riconoscere molto spesso i pregi e le doti degli altri, mentre i loro difetti li identifichiamo subito.

Qualcosa che facciamo fatica a riconoscere e ad ammettere sono i nostri limiti e i nostri difetti per questo facciamo così fatica a migliorarci.

Il vangelo ci narra una delle apparizioni del Signore risorto ai suoi. Ancora una volta il saluto è: “Pace a voi”, “Shalom”. Amo questo saluto perché oggi molti cuori hanno bisogno di riappacificazione, non solo con gli altri, ma anche con sé stessi. Quante frustrazioni, delusioni, insoddisfazioni vi sono in tanti cuori, in tante persone che pur sorridendo hanno dentro tante amarezze.

State in pace, siate in pace e non è solo un auspicio, un augurio che il Signore fa, ma per chi crede è una realtà che viene donata, se accolta.

Eppure cosa accade?
I discepoli sono turbati, hanno dei dubbi. Credono di vedere un fantasma.
Ma cosa significa questo farsi vedere. Ci vediamo perché desideriamo incontrarci, e se ci pensiamo bene accade così anche nella nostra vita. La pedagogia del Signore non esclude la vita, non è al di fuori, ma è al di dentro. Ci vediamo perché vogliamo avere una relazione personale, non mediata.
Oggi purtroppo con la nostra situazione questo diventa complicato, ma niente può sostituirla, provate a pensare a due innamorati che si tengono la mano e si guardano negli occhi senza dirsi nulla, e non ne hanno bisogno perché si stanno già dicendo tutto. Comprendiamo così come il vedere, e anche il farsi vedere dal Signore ai suoi significhi attenzione, riflessione, interiorizzazione. Ma per credere bisogna andare oltre l’apparizione.
Molti, anche cristiani, attendono momenti esaltanti, fuori dal comune, riducendo il quotidiano a una banalità, ma è proprio lì che avviene
l’esperienza della fede, quando si cerca di viverla umilmente e intensamente. Vedete vi sono molte persone che pensano di essere state derubate dalla vita di determinate cose, ciò fa sì che vi sia in esse una profonda amarezza che gli impedisce di essere felici e, magari senza rendersene conto, portano un certo astio nei confronti della vita. Questo può accadere perché non è stato possibile fare, concretizzare ciò che si sperava o si sognava. Può essere anche il risultato di una scelta della vita che ci ha disilluso e ci lascia frantumati sotto tutti i punti di vista.

Ecco che quel “Pace a voi” risuona come ciò che attendevamo e speravamo.

Un commentatore scrive: “I cristiani devono(…) ritrovare ogni giorno il senso della scoperta,(…) Invitiamoci alla piena felicità, magari scrivendo su un foglio cos’è che ci sembra sia mancato alla nostra piena felicità di vita o ciò in cui ci sentiamo ingannati da essa. Scriviamolo e poi …diamoci da fare per recuperare quell’ esperienza.”

Riconoscere il Signore significa poi quello che ci dice S. Giovanni ( II Lettura)
“Da questo sappiamo di averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: «Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità. Chi invece osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto.”

I comandamenti del Signore si riassumono nel vivere l’Amore/Carità/Servizio

Riconosciamo quindi il Signore e viviamo il grande comandamento
dell’ amore.

Deo gratias, qydiacdon

 

Domenica in Albis e della Misericordia- I doni del Risorto

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Parola del Signore

Kairos: Domenica "in Albis" o della "Divina Misericordia" 2014

Scrive il Cardinal Comastri commentando la figura di Tommaso: “ Tommaso non era presente all’ incontro con Gesù Risorto. Gli apostoli gli parlano di Gesù, gli raccontano di averlo visto, ma Tommaso non crede alla loro parola. Probabilmente le parole degli apostoli non avevano ancora la forza di attirare a Cristo: Tommaso ad ogni modo non restò convinto della loro testimonianza”

Purtroppo è quello che succede anche oggi per tante persone perché guardando a noi cristiani, clero e laici, tante volte non riconoscono la presenza di Cristo. Non si vede nella nostra vita, nelle nostre azioni, nelle nostre parole in filigrana la presenza di Gesù, che con amore grande ha donato la vita, ma che è il risorto, il vivente. Cristo risorto non si annuncia a parole, ma con i fatti. Inoltre noi siamo impregnati da una cultura che non si radica più nella tradizione cristiana, ma nell’ illuminismo e nel razionalismo. Tanto spesso però facciamo l’ esperienza che non siamo nè razionali, nè illuminati e ci dimentichiamo di quella che è una componente fondamentale: quella spirituale. Se guardiamo dentro di noi con umiltà e sincerità vediamo che c’è ed  è un cuore pulsante che ci interpella.

Io vorrei però soffermarmi in breve su quelli che sono i doni che il Risorto porta con se, quando viene in mezzo ai suoi.

1. Pace a voi
2. La missione, dono e impegno
3. Lo Spirito Santo
4. Il perdono dei peccati  Continue reading

Santa Pasqua 2021

Dal Giovedì santo abbiamo incontrato Gesù nel servizio, lavanda dei piedi; nell’Eucaristia; nella Passione e nella morte in Croce e ora siamo qui a vegliare, ma cosa attendiamo? Un’ esplosione di luce? Un redivivo? Un fantasma?

Nella veglia siamo entrati nella pienezza del grande mistero di Gesù, risorto e vivente e lo abbiamo fatto attraverso quattro segni, quattro simboli che non sono solo da compiere, ma da comprendere, da meditare e da pregare per coglierne il loro significato profondo.Questi simboli sono: la luce o il fuoco, la Parola, l’acqua. Tutti questi quattro simboli possono essere ricondotti a Gesù stesso. Gesù è la luce del mondo. Il fuoco nuovo che quest’anno non potremo accendere, e il cero pasquale, sono il simbolo di Gesù risorto che vince l’oscurità del male e del peccato.

La lettura prolungata della Parola di Dio ci rammenta come la storia dell’ uomo tutta sia attraversata dalla presenza di Dio e dal suo agire. L’ acqua che viene benedetta ci riporta alle sorgenti della nostra vita di Figli di Dio: il nostro Battesimo, in cui sepolti con Gesù, liberati da Lui risorgiamo per una vita nuova, diversa. Una vita che richiede la consapevolezza di uno stile che sia quello del dono, del servizio, della Carità.

L’ Eucaristia. Giovedì santo ne abbiamo celebrato la sua istituzione adesso è il momento in cui essa si realizza. Gesù crocifisso e risorto è veramente presente, si dona a noi e noi tutti facciamo un grande Grazie al Padre nello Spirito santo. Continue reading

Adorazione al SS. Sacramento in preparazione alla Pasqua, (Quarant’ore) -meditazione 2021

MiL - Messainlatino.it: Dieci ragioni per adorare il SS. Sacramento

 

“Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine”
E’ il testo che sentiremo il Giovedì Santo nel brano del vangelo di Giovanni che riporta il gesto della Lavanda dei piedi.

“Li amò sino alla fine…”
Alla fine, all’ estremo. L’ estremo per un uomo è il dono della vita per qualcosa, magari un grande ideale, o per qualcuno che ama, come fa Gesù per noi sulla croce, per ciascuno di noi. Se per noi umanamente non è possibile andare oltre Gesù, nell’ istituire il Sacramento dell’Eucaristia, il Sacramento della sua Pasqua, ha voluto rimanere presente vivo, risorto in mezzo a noi che possiamo godere così della sua presenza.

S. Alfonso Maria de Liguori scrive: “Signor mio Gesù Cristo, che per l’amore che porti agli uomini, Te ne stai notte e giorno in questo Sacramento pieno di bontà e di amore, aspettando, chiamando ed accogliendo tutti coloro che vengono a visitarti …”

Così noi possiamo godere della sua presenza affinché Egli possa guidarci, per accompagnarci nel cammino della vita. Oggi molti hanno la pretesa di guidarci, di guidare la nostra vita, di orientare la nostra storia e sentiamo tanti discorsi, ma in silenzio, davanti all’ Eucaristia la voce del Signore Gesù può risuonare nei nostri cuori anche quando il cammino della nostra esistenza si fa difficile, impegnativo tanto che vorremmo gridare come Giobbe! “Signore, ma quali sono i tuoi disegni?” Il Signore risponde: “Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie “ Continue reading

Domenica delle Palme 2021

Vangelo di Giovanni Mc 14,1 -15,47

 

Kairos: Domenica delle Palme 2018. Ambientale, commento al Vangelo e Lectio  Divina

Riflessione
Nella passione vi sono tanti personaggi oltre Gesù, ma questi personaggi ci invitano a riflettere quale sia il nostro rapporto di fede con il Signore.

Vediamo in breve.
Abbiamo un Ponzio Pilato, che non sa cosa fare. E’un indeciso, non sa prendere posizione, ma ha in mano il potere, può fare uccidere o assolvere. Di fronte alla folla non avrà il coraggio di prendere una posizione, se ne laverà le mani.

Pietro, anche lui. Indeciso, non ha il coraggio di dire che è uno dei discepoli, è un debole. Una debolezza pericolosa la sua perché è terreno fertile per il tradimento.

Giuda, orientato al male. Si lascia tentare dall’orgoglio, forse avrebbe voluto con il suo tradimento che Gesù smascherasse i suoi oppositori.

I sommi sacerdoti, esperti della Scrittura, ma che usavano anche la Bibbia per piegarla alle loro finalità, anziché convertirsi e piegarsi loro alla Parola di Dio.

Ma sotto la croce c’è anche Maria, lì ci vene fatta conoscere la grandezza di Maria, la credente che si fida di Dio anche se tutto sembra precipitare.

Potremmo, nella nostra riflessione chiederci in quale personaggio possiamo identificarci. Io credo che nella vicende della nostra vita, e della nostra vita di fede, noi possiamo identificarci con tutti questi personaggi. A volte siamo come Pilato, indifferenti pavidi a dire e a testimoniare che siamo cristiani. Di fronte a certe situazioni non abbiamo il coraggio di prendere una posizione, ce ne laviamo le mani.

Nel Battesimo noi siamo diventati figli di Dio, ma come Pietro quanto ancora le nostre indecisioni, la paura che il confessare di essere cristiani. Terreno fertile per misconoscere il Signore.

Cosa dire per Giuda, nostro fratello Giuda, come diceva don Mazzolari. Anche noi tante volte vendiamo Gesù alla nostra affermazione, al successo, al denaro, al potere, al sesso, e quanto altro.

Anche per noi che predichiamo a voi spesso vi è la tentazione di usare la Parola di Dio, anziché servirla con autenticità e verità, di questo peccato ci sarà chiesto conto.
Meria sotto la croce.
Lei dice ancora una volta sì a questa volontà di Dio, umanamente incomprensibile eppure è lì, con Gesù. Ma noi ci siamo con Gesù in ogni giorno della nostra vita? Anche quando dobbiamo stare non solo sotto la Croce, ma sulla Croce?

Conclusione

Come Maria seguiamo Gesù anche sulla strada del Calvario, l’unica strada che porta alla Risurrezione e Crediamoci!

Deo Gratias qydiacdon

 

Delizia - Buona Domenica delle Palme <3 | Facebook

 

 

V domenica di Quaresima anno B 2021- “Vogliamo vedere Gesù…” – 2021

Vangelo secondo Giovanni

 

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

Parola del Signore

V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO B) - Parrocchia S. Achille M. - Roma

Al cuore della riflessione che vorrei fare con voi voglio mettere la domanda che i greci pongono a Filippo: «Signore, vogliamo vedere Gesù».

Di fronte a questa domanda ci muoviamo su due prospettive. La prima ci coinvolge in modo diretto e personale. Vogliamo davvero vedere Gesù? Perché vogliamo vedere Gesù? Dove posso vederlo, dove incontrarlo? L’ altra è quella che se qualcuno venisse da noi e ci dicesse sei cristiano? Certo? Allora fammi vedere Gesù. In cui fammi vedere Gesù lo caliamo nell’oggi di questo tempo, di questo momento.

Partiamo dalla prima prospettiva! Per me cosa significa voglio vedere Gesù. Intanto dovrebbe esserci il desiderio dell’esperienza di un incontro per entrare in una relazione, oppure anche per respingerla nell’ insondabile mistero della libertà umana. Vedete Gesù nella storia ha incuriosito tanti pensatori, ma anche tanti scienziati, alcuni si sono fermati all’eccezionalità dell’uomo e del suo insegnamento, altri hanno cercato anche di denigrarlo e di renderlo ridicolo nel decantare i prodigi che l’uomo può conseguire attraverso la sua mente e la sua intelligenza, scordando che queste l’uomo non se le è date da solo.

Altri ancora vogliono vedere Gesù perché di fronte al grande mistero della vita umana, dove esiste anche la dimensione del dolore e della sofferenza vogliono risposte, guarigioni, miracoli.. risposte che la scienza non può dare. Pensiamo solo alla domanda: “Cosa accade dopo la morte?” è tutta la fine dell’uomo oppure …. Gesù se lo vado a cercare dov’è ho risposte. Continue reading

IV Domenica di Quaresima B- 2021: “Dio ha tanto amato il mondo …

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Parola del Signore

 

Gesù e Nicodemo - Bibbia, ragione e verità

Abbiamo pregato nella Colletta: “Concedi al popolo cristiano di affrettarsi con fede viva e generoso impegno verso la Pasqua ormai vicina.” Ecco perché questa Domenica di Quaresima si chiama anche Laetare, che possiamo tradurre come Domenica del rallegrati, perché la Pasqua è ormai vicina, e nonostante tutte le difficoltà che ci sono, le paure, i dubbi, i timori il cristiano non deve mai dimenticarsi che la salvezza e la vita, in modo particolare la vita eterna che va oltre la vita fisica, che va oltre la morte vengono da Dio e dalla salvezza che il Signore risorto ci dona. Il testo del Vangelo è uno stralcio del colloquio che Gesù ha con Nicodemo, dottore della Legge, fariseo e membro del Sinedrio, fu, in base al racconto del Vangelo secondo Giovanni, uno dei discepoli di Gesù. Continue reading

3 Domenica di Quaresima (2021): 10 Parole e un nuovo Tempio

 

Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, Dio pronunciò tutte queste parole: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile:
Non avrai altri dèi di fronte a me.
Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.
Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano.
Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato.
Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà.
Non ucciderai.
Non commetterai adulterio.
Non ruberai.
Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».

Parola di Dio.

Dal Vangelo secondo Giovanni

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

Parola del Signore

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Commento (e immagini) al Vangelo di domenica 7 Marzo 2021 per bambini -  Fano -

La prima lettura ci presenta il testo delle 10 Parole, (decalogo), come ci viene trasmesso nel libro dell’Esodo. Se il testo dei comandamenti abbraccia tutta la vita umana, ma se noi uomini siamo in relazione con altri uomini, cioè sociali, non siamo delle isole, dei monoliti è anche vero che abbiamo una dimensione religiosa. Dovremmo, quindi, pensare ai comandamenti non solo in una dimensione sociale esterna, che regola i nostri comportamenti, anche quelli religiosi, ma come regole che ci introducono, attraverso una vita condotta secondo quanto essi ci indicano in una vita santa, ci portano all’ incontro con il Signore.

Anche se noi li troviamo nell’ Antico Testamento sono tuttora in vigore, validi, sono da osservare e hanno una validità universale. Sulla montagna delle beatitudini Gesù dice: “Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento”.
Questo avviene nella consegna del grande comandamento che Gesù lascia ai suoi.
Non è possibile nello spazio di un’omelia parlare di tutti i comandamenti considero il primo: “Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra.” Cerchiamo di comprendere meglio questo divieto. Vi è sempre un pericolo che noi corriamo, anche oggi, che è quello di farsi un’immagine di Dio che non corrisponde alla verità, ma che può essere una caricatura, un surrogato, insomma Dio come vorremmo che fosse secondo noi. Non è così Dio si fa conoscere attraverso Gesù e se noi vogliamo avere un’immagine di Dio secondo quello che è dobbiamo guardare a Gesù, altrimenti il rischio è quello che ognuno di noi si faccia il suo pupazzino di Dio. Attenzione che l’immagine può essere esteriore, ma anche interiore.
Qual è l’immagine di Dio che ho nel mio cuore, nella mia mente?

Così aveva fatto Israele e i vari gruppi religiosi che lo componevano del Messia. Chi lo considerava come un nuovo profeta, un liberatore dalla dominazione romana, colui che avrebbe riportato Israele alla grandezza del tempo di Davide.

A questo punto possiamo comprendere meglio perché quando Gesù dice: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere», non viene capito. I giudei sono legati alla loro concezione del rapporto con Dio basato sulla formalità, sui sacrifici esteriori e non sul Tempio luogo della presenza di Dio di cui Gesù parla con rispetto come della casa del Padre e che non può essere ridotto “ad un mercato”.

Gesù annuncia un nuovo tempio. Se ora voglio incontrare Dio devo entrare nel tempio che è Gesù stesso, solo in Lui e attraverso Lui possiamo adorare Dio in Spirito e verità”. Come allora anche tanti di noi continuano a non capire che è solo attraverso Gesù che possiamo incontrare Dio con buona pace e rispetto per altre esperienze religiose, ma, con il fatto che Dio si è fatto uomo, l’amore a Dio e il vedere Dio in Gesù si estende all’ uomo e se anche nella sua storia si sono scatenate le potenze del peccato, con la salvezza portata da Gesù ora possiamo vederlo e vederci con occhi nuovi.

Allora dobbiamo essere, credendo, obbedienti al Signore, così non ci faremo idoli. Modifichiamo i nostri comportamenti affinché diventino il nostro dire grazie sapendo che tutto è dono che viene dalla misericordia di Dio.

Deo gratias, amgD, qydiacdon

Cantalavita | vita… solo chi ne scopre il senso può cantarne la bellezza

II Domenica di Quaresima: Ascoltare- obbedire- credere

Dal libro della Gènesi

In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».
Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito».
Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.
L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».

Parola di Dio

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Parola del Signore

II Domenica di Quaresima – Trasfigurazione di Gesù (Anno A) Parrocchia Don Bosco

Omelia

Richiamiamo alla nostra mente la figura di Abramo, (1 lettura), e la frase del Vangelo: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». La voce che esce dalla nube in questo episodio della trasfigurazione, dove Gesù si rivela oltre la sua figura umana, terrena nella sua divinità.

Cosa significa ascoltare? Se andate a vedere in qualche dizionario potete trovare definizioni del tipo: “Udire con attenzione, stare a udire” … ma anche: “Dare retta, seguire i consigli o gli ammonimenti dati”. Mentre la parola obbedire o ubbidire significa: “fare ciò che viene ordinato; accondiscendere, sottostare all’altrui volontà …”

Ascolto, obbedienza, e fede sono le caratteristiche di Abramo. Dio gli parla e Abramo non ascolta solo con l’orecchio, come così spesso facciamo noi, che ascoltando solo con l’orecchio la parola entra da una parte e esce dall’altra, ma con tutta la sua persona così che la sua risposta è: “Eccomi”. Egli è pronto a fare quanto Dio gli chiede.
E Dio gli chiede una cosa molto grande, difficile e impegnativa. Fino a che punto Abramo è disponibile a fare ciò che gli viene chiesto?
Abbiamo sentito, gli viene chiesto di sacrificare suo figlio, quel figlio tanto desiderato e tanto amato. Se ci fermiamo un attimo a pensare è qualcosa di umanamente inconcepibile.
Noi sicuramente ci saremmo ribellati! “Caro Dio questa cosa è troppo grande per me non ne facciamo niente”.

Invece… ecco egli si mette in viaggio assieme a suo figlio nel luogo indicato, obbediente, ma anche pieno di fiducia perché sa che il Signore è fedele e non può mancare alla sua Parola e alle sue promesse.
Vedete le nostre sicurezze umane sono quelle che sono, ma l’unica cosa che conta è affidarsi a Dio, in Lui non ci sono inganni, doppi fini, invidie o gelosie. L’ obbedienza e la fede di Abramo vengono premiate non solo con il fatto che Dio non vuole la morte di Isacco, ma anche con tutte le promesse che il Signore gli fa, diventando modello per tutti i credenti.

Come Abramo anche noi dobbiamo ascoltare il Signore che ci parla e ci parla attraverso Gesù, che ha annunciato la sua morte e risurrezione, una realtà difficile da accettare ancora per i discepoli.
L’esperienza che fanno li vuole rassicurare anche se le parole che sono state pronunciate nell’annuncio della Passione sono difficili e crude.
«Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!»
Questa parola vale soprattutto per noi, come lo era per quelli che erano più vicini a Gesù. La quaresima è l’occasione per chiederci se davvero ascoltiamo quello che Gesù dice, ma soprattutto se lo mettiamo in pratica, ascoltando non solo fisicamente ma con tutto il nostro cuore dal quale escono le nostre azioni, i nostri comportamenti, le nostre passioni, ma anche il nostro desiderio di bene, di bontà, di vita.

Oggi sembra che gli ascoltatori di Dio, anche fra i credenti, siano un po’ distratti, che non sappiano riconoscere la Parola fra le parole e che non riescano ad obbedire perché le esigenze della vita, secondo il Vangelo, sembrano troppo complicate, vogliano farci essere meno liberi e non siano in armonia con le nostre esigenze.

Che cosa significa ascoltare e obbedire l’abbiamo già detto. S. Paolo dice, scrivendo ai cristiani di Roma, che: “Dunque, la fede viene dall’ascolto e l’ascolto riguarda la parola di Cristo.”

Ascoltare qualcuno che mi dice: Gesù è il tuo Salvatore, Gesù è morto e risorto per te, Gesù è l’inviato di Dio degli ultimi tempi.

A questo annuncio la fede risponde in primo luogo con un atto di fiducia e di affidamento, simile a quello dell’apostolo Tommaso che, deponendo la sua incredulità, si arrese davanti al Risorto dicendogli:
“Mio Signore e mio Dio” (Gv 20,28). (F.A Serming)

Tutto questo mi viene annunciato in ogni Eucaristia. Ascoltiamo, obbediamo, crediamo e facciamo anche noi nostra la professione di fede dell’apostolo Tommaso: “Mio Signore e mio Dio”

Qydiacdon, AMGD

 

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I Domenica di Quaresima- delle tentazioni

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.
Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Parola del Signore

 

Risultato immagini per 1 domenica di quaresima ciclo B

 

“Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.”

In Quaresima anche i credenti, come Gesù, sono sospinti dallo spirito nel deserto. Come Gesù saranno tentati. Il Signore invita alla conversione, i tempi sono compiuti e la sua Parola risuona per tutti noi

Un religioso, Carlo Carretto nel 1954 scriveva: “Vado nel deserto per disintossicarmi da una vita nella quale non trovo più Dio” Nel suo libro: Lettere dal Deserto racconta che laggiù, nel deserto ritrova la forza di tornare a guardare le stelle, il cielo, il sole, il tramonto… insomma ritrova la capacità di rimettersi, di ritrovare il messaggio delle cose, ma soprattutto ritrova la pace, ritrovando la compagnia di Dio. Non praticamente il deserto deve essere un luogo, ma possono essere anche spazi di silenzio che ritroviamo, che ricerchiamo per confrontarci con Dio, su come viviamo la nostra fede, su come facciamo spazio alla presenza di Dio nella nostra vita. Questo poi significa anche ritrovare quello che siamo; uomini deboli e fragili, perché il deserto è anche il momento in cui l’uomo sperimenta la sua debolezza e fragilità Nel deserto l’acqua è pressoché inesistente e senza acqua si muore. Il sole, fonte di vita, diventa nemico e può condurre alla morte. Il deserto è anche il luogo del silenzio, che fa paura. Se noi proviamo a fare silenzio, anche se noi non parliamo e siamo soli la nostra mente e il nostro cuore cominciano a popolarsi di pensieri, di sogni, di paure che credevamo mandate via, ma che riaffiorano. Ecco perché il deserto e il silenzio fanno paura.

Gesù nel deserto è tentato!
Sì perché il deserto è anche il luogo, a volte, del potere di satana, del peccato, della morte. Lì Gesù incontra il divisore fra Dio e l’uomo: satana e le tentazioni a cui è sottoposto Gesù sono quelle che incontrerà nella sua vita terrena, ma sono anche quelle che incontriamo noi: essere fedeli al Signore o fare come pare a noi, facendoci Signori di noi stessi, esattamente come accadde ad Adamo ed Eva che istigati da satana mangiando il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male pensavano di diventare come Dio.

Anche noi possiamo scegliere di essere fedeli al Signore e di ubbidire o di disobbedire, tutto è lasciato alla nostra libertà. Se Gesù nel deserto è stato fedele al Padre e non ha accettato le provocazioni di satana e le ha vinte anche a noi è data questa possibilità attraverso il sacrificio di Gesù, la sua Pasqua e il compito che ha affidato alla sua Chiesa. Il tempo del Deserto diventa anche il tempo della scelta, e il cammino della quaresima diventa il tempo in cui noi meditiamo questa scelta.

Se scegliamo il modello Gesù noi possiamo vivere l’esperienza della riconciliazione, cioè di essere rappacificati con Dio, con il prossimo, ma anche con il creato e le sue creature. Questo l’Evangelista Marco l’esprime descrivendo la convivenza pacifica tra Gesù e gli animali selvatici.

«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Il tempo della decisione per Gesù o diversamente è questo che stiamo vivendo, non abbiamo bisogno di nuovi messia, Dio ci ha dato già tutto donandoci Gesù. Noi non viviamo più un tempo di attesa dove tutto rimarrà sempre uguale, ma possiamo renderlo nuovo, diverso, vivo della consolazione e della speranza perché il Signore si è fatto vicino e cammina insieme a noi.

Allora basta ai se e ai ma che tanto spesso paralizzano la vita di credenti tiepidi, il tempo è compiuto, cambiamo la nostra vita e crediamo: svegliamoci!

 

Moretto Da Brescia Christ in the Wilderness

 

Deo gratias, qydiacdon