Festa della santa famiglia di Nazareth – meditazione

Festa “pericolosa” quella di oggi! Già perché sembra che di questi tempi parlare della famiglia  richieda una prudenza simile a quella di un medico che debba andare ad operare in prossimità di un nervo scoperto. Proporre poi il modello della famiglia formata di un uomo, una donna e un figlio è pericolosissimo. Può succedere, come è successo in Francia,  che se metti una maglietta con l’ immagine di quella che viene chiamata famiglia tradizionale tu venga trattenuto in commissariato per accertamenti per diverse ore.

Guardando alla famiglia di Nazareth mi vengono in mente le parole dell’ evangelista Luca: “Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’ alloggio”

 Non solo il mondo fa fatica ad accettare Gesù, il Vangelo, ma non accetta più la famiglia come è stata voluta e pensata nel progetto del Creatore. Il mistero del Natale, dell’ incarnazione del Verbo ci dice, al contrario, come , almeno noi cristiani, dobbiamo riflettere, meditare e riappropriarci di questa realtà e gridarlo al mondo, sicuri che verremo, se va bene, come minimo sbeffeggiati, se non peggio.

Un papa, in tempi non sospetti, ha detto:  

“ La famiglia è la cellula della società: se essa è sana, tutto l’ organismo prospera, se essa è malata, l’ intera comunità deperisce e muore”.( Leone XIII)

Qualche autorevole commentatore,  (card. A. Comastri in: Una  buona notizia per te), ha scritto riferendosi alla situazione attuale : “ per tante persone la famiglia è diventata un bene di consumo come il televisore, come la moto, come la macchina: e il bene di consumo si usa finché fa comodo e poi si butta via”.  Il nostro modo di vivere ci porta a misurare tutto in quest’ottica,  assieme a quella del godimento – capriccio, così anche il matrimonio. Finchè va, finchè dura, finchè piace, finchè vi è intesa , finchè, finchè ..

Poi finiti i finchè finisce anche il matrimonio e la famiglia affonda! È vero che poi vi sono situazioni che dire difficili è dire poco, e che è fin troppo facile generalizzare, ma quanta immaturità e superficialità assistiamo da parte di coloro che si accingono ad intraprendere una scelta di vita, perché questo è il matrimonio e la famiglia!

La festa di oggi e le letture che abbiamo ascoltato ci aiutano a fare un po’ di chiarezza.

La famiglia cristiana sta sotto il segno della fede! La fede di Abramo, la fede di Maria e di Giuseppe. Questo bisogna dirlo , per fare anche chiarezza. La scelta del matrimonio cristiano presuppone questa consapevolezza. La famiglia cristiana è costruita su un progetto che non le appartiene, ma che le viene consegnato come un tesoro prezioso da fare crescere e fruttificare. Non la costruiamo da soli, ma su Dio; ripercorriamo la vicenda di Abramo e Sara, quella di Maria e di Giuseppe. La famiglia è  santificata dalla sua presenza,  la grazia di Dio fra le mura della nostra casa  rende fresco, sempre giovane quell’ amore che ogni componente della famiglia è chiamato a vivere sul modello Gesù Cristo.

Essa è costruita su una fede che diventa obbedienza  al Signore anche quando diventa difficile, come quando chiede ad Abramo di sacrificare il proprio figlio. Obbedienza di Maria, obbedienza di Giuseppe. Obbedienza ad un disegno più grande che si è chiamati a realizzare giorno dopo giorno.

Nella famiglia  l’ accoglienza della vita. Un’ accoglienza  e un accettazione dal primo istante, ma che si rinnova a tutte le stagioni della vita, insegnando ad amare la vita senza se e senza ma. Nessuna precondizione educando a quei valori che la rendono significativa . Una ragazza romana, prima di suicidarsi, ha lasciato questo drammatico messaggio ai  genitori: “ Mi avete voluto bene, ma non siete stati capaci di farmi del bene. Mi avete dato tutto, anche il superfluo. Però non mi avete dato una ragione che desse senso alla mia vita. Per questo me la tolgo”. ( A. Comastri cit. ) Immane e difficilissimo compito quello dei genitori nell’ educare. Riproviamo ad usare parole come sacrificio, lealtà, impegno, pudore, onestà, onore, rispetto di se … senza voler insegnare a nessuno, ma quella del genitore non è solo un ruolo, una funzione è una missione fondata su quell’ amore che ricerca il bene della persona amata.

Occorre custodire la presenza di Gesù, di Dio, come nella S. Famiglia. Maria e Giuseppe presentano Gesù secondo la legge di Mosè, così anche noi presentiamoci come famiglia al Signore nella preghiera, nei sacramenti, nei momenti gioiosi e difficili della nostra vita.

Simeone  dice di Gesù che egli è “ segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori”. (Lc 2,34)

Rendiamo grazie per il dono della S. Famiglia, delle nostre famiglie e preghiamo perché con la loro testimonianza siano questo segno di contraddizione nel nostro tempo in cui a qualsiasi forma di unione sentimentale viene attribuito  e rivendicato il termine famiglia. Non tanto per sentirci migliori, più buoni, semmai abbiamo ricevuto un dono in più, ma perché come il Signore vuole ciò che è meglio per noi, lo vuole anche per la famiglia insegnandoci a vivere quell’ amore – carità che diventa incontro, servizio, generosità e disponibilità, apertura agli altri e non ultimo perdono e capacità di sapersi riaccogliere ogni giorno, come fa continuamente il Signore con noi.

Soli Deo Gloria qydiacdon      

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