Essere e fare: essere cristiani/ fare i cristiani. Coerenza e incoerenza a confronto. ( incontro con i genitori dei cresimandi)

Un po’ di tempo fa’ prima di una celebrazione della Messa con i bambini e i ragazzi del catechismo, uno di questi; uno con una faccia birichina, due occhi vivaci e lucidi, mi ha detto sotto voce: “faccio il bravo”. Al che gli ho detto: “ non devi fare il bravo devi essere bravo”. Iniziando l’ omelia ho raccontato il fatto ed ho anche detto che vi è una differenza fra fare il bravo ed essere bravo.
La differenza è questa: io posso fare il bravo e lo faccio finché papà e mamma mi guardano, finché la maestra mi guarda, finché mi guarda il mio catechista, finché mi guarda un adulto, poi quando queste persone non mi guardano più … bè, allora, posso anche non fare il bravo, posso fare il monello, combinare tutto quello che posso e anche di più!

Guardate che questa cosa non riguarda solo i bambini, fanciulli, ragazzi, giovani, ma riguarda anche noi adulti quando le nostre azioni , le nostre parole sono impregnate ad un formalismo di facciata, ma in realtà nel momento che non dobbiamo più mantenere un ruolo, uno status quo agli occhi della gente, diventa un’ altra cosa.

Allora posso anche smarcarmi e buttare una maschera che indosso secondo le apparenze, secondo le circostanze. Se ciò accade nelle situazioni della vita, questo può accadere anche nella nostra esperienza di fede! Quanti, oggi, si dicono cristiani, ma in realtà lo sono proprio?

Il personaggio del ragionier Ugo Fantozzi, portato sulla schermo, che a suo tempo raccolse ben più di un simpatizzante è la caricatura di chi, a seconda delle occasioni e delle varie situazioni ama indossare “ maschere di circostanza”.

Vi è anche poi un vecchio adagio della saggezza popolare: “ Forte con i deboli, debole con i forti”, che ben sintetizza la mancanza di coerenza e di personalità.

D.Franco Caserta, missionario della diocesi di Savona a Manaus, in Brasile scrive: “L’in-coerente appare come uno che è schiavo, vittima dei propri interessi, dei propri vizi o bisogni; a volte è sinonimo di persona che non sa dove andare, che non ha una meta, un obiettivo per cui valga la pena organizzare la sua vita. Oppure è una persona che vive del momento, un opportunista che cavalca il cavallo che vince senza preoccuparsi di altro. Varie sfumature quindi sembrano esserci nell’uso del termine, dalle più miti alle più colpevoli: dal poveretto al delinquente.

Papa Francesco, delineando “ il profilo spirituale del cristiano”, indica proprio nella coerenza l’elemento centrale. In tutte le cose della vita, ha detto, bisogna «pensare come cristiano; sentire come cristiano e agire come cristiano». È questa «la coerenza di vita di un cristiano che nel suo agire, nel suo sentire, nel suo pensare» riconosce la presenza del Signore.(…) Del resto «uno può anche dire: io sono cristiano!». Però «se tu non vivi come cristiano; se tu non agisci come cristiano; non pensi come cristiano e non senti come cristiano c’è qualcosa che non va. C’è una certa incoerenza!». Tutti noi cristiani, ha avvertito il Pontefice, «siamo chiamati a dare testimonianza di Gesù Cristo». E i cristiani che invece «vivono ordinariamente, comunemente, nell’incoerenza, fanno tanto male».(…)
Le conseguenze, poi, sono sotto gli occhi di tutti. È capitato a tutti i cristiani, ha commentato il Papa, di sentirsi dire «io credo in Dio ma non nella Chiesa, perché voi cristiani dite una cosa e ne fate un’altra!». Sono parole che «abbiamo sentito tutti: io credo in Dio ma in voi no!». E questo accade proprio «per l’incoerenza» dei cristiani. ( Come ci troviamo di fronte a queste parole? Che effetto ci fanno?)

Ma cos’è che ci fa essere coerenti?
L’ etimologia del termine ci può aiutare: cohaerentia(m), è derivato di cohaerìre “essere unito, connesso. Noi che ci diciamo cristiani siamo profondamente uniti, “connessi” con il Signore Gesù?

Questo significa andare all’ essenza e verificare quanto il nostro agire si coniughi con ciò che noi profondamente siamo e non diciamo solo di essere.

Mettiamoci in ascolto della Parola del Signore!
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? Se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani (Mt5,46-47)

Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. (Mt6,2)

Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. ( Mt23,3)

Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange. (Mt23,5)

23Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle. 24Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!
25Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza. 26Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito!
Ascolta 27Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. 28Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità. (Vangelo di Matteo cap.23)

Gesù lo diceva agli scribi e ai farisei, ma se venisse oggi, non potrebbe dirlo di tanti che si dicono cristiani ma poi … fanno e vivono in contrasto con il messaggio evangelico deliberatamente e consapevolmente! Perché poi tutti siamo peccatori e siamo in cammino di perenne conversione, ma altro è dire di essere disponibili a lasciarsi convertire, altro è non muovere nemmeno un passo in questa direzione.

Il Signore ha parole molto dure nei confronti di quelli che “ dicono e non fanno”. Non è sufficiente, oggi, come in altri tempi, dichiararsi cristiani occorre esserlo profondamente, ecco perché è necessario che noi adulti guardiamo profondamente dentro noi stessi .

Sono cristiano? Ma cosa significa per me? Le scelte che faccio, ciò che vivo è coerente con quanto mi dichiaro di essere?

Ma cosa significa essere cristiani?

Indico solamente alcuni spunti di riflessione!

Se la parola cristiano deriva da Cristo il suo significato palese è “seguire Cristo”, esserne discepolo, diventarne imitatore!

‘Essere cristiano’ consiste prima di tutto, uniformare il nostro modo di pensare con quello di Cristo. Prima che nell’affetto si deve avere una identificazione nella mente. Solo quando il cristiano fa propria l’impostazione della vita che Cristo ha presentato nelle sue varie sfaccettature: individuale, sociale, familiare, politica, solo allora quell’individuo può dirsi ‘cristiano’, seguace di Cristo.

5Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù:
6egli, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
7ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini. (S. Paolo ai Filippesi cap. 2)

Gesù si muove dalla divinità all’umanità, dimenticandosi i privilegi dell’essere Dio. L’umanità anche nelle sue accezioni meno nobili o meno facilitanti non lo spaventa. Anzi di essa vuole sperimentare tutto, anche quanto di meno attraente essa possa offrire. Senza vittimismo o masochismo. Solo per amore, per desiderio di partecipare intimamente alla condizione umana. Per essere con ogni uomo, capace di solidarietà vera. Questi sentimenti di Gesù devono passare in noi. Gesù è per noi non solo un modello, ma un testimone efficace e, così efficace, da farci sentire l’obbligo di condividere gli stessi sentimenti. Gesù ha costruito, generato un’esperienza di sentimenti umani tale che ora possono essere di altri, cioè nostri : ma li ha raffinati, elevati, rendendo l’umanità e il suo modo sentire più sensibile.( Casa di preghiera S. Biagio)

Questo accade solamente per amore. Un amore che abolisce le distanze, quelle distanze che noi facciamo così fatica ad abolire. Scomparsa questa distanza in oi nasce quello spazio in cui l’ altro, qualsiasi altro, può trovare accoglienza.
In questi ultimi tempi sembra che si sia diffusa una malattia molto contagiosa: da una parte coloro che fanno esplicita dichiarazione di agnosticismo o di ateismo; dall’altra, e sono i più, che fanno a gara di fregiarsi del titolo di cristiani. Ma quando si va ad analizzare lo stile di vita di costoro e le scelte addirittura opposte al sentire cristiano mi viene in mente di rispolverare qualche libro di catechismo per chiarirmi cosa significa essere cristiano.( (Teologo Borèl) Marzo 2007 – autore: mons. Vitaliano Mattioli)
Per cui tutte quelle persone fanno professione di ‘essere cristiani’ ma poi in concreto impostano la loro vita al di fuori dei canoni proposti da Cristo; oppure tutti quei presunti cristiani che praticano un pericolosa dicotomia: credente nel privato, pagano nella vita, sono in palese contraddizione.
Che dire poi quando si sente: Cristo va bene ma la Chiesa !!!???

A questo riguardo Benedetto XVI si è espresso con la sua solita chiarezza: ‘Fra Cristo e la Chiesa non c’è alcuna contrapposizione: sono inseparabili, nonostante i peccati degli uomini che compongono la Chiesa. E’ pertanto del tutto inconciliabile con l’intenzione di Cristo uno slogan di moda: ‘Cristo sì, Chiesa no’. Questo Gesù individualistico scelto è un Gesù di fantasia. Non possiamo avere Gesù senza la realtà che Egli ha creato e nella quale si comunica. Tra il Figlio di Dio fatto carne e la sua Chiesa v’è una profonda, inscindibile e misteriosa continuità’ (Udienza Generale, mercoledì 15 marzo 2006).

Allora come dirsi cristiani quando non si cerca di vivere una vita di grazia attraverso la preghiera, la partecipazione ai Sacramenti, in modo particolare l’ Eucaristia. Quando per tanti “ cristiani”, la Domenica non è più il giorno del Signore, ma è il giorno di tanto altro.

Chi pensa poi che si possa ridurre l’ essere cristiano ad un fatto privato, intimistico che non ha riscontro con la vita vorrei riprendere ancora le parole di Benedetto XVI.
Su questo il Papa è intervenuto chiaramente il 30 marzo 2006:

‘Per quanto riguarda la Chiesa cattolica, l’interesse principale dei suoi interventi nell’arena pubblica è la tutela e la promozione della dignità della persona e quindi essa richiama consapevolmente una particolare attenzione su principi che non sono negoziabili. Fra questi ultimi, oggi emergono particolarmente i seguenti:

· tutela della vita in tutte le sue fasi, dal primo momento del concepimento fino alla morte naturale;

· riconoscimento e promozione della struttura naturale della famiglia, quale unione fra un uomo e una donna basata sul matrimonio, e sua difesa dai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione;

· tutela del diritto dei genitori di educare i figli.

‘Questi principi sono iscritti nella natura umana stessa e quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dallo loro affiliazione religiosa’ (Benedetto XVI, Discorso ai Partecipanti al Convegno promosso dal Partito Popolare Europeo, 30 marzo 2006).

Queste ultime parole evidenziano un fatto molto importante. Quei presunti cristiani che credendosi ‘cristiani adulti’ si discostano da questi principi irrinunciabili e non negoziabili, non solo non sono cristiani ma neppure degni di essere chiamati ‘uomini’ in quanto fanno scelte culturali che non contraddicono tanto ai principi di una determinata visione religiosa della vita, ma si oppongono ai costitutivi dell’uomo in quanto tale. Tolti questi punti di riferimento universali ed assoluti, non si sa dove l’umanità va a finire. O meglio, si sa da esperienze precedenti, ma per questi intelligentoni, la storia non è magistra vitae.

Eppure non è solo la Chiesa che difende certe impostazioni ma anche molte persone equilibrate del mondo laico. Mi riferisco principalmente alle prese di posizione nel Convegno organizzato a Norcia da Magna Carta (15-16 ottobre 2005) ed al Manifesto dei Valori. In dieci principi quest’ultimo rimarca verità fondamentali per il vivere civile, le stesse difese anche dalla Chiesa.

Tra questi, al n. 1: ‘la centralità della persona, la cui libertà non è concessa dallo Stato, essa viene prima dello Stato… La nostra idea di libertà, in sostanza, si fonda sui diritti della persona e dell’individuo cui la tradizione giudaico cristiana ha dato un fondamento spirituale e la democrazia liberale un orizzonte politico’.

Inoltre, al n. 2: ‘Ciò che costituisce un patrimonio essenziale dei nostri valori… è di riconoscere nella famiglia la cellula centrale della vita della società’.

Al n. 5: ‘Le società occidentali vivono oggi una sorta di eclissi di valori. Si combatte apertamente uno degli esiti di questo processo, quello che viene definito ‘relativismo etico’ che considera le differenti civiltà, culture e costumi morali sullo stesso piano di valore e che rifiuta di riconoscere l’esistenza di verità e valori assoluti, universali… che orientano la convivenza umana e la vita delle democrazie. In queste concezioni non vediamo solo l’insorgere di un pericoloso regresso civile ma anche un concreto pericolo politico’. ‘Vede nella famiglia la prima decisiva cellula della comunità, da difendere e da sviluppare come primo motore della convivenza umana e dello sviluppo’.

Al n. 7 il testo analizza il rapporto tra ricerca scientifica e poteri dello Stato: ‘Il progresso non può misurarsi nella capacità di trovare una giusta sintesi tra vita e tecnica, tra natura e sviluppo. Nessun potere, lo ripetiamo, può pretendere di restare incontrollato… E la misura del limite di ogni potere non può che essere l’uomo, con i suoi diritti, la sua libertà, la sua dignità’.

Al n. 8 si parla della laicità dello Stato ‘bene supremo di ogni autentica democrazia… Ma la laicità dello Stato non può in alcun modo essere intesa come l’espressione di uno Stato ‘indifferente’ o ‘neutrale’ di fronte ai valori assoluti’. (Testo datato in Roma 8 dicembre 2005; cfr. Liberal, n. 35, p. 50-73).

I firmatari di questo Manifesto, che coincide con la dottrina della Chiesa, sono di tutte le categorie: da credenti ad agnostici. Il che significa che essere coerenti con questi principi universali, condivisibili da qualunque essere intellettualmente onesto, non fa parte dell’essere cristiano, ma semplicemente ‘umano’, pre-cristiano. Quei cristiani che si proclamano tali, ma non condividono neppure questi principi, non solo non hanno la coerenza cristiana ma neanche quella umana.

E’ per questo che Benedetto XVI ai Vescovi italiani ha detto che richiamando questi valori ‘non commettiamo dunque alcuna violazione della laicità dello Stato, ma contribuiamo piuttosto a garantire e promuovere la dignità della persona e il bene comune della società’ (18 maggio 2006).

Conclusione:
Essere e fare non sono in contrapposizione, ma sono fra loro correlati, noi agiamo in base a ciò che siamo e facciamo ciò che crediamo. Se io credo nell’ onestà sarò onesto, se credo nella verità non mentirò, se sono leale non ricorrerò a sotterfugi o falsità.

Nell’ ordinazione dei diaconi ai quali viene consegnato il Vangelo, la consegna è accompagnata da questa parole: “credi sempre ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni», io credo che con le dovute proporzioni questa parole valgono per tutti. Parole che sarebbero vuote senza quell’ approfondimento quotidiano, a cui ogni cristiano è chiamato della sua appartenenza a Cristo.

I vostri ragazzi che riceveranno la Cresima saranno chiamati a divenire sempre più testimoni coerenti della fede in Gesù e non solo per sentito dire, questo sarà più facile e possibile per loro se troverà in noi adulti persone coerenti con ciò che diciamo di essere.
Certo con la consapevolezza di tutte quelle che sono le debolezze, le fragilità della nostra condizione umana, ma anche di peccatori che hanno bisogno di conversione!

qydiacdon 

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