IV DOMENICA DI QUARESIMA – LAETARE (ANNO C) – Un Padre misericordioso

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
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In questa parabola, di fronte alla quale bisogna che ci spogliamo di quelle visioni che fanno parte del nostro modo di vedere, di intendere anche la giustizia; di un moralismo pregiudizievole abbiamo tre attori protagonisti: un padre, e due figli. Già i figli sono due, spesso noi, anche per lo spazio che assume nella narrazione ci concentriamo sul figlio più giovane, ma non c’è lui solo, vi è anche il maggiore del quale spesso ci scordiamo, ma anche lui non ha una buona stima del Padre e assomiglia un po’ a noi.

Vorrei soffermarmi sui figli, la figura del Padre è semplice da identificare perché è la figura di Dio e della sua sovrabbondante bontà e pazienza che ha con noi, che assomigliamo al figlio minore o al figlio maggiore.

Il figlio minore pensa di essere l’assoluto padrone della propria vita dimenticando alcune cose. La vita non ce la diamo da soli, è un dono che ci viene dato. Giorno per noi si dispiega, ma non è detto che vada secondo le nostre attese, i nostri progetti. Quando il figlio minore ha speso tutto accade l’imprevedibile: una grande carestia e si trova nel bisogno. Allora che accade? Andrò da mio Padre, tornerò. Però non vi è nessun segno di pentimento in lui, è solo l’indigenza e il bisogno che lo fanno tornare, in più prepara anche il fervorino per il Padre: “Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Né dispiacere, né amore per il Padre, ma volere sopravvivere. Continue reading

III Domenica di Quaresima anno c, 2022 – Portare frutti

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”»
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“Credete che … quei galilei … o quelle diciotto persone …?”
Di fronte agli accadimenti dolorosi, luttuosi della nostra vita, anche oggi in tanti risiede quella che era una concezione religiosa tipica del tempo di Gesù, secondo la quale questi erano il frutto, o la punizione, la conseguenza del peccato, insomma un castigo mandato da Dio. Gesù ci dice esattamente il contrario. Le cose che ci accadono, anche quelle luttuose, possono diventare l’occasione per comprendere che la nostra vita non è che l’occasione per capire chi siamo e verso quello a cui siamo indirizzati. Lo scopriamo tramite ciò che succede, quello bello e anche quello che bello non è. Guai se noi pensiamo che quando accade una disgrazia essa sia segno di un castigo divino è un richiamo a riflettere sulla nostra situazione di fragilità, di provvisorietà. Spesso vi sono cose che noi attribuiamo a Dio, ma in realtà vengono dall’ uomo, dimenticando che noi viviamo in un mondo che non è più secondo l’ordine del Creatore, ma che è inquinato da un male che è molto più grande di qualsiasi pandemia, che nella storia dell’uomo vi sono sempre state, ma dal peccato che inquina il cuore delle persone ed è “dal cuore delle persone che può uscire il bene o il male”.
Di fronte a questo Gesù ci invita a guardare avanti e ci mostra un Dio paziente e ci invita a riprendere consapevolezza del valore del tempo con la parabola del fico.
Il libro di Qoelet ci dice che vi è un tempo per ogni cosa e oggi potremmo prendere questi passi: “C’è un tempo per nascere e un tempo per morire(…) Un tempo per uccidere e un tempo per curare, un tempo per demolire e un tempo per costruire(…)Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace…”
Sembra proprio che questo sia il tempo che stiamo vivendo. Con la parabola del fico Gesù richiama che vi è un tempo in cui occorre convertirsi e dare frutti. Il fico non produce subito, il suo tempo normale è almeno un anno, per noi il tempo normale è tutta la nostra vita. Continue reading

II Domenica di Quaresima: “La nostra cittadinanza è nei cieli… Gesù Cristo trasfigurerà il nostro corpo glorioso …”

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Fratelli, la nostra cittadinanza è nei cieli e di là aspettiamo come salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del potere che egli ha di sottomettere a sé tutte le cose.

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.
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II Domenica di quaresima, Domenica della trasfigurazione. Su un monte Gesù ai suoi amici mostra, anche se temporaneamente, il suo vero volto, svela il suo mistero, la sua gloria, la sua santità. Molto di più di essere un grande uomo, un grande maestro, come molti che non riescono a fare il salto della fede pensano. Come chi non riesce a scoprire, ad accettare che vi è un oltre, un aldilà che supera la nostra dimensione umana, terrena. Una grande realtà sorprendente e inaspettata che attende ciascuno di noi.

Nella seconda lettura è ciò di cui parla S. Paolo e che diventa per noi una grande speranza anche in questi giorni grigi e tristi che procurano a tutti nessuno escluso sofferenza e dolore.

Quando ancora insegnavo chiedendo ai ragazzi chi eravamo saltava fuori
l’espressione “cittadini del mondo”. S. Paolo ci dice che cittadini del mondo è troppo poco, noi siamo cittadini del Cielo, cioè cittadini di una realtà più grande di quella chi viviamo nel nostro cammino terreno in cui anche la nostra umanità è ancora segnata dalla limitatezza, dalla fragilità, dal peccato. Certo tutto questo se noi accettiamo il grande mistero che Gesù ci svela sul monte Tabor oggi.

Ma qual è il passaporto, per così dire, che occorre per accedere a questa grande realtà?

In primis accettare il mistero grande di Dio, ma non una vaga e generica idea di Dio, come fanno anche tante filosofie – religioni orientali. Dio esiste, c’è ed è più vicino a noi di quanto noi possiamo credere e si è fatto conoscere a noi attraverso Gesù. Quale la conseguenza? Semplice la conseguenza è quella che ci viene detta in quella frase del Vangelo: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Ascoltatelo! Questo appello accorato che risuona non solo in questa Quaresima, ma nella nostra vita. Ascoltiamo Gesù, non solo con l’udito, ma con il cuore e soprattutto con le nostre scelte mettendo in pratica quello che il Signore ci dice. Cercare di vivere il Vangelo cambia la nostra vita, il nostro cuore, ma cambia anche il mondo, le relazioni fra gli uomini che non si basano più sulla misura della potenza, della forza, ma dell’amore di cui tanto si parla, che è così impegnativo vivere, ma anche bello e entusiasmante.
Purtroppo, come Pietro e i suoi compagni anche noi spesso ci addormentiamo e quando ci svegliamo ci sembra di avere vissuto un sogno stupendo e meraviglioso. Sembra che le porte di quella patria di cui parla Paolo si siano dischiuse per un pò e non vogliamo più andarcene

Gesù parla con Mosè e con Elia del suo Esodo, cioè della sua Pasqua, ma anche noi dobbiamo compiere ciascuno il proprio Esodo, come il popolo di Israele che ha camminato per quarant’anni nel deserto per entrare nella terra promessa. Qual è? È passare dalla nostra mentalità a quella di Dio, che ama , accoglie, benedice, perdona e si dona totalmente e completamente per noi.

Ma questo che potremmo, definire come un flahsback , richiede che noi prendiamo nella nostra vita, nella nostra storia, nella nostra casa quel Gesù lì e non delle caricature o delle nostre idee su Gesù: “restò Gesù solo”.

Gesù solo, ma non è poco è tutto ed è ciò che basta. S. Teresa diceva:” Nulla ti turbi, nulla ti spaventi, tutto passa, Dio non cambia, la pazienza tutto ottiene; chi ha Dio non manca di nulla solo Dio Basta”

Gesù è Dio; Dio che fa strada con noi, con Lui affrontiamo l’ Esodo della nostra quaresima per essere introdotti nella terra promessa dalla Pasqua.

Deo gratias, qydiacdon

Seconda domenica di Quaresima: Trasfigurazione di Gesù - InfoOggi.it - Il diritto di sapere

1 Domenica di Quaresima anno C -7 Marzo 2022 – “Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da Lui fino al momento fissato”

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, : Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a
me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche:
“Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

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Le tentazioni che subisce Gesù sono quelle che subiamo tutti con le dovute proporzioni in base alla professione, ruolo, e status sociale. Potremmo chiederci come mai Gesù tentato? Gesù, però, è pienamente uno di noi e la tentazione fa parte dell’esperienza dell’uomo dall’ inizio, l’importante è non cedere alla tentazione.

Ciascuno di noi subisce la tentazione in cui il maligno pone fuori e in noi
quelle illusioni, quelle falsità che magari affascinano promettendo quello che desideriamo, ma poi alla fine tutto sarà come una successione di scatole piene di nulla da cui siamo attirati.
Ma quali sono queste tentazioni? Continue reading

Meditazione – Domenica VIII ordinario C – Può forse un cieco guidare un altro cieco?

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».
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“ L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda”
Oggi viviamo nell’ era della comunicazione, ma quanto è sincera questa comunicazione? Ce lo siamo mai chiesti? Ecco perché mi ha molto colpito questa frase del Vangelo. È vero che la bocca di chi ci parla, ci informa, che i social, i mezzi di comunicazione sociale, come la televisione siano sempre veritieri, onesti, senza ambiguità o doppie finalità? Questo l’abbiamo potuto constatare anche in questo periodo in cui abbiamo assistito a contraddizioni, rettifiche, disposizioni confuse e incoerenti anche da parte di chi dovrebbe essere cristallino, ma soprattutto sincero, limpido nei confronti delle persone.

La parola degli uomini può non solo essere ambigua, ma anche falsa e accade che spesso non rispecchi autenticamente quello che è dentro alle persone; qualcuno ha scritto: “che può andare dalla trasparenza del cristallo all’ opacità del vetro smerigliato.”
Molto spesso, e vi sono tanti, che attraverso la parola, la comunicazione si atteggiano a maestri e pretendono di insegnare agli altri come si vive. Pretendono di indicare valori che poi non si rivelano tali. Continue reading

L’ Idolatria

Ecco, un esperto falegname sega un albero adatto al suo scopo, gli gli toglie tutta la corteccia, lo tratta con la sua abilità e ne fa un mobile utile per la bisogna. Con gli avanzi del suo lavoro si cuoce il cibo. Il rimanente non serve più a nulla, un tronco informe e pieno di nodi, viene da lui lavorato nei momenti di ozio e con abilità gli dà forma di uomo, o di qualche animale, passandovi sopra un velo di minio ne copre i difetti, indi gli prepara una nicchia degno di lui e ve lo colloca. Provvede così che non cada, sapendo bene che è incapace  di aiutarsi da sé, perchè è una statua inanimata. Poi non si vergogna rivolgendosi a quest’essere morto, di pregarlo per le nozze, per i figli e per gli averi. Così per la salute, invoca ciò che è infermo, per la vita, prega un morto, per aiuto supplica uno che è inabile a tutto, per un viaggio si raccomanda a chi non sa neppure camminare, per acquiste, lavoro e buon esito di un affare, chiede protezione a chi neppure può muovere le mani.

(Dal libro della Sapienza 13, 10-9)

Quanti uomini hanno oggi i loro idoli a cui si rivolgono “che hanno occhi e non vedono, hanno mani e non palpano, dalla loro gola non emettono suoni”, eppure pensiamo siano onnipotenti e possa garantirci la felicità.
Qydiacdon

52 Versetti della Bibbia sulla Saggezza (2/3) - DailyVerses.net

Meditazione sulla VII Domenica ordinario C – “Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male col bene”

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.
E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.
Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».
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“Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male.”
Signore, ma cosa stai dicendo? Quello che tu dici è improponibile, come si fa a vivere queste cose? Il mondo è disseminato di violenti, di prepotenti, di approfittatori occorre non farsi schiacciare …
Queste obbiezioni racchiudono in sé già quello “spirito del mondo” così diffuso che se volessimo illustrarlo con un’immagine potremmo usare quella del pesce più grande che ingoia quello più piccolo, chi è più prepotente più forte, sotto ogni aspetto fagocita o perlomeno cerca di imporsi nei confronti di colui che è più debole.

Con questo linguaggio provocatorio, paradossale, pensiamo alla frase: “A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra”, spesso citata ed equivocata, Gesù traccia la figura del discepolo, dell’uomo nuovo proponendoci alti ideali e uno stile di vita molto impegnativo, utopico per certi aspetti. Eppure Lui ha vissuto tutto questo in prima persona. Sulla croce ha perdonato ai suoi crocifissori ed ha pregato il Padre per loro: “Perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Le parole di Gesù sono riferite al cuore e dette da Lui perché ha una grande fiducia in noi. Continue reading

VI Domenica ordinario C – Beatitudini e guai …

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

Oggi ci viene riproposto il vangelo delle beatitudini, quello che qualcuno ha definito come la Magna Charta del cristianesimo, quello che Ghandi ha qualificato come tutto il cristianesimo. Un discorso difficile che va contro la logica del mondo che proclama ben altre beatitudini e  beati. Beati i ricchi, beati, i potenti, beati i famosi, chi ha successo, chi è grande e appariscente sul grande palcoscenico del mondo.
Perché, quindi proclamare beati i poveri chi ha fame, chi piange? Beati nella misura in cui si riuscirà a comprendere che quelle che sono le realtà transitorie del mondo non bastano all’ uomo per avere la felicità e scoprire il vero senso della vita, che abbiamo bisogno di altro, di Qualcun’ altro.
Un giornalista ha scritto: “Con tutto il progresso che abbiamo raggiunto
(ma che oggi dimostra tutta la sua fragilità –aggiungo io) non siamo in pace né con noi stessi né con il mondo intero. Anzi l’uomo non è mai stato tanto povero spiritualmente povero come da quando è diventato ricco materialmente” ( TizianoTerzani)  Continue reading

V Domenica Ordinario C – Sulla tua Parola

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Parola del Signore

V domenica del Tempo Ordinario – Anno C- 7 febbraio 2016 | Parrocchia S.  Timoteo - Termoli (CB)

Immaginiamo la scena che ci descrive Luca, Gesù che dalla barca di Simone insegna alle folle. Queste folle che sono affamate non tanto di una voce diversa, affamate di avere risposte sulla loro vita, su Dio, sul Messia che è atteso. Folle che hanno percepito che in Gesù vi è qualcosa di nuovo, di unico, di mansuetudine.

Noi spesso pensiamo alla mansuetudine come debolezza in realtà e qualcosa di molto diverso.
“La mansuetudine è una virtù gloriosa che ha molti effetti buoni e benefici, di grande importanza per noi nel nostro servizio e nelle relazioni con il nostro prossimo. La pazienza ci rende capaci di agire nel modo giusto in ogni genere di tribolazioni e difficoltà. La mansuetudine ci rende capaci di fare ciò che è giusto nel nostro servizio e qualsiasi cosa facciamo.” (G. Skerosen in Cristianesimo Attivo)

Anche oggi il Signore continua ad insegnare dalla barca che è la sua Chiesa e la manda a gettare le sue reti nel grande mare del mondo. Una barca che magari ha anche bisogno di restauri, di lavori di manutenzione per fare brillare la verità del Vangelo e solo quella, senza lasciarsi sedurre dalle vanità del mondo e senza cedere e seguire le passioni dettate dall’ egoismo e dai “pruriti” degli uomini. Continue reading

Signore allontanati da me che sono un peccatore (Lc 5,1-11)

Perché proprio a me che sono peccatore? Te l’ho chiesto tante volte, Signore, sentendomi inadeguato davanti alle richieste dei fratelli, che vedono in me un uomo di religione, un esperto di catechesi, una persona buona.

Mi vergogno profondamente dei miei molteplici errori, dei momenti di ira e di orgoglio, dei vizi insuperabili e della distanza della mia vita dal tuo Vangelo.

Mi sento sbagliato quando mi assalgono dubbi sulla fede e ne trovo più in un bambino che in me, quando scarico le mie frustrazioni sugli altri, quando difendo idee che non riesco a condividere appieno.

Vorrei raccontare a tutti che io non sono migliore di nessuno, che la mia vita a volte è un inferno, per colpa mia, che conosco le soluzioni ma non riesco ad attuarle.

Non ho bacchette magiche, non sono un modello, non ho trovato e forse non troverò le risposte a tutti i miei perché.

Anch’io, come Pietro, ti chiedo di allontanarti. E tu assurdamente, ti avvicini. Accetti la sfida. Anzi, sai che a
partire dall’umiltà e dalla verità si può iniziare a costruire.

Anzi riconosci di essere venuto proprio per questo: guarire chi sente il bisogno di essere guarito, salvare chi sente il bisogno di essere salvato.

Anzi elargisci il tuo Spirito per ricucire quella stoffa che si è logorata col tempo, per consolare quell’anima trafitta dalle intemperie, per sostenere il percorso che è, necessariamente, cammino.

Per questo ti chiedo di poter continuare a incontrare la gente chinando la testa, a porgere le mie esperienze dal basso verso l’alto, a ricordarmi di essere una matita impugnata da mani ben più salde, le tue.

[S. Messina –P. Raimondo in suo padre uscì a supplicarlo]