XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C) – Come pregare …

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Parola del Signore
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Domenica scorsa attraverso la vedova che chiedeva giustizia a quel giudice, che non temeva nessuno ci richiamava all’importanza della preghiera e di pregare senza stancarsi, oggi il Signore, attraverso questi due personaggi, quello del Fariseo e del Pubblicano ci fa riflettere su come deve essere la nostra preghiera, quale atteggiamento deve avere.
Scrive un commentatore: “Non raccontiamoci storie: sopravvivere nella fede, in questi fragili tempi, richiede una costanza e una determinazione degna di un martire. I ritmi della vita, le continue spinte che ci allontanano dalla visione evangelica, un certo sottile scoraggiamento ci impediscono, realisticamente, di vivere con serenità il nostro discepolato ( per chi si mette in cammino al seguito di Gesù. Ndr.).
Un cristiano adulto con moglie e figli, se riesce a sfangarsi dall’organizzazione della vita quotidiana (lavoro,scuola, spesa …), difficilmente riesce ad organizzarsi una vita interiore che vada al di là della messa domenicale.
Eppure se riusciamo, quotidianamente, a trovare uno spazio, seppur piccolo, di preghiera e interiorità, non riusciremo a conservare la fede. (Curtaz) Continue reading

XXIX Domenica C “ Pregare sempre senza stancarsi mai”

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?»
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“Il Figlio dell’uomo troverà ancora fede sulla terra?” Bella domanda Gesù.
La guerra, la situazione economica che stiamo attraversando, con
l’aumento dell’energia, per tanti l’impossibilità di far fronte a bisogni fondamentali come, ad esempio potersi scaldare quando arriverà l’inverno, o poter mangiare. Di fronte a palesi ingiustizie dove alcuni percepiscono retribuzioni eccessive e altri nemmeno da sopravvivenza.
Che dire poi della malattia, della morte di chi ci è caro, ma che anche noi dovremo sperimentare!
Credere non è né scontato, né facile così la nostra fede può vacillare, per non dire poi della sofferenza dei piccoli dei bambini quando vengono presi da mali incurabili, perché la Dea scienza è impotente.
Vero le difficoltà, il dolore, ci fa mettere in discussione Dio! “Se Dio c’è perché permette …” Si sente spesso dire. Continue reading

XXVIII Domenica ordinario C – Guariti o salvati? Gratitudine

Dal Vangelo secondo Luca

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Parola del Signore
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Noi crediamo in un Dio buono, tenero, di misericordia, ma quando ci incontriamo con il grande mistero del dolore, della sofferenza, della malattia, della morte stessa tutto questo può accadere che rivenga messo in discussione, da chi ci ascolta, ma a volte anche da noi stessi. Proviamo a pensare quando ti possono diagnosticare una malattia grave come un cancro, e la fiammella delle fede, che già fra le complesse vicende di questo mondo vacilla, sembra spegnersi del tutto.
Oggi la Parola di Dio ci fa incontrare, forse anche scontrare con questo grande mistero. Naaman il siro della prima lettura e i dieci lebbrosi del Vangelo ci devono far prendere consapevolezza della nostra fragilità e spesso anche impotenza di fronte alla malattia e al decadimento fisico che per nostra natura umana accompagna la nostra esistenza.
Il vangelo ci presenta questi lebbrosi che gridano, come è il grido di tanti che si trovano ad affrontare la malattia. Mi vengono in mente i bimbi che sono ricoverati nei reparti di oncologia pediatrica e delle loro famiglie.
Certo essere guariti è importante, me è più grande essere guariti o essere salvati da ciò che spaventa di più ciascuno di noi, cioè la morte definitiva,
l’annientamento di quella vita per sempre che noi agogniamo, che desideriamo? Continue reading

La fede

 

Quella vecchietta cieca, che incontrai
La notte che me spersi in mezzo ar bosco,
me disse: -Se la strada nun la sai
te ciaccompagno io, chè la conosco.

Se ciai la forza de venimme appresso,
de tanto in tanto te darò ‘navoce
fino là in fonno, dove c’è un cipresso,
fino là in cima, dove c’è la Croce ..

Io risposi: – Sarà … ma trovo strano
Che me possa gidà chi nun ce vede …
La cieca, allora, me pijò la mano
E sospirò: – Cammina ! – Era la fede

TRILUSSA

 

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XVII Domenica ordinario C – Se aveste fede…..

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Parola del Signore
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Il Signore Gesù oggi ci richiama con due provocazioni, una sulla fede e l’altra sulla gratuità. Un commentatore richiama una poesia scritta da Trilussa sulla fede. “Il poeta confida di essersi smarrito in una bosco, in una foresta, (simbolo di quella foresta che è la vita!). Cammina, cammina ma non approda a niente. ( come spesso accade a noi). È disperato! Finalmente vede con stupore una vecchietta che gli si avvicina. Il cuore del poeta si rianima, ma quando la vecchietta è vicina, si accorge che è cieca … La vecchietta, però sorride e dice all’ uomo smarrito: “Se ci hai la forza, vienimi appresso e io ti indicherò la strada!”. “Sarà –dissi- ma trovo strano che mi possa guidare una che non ci vede”.
La vecchietta, allora, prende la mano dell’ uomo smarrito e gli dice: “Cammina”. “Era la fede”.

Fede è fiducia e se ci pensiamo bene quanti gesti di fede facciamo nella nostra vita. Ho fede nelle parole di chi mi è accanto come sposo o sposa e dice che mi ama, presto fiducia alle parole di tante persone che mi propongono soluzioni sulle difficoltà che incontro nella vita.
Possiamo dire che fede non è credere in qualcosa, anche nei grandi ideali di giustizia, di libertà, di uguaglianza, di bene, è molto di più. È credere in qualcuno, affidare la nostra vita a qualcuno.

Per il cristiano è affidarla al Signore Gesù, fidarsi di lui, del Vangelo, guardare al crocifisso che ci rammenta tutta la sofferenza degli uomini e del mondo, ma che al tempo stesso ci annuncia quella risurrezione che Gesù ha annunciato e che è avvenuta e credere.
Questo non è un atto che contraddice la ragione, ma che ci dice, e la ragione sa, pensate a quando scompare una persona che abbiamo amato, che c’è una realtà che va oltre l’evidenza. Continue reading

XXVI Domenica ordinario C – Cesserà l’ orgia dei dissoluti…

Dal libro del profeta Amos

Guai agli spensierati di Sion
e a quelli che si considerano sicuri
sulla montagna di Samaria!
Distesi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani
mangiano gli agnelli del gregge
e i vitelli cresciuti nella stalla.
Canterellano al suono dell’arpa,
come Davide improvvisano su strumenti musicali;
bevono il vino in larghe coppe
e si ungono con gli unguenti più raffinati,
ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano.
Perciò ora andranno in esilio in testa ai deportati
e cesserà l’orgia dei dissoluti.

 

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Parola del Signore
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Vorrei che ci fermassimo sull’attualità di quanto dice il profeta Amos nella prima lettura. “Guai agli spensierati di Sion …. mangiano gli agnelli del gregge i vitelli cresciuti nella stalla… cesserà l’orgia dei dissoluti.” Attuale perché gli indifferenti, spensierati, quelli che non si accorgano che alla loro porta ci sono i poveri , gli indifferenti non solo del tempo di Gesù, ma anche nel nostro tempo ci sono ancora. Non solo perché hanno possibilità economiche, per cui magari non hanno neanche faticato, ma perché non si pongono le domande sulle cause di determinate situazioni.
Non ponendosi domande non cercano neppure le soluzioni e l’orgia dei buontemponi continua e non si preoccupano della rovina delle persone che magari a loro sono affidate. L’ ammonimento di Amos, che condanna gli spensierati di Sion, oggi potremmo dire, gli spensierati che si occupano solo di sé stessi deve aiutarci ad aprire gli occhi e vedere quelli che sono i nuovi Lazzaro alle nostre porte.
Non facciamo fatica a capire che, la nostra società occidentale, al di là della crisi di questi dieci anni, ha vissuto un’opulenza e una ricchezza che, lentamente e inesorabilmente, si sta spegnendo e ha spento il desiderio della trascendenza e della Parola di Dio. Ci illudiamo – poveri noi! – di bastare a noi stessi.

Ma, dice il profeta, questi uomini buontemponi saranno i primi ad andare «in esilio» e le loro orge finiranno. Cadranno vittima della loro ingordigia e toccheranno con mano la vanità delle loro illusioni. Sembra proprio che questa stia accadendo, proviamo a riflettere alla situazione che il nostro mondo sta vivendo Continue reading

XXV Domenica ordinario C … FEDELTA’

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
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Se volessi mettere un titolo a questa mia riflessione metterei la parola fedeltà, considerando l’ultima parte del Vangelo: “Chi è fedele …. E chi è disonesto”. Virtù difficile la fedeltà! Normalmente si pensa alla fedeltà coniugale, ma non esiste solo quella! Vi è una fedeltà a se stessi in quei valori che noi crediamo, auspichiamo e desideriamo per tutti, che sono quelli di vicinanza, dell’essere accanto ad un altro che tanto spesso è solo e si sente schiacciato da un mondo che non ha spazio per quelli che vengono definiti gli ultimi, i fragili e non solo per fare i vaccini, ma che lo sperimentano ogni giorno sulla propria nella loro vita. Che dire poi della fedeltà a tutte quelle proposte che ci vengono elargite in questo momento in cui saremo chiamati a fare una scelta?
Proviamo a interrogarci alla luce di quanto abbiamo letto.

Certamente consideriamo l’amministratore della parabola un disonesto, non solo non ha amministrato bene, ma anche quando sta per essere licenziato cerca di imbrogliare il padrone per avere una situazione di favore. Questo diventa un richiamo per noi che spesso impieghiamo tante energie per costruirci un futuro mondano accumulando e noi, che abbiamo la fortuna di conoscere non impieghiamo la stessa energia, e perché no, anche la nostra scaltrezza nelle cose di Dio.
Quante persone ci sono che fanno sacrifici incredibile per assicurarsi una posizione agiata dal punto di vista economico e materiale trascurando anche la famiglia, gli affetti, la relazione positiva con gli altri, ma alla fine cosa rimarrà?
Ma siamo proprio sicuri che questo sia il vero “tesoro” della vita? Quello su cui si può sacrificare tutto e anche di più?
Di fronte alle cose del mondo, il nostro rapporto con Dio, spesso passa in second’ordine, svalutato, sacrificato, proviamo a pensare ad una partita di calcio, come rammentava un commentatore.
Proviamo a riflettere: cosa sono ricchezza e potere, da che cosa dipendono?
Non da denaro, da beni immobili, non da numeri di conti bancari, ma di cuore e di atteggiamento. Vi è una ricchezza più grande, che quando è vera disturba i potenti e i grandi ed è proprio questa che noi cristiani siamo chiamati a vivere, pur con le nostre difficoltà, debolezze, incongruenze, ed anche con il nostro peccato. Ecco, quindi per me, ma anche per voi le domande sulle quali siamo chiamati a dare una risposta: dove sta il mio cuore, quali sono i miei atteggiamenti? Continue reading

XXIV Domenica Tempo ordinario C – Gesù ci cerca …

Es 32,7-11.13-14
Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.

Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto, si è pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: “Ecco il tuo Dio, Israele, colui che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto”».
Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo: ecco, è un popolo dalla dura cervìce. Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li divori. Di te invece farò una grande nazione».
Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, si accenderà la tua ira contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto con grande forza e con mano potente? Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: “Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo, e tutta questa terra, di cui ho parlato, la darò ai tuoi discendenti e la possederanno per sempre”».
Il Signore si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo.

Parola di Dio

Salmo responsoriale

Slm 50
Ricordati di me, Signore, nel tuo amore.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio;
un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi.

Seconda lettura

1Tm 1,12-17
Cristo è venuto per salvare i peccatori.

La seconda lettura è stata variata per un matrimonio

Inno alla Carità (Prima lettera ai Corinzi) di San Paolo di Tarso

Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
ma non avessi la carità,
sarei un bronzo risonante o un cembalo che tintinna.

Se avessi il dono della profezia
e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza
e avessi tutta la fede in modo da spostare le montagne,
ma non avessi la carità,
non sarei nulla.

Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri,
se dessi il mio corpo per essere arso,
e non avessi la carità,
non mi gioverebbe a nulla.

La carità è paziente,
è benigna la carità;

la carità non invidia, non si vanta,
non si gonfia, non manca di rispetto,
non cerca il proprio interesse, non si adira,
non tiene conto del male ricevuto,
ma si compiace della verità;

tutto tollera, tutto crede,
tutto spera, tutto sopporta.

La carità non verrà mai meno.

Le profezie scompariranno;
il dono delle lingue cesserà, la scienza svanirà;
conosciamo infatti imperfettamente,
e imperfettamente profetizziamo;
ma quando verrà la perfezione, sparirà ciò che è imperfetto.

Quando ero bambino, parlavo da bambino,
pensavo da bambino, ragionavo da bambino.
Da quando sono diventato uomo,
ho smesso le cose da bambino.

Adesso vediamo come in uno specchio, in modo oscuro;
ma allora vedremo faccia a faccia.
Ora conosco in parte, ma allora conoscerò perfettamente,
come perfettamente sono conosciuto.

Ora esistono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità;
ma la più grande di esse è la carità.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (2Cor 5,19)
Alleluia, alleluia.
Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo,
affidando a noi la parola della riconciliazione.
Alleluia.

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Parola del Signore

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Riflessione.

Abbiamo diversi versanti su cui ci fanno riflettere le letture che abbiamo ascoltato. L’amore di Dio e la sua giustizia, che non vuole che il suo popolo si perda, ma che viene salvato dalla intercessione di Mosè, l’amore che nasce dalla fede come ci dice S. Paolo nella lettera ai Corinti, che nasce dall’ amore di Dio che va in cerca di colui che si perde e non demorde fino a che non abbia riportato a casa chi si è smarito, sempre nel rispetto della libertà del singolo e con buona pace dei perbenisti che si scandalizzano perché Gesù si lascia avvicinare ed accoglie pubblicani e peccatori.

Ecco che la prima lettura ci porta a riflettere su come la giustizia non vada a scapito della misericordia quando ci si rivolge a Dio con un cuore pieno d’amore come quello che Mosè ha per il suo popolo, che è di testa dura diremmo con il linguaggio di oggi.
S. Paolo, poi fa una meravigliosa descrizione dell’amore che dovremmo vivere tutti, ma in particolare gli sposi cristiani sostenuti dalla grazia del Sacramento del matrimonio, a partire dalla loro famiglia per poi dilatarsi, espandersi alla società, al mondo e in modo particolare su quelli che vengono chiamati gli ultimi, i più piccoli, i più deboli.

Paolo afferma che senza l’amore l’uomo è come un contenitore vuoto, poi passa ad elencare le caratteristiche di questo amore.
“La carità non invidia, non si vanta,
non si gonfia, non manca di rispetto,
non cerca il proprio interesse, non si adira,
non tiene conto del male ricevuto,
ma si compiace della verità;

tutto tollera, tutto crede,
tutto spera, tutto sopporta.

La carità non verrà mai meno.”

Concludendo che alla fine della nostra vita, scomparsa la scena di questo mondo, rimarrà quanto abbiamo amato. Come ha amato Gesù. Amare Dio e amare il prossimo come Dio ha amato il Padre e tutti noi fino al dono completo, totale di sé non a parole, ma coi fatti e nella verità, come direbbe l’apostolo Giovanni.

Se tutti siamo chiamati a testimoniare questo amore, in modo speciale e particolarissimo lo sono gli sposi cristiani, testimoni dell’amore che unisce Cristo alla Chiesa. Allora noi vi auguriamo ogni bene e benedizione dal cielo e siamo felici per voi, ma vi faccio un’ultima raccomandazione. La vita a due non è sempre facile, testimoniare l’amore come ci ha insegnato Gesù anche per questo bisogna rimanere uniti al Signore con la preghiera, con i sacramenti in modo particolare l’Eucaristia. Non addormentatevi mai, se durante la giornata vi sono state incomprensioni fra voi senza esservi riconciliati, anche se questo non vuol dire che la si pensi sempre allo stesso modo, ma accettare l’altro con quello che è, ricordando sempre che ciascuno di noi è prezioso agli occhi degli altri e che la vita è un esercizio infinito di pazienza.

Voglio concludere con uno stralcio da una poesia:
“Mi spingi oltre i miei limiti
e sento di vivere appieno la mia stessa vita,
in te ho incontrato me stesso
e ho guardato oltre,
oltre ogni inimmaginabile limite. (…)
Ho provato piacere e orgoglio
nel capire quello che oggi provo
nel sapere chi oggi sono veramente
adesso so che amo le cose belle
so che amo tutto quello che la vita mi offre
e una di quelle sei tu.” (Cohelo)

Ripetetelo spesso e amatevi profondamente

Deo Gratias, qydiacdon

 

 

XXII Domenica ordinario C – UMILTA’ – meditazione

Dal Vangelo secondo Luca

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Parola del Signore
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Attraverso la parabola del Vangelo il Signore ci parla di una dote preziosa, che dovrebbe essere caratteristica per noi cristiani, ma che facciamo così fatica a praticare: l’umiltà.
“Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.” E altrove dice: “imparate da me che sono mite e umile di cuore”. Nella nostra società, invece, assistiamo a quello che avviene nel banchetto descritto nella parabola, si sgomita per avere i primi posti e i posti di onore, di privilegio, senza tanti scrupoli, spesso a danno degli altri. Si è considerati per ciò che facciamo apparire, per quello che guadagniamo, per ciò che abbiamo, per il corpo che deve essere perfetto come una scultura greca.

Umiltà, una parola strana in un contesto come quello attuale in cui si esalta l’essere primi, l’apparire, l’imporsi rispetto gli altri, il vantare sé stessi e non di rado denigrare e non riconoscere quanto vi è positivo negli altri.

“La Bibbia descrive l’umiltà come docilità, modestia ed assenza di egocentrismo.. La parola greca tradotta come “umiltà” nella Lettera ai Colossesi 3:12 ed altrove, significa letteralmente “modestia nella mente,” dunque vediamo che l’umiltà è un atteggiamento del cuore, non semplicemente un comportamento esteriore. Una persona potrebbe fingere un’apparenza di umiltà, ma avere comunque un cuore pieno d’orgoglio ed arroganza. Gesù disse che i “poveri in spirito” erediteranno il Regno del Cielo (Matteo 5:3). (…) Di conseguenza, l’umiltà è un prerequisito per il cristiano. (…) Dio ha promesso di dare grazia agli umili, mentre Si opponeva agli orgogliosi (Proverbi 3:34; 1 Pietro 5:5). Dunque, dobbiamo confessare il nostro orgoglio e metterlo da parte. Se ci esaltiamo, ci opponiamo a Dio, il Quale ci umilierà, nella Sua grazia e per il nostro stesso bene. Ma se ci umiliamo, Dio ci dà ulteriore grazia e ci esalta (Luca 14:11). Insieme a Gesù, anche Paolo deve essere il nostro esempio di umiltà. Nonostante i grandi doni e le conoscenze ricevuti, Paolo si vedeva come “l’ultimo degli apostoli” e il “primo dei peccatori” (1 Corinzi 15:9; 1)”
( Got Questions) Continue reading

XXI Domenica ordinario C; 2022 – Sono pochi quelli che si salvano?

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».
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“Sono pochi quelli che si salvano?” Che potremmo anche tradurre: “Sono pochi quelli che sono in Paradiso?”.
La domanda è mal posta da questo tale, che evidentemente pensa di essere fra quei pochi, ma il Signore non risponde a questa domanda. Vi è una tentazione pericolosa che è quella di sapere se siamo in regola, se abbiamo i punti necessari e completato la raccolta per la tessera di accesso al Paradiso.
Questa tentazione subdola ci porterà poi a considerarci dei cristiani di serie A, di far parte di un gruppo speciale che può guardare gli altri dall’alto al basso.
La risposta di Gesù è invece una sferzata per tutti noi! “Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.”
Ma di quale porta sta parlando Gesù? Gesù sta parlando della porta della fede; mantenerla non è facile, ha bisogna di una forza supplementare, specie nei momenti impegnativi e difficili della nostra vita. Continue reading