Il Regno di Dio comunque cresce – XVI Domenica ordinario A

Gesù ci parla del regno e lo fa attraverso queste tre parabole: il grano e la zizzania, il granello di senapa, il lievito che fa fermentare la pasta.

La spiegazione della parabola del grano e della zizzania la dà il Signore stesso.
Cosa accomuna queste tre parabole? Vi è qualcosa che cresce. Questo qualcosa non è indefinito, si chiama: Regno di Dio. Nel grande campo del mondo grano e zizzania crescono assieme, ne abbiamo il riscontro ogni giorno. Quanto male è disseminato, ma vi è anche tanto bene. A volte l’erbaccia della zizzania sembra prendere il sopravvento e soffocare il buon grano, eppure tutte e due continuano a crescere fino alla maturazione, fino al tempo della raccolta.

Non guardiamo, però, solo fuori di noi ma anche dentro di noi, dentro il nostro cuore dove grano e zizzania convivono e che generano male nel mondo, nella società, nella Chiesa.
Sì, purtroppo anche nelle comunità cristiane buon grano e erbaccia convivono. Continue reading

15 Domenica ordinario A : Il seme della Parola

“Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava …” davanti a noi questa immagine, legata ad un contesto diverso da quello attuale. Oggi la semina avviene con mezzi meccanici e il seminatore che sparge il seme a mano rischia di rimanere un’immagine del passato, se vogliamo anche un po’ romantica, certamente vintage.

Abbiamo pregato, all’inizio: “Accresci in noi, o Padre, con la potenza del tuo Spirito la disponibilità ad accogliere il germe della tua parola …” Così, attraverso la figura, del seminatore, siamo invitati ad esaminarci su come ci poniamo di fronte alla Parola di Dio, al vangelo, questo seme che viene gettato nella nostra vita e nel mondo dal Signore attraverso il ministero della Chiesa. In altre parole a quale tipo di terreno, siamo.

La prima cosa allora è che la Parola è un seme. Un seme è qualcosa di piccolo, debole che non si sa quale futuro abbia perché può attecchire e crescere, ma può anche morire senza produrre frutto.
Il seme per portare frutto deve morire affidato alla terra.

Allora la Parola del Signore sembra essere sopraffatta tante volte dalle parole umane gridate, imposte, spesso insensate e ingannatrici, ma rimane l’unica realtà vera che può dare risposta alla vita dell’uomo, al mistero come il dolore, la sofferenza, la morte, ma soprattutto della vita stessa. Continue reading

XIV Domenica anno A , 2020: sapenti, dotti e piccoli…

 

Cantalavita | vita… solo chi ne scopre il senso può cantarne la ...

 

“Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.”

Questo l’incipit del Vangelo di oggi, cosa vorrà dire Gesù, quando pronuncia queste parole? Gesù non vuole condannare l’onestà intellettuale di chi cerca di comprendere e approfondire sia il senso dell’esistenza sia il mistero stesso di Dio, ma ci dice che conoscere Dio va ben oltre e che richiede un atteggiamento particolare!

Di questi sapienti e dotti che sanno, o ritengono di sapere, se ne possono incontrare molti oggi e quando li incontri ti rendi conto che non riescono più ad essere semplici e, non essendolo, non riescono più a cogliere la bellezza, il senso dell’esistenza permeata dal disegno di Dio, perché conoscere Dio non è frutto di conoscenza intellettuale, ma di una relazione e di un atteggiamento.

La Bibbia per esprimere la relazione con Dio usa il verbo conoscere, non inteso in modo superficiale come avviene oggi, ma che esprime una relazione profonda fondata sull’ amore.
Se l’ uomo si presenta davanti a Dio in sincerità e verità, riconoscendolo non può che non farsi piccolo in cui: “Farsi piccoli” non significa rifiutare di capire, ma significa comprendere che per capire bisogna ascoltare prima ancora che congetturare. Noi siamo esperti in congetture, ma quasi mai abbiamo l’umiltà di stare semplicemente in silenzio ad ascoltare la vita stessa che spiega se stessa ponendosi davanti a noi. (…) Un “piccolo” non sa tutto ma ascolta tutto, e in questo trova pace” (don Luigi Maria Epicoco)

Di questo farsi piccoli, essere piccoli noi abbiamo un modello luminoso in Maria, l’umile serva del Signore che si pone in ascolto con tutto il suo essere accettando che la volontà di Dio si compia in Lei, per questo Dio la rende grande. Per avvicinarci a Dio, per comprendere il suo progetto su ciascuno di noi dobbiamo farci umili come lo è stata Maria. Dobbiamo scendere dal trono della nostra vita che così spesso ha desideri contrari a quelli dello Spirito, come ci ricorda S. Paolo nella seconda lettura, accondiscendendo quelli che sono i desideri della carne che sono contrari al disegno del Signore.

Gli umili, i piccoli, son quelli che hanno un cuore che assomiglia a quello di un bambino, pronto ad affidarsi a chi lo ama. Il piccolo, l’ umile, può accogliere e comprendere Dio accettando il suo “giogo”.

“Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”

Noi pensiamo forse, a volte, che avere fede in Gesù sia un onere gravoso, un gioco pesante, come quello che in un altro tempo si metteva ai buoi per l’aratura dei campi. Norme, prescrizioni, comandamenti. Questo non si può fare, questo si deve fare. Se ci pensiamo bene, però, quando si ama qualcuno vi sono regole che noi rispettiamo; certo se il nostro rapporto è autentico, sincero, vero. Io rispetto l’altro, cerco di non fare ciò che può rattristarlo, gli dimostrerò quanto per me sia importante il legame che ci unisce in ogni occasione, non avrò paura di chiedergli scusa e sarò pronto a perdonarlo.

Allora seguire Gesù, se vissuto in quest’ottica non è un peso, non è un peso essere dei discepoli del Signore perché si tratta alla fine di amore. Di amare come ha amato Lui. S. Paolo dice di avere gli stessi sentimenti che furono nel Signore stesso.

Quello che il Signore ci chiede, quello che annuncia e ci dice è solo per il nostro bene e per il grande amore che ha per noi, perché noi p0ssiamo essere già ora delle persone realizzate, che sanno resistere anche ai venti di tempesta che non mancano di soffiare anche in questo nostro tempo, per essere poi pienamente realizzati in Paradiso e nella Risurrezione. Il giogo che il Signore ci chiede di portare è solo quello dell’amore e nell’ amore tutto si trasforma, la vita, il mondo, il dolore, la croce, e anche la morte.

“La fede vede nell’ incarnazione di Cristo l’unica alternativa all’ autosufficienza dell’uomo che lo deturpa trasformando la realtà, travisandola e tradendola, che gli apre l’ unico cammino di salvezza possibile: farsi piccoli, poveri … vuoti, per accogliere Gesù e il suo messaggio di salvezza. Miti e umili di cuore come lui, per imparare a portare il suo giogo dolce e leggero, sostenuti dallo Spirito che abita i cuori dei credenti” (Messalino LDC 2011).

Chiediamo in questa Eucaristia, per intercessione di Maria, quell’ umiltà e quella mitezza che hanno pervaso il suo cuore rendendolo sempre più simile al cuore del suo amatissimo figlio, allora potremo guardare il mistero di Dio e viverlo come lo ha vissuto lei e trovare nelle difficoltà della vita quel ristoro che il Signore ci ha promesso!

Deo gratias, qydiacdon

 

Come funziona in cielo? – Buona domenica! – XXIV Domenica Tempo ...

XIII Domenica ordinario anno A, 2020. “Chi ama di più …”

“Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte?” …
Questa domanda, che troviamo nella seconda lettura, permette a Paolo di richiamare ai romani, e a noi, il Sacramento della nostra rinascita, ma vi sono anche i motivi che ci esortano a mettere il Signore Gesù al primo posto, come ci viene detto nel Vangelo: “Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me…”
Ma perché Gesù dice queste parole che subito possono suonare dure ai nostri orecchi.

Già l’ ebreo nella sua preghiera quotidiana che recita tre volte al giorno afferma questa necessità: “Ascolta Israele, il Signore nostro Dio, il Signore è uno.
Benedetto il nome del Suo glorioso regno per sempre, eternamente.
E amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue facoltà.”

Perché mettere Gesù al primo posto, sopra anche gli affetti più cari e intimi? Continue reading

XII Domenica ordinario: il cristiano … un profeta

Quando siamo stati battezzati ciascuno di noi ha acquisito la dimensione sacerdotale, regale e profetica.
Nel Vangelo di questa Domenica ci viene, fra i tanti motivi di riflessione ricordata questa dimensione.
I profeti erano quelli che ricordavano ai re e al popolo di Israele
l’impegno di fedeltà all’Alleanza, “esortando, richiamando a tempo opportuno e inopportuno. Per questo l’ostilità e la persecuzione accompagnava spesso la missione del profeta.
Dice Gesù ai suoi nel vangelo: “Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze… poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto.” Continue reading

S. Vito Martire … 15 giugno 2020

Celebriamo la festa del nostro santo patrono, apparentemente sembrerebbe in un tono dimesso, non ci saranno i fuochi d’artificio, non ci sarà quel momento conviviale che seguiva alla celebrazione dell’Eucaristia a causa della situazione che stiamo vivendo, questo, però, ci riporta all’essenziale, al cuore. Celebrare la festa di un martire, di un santo è incontrarsi con lui, che continua a testimoniarci il Vangelo, e con il Signore in una grande ringraziamento per questi testimoni che ci dicono che la fede è possibile, che la fede nel Signore è la cosa più grande e più importante. Più grande anche della vita stessa.
L’ agiografia di questo santo, che è un adolescente, mi preme sottolinearlo, la conosciamo un po’ tutti dopo tanti anni che celebriamo la festa, come lui rimasto orfano fu affidato a Modesto e Crescenzia condividendo il martirio.

Cosa ci dicono la figura di questo santo e le letture che abbiamo letto? Continue reading

Solennità SS Corpo e sangue di Cristo 2020

“Scrive il cardinal Comastri su questa festa: Ricordo che quando ero bambino, la festa del Corpus Domini trasformava anche esteriormente il volto del mio piccolo paese: venivano accuratamente pulite le strade dove passava il SS Sacramento, venivano esposti gli addobbi più belli, venivano raccolti canestri di fiori dalle campagne circostanti e il profumo variegato si respirava dovunque. Lo spettacolo era commovente e coinvolgente.
Ricordo che, nella mia famiglia, la mamma ci preparava spiritualmente alla grande Festa e voleva che tutto fosse bello nella casa e nei nostri vestiti: era un modo semplice e sincero per dire la gioia e lo stupore davanti al dono immenso dell’Eucaristia. Tutto questo parlava al cuore, educava il cuore e manifestava a tutti la fede dei cristiani.
Oggi molte cose, almeno esteriormente sono cambiate. Dobbiamo sono cambiate. Dobbiamo, per questo, vivere soltanto di rimpianti? Dobbiamo chiuderci in una malinconica nostalgia?
Non credo che sia questo l’atteggiamento migliore (anche se un po’ di nostalgia … è legittima)” (A. Comastri: una buona notizia per te/ciclo A) Continue reading

Santissima Trinità: Dio è Padre, Figlio, Spirito santo

Festa della SS Trinità, è la festa di Dio, ma di quale Dio? Su Dio se ne sentono tante! In un certo sincretismo religioso in cui sembrano equivalersi ogni religione ed ogni esperienza spirituale non si fa più distinzione.
Possiamo chiamarlo in modi diversi: Allah, Geova, Padre, l’importante è che sia uno solo. A volte può essere un sistema filosofico assurto a religione, come nell’ esperienza delle religioni orientali. Non è così. Leggendo ho trovato questo esempio: “il cielo è uno solo. O lo guardi a occhi chiusi, o a occhio nudo, con il cannocchiale, o con il telescopio: è la stessa cosa”. Non è vero, tutti capiamo che non è così, perché a seconda della modalità tu ti avvicini con più intensità a ciò che stai scrutando. Esattamente come accade in una giornata di fitta nebbia e che dissolvendosi pian piano permette di vedere meglio la realtà che ci circonda. Allo stesso modo accade con Dio.

Occorre poi anche vedere se l’uomo ha questa voglia di incontrare Dio, quello stesso desiderio che animava Mosè nel salire sul Sinai per intercedere per il popolo che aveva peccato con la costruzione del vitello d’oro. Continue reading

Domenica di Pentecoste: dal timore al coraggio!

Vi sono i momenti difficili nella vita. Momenti di sconforto, di separazione con chi ci è stato caro, momenti in cui si corre il rischio di rinchiudersi in se stessi e di perdersi in un passato che non comprendiamo, che riemerge e che sembra schiacciarci perché non comprendiamo cosa sia avvenuto. È quello che è accaduto a tanti che hanno perso i loro cari in questa pandemia e non li hanno più potuti rivedere nemmeno per un estremo saluto. È quanto è accaduto anche ai discepoli di Gesù, agli apostoli, di fronte allo scandalo della Croce, e Gesù , che sapeva aveva, promesso l’invio di un “altro” Consolatore.

Gli Atti degli apostoli ci dicono che questo avviene nel giorno della festa della Pentecoste ebraica, il Vangelo di Giovanni, che leggiamo, ci dice che avviene nella sera di Pasqua, ma è sempre lo stesso dono di un fuoco, di un vento che si impadronisce dell’ uomo e lo apre a un amore più grande che non ha più timore di annunciare una speranza che va al di là di ogni speranza: Cristo è vivo, la morte è sconfitta, la vita trionfa, quella vita che nel Signore risorto è la meta dell’ uomo, di ogni uomo che , animato dallo Spirito, crede in Lui e lo riconosce come Signore.

Quello che avviene a Pentecoste o nel giorno di Pasqua diventa, così, l’esperienza di un incontro e di un riconoscimento di Gesù come il Signore della vita.

Il dono dello Spirito è dono d’ amore e di unità e chi si rende docile alla sua azione opera affinchè cadano i muri che dividono gli uomini nel riconoscimento di Cristo come vero e unico Signore, “ è saper attraversare le valli delle prove, versare le lacrime, essere in preda al dubbio, morire a se stessi con la certezza di risorgere.”

“ Erano passati cinquanta giorni. (Gli apostoli, i discepoli) in seguito non avrebbero saputo esprimere quel che era avvenuto, se non con queste parole: “Venna all’ improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso…2. Proveniva da Dio. Venne un fuoco e noi siamo stati trasformati. Avevamo la certezza che Cristo fosse con noi. Avevamo la capacità di parlare. Vedevamo con chiarezza il nostro compito. Improvvisamente abbiamo visto che la via sulla quale abbiamo camminato con Gesù continuava davanti a noi: questa via portava agli uomini. E nulla era più importante per noi seguire questa via, con Gesù, verso la gente. Eravamo un “corpo”, con lui. Una “Chiesa”. É la festa dello Spirito Santo e della Chiesa nel suo manifestarsi al mondo. Proprio per questa ragione celebrando la Pentecoste dobbiamo rivolgere lo sguardo anche a Maria. Lei è cresciuta al ritmo sempre più intenso dello Spirito nel suo cuore. Lei nella Pentecoste diventa Madre della Chiesa. Da quel momento i credenti nascono da lei. Maria è il “seno materno” della Chiesa. Lei porta  i credenti li mette al mondo, li dona a suo Figlio. Chi ama la Chiesa ama Maria e si lascia permeare dalla Pentecoste, dallo Spirito della Chiesa per essere rigoglioso e vivo.”

(Dal commento alla liturgia del giorno- messale 2011 LDC)

Deo gratias, qydiacdon

 

Decalogo della docilità allo Spirito Santo - Padre Andrea ...

Ascensione del Signore 2020, si riprende la celebrazione della messa Domenicale con il popolo: “Sono con voi tutti i giorni …”

Si riprende la celebrazione della S. Messa Domenicale con l’assemblea allora due parole all’inizio: Deo Gratias. Questa espressione presa dalla 1 lettera ai Corinzi di S.Paolo “15, 57 Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo! 58 Perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, prodigandovi sempre nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore.”

Raccogliamo questa esortazione di Paolo e rendiamo grazie al Signore che ci permette di ritrovarci come comunità con Lui e fra noi. Ritrovarci come Chiesa. Sperando che questo periodo di forzata separazione aumenti il desiderio di comunione e di carità, rafforzi
l’unità. A volte le nostre comunità sono la somma di gruppi a numero chiuso. Questa situazione che si è creata ci aiuti ad essere sempre più “un cuore solo e un’anima sola”, come ci ricordano gli Atti degli Apostoli che leggiamo in questo periodo Pasquale “gareggiando nello stimarci a vicenda”. Continue reading