Perchè il “Te Deum” si canta il 31 dicembre? Chi l’ha scritto?

L’inno cristiano per eccellenza è cantato anche in altre solennità. E sulle sue origini si racconta una leggenda con protagonisti Sant’Ambrogio e Sant’Agostino
È l’inno cristiano di ringraziamento per eccellenza e viene cantato tradizionalmente la sera di San Silvestro per ringraziare il Signore dell’anno appena trascorso.

Il 31 dicembre è il giorno del Te Deum. Nelle parrocchie di tutto il mondo viene intonato nella sua lingua originale: il latino.

L’inno viene cantato anche in altre particolari occasioni solenni come nella Cappella Sistina ad avvenuta elezione del nuovo pontefice, prima che si sciolga il conclave oppure a conclusione di un Concilio (Famiglia Cristiana, 29 dicembre).

Tra leggenda e realtà
Il testo finale del Te Deum è attribuito a Niceta, vescovo di Remesiana (Dacia inferiore), che lo avrebbe scritto alla fine del IV secolo.  Continue reading

È giusto tenere le braccia allargate durante il «Padre nostro» alla Messa? Una domanda sui gesti che accompagnano la recita del Padre Nostro durante la Messa. Risponde don Roberto Gulino, docente di Liturgia alla Facoltà teologica dell’Italia centrale.

Vedo che nella mia chiesa è molto diffusa l’abitudine di aprire le mani durante il Padre Nostro. Non è un gesto riservato al sacerdote? O è la posizione giusta anche per i fedeli? Tra i bambini invece c’è l’abitudine di prendersi per mano: è una cosa corretta?

Enzo Parrini

Immagino che la domanda si riferisca unicamente al contesto di una celebrazione eucaristica dato che nella preghiera personale, al di fuori di un ambito liturgico-celebrativo, ognuno può assumere la posizione che preferisce – chiaramente sempre nei limiti del buon senso e del rispetto del luogo, è evidente!

Questa libertà di scelta non è prevista nella liturgia proprio per la sua natura di preghiera della Chiesa e per la Chiesa, che ci permette di far memoria del mistero pasquale di Cristo – salvezza vera per noi oggi – seguendo un rito preciso definito dal Magistero.

Volendo essere in tutte le sue dimensioni una preghiera ecclesiale e comunitaria la preghiera liturgica richiede che tutti i gesti e gli atteggiamenti del corpo, oltre alle parole, debbano essere condivisi e vissuti insieme per un motivo preciso: «L’atteggiamento comune del corpo, da osservarsi da tutti i partecipanti, è segno dell’unità dei membri della comunità cristiana riuniti per la sacra liturgia: manifesta infatti e favorisce l’intenzione e i sentimenti dell’animo di coloro che partecipano» (Ordinamento Generale del Messale Romano, n° 42). Quindi insieme si sta seduti, ci alziamo in piedi, ci si inginocchia, si canta, si risponde, si ascolta…

Per quanto riguarda la preghiera del Padre nostro all’interno della celebrazione eucaristica le Precisazioni della Conferenza Episcopale Italiana ai Principi e norme per l’uso del Messale Romano, al n° 1, indicano che «si possono tenere le braccia allargate». Il testo aggiunge che tale gesto, «opportunamente spiegato, si svolga con dignità in clima fraterno di preghiera».

Perché c’è bisogno di una spiegazione e di un clima fraterno di preghiera? Perché normalmente, come già veniva indicato dal nostro amico lettore, il gesto delle braccia allargate è proprio del sacerdote come segno della sua preghiera di intercessione rivolta al Padre, per Cristo, nello Spirito Santo, a nome di tutta la comunità, e dovrebbe farlo solo lui (ed i sacerdoti concelebranti). Continue reading

Regole si o no? (Incontro con i genitori di elementare! (25-11-2018)

Iniziamo leggendo alcuni testi della Scrittura:

Genesi 3

1Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: «Non dovete mangiare di alcun albero del giardino»?». 2Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare,3ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: «Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete»». 4Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto!5Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male».

Esodo 20

Impegno e condizione dell’alleanza: la legge

1 Dio pronunciò tutte queste parole:

2«Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile:

3Non avrai altri dèi di fronte a me.

4Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. 5Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, 6ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.

7Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano.

8Ricòrdati del giorno del sabato per santificarlo. 9Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; 10ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. 11Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato.

12Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà.

13Non ucciderai.

14Non commetterai adulterio.

15Non ruberai.

16Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

17Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».

 

Formula catechetica

Io sono il Signore, tuo Dio.

  1. Non avrai altro dio fuori di me.
  2. Non dire il nome di Dio invano.
  3. Ricordati di santificare le feste.
  4. Onora tuo padre e tua madre.
  5. Non uccidere.
  6. Non commettere atti impuri.
  7. Non rubare.
  8. Non dire falsa testimonianza.
  9. Non desiderare la donna d’altri.
  10. Non desiderare la roba d’altri.

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Cosa sono i sacramenti? Hanno senso oggi?

I sacramenti trasmettono la vita divina all’uomo
Tanti battezzati che vivono al margine della Chiesa cattolica, tanti matrimoni che si spezzano, tante celebrazioni della Prima Comunione piene di pompa ma lontane dallo spirito evangelico… Ha senso oggi ricevere i sacramenti? Cosa apportano realmente?

I sacramenti contribuiscono alla santificazione dell’uomo, all’edificazione del Corpo di Cristo e a rendere culto a Dio. Come segni presuppongono la fede, ma allo stesso tempo la alimentano, la irrobustiscono e la esprimono attraverso parole e cose. Continue reading

Qual è la differenza tra confessione, riconciliazione e penitenza?

Insieme questi tre termini costituiscono il “Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione”. L’obiettivo è il “ritorno a Dio”
Confessione, riconciliazione, penitenza… In qualche modo, ciascuno di questi tre termini può essere usato per designare il “Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione”, nome ufficiale dato dal Concilio Vaticano II (1962) a questo sacramento.

È un segno, come gli altri – Battesimo, Matrimonio, Ordine, Confermazione, Eucaristia, Unzione dei Malati –, di dono gratuito di Dio. Continue reading

Perché il mio sacerdote si veste di rosa in questo periodo?

Il bel significato dietro il colore liturgico più raro

Per una domenica di Avvento e una di Quaresima, i preti cattolici hanno la possibilità di indossare una casula rosa.

Se il sacerdote sceglie quel colore, è probabile che esca dalla sagrestia spiegando, prima di iniziare la messa, perché indossa un paramento rosaceo. A volte il sacerdote potrebbe anche sembrare imbarazzato, soprattutto se i suoi parrocchiani sono un po’ ostici.

Sebbene la scelta del colore e i commenti del prete potrebbero suscitare nella congregazione una serie di risatine, i paramenti rosacei hanno fatto parte della tradizione della Chiesa per molti secoli. È infatti un bel colore, dal profondo significato simbolico.

Questo colore, che viene utilizzato solo due volte in tutto l’anno liturgico, è tradizionalmente associato ad un senso di gioia in mezzo a una stagione di penitenza. In entrambe le domeniche (“Gaudete” in Avvento e “Laetare” in Quaresima), il rosaceo ci ricorda che la stagione di preparazione sta arrivando al termine e si sta rapidamente avvicinando una grande festività. Continue reading

Chi erano i farisei, e perché erano così negativi?

Gesù ha avuto raramente parole di lode per questo gruppo religioso

Il Nuovo Tesamento mostra chiaramente come Gesù fosse deluso dai farisei. Lo dice varie volte, e si lancia anche in un lungo discorso sottolineando tutte le loro mancanze:

“Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; perché così voi non vi entrate, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci” (Matteo 23, 13).

Ma chi erano i farisei?

La Catholic Encyclopedia offre questa spiegazione:

Setta o fazione politico-religiosa tra gli aderenti al tardo ebraismo che nacque come classe verso il III secolo a.C. Dopo l’esilio, la forma di governo monarchica di Israele era diventata una cosa del passato, e al suo posto gli ebrei avevano creato una comunità che era metà Stato e metà Chiesa. Un crescente senso di superiorità nei confronti delle nazioni pagane e idolatre che li circondavano divenne una delle principali caratteristiche dei farisei. Veniva insegnato loro insistentemente a distinguersi dai propri vicini. Continue reading

Incontro con i genitori dei bambini di 2 elementare, Castelvetro 28/01/2018 – Come potranno conoscerlo se non ne hanno mai sentito parlare …?

 

I vostri bambini hanno iniziato il catechismo e noi siamo contenti per questo.
È un momento importante per loro, ma anche per voi. È il momento in cui quel Gesù, di cui dovrebbero aver sentito parlare e dovrebbero aver pregato in famiglia, di quel Dio che non è del tutto sconosciuto, e mi piace pensare così, si inizia a conoscere un po’ meglio.

Un evento che li ha portati, per quello che riescono, sono piccoli a prendere un po’ più di consapevolezza di quello che è stato proposto loro quando avete scelto prima il Battesimo, poi, ora, di mandarli a vivere quella che dovrebbe essere un’ esperienza per muovere i primi passi sulla via della fede.

In uno dei catechismi per i bambini leggiamo:
• Il Signore chiama tutti a partecipare alla sua vita divina, quando vuole e per le vie che lui stesso sceglie. Chiama anche i piccoli secondo un suo misterioso progetto di amore prima ancora che essi siano in grado di cercarlo.
• I genitori sono i primi a poter offrire ai figli fin da piccoli la possibilità di cercare Dio e di conoscere la via che conduce a Lui. Questo compito si presenta subito impegnativo. Molti genitori si intimoriscono di fronte ai propri limiti e carenze. È un atto di umiltà che manifesta saggezza, ma non deve degenerare nella sfiducia.
• Motivi di fiducia e di sicurezza nel vivere questo impegno educativo con i propri figli possono scaturire da queste persuasioni di fede: noi partecipiamo nell’ educare alla fede , voi genitori partecipate all’ azione di Dio, che è il primo educatore. Che l’ opera educativa del Padre si manifesta nella vita dei bambini attraverso il padre e la madre e ogni altra persona che si rende presente con amore e che continua nelle cose, negli ambienti e negli avvenimenti con i quali i bambini si incontrano. Che questa opera educativa di Dio è presente nella Chiesa.
• Dio dona le grazie necessarie nell’ adempimento di questo servizio faticoso ma autorevole.
• I bambini sono sulla via della fede quando giorno dopo giorno, in libertà, imparano a gioire e a vivere dei legami d’ amore con Dio e con le persone.
• Ora i bambini hanno una prima intuizione di un rapporto d’ amore quando in casa vedono la tenerezza, la premura che la mamma e il papà hanno tra loro e verso i figli, i piccoli favori che si scambiano le persone, l’ attenzione di chi ogni giorno si prende cura di loro pur non essendo genitore, l’ accoglienza l’ ospitalità che quelli di casa hanno per le altre persone.

Credo che queste brevi note ci dicano con efficacia l’ importanza del vostro, nostro compito nei confronti di questi piccoli che il Signore, perché è lui l’ autore della vita, ci affida.
Ritengo però importante interrogarci, rinfrescarci che cosa possa essere per noi la fede. Continue reading

CASTITA’

E’ quella virtù con la quale un uomo capace di provare passione riserva il suo desiderio erotico, in maniera consapevole e deliberata, per l’ amore e resiste alla tentazione di eccitarsi con altri mezzi o di usare gli altri come strumenti per raggiungere la propria soddisfazione.

da Youcat

Confermazione e Crisma

Confermazione

Dal latino firmatio = rafforzamento, fortificazione.
La confermazione appartiene, insieme al battesimo e alla Eucaristia, ai sacramenti dell’ iniziazione. Come discese sui discepoli riuniti a Pentecoste, lo Spirito santo discende su ogni  sul cresimando che ne chiede il dono alal Chiesa e lo fortifica perchè possa offrire una testimonianza di vita per Cristo

Crisma Continue reading