XXXII Domenica C, 2016 – La vita oltre la vita

 

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
(Lc 20,27-38)
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“ Mamma i bambini muoiono?”, mi chiese Hanna senza nessuna traccia di paura e di preoccupazione. Si era girata e aspettava una risposta. Mi dimenticai delle auto nel parcheggio delle apparecchiature dell’ospedale: la domanda di Hanna mi risucchiò, completamente. Esitai prima di rispondere. Avrei potuto dirle che i bambini non muoiono, è una cosa davvero rara e che lei non doveva preoccuparsene. (…)Nel mese appena trascorso, da quando Hanna si era ammalata, sentendo che non avevo niente da perdere, finalmente avevo cominciato ad essere onesta con me stessa e con la vita. “ Sì, Hanna, a volte i bambini muoiono”, le dissi. Ma prima di aver il tempo di ripensarci, una cosa mi saltò fuori dalla bocca: “Tu sai cosa succede quando muoiono?”, chiesi.”

Di fronte a questa domanda, che è una delle domande fondamentali la Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci risponde, assieme alla fede della Chiesa, che fra un po’ professeremo, in quella espressione: “Aspetto la risurrezioni dei morti”.
Proprio in questa settimana abbiamo celebrato la festa di Tutti i Santi e la Commemorazione dei defunti e ancora oggi il Signore pone davanti a noi la speranza cristiana della risurrezione, attraverso le risposte che i giovani della prima lettura danno a quel re che vuole costringerli a cibarsi di carni proibite, ma soprattutto attraverso l’ episodio del vangelo, di questa donna che ha avuto ben sette mariti, un episodio surreale, forse inventato ad arte da coloro che non credevano nella risurrezione.

Anche oggi di fronte alla domanda su ciò che attende l’ uomo dopo la morte, anche in tanti cristiani, le idee son un po’ confuse. “Qualcosa ci sarà”, “ reincarnazione”, “ rimarrà di noi solo un entità spirituale evanescente”, mentre la cultura atea e materialista, che impregna il nostro vivere nega vi sia un oltre, che la vita non abbia una meta e che vi sia una speranza.

Nel ricordo e nel suffragio dei fedeli defunti, che abbiamo vissuto, chiediamoci, di fronte alla parola del Signore che oggi ci viene rivolta, quale è stato il nostro atteggiamento nell’ andare a visitare i nostri cari al cimitero, è importante perché, come dice S. Paolo il nostro atteggiamento non diventi come quello di coloro “ che non hanno speranza” (1Ts 4, 12). Siamo andati certamente a fare memoria dei nostri cari, ma non solo, dovremmo anche essere andati a dare una testimonianza di fede nella Risurrezione. Ricordare è importante, ma se il ricordo è senza speranza è un ricordo vuoto.

È infatti molto diverso pensare che dopo la morte non vi sia più nulla, e quindi anche per i nostri cari non vi sia più niente, che non li rivedremo mai più; che tutto ciò per cui loro hanno lottato, amato, sperato, ciò che hanno creduto sia vanificato, anzichè pensare a loro e a noi come gente che un giorno si ritroverà nella pienezza di vita, di gioia, a cui parteciperà tutta la nostra persona, e non solo parzialmente , in Cristo per sempre in Dio.

Vediamo velocemente la risposta del Signore Gesù!
-A tutti quelli che pensano che non vi sia più nulla, come i Sadducei, Gesù dice: Attenzione non tutto finisce, la morte è una porta aperta su una realtà nuova, ma completamente diversa da quello che noi possiamo pensare e immaginare. Che non sarà un prolungamento della vita che abbiamo sperimentato qui sulla terrà, non conteranno più i parametri umani, perché saremo “uguali agli angeli”.

Vi è un aldilà, un oltre che ci attende. Un oltre in cui noi risponderemo di come avremo vissuto, come ci ricorda l’ evangelista Giovanni: “viene l’ ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna” (5,29). Il bene seminato fruttificherà in premio e il male commesso in punizione, non è quindi indifferente il credere o il non credere, ma questo ha anche un’ incidenza nella nostra vita pratica.

-Dice anche che la nostra non è una evanescente speranza, ma è ben fondata su Dio e sulla sua potenza: “ Dio è il Dio dei vivi e non dei morti” e “ I figli Dio sono anche i figli della risurrezione” proprio per quel rapporto particolare che vivono in Gesù Cristo con il Padre.

Gesù ha detto: “ Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me anche se muore vivrà” . Facendosi uomo il Figlio di Dio ha condiviso tutta la nostra umanità, quindi anche la morte per risorgere con il suo corpo glorioso, così anche noi, se crediamo e viviamo in Lui, moriremo per ritornare alla vita con tutta la nostra umanità, ma trasfigurata e per sempre dall’ amore di Dio: questa è la nostra speranza.

PS. Volete sapere quale fu la risposta di Hanna a sua madre:
“ Uhm, uhm, vanno in cielo a tenere compagnia a Dio”, mi strinse la mano con più forza e come un coniglietto si mise a saltellare sul marciapiede.”

Anche noi  chiediamo al Signore la fede pura e semplice di questa bimba e non abbiamo paura di metterci nelle sue  mani! Deo gratias, qydiacdon.

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