XVIII Domenica ordinario A – La compassione di Gesù

“Egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.”

Se anche tanti nel mondo soffrono e muoiono a causa della fame è per l’ egoismo e l’ avidità dell’ uomo, non perché il buon Dio non abbia dato all’ uomo di che sfamarsi. Il Signore sa ciò di cui abbiamo bisogno e quello che è necessario: “il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate”, ci dice Gesù.

Vi sono molte fami nel cuore dell’uomo. Quella materiale, è la fame corporale, vi è fame di giustizia, di verità, specie in questo periodo in cui tante certezze, sicurezze, valori sui quali abbiamo fondato le nostre vite non solo vengono messi in discussione, ma frantumati per un salto nel buio che non sappiamo a cosa condurrà. Anche nella comunità ecclesiale. O meglio lo sappiamo se ricordiamo le parabole della zizzania e della rete gettata nel mare che raccoglie pesci buoni e pesci cattivi.

Vi è fame di libertà e di normalità, specie in questo periodo in cui la nostra libertà è limitata per questa pandemia, ma non per tutti.

Vi è, però, una fame, per l’uomo d’amore: di sentirsi amato e di essere capace di donare amore, vero autentico, di fronte al quale i beni della terra hanno una incolmabilità che non ci soddisfa.

Le folle che sono andate in cerca di Gesù, che si è ritirato in luogo deserto e sono andati a cercarlo chissà quale tipo di fame avevano da soddisfare!

Cercavano solo guarigioni, o cercavano di più di cui la guarigione fosse segno? Non lo sappiamo perché solo il Signore sa quello che vi è nel cuore di ciascuno.
E Gesù sentì compassione per loro.
“Gesù conosce la compassione e vive la tenerezza. È un Dio che ama, che si lascia ferire, turbare, toccare. Compatire significa “sentire con”, “soffrire con”, “trovarsi di fronte a qualcuno che soffre e decidere di entrare nella sua vita, di assumersi il suo dolore come se fosse il nostro”. Questo concetto viene sviscerato attraverso dieci brani evangelici.” (La Compassione di Gesù. Meditazioni Bibliche)

La compassione di Gesù non è solo una compassione verso l’infermità fisica, ma è la compassione verso chi ha perso la strada, i punti di riferimento non sapendo più dove andare. Da questa compassione nasce il sacrificio di Cristo e nasce anche l’Eucaristia che stiamo celebrando in cui ancora si dona per sanare, guarire, rispondere, donare luce e speranza in un mondo che sembra sempre più essere avvolto dalle tenebre per la durezza del cuore degli uomini. Nell’ Eucaristia il Signore continua ad avere compassione per noi volendo stare con noi e in noi.

Dalla compassione di Gesù ci viene donata anche la Chiesa, fatta di uomini che purtroppo tante volte sono incapaci di fare il bene, “eppure Egli vuole che ci si preoccupi di fare quel po’ che si può. La sua grazia è sempre pronta ad intervenire anche in forma eccezionale e straordinaria, ma Egli richiede sempre la libera cooperazione dell’uomo” (Cardinal Giacomo Biffi)

“Voi stessi date loro da mangiare”
Nel vangelo sono i discepoli di Gesù che distribuiscono il pane e i pesci, quindi se questo vale per tutti coloro che esercitano un ministero nella Chiesa, vale per ogni battezzato. Ciascuno di noi deve diventare capace di “compassione” alla maniera di Gesù. Certamente sollevando situazione di povertà e di miseria, ma non dimenticando mai che il primo cibo di cui ha bisogno l’ uomo è Dio, è il Signore Gesù che ci viene a visitare e la sua parola, i sacramenti non riducendo il compito della Chiesa a quello di una ONLUS. Ciascuno di noi ha bisogno del Signore perché senza di Lui non c’è speranza, non c’è amore. Non c’è vita vera.

Vorrei terminare con un pensiero di S. Agostino “La lontananza di Dio equivale allora alla lontananza da se stessi: “Tu infatti – riconosce Agostino (Confessiones, III, 6, 11) rivolgendosi direttamente a Dio – eri all’interno di me più del mio intimo e più in alto della mia parte più alta”, interior intimo meo et superior summo meo; tanto che – aggiunge in un altro passo ricordando il tempo antecedente la conversione – “tu eri davanti a me; e io invece mi ero allontanato da me stesso, e non mi ritrovavo; e ancora meno ritrovavo te”

Questa consapevolezza ci dia la forza. Il coraggio e la speranza per testimoniare la compassione del Signore

Deo gratias, qydiacdon

 

Basta un poco… – Buona domenica! – XVII TEMPO ORDINARIO – Anno B ...

 

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