XVII Domenica ordinario A 2017 – Sapienza di Dio, sapienza del Regno …

In questa domenica Gesù ci parla ancora del Regno di Dio, cioè che Dio è il Signore, che regna con la forza dell’amore e che l’amore di Dio investe la nostra storia L’’uomo accogliendo questo dono diventa partecipe della Risurrezione di Cristo.

In una storia umana così intrisa di violenza, come anche quella attuale, pure attraverso anche segni di speranza e di bene, esattamente come ci veniva detto domenica scorsa nella parabola del grano e della zizzania, sembrerebbe un paradosso fare un’affermazione di questo tipo. Per comprenderla occorre essere dei sapienti, invocare il dono della sapienza, di una sapienza che non corrisponde al concetto di “sapienza” che si è andato imponendo nel percorso della storia .

S. Paolo, scrivendo ai Corinti dice: “Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dov’è il sottile ragionatore di questo mondo? Dio non ha forse dimostrato stolta la sapienza del mondo?”

Salomone nella prima lettura chiede a Dio: “cuore docile, perché sappia … distinguere il bene dal male” e rendere così giustizia al suo popolo. Sapiente è così colui che sa conciliare le ragioni di Dio con quelle della sua umanità. È colui che si arrende al progetto di salvezza di Dio nella propria storia umana compiendone la volontà.

Chi sa ripartire, ricominciare, perseverare, senza rinunciare a crescere, pur essendo consapevole della propria debolezza, della propria fragilità, del proprio peccato, perché fra quei pubblicani e peccatori che Gesù frequenta ci siamo anche noi è animato da quella sapienza che ci dice: “Prima della gloria c’è l’umiltà”. (Pr 15,33)

Questa sapienza costa sacrificio e fatica, ecco perché non è molto gettonata, forse perché non è frutto della conoscenza umana, ma dono che viene concesso a chi ne fa richiesta: “Al Signore piace chi invoca la sapienza”. (1 Re 3,10).

“Il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio”, scriveva ancora Paolo ai cristiani di Corinto il cristiano è chiamato e mandato ad essere testimone che non è impossibile veicolare i valori umani, quelli che potremmo mettere sotto l’etichetta del buonsenso, con quelli del Vangelo e della sua radicalità!
Un esempio? Pensiamo al valore della vita? Per il cristiano la vita è dono di Dio l’ uomo non è padrone, nessun uomo anche se è un giudice togato, anche e maggior ragione se ha il compito di curarla e di difenderla, di esserne a servizio come un medico o un paramedico.

Eppure in questi giorni il mondo, quello che non la pensa secondo il Vangelo, ci ha detto che non è così! Ci è stato svelato il volto antiumano di chi accanto al valore VITA aggiunge altro, come “qualità”, oppure “vi sono condizioni per cui non vale la pena vivere”. Così è stato ucciso un bambino in nome di una sapienza che non viene da Dio, ma che è arroganza dell’uomo, anche fra il silenzio accondiscendente o ambiguo di tanti.

Quando l’uomo rifiuta la luce che viene da Dio, da Gesù, dal Vangelo questo è quanto accade, a maggior ragione, perciò, noi siamo chiamati ad essere un piccolo riflesso di quella sapienza e di quell’ amore che ci è stato dato di conoscere attraverso Gesù Cristo!

Quel tesoro, quella perla preziosa di cui ci parla il Vangelo oggi! Cercatori di qualcosa di estremamente grande, di infinito, per cui vale la pena vendere tutto, lasciare tutto.
È interessante come questo coinvolga l’uomo qualsiasi, sia il ricco mercante, non vi sono distinzioni e come ambedue siano disposti a lasciare tutto quello che hanno. Il tesoro e la perla, il Regno di Dio è offerto a tutti coloro che per esso sanno dare tutto, lasciare tutto.

Proviamo a chiederci se noi siamo questi cercatori! Cosa stiamo cercando nella nostra vita? Interroghiamoci sulla nostra disponibilità a lasciare; è quel cammino di conversione continua a diventare dei “sapienti”, lasciando la mentalità “mondana” per acquistare quella evangelica, quella di Gesù. Così si attuerà, a piccoli passi, quella conversione permanente a cui tutti siamo chiamati

Nello stesso tempo, però, guardiamo dentro noi stessi, se di fronte agli accadimenti della nostra vita personale, ma anche di quella collettiva, di cui possiamo avere notizia attraverso quei mezzi che la tecnologia ha messo a nostra disposizione, se siamo disposti a prendere posizione per il Vangelo o se anche noi siamo fra quelli che se ne stanno zitti o che, esercitando la nobile arte del compromesso tentano di salvare sempre qualcosa, puntando al ribasso. Un po’ come quando si contratta al mercato sul prezzo. Il cardinal Biffi, nella sua sagacia, scrive che siamo un po’ come Rachele, “pur essendoci dedicati al culto del Dio vivo e vero, teniamo sempre nascosto qualche idoletto nella sella del nostro cammello”.

La Parabola della rete, come quella della zizzania, ci rammenta che comunque, se anche nel grande mare del mondo i pesci buoni e cattivi convivono, come gli uomini, alla fine della pesca, in cui viene raccolto ogni pesce ci sarà una separazione e buoni e cattivi non avranno lo stesso destino.

Se noi avremo vissuto una vita di comunione compiendo la volontà di Dio il nostro sarà un destino di comunione, se avremo vissuto una vita di lontananza dal Signore il nostro sarà un destino di lontananza da Dio, che, comunque, sa guardarci con occhi e cuore diverso da come guardano gli uomini.

Questo non ci sottrae dalle nostre responsabilità. Nella fiducia e nella speranza ricerchiamo ogni giorno la perla preziosa, il tesoro del Regno presente fra noi.

Deo gratias,qydiacdon

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