Un messaggio di gioia – III Domenica di Avvento, anno C

Rallegratevi sempre nel Signore
ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino.
Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino! (Fil 4,4.5)

Oggi, anche se ci incontriamo ancora con la severa figura di Giovanni Battista, che, dopo averci richiamato alla conversione Domenica scorsa, ci fornisce delle indicazione pratiche concrete, che valgono per tutti noi anche oggi, e non solo ai suoi tempi, è la Domenica in cui ci viene offerta l’ opportunità di riflettere su qualcosa che vorremmo sempre avere e che vorremmo per tutte le persone: la gioia.

L’antifona d’ ingresso che avete sul foglietto, riprendendo le Parole di Paolo, ci saluta dicendo : rallegratevi, ve lo ripeto rallegratevi!
Ma come si fa’ a rallegrarsi in mezzo a questa confusione, a questa situazione. Mi viene da pensare a quelli che hanno perso tutti i loro risparmi per sostenere le banche, a quella moglie che ha perso il marito, quella mamma che ha perso un figlio, o a quella signora che sono andato a trovare questa settimana e che, se anche ha perso già da diverso tempo la sua mamma e proprio il giorno di Natale, vive questi giorni nell’ amarezza … e poi a tutte le altre situazioni, video di terroristi religiosi islamici che ci minacciano, assieme a tutto il resto che ogni giorno i media ci propongono in una impietosa litania!

Qualcuno ha scritto: “ il nemico della gioia non è la sofferenza; è l’ egoismo, il ripiegamento su se stessi, l’ ambizione. L’ uomo ripiegato su se stesso è un riccio che mostra solo spine” ( Cantalamessa). Questo, però, nasce dal peccato dell’ uomo.        Eppure, anche io oggi non posso che ripetervi: Rallegratevi, rallegratevi, ma non perché sono un po’ partito con la testa, o perché comunque “tanto cosa vuoi che dica … è il suo mestiere!”
Il nostro modo di vivere e la nostra cultura attuale ci confondono e questo fa sì che spesso si prendano degli abbagli. Così molti, aiutati anche da tante proposte e da tante possibilità di godimento, di ricerca di piacere confondono la gioia con il piacere fine a se stesso, ma questa non è la gioia.
Cosa produce la cultura della ricerca del “piacere”, ad ogni costo, compresa la trasgressione? Squilibrio, esasperazione, nausea, disordine, esasperazione e infelicità, si può arrivare fino a non apprezzare più la vita stessa! Se di piacere si può morire, non si muore mai di gioia. Nella gioia nasce la vita, chiedetelo ad una mamma quando ha fra le braccia il bimbo appena nato!

Se ci illudiamo di potere costruire la gioia sulle cose, su ciò che noi possiamo umanamente costruire con le nostre forze, saremo smentiti immancabilmente. Ma allora dove nasce la gioia?

San Paolo ci fornisce la risposta: nel Signore, … il Signore è vicino … poi la prima lettura: “il Signore è in mezzo a te, tu non temerai alcuna sventura”… ed è così anche in questa Messa, ci crediamo o no?!

Leggiamo nel vangelo: “Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».(Lc 11,28), e noi sappiamo che beati significa felici, e chi è felice è certamente nella gioia.

Quindi che fare? Siamo pronti ad accogliere la gioia che il Signore ci vuole donare?
COSA DOBBIAMO FARE, ecco la domanda che possiamo rivolgere anche noi a Giovanni Battista. 

Cosa dobbiamo fare? Una domanda che nasce in noi quando ci troviamo di fronte a qualcosa d’ inaspettato, che in qualche modo ci sfugge e non sappiamo bene come reagire! La varia umanità che l’evangelista Luca ci presenta, è rappresentativa di tutti noi. Le sue risposte possono apparire banali, magari ci aspetteremmo chissà che cosa, ma non è così. Sono nello stesso tempo miti, semplici e profonde perché raggiungono l’ uomo nella sua situazione di vita concreta.
Condividete, siate onesti, non siate violenti … Certo questo richiede un cambiamento, ma un cambiamento che riguarda il modo con noi conduciamo la nostra vita. Questa vita, in questa situazione concreta ed è lì che sono chiamato a ricercare la volontà di Dio, a compierla e gioire.
Vediamo, giudichiamo, agiamo secondo quanto il Signore viene ad indicarci come cometa che guida il nostro cammino: l’ amore a Dio e l’ amore al prossimo.
Quell’ amore, come ci ricorda il Giubileo che stiamo celebrando, che passa attraverso la misericordia.
Ecco la conversione a cui ci richiama Giovanni, che non sta nel fare cose straordinarie, ma nel vivere in modo diverso le realtà della nostra vita quotidiana facendo trasparire quella gioia che ci portiamo dentro che viene dalla vicinanza con il Signore, è quella (affabilità) amabilità di cui parla Paolo.

Spesso noi siamo proprio come dei ricci, puntigliosi, scorbutici, scostanti, aspri, insoddisfatti e brontoloni, essere (affabili) amabili significa mostrarsi , tolleranti, accoglienti, non offensivi nei confronti degli altri, pazienti, capaci di perdono e di chiedere perdono … tutto questo, anche in mezzo alle tribolazioni, che purtroppo non mancano, per il di più della fede in un Signore che non vuole dei sottomessi, ma delle persone che amate sanno amare, e amando sono nella gioia e  veramente libere!
Concludo, con una frase di Madre Teresa di Calcutta: “ la nostra gioia è il modo migliore di predicare il cristianesimo” . Impegno per prepararci bene all’ incontro con Gesù nel Natale ormai prossimo.

Soli Deo gloria, qydiacdon.

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