Un attentato alla vita

 

Ennesimo attacco contro Vincent Lambert


Vincent Lambert, il giovane francese tetraplegico entrato in coma a seguito di un incidente stradale nel 2008 e scampato a una sentenza di eutanasia emanata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (sic!) di Strasburgo potrebbe trovarsi nuovamente in pericolo.

A darne notizia è l’Agenzia francese Medias-Presse-Info.
L’équipe medica dell’ospedale di Reims, dove si trova tuttora Vincent, aveva infine detto NO alla sua eutanasia dopo un’agguerrita campagna pubblica vinta dal Comitato Vincent Lambert sostenuto all’epoca anche da Generazione Voglio Vivere che aveva inviato dall’Italia 3.500 firme e a seguito del provvidenziale trasferimento del medico che si era battuto per privarlo di cibo e acqua.   La sorella Anne ci aveva anche scritto “Grazie a tutti per il vostro prezioso aiuto, per il vostro magnifico sostegno in questo momento di prova”.

Oggi, però, tutto potrebbe essere messo nuovamente in discussione…
Il 26 maggio, il nipote – ricorso in appello presso il Tribunale amministrativo di Nancy contro la decisione del Tribunale di Châlons-en-Champagn di non sospendere alimentazione e idratazione – ha reclamato di nuovo la testa dello zio, il quale, pur trovandosi in una struttura ospedaliera non del tutto adatta alla sua condizione, non intende affatto morire nonostante da 3 anni sia stato dichiarato in “in fin di vita” dalla lobby dell’eutanasia.

Lui è ancora lì, certamente starà soffrendo, ma è vivo e cosciente.

Il pubblico ministero ha chiesto una “procedura medica e collegiale” per porre fine ai suoi giorni.
Richiedi l’opuscolo sull’eutanasia!
Questa richiesta di morte ha assunto toni imperativi da parte degli aguzzini (tra cui il Consiglio dell’Ordine dei Medici) a causa della legge Leonetti, una legge eutanasica che eufemisticamente parla di “sedazione profonda e continua”.

Per noi italiani sarà bene ricordare che la Legge Leonetti rende vincolanti le “direttive anticipate di trattamento”, quelle che in Italia qualcuno voleva (e vorrebbe) far passare sotto l’acronimo di DAT – “Dichiarazioni anticipate di trattamento”, una procedura che se approvata introdurrebbe surrettiziamente in Italia l’eutanasia.

La vera soluzione per Vincent sarebbe quella di trasferirlo in un’altra unità ospedaliera attrezzata per le sue condizioni – non ne mancano – come richiesto negli ultimi 3 anni dai suoi genitori e dagli avvocati.

Preghiamo quindi per lui perché vinca anche questa ennesima battaglia per la vita, confidando in un altro miracolo oltre alla mobilitazione generale necessaria.

Cordialmente, Samuele Maniscalco.

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