Trasfigurazione del Signore A 2017 – Sei giorni dopo

“Sei giorni dopo”. Anche noi siamo qui, sei giorni dopo, (se non consideriamo la Domenica), celebriamo l’Eucaristia. In questa celebrazione, anche noi saliamo sul monte e come è successo assistiamo ad  una trasfigurazione, una metamorfosi: il pane e il vino non sono più pane e vino, ma diventano, realmente, il corpo e il sangue di Gesù, che è morto e risorto per noi. Facendo la Comunione  siamo anche noi assimilati con Lui per lasciarci trasfigurare.

Pietro, Giacomo, Giovanni sono i discepoli tentati dal “potere del mondo”, dal non accettare questo Messia, che non si impone con la forza, che è mite e umile di cuore, pur denunciando con fermezza tutte le contraddizioni che vi sono nel vivere il giusto rapporto con Dio, le defezioni di un rapporto di facciata e non vissuto con l’amore, con la passione, con il cuore.

In questa estate infuocata, il Signore conduce anche noi in disparte, per farci partecipi, più o meno consapevoli, ma anche responsabili di una grande realtà, che ci attende. È come se il Signore aprisse una finestra su quella che è che è la fine, la destinazione finale della nostra storia personale e di quella dell’umanità. La trasfigurazione è, infatti anticipazione della Pasqua, della Risurrezione, della gloria del Signore Gesù. Anche noi, nella risurrezione saremo trasfigurati e saremo tutti bellissimi, risplenderemo di luce, non nostra certo, ma di quella luce che ci viene dalla risurrezione del Signore Gesù.

Vi è però una parola che ci deve fare riflettere e che ci chiama tutti in causa: “Ascoltatelo…”. Oggi non tutti, anche tanti cristiani non ascoltano la voce del Signore che parla: nella celebrazione dei Sacramenti, nella celebrazione
dell’Eucaristia! Quanti di noi hanno la Bibbia o più semplicemente il Vangelo in casa e lo prendono, lo aprono per ascoltare il Signore che parla loro?

Cosa significa per noi poi ascoltare? Mi viene in mente l’immagine di Maria, la sorella di Marta e di Lazzaro, che accovacciata ai piedi del Signore lo ascolta e si lascia penetrare dalle parole di Gesù.

Oggi in un assordante chiasso di tante parole contrarie al Vangelo, quella che è la Parola di vita sembra essere sommersa, zittita, tranne quando l’uomo ha bisogno di verità, di senso, di conforto e di speranza, allora quella che è la Parola di verità si illumina dinanzi a noi per confermarci nella speranza, in quella speranza di eternità e di infinito, di vita che è racchiusa dentro ogni cuore. Anche per chi arriva solo alla fine a volgersi a colui che nella trasfigurazione ci dice che se anche il dolore, la sofferenza, che accompagnano la vita dell’uomo, quello non è ciò che ci attende.
Proviamo a ricordarcelo, a riprendere in mano questo Vangelo nei momenti di difficoltà, di prova, di sofferenza.

In quella parola ascoltatelo vi è anche il senso che Dio, in Gesù, ha detto la Parola ultima e definitiva per noi. Non vi è più bisogno di altre parole, Gesù, il Vangelo sono la parola definitiva attraverso la quale Dio si è dato conoscere a noi. Noi che spesso andiamo a cercare altrove senza tenere ben stretto in mano, ma soprattutto nel cuore e nella vita il Vangelo.

Vi è, però, già, per il cristiano anche  una “trasfigurazione” in atto, dal Battesimo, dai Sacramenti che riceviamo e, nella misura in cui si accoglie, la Parola di Gesù e da essa ci si lascia rinnovare nel cuore, nella vita, nelle opere per: “discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto”, come scrive Paolo ai cristiani di Roma, (Rm 12, 12), e vivere conseguentemente. Dall’ ascolto, che diventa accoglienza profonda di una Parola che non è lettera morta, ma “viva e penetrante”, nasce quel rapporto d’ amore che ci unisce sempre di più a Gesù e ci renderà sempre di più assomiglianti a Lui.
Magari arrivassi nella mia vita a poter dire con S. Paolo: “non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Gal 20,20).

Una trasfigurazione che traspare a volte quando le persone sanno prendere decisioni coraggiose, andando contro corrente e contro il comune sentire, secondo la via tracciata dal Signore nel Vangelo, nella sua Passione/Morte/Risurrezione.

Mi viene in mente ad esempio quei malati che mi è capitato di visitare, che vivono la loro condizione di sofferenza grave senza prendersela con il Signore, ma assieme a Lui. Ve ne è uno, che sto visitando in questi giorni, che mi accoglie e mi dice: “hai portato l’amico”, alludendo alla comunione che gli porto.

Una trasfigurazione che emerge nella vita dei santi, che stanno davanti a noi per testimoniarci come il Signore, se accolto senza tentennamenti ed incertezze, cambi la nostra vita.
Ma … Ma … alla fine di tutto rimane solo Gesù! Quel Gesù che noi conosciamo. Sul monte i discepoli hanno visto la bellezza di Dio, la Gloria di Dio, adesso c’è solo Gesù, con il quale scendono e anch’io, con loro e ancora siamo in cammino nelle strade del tempo, della vita, della storia di questo mondo, che vorremmo migliore, ma che è imperfetto, in cui dolore, violenza, sopraffazione, incredulità, ostilità a Gesù sono presenti e che è ancora in cammino verso la sua trasfigurazione.

Qualcuno ha scritto che: “E’ quel Gesù quotidiano, vorrei dire ordinario, che bisogna ascoltare con coraggio; è quel Gesù “e basta” che bisogna avere il coraggio di seguire per strade che devono attraversare il dolore, l’inferno e la morte. Nella passione quel Gesù racconterà incredibilmente la bellezza e porterà il Regno al cuore del dolore del mondo! Chi ha il coraggio di obbedire alla voce del Padre, ascoltando il Figlio amato, parteciperà con Lui e per Lui alla straordinaria impresa di trasformare il mondo portando la bellezza di Dio ed il suo Regno al cuore dell’uomo ma partendo dall’abisso del dolore. Il Centurione, dinanzi alla croce del Figlio dell’uomo, dinanzi al suo grido inarticolato ed alla sua morte riconoscerà paradossalmente quel bagliore del Regno … capirà che l’orrore della morte è stato abitato dalla bellezza di Dio: Davvero costui era il Figlio di Dio! (cfr Mt 27, 54).”

Allora dall’ alto monte, il Tabor, che è anche l’ Eucaristia che stiamo celebrando, scendiamo anche noi in silenzio, ruminando  quello che abbiamo contemplato, quello che abbiamo vissuto e il dono che ci è stato dato: Cristo in noi e per noi. Ci mettiamo ancora una volta in cammino e se la strada è quella di Gerusalemme verso la Passione e la Croce, la meta è la luce e la gioia della Pasqua, della risurrezione!

Deo Gratias, qydiacdon

 

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