Solennità di Gesù Cristo Re dell’ universo. –Anno b, 25-11-2018

Parlare di Re ci fa subito pensare a qualcuno forte, potente, che comanda, che si fa servire, che può decidere anche della vita e della morte delle persone. Chissà cosa farei io se fossi re anche per un giorno solo!

Quando si celebrava questa festa, ed io ero molto giovane e pesavo diversi chili di meno vi era un canto che oggi non si canta più, che diceva, però anche qualcosa di molto importante. Si cantava in latino, adesso messo in naftalina, ma che è ancora la lingua ufficiale della Chiesa.

Le parole, le dico in italiano suonavano, all’inizio così: “Cristo vince, Cristo regna, Cristo Cristo comanda! (…)” e terminava: “Tempi buoni verranno! La pace di Cristo verrà! Il Regno di Cristo verrà!”.

Queste due frasi ci ricordano delle cose e delle verità importanti che oggi gli uomini sembrano avere dimenticato. Tutto è nelle mani di Cristo, è Lui che ha in mano la nostra storia, anche quella personale, cioè la mia vita.

Oggi noi non ci ricordiamo più questa verità e viviamo come se fossimo i re della nostra vita, della nostra storia, senza pensare che noi non possiamo aggiungere neanche un giorno di più al tempo che ci è concesso di vivere e il tempo ce lo regala il Signore. Dobbiamo perciò viverlo bene facendo quello che il Signore Gesù ci ha fatto conoscere e ci ha lasciato come insegnamento e comandamento.

L’ altra cosa che il Regno di cui Gesù è re, che non è come i regni di questo mondo, abbiamo sentito la risposta di Gesù a Pilato: “Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù”, che viene già adesso, ma verrà nella sua grandezza, quando il tempo che noi ora viviamo finirà. Quello sarà il tempo buono, quello della vera pace e della vera gioia. Pilato crede di essere potente, pensa che Gesù sia uno dei tanti malfattori giudei che può rivoltare come un calzino, e lo prende anche in giro.

Noi, invece, guardiamo a Gesù che dice di essere Re, nel momento in cui subisce il processo che lo porterà poi alla Passione e al Calvario per morie in croce per noi.

Per capire che tipo di Re è Gesù, allora, guardando il crocifisso noi dobbiamo cambiare mentalità. Gesù ha detto: “I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno il potere su di esse si fanno chiamare benefattori.
Per voi non sia così; ma chi è il più grande tra voi diventi come il più piccolo e chi governa come colui che serve”.

 Bisogna passare, quindi dalla mentalità del volere essere noi il centro del mondo a mettere Dio e il prossimo al centro.
 Passare dalla mentalità di possedere a quella di condividere, Gesù ha fatto così, Lui, il figlio di Dio ha condiviso di essere uomo come noi in tutto tranne che nel peccato.
 Passare dall’ egoismo alla generosità.
 Passare dalla mentalità del farsi servire a quelle del servire, come ha fatto Gesù, quando ha lavato i piedi ai discepoli.

 Occorre far crescere in noi la mentalità del dono di sé che diventa servizio a Dio e all’ uomo. [voi bimbi fate qualche servizio in casa? E fuori?] Anche quando costa sacrificio, impegno fatica. Guardiamo il volto di Gesù crocifisso che è segnato dal Sangue, eppure, quello è il volto del vero, unico Re. Gesù continua a donarsi anche oggi nella Messa, nella Santa Comunione che riceveremo.

C’ è una frase nel Vangelo, ed è la risposta che Gesù dà a Pilato quando gli chiede se è re: “Tu lo dici”. Noi cosa diciamo? Accettiamo questo Re nella nostra vita? Ma facendolo regnare sul serio non per modo di dire, della serie: adesso dico che sei re poi io faccio come mi pare, altro che fare quello che mi dici.

A tutti noi anche se raggiungeremo chissà quale posizione sociale il messaggio che viene dato è ricordati, se segui Gesù che sei chiamato a servire come, Lui. Questo è l’essere re che abbiamo ricevuto nel giorno del Battesimo, quando siamo stati segnati sulla fronte con il sacro Crisma. Anche nella Chiesa, qualunque sia l’autorità che viene concessa, qualunque sia il ministero ricevuto è chiamato a servire, questa è anche la testimonianza che siamo chiamati a dare!

Difficile, ma “quanti cristiani anche oggi testimoniano, non con le parole, ma con la loro vita radicata in una fede genuina, di essere “occhi per il cieco” e “piedi per lo zoppo”! Persone che stanno vicino ai malati che hanno bisogno di un’assistenza continua, di un aiuto per lavarsi, per vestirsi, per nutrirsi. Questo servizio, specialmente quando si prolunga nel tempo, può diventare faticoso e pesante. È relativamente facile servire per qualche giorno, ma è difficile accudire una persona per mesi o addirittura per anni, anche quando essa non è più in grado di ringraziare. E tuttavia, che grande cammino di santificazione è questo! In quei momenti si può contare in modo particolare sulla vicinanza del Signore, e si è anche di speciale sostegno alla missione della Chiesa.” (da qumran 2.net)

Il Signore ci aiuti a servire e a farlo con gioia!

Deo gratias, qydiacdon

 

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