Si meravigliava della loro incredulità … ( Mc 6,1-6) – XIV Domenica anno B

 

Nel cammino che  stiamo facendo assieme a Gesù in queste Domeniche, è come se il Signore stesse componendo per noi un dittico! Da una parte la fede della donna afflitta dalle perdite di sangue, di Giairo, dall’ altra il dubbio, l’ incredulità, lo scandalo per chi, di fronte a Gesù, rimane solo al di fuori, all’ esteriorità.
L’ incredulità è quella degli abitanti di Nazareth, suoi compaesani, che presumono di conoscerlo bene. Conoscono i suoi parenti, pensano di sapere tutto ciò che lo riguarda e si scandalizzano perché ha la pretesa di porsi  davanti a loro come maestro che proclama la verità di Dio.

Come è difficile la fede.
La fede non è un fermarsi al “di fuori”, a ciò che presumiamo di sapere di Gesù, ma è  fare “ esperienza di Gesù”.

Quel conoscerlo intimamente, profondamente in un rapporto che non può rimanere a livello epidermico, ma che è unione intima, profonda, spirituale e perciò vitale.

Il grande male che colpisce i cristiani oggi   

è la presunzione della conoscenza di Gesù, della sua parola. Questa presunzione rammollisce, taglia l’entusiasmo della fede! Ci si chiude in un certo quietismo religioso e in una pigrizia spirituale che conduce a guardare e a vivere la nostra esperienza di fede con sufficienza, in modo statico.  A non riuscire più a stupirci, se non quando la nostra presunta conoscenza viene contraddetta; esattamente come succede agli abitanti di Nazareth.
Se anche siamo capaci di tracciare una specie di “carta d’identità” di Gesù, altrettanto non siamo capaci di accoglierlo come “persona viva”, e, con Lui, il Vangelo. Può succedere che noi pensiamo a Gesù come a un personaggio del passato, che ormai quello che aveva da dire ha detto perciò  lo diamo per scontato.
Non è così!. Gesù viene a noi ogni giorno e, venendo, porta con se sempre qualcosa di nuovo. Non viene mai nello stesso modo, esattamente come noi non siamo sempre gli stessi. Per questo non possiamo mai darlo per scontato, mai banalizzarlo.
Darlo per scontato ci immobilizza nella possibilità di sperimentare e riconoscere la sua vicinanza. Diventiamo ciechi, sordi e anche muti, incapaci di proclamare le grandi opere che il Signore compie. Non riusciremo a seguire l’ esempio di Maria: non potremo cantare il nostro “magnificat”, non avremo parole, non avremo il cuore.

Noi assomigliano
troppo spesso a “quei figli di Israele, una razza di ribelli che si sono rivoltati al Signore”, ma per il quale siamo sempre figli anche se “ testardi e dal cuore indurito” di cui parla la I lettura. Esattamente come accade ogni volta con il nostro peccato.

Ma la domanda fondamentale è: Chi è Gesù per me?
Gesù è “il nuovo di Dio” che entra nella mia storia, nella mia vita, nella grande storia e nella vita dell’ umanità.

Accettare il nuovo non è facile, né scontato perché ci disorienta. In qualche modo lo temiamo, e poi dobbiamo vincere la nostra ottusità e la nostra pigrizia.
Dobbiamo vincere i nostri schemi precostituiti su Dio che ci impediscono di vedere, di conoscere bene. Per gli abitanti di Nazareth come può essere il Messia uno che per trent’ anni ha fatto quello che ha fatto Gesù?

Come può essere così Dio?
Il Dio che sta nelle altezze, che i cieli non possono contenere, diventa prossimità di una vita qualunque, la mia, la vostra. Del resto la sua è stata  per un trentennio quella di un’infanzia normale, un lavoro artigianale imparato da Giuseppe.

Quante differenza con i “grandi” politici, banchieri, economisti che vogliono guidare la storia, ma stando fuori dal mondo e dalla storia, separandosi, non immergendosi, in quella realtà più comune, di tutti. Realtà fatta di fatica, di sacrificio, di attese deluse e tante cose da mettere in ordine per avere una vita dignitosa.
Ma questo è Dio! Dio che fa immersione di umanità non fittizia, non propagandistica, ma vera, piena. Lì, nell’ ordinario della vita risuona la voce di Dio, la voce del profeta. E per fortuna che Dio è così. Così Dio, in Gesù, è presente nell’ umile tessuto della nostra vita quotidiana e non accampa privilegi, ma sceglie di essere indifeso. Nello stesso tempo non indulge a compromessi per accattivarsi consensi e simpatie, ma fedelmente serve la verità, quella che il Padre gli ha detto di fare conoscere agli uomini.
Verità esigente, che impegna, che propone mete alte e che non ci può far rimanere accomodati e tranquilli, ma che ci chiede soprattutto di affidarci a questo Dio così insolito e compromettente e nello stesso tempo ci invia profeti del nostro e nel nostro tempo.

Soli Deo Gloria
qydiacdon

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