Ricostruzione tridimensionale dell’Uomo della Sindone

Mentre la Chiesa vive la sua Passione ed è in pieno caos, tanto a livello privato quanto a livello pubblico, e mentre Rai news, il Lunedì dell’Angelo, ha fatto bella mostra in Tv di un servizio benevolo e positivo sui riti Vudù ad Haiti, asserendo che essi sono il prodotto di una commistione fra credenze locali e Cattolicesimo (cenno subliminale ai frutti sincretici del dialogo interreligioso), nel primo pomeriggio del 20 marzo scorso, nell’Archivio Antico di Palazzo del Bo a Padova (storica sede dell’Università degli Studi di Padova dal 1493, tuttora sede del Rettorato e della Scuola di Giurisprudenza, nonché sede del «Teatro Anatomico» più antico del mondo), si è tenuta la conferenza L’Uomo della Sindone. Ricostruzione tridimensionale del corpo avvolto dalla Reliquia, tenuta dai Professori Giulio Fanti e Gianmaria Concheri dell’Università di Padova, Marco Conca di Milano, Luigi Mattei di Bologna; dall’artista figurativo Sergio Rodella (che rifiuta l’irrazionale astrattismo) e dai Dottori Matteo Bevilacqua e Stefano Concheri.

In tale contesto è stato reso noto il risultato clamoroso a cui un’équipe scientifica dell’Università e dell’Azienda ospedaliera di Padova è giunta: la Tradizione cattolica coincide con la scienza nel valutare il Crocifisso della Sindone.

L’équipe ha realizzato per la prima volta, grazie alla collaborazione dello scultore Rodella, un calco in gesso poi traslato in marmo: «Questa statua», ha spiegato il Professor Giulio Fanti, docente di Misure meccaniche e termiche all’Università di Padova che da anni studia la Sacra Sindone con le tecnologie più attuali, «è la rappresentazione tridimensionale a grandezza naturale dell’Uomo della Sindone, realizzata sulle misure millimetriche ricavate dal lenzuolo in cui fu avvolto il corpo di Cristo dopo la crocifissione. Riteniamo perciò di avere finalmente l’immagine precisa di come era Gesù su questa terra. D’ora in poi non si potrà più raffigurarlo senza tenere conto di quest’opera».

Se già l’Arte Sacra, degna di questo nome (trasmissione visiva di Verità, Bellezza, Bene), ha sempre tenuto conto dei canoni dell’immagine sindonica – il Cristianesimo nasce iconografico per volontà di Cristo stesso, visto che con l’atto della Risurrezione, Egli impresse la propria immagine sul Sacro Lenzuolo – ora gli artisti contemporanei che si cimenteranno nella rappresentazione del Figlio di Dio saranno ancor più responsabili nel tenere conto di questi indiscutibili dati scientifici.

Le parole espresse dal Professor Fanti impegnano tutta la scienza: «Per la tradizione cristiana l’immagine che si vede sulla Sindone è quella di Gesù morto crocifisso. E ormai anche la scienza è di questa opinione. Noi abbiamo studiato per anni usando le più sofisticate tecnologie in 3d l’immagine lasciata dal corpo sul lenzuolo. E la statua ne è il risultato finale». Secondo gli studi del gruppo scientifico Gesù Cristo era un uomo di bellezza straordinaria, longilineo, ma molto robusto, alto 1 metro e 80 (la statura media maschile dell’epoca era di 1 metro e 65) «e aveva un’espressione regale e maestosa», precisa Fanti.

La scultura, grazie all’uso del colore, presenta le ferite subite da Cristo durante il tragico martirio. «Sulla Sindone», ha spiegato ancora il Professor Fanti, «ho contato 370 ferite da flagello, senza prendere in considerazione quelle laterali, che il lenzuolo non riporta perché avvolgeva solo la parte anteriore e posteriore del corpo. Possiamo perciò ipotizzare un totale di almeno 600 colpi. Inoltre la ricostruzione tridimensionale ha permesso di ricostruire che al momento della morte l’uomo della Sindone si è accasciato verso destra perché la spalla destra era lussata in modo tanto grave da ledere i nervi».

In due anni di intenso lavoro il Santo Sudario è stato elaborato, millimetro per millimetro, partendo dalla doppia immagine, quella frontale e quella dorsale. Nulla è stato tralasciato, né della sua storia, né dei dati forniti dal tessuto e dall’immagine ivi impressa; così, incrociando tutte le informazioni si è ottenuta la massima compatibilità fra corpo avvolto e lenzuolo sindonico.

Il modello conferma la notevole rigidità cadaverica finora ipotizzata, inoltre manifesta novità come l’assenza di qualsiasi processo corruttivo del cadavere e la fuoriuscita del chiodo non nel polso sinistro, bensì nello spazio compreso fra le ossa metacarpali. Tutti gli indizi hanno portato alla conclusione che il Crocifisso qui studiato è lo stesso Gesù Cristo dei Vangeli, sono pertanto, ha ancora detto Fanti, «emersi vari dettagli medici che fanno capire quali torture ha subito per noi».

Da parte sua lo scultore padovano nel tradurre plasticamente il Crocifisso è riuscito a dimostrare che era possibile realizzare questa tridimensionalità: «Sono arrivato ad una conclusione che era impensabile perché gli americani dicevano che era impossibile riscostruire dalla Sindone il corpo».

La miracolosa immagine del Corpo incorrotto di Gesù, torturato in maniera indicibile, ancora una volta ha dimostrato l’indimostrabile: questo Corpo non è mai stato tolto dal Santo Sudario, ma è svanito.

Il Corpo trasfigurato scomparve d’improvviso. Un Corpo materiale e immateriale allo stesso tempo, perché miracolosamente entrò nella casa degli Apostoli, come illustra San Giovanni Evangelista: «La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse “Pace a voi!”. Detto questo, mostrò loro le mani e il costato» (Gv. 20, 19-20), quelle mani e quel costato che noi possiamo adorare nella prima Opera Sacra del Cristianesimo, fissata dalla Seconda Persona della Santissima Trinità nella Santa Pasqua dell’anno 33, e trasmessa lungo i secoli per ciascuno di noi.

Cristina Siccardi
Corrispondenza romana

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