MEDITAZIONE NELLA FESTA DELLA DEDICAZIONE DELLA BASILICA LATERANENSE

…” anche voi venite impiegati per la costruzione di un edificio spirituale, per una sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo …”

 Oggi celebriamo una festa particolare, quella della dedicazione/consacrazione della più antica cattedrale della  nostra storia ! Credo che sia un’ occasione importante che ci viene offerta per riflettere non tanto sull’ edificio, e la sua architettura, la storia, bella, importante, significativa. Per quanto bello un edificio  rimane pur sempre una struttura inerte e fredda se si prescinde da un’ altra chiesa, che è la comunità dei credenti, dei battezzati in Cristo che in essa si raduna, prega, celebra, vive il mistero dell’ incontro sacramentale con Gesù Cristo nella celebrazione dell’ Eucaristia, degli altri Sacramenti, nella preghiera. I motivi della riflessione sono numerosissimi, ne propongo alcuni!

La sede del Vescovo di Roma

Molti,  forse, pensano che la  “Chiesa” sede del vescovo di Roma, cioè il Papa, sia S. Pietro, ma non è così. È proprio la nostra basilica edificata sui terreni e sulla residenza dei Laterani, dopo la vittoria di Ponte Milvio di Costantino su 

Massenzio. Allora la prima cosa che mi veniva in mente è proprio  il compito e il servizio che ha il papa all’ interno della comunità cristiana, pensando anche all’ attuale papa Francesco, che ci “sorprende sempre” con la sua imprevedibilità, con il suo rompere un po’ tutti gli schemi.

Un servizio e un compito difficile quello di custodire l’ unità della Chiesa, la sua fedeltà al messaggio del Vangelo a come ci è stato trasmesso da Gesù, alla dottrina. Allora lo vogliamo ricordare, lo facciamo sempre in ogni Messa, ma oggi in modo particolare perché il Signore gli conceda quella sapienza, quella prudenza pastorale, quella luce dello Spirito necessario a svolgere questo servizio così difficile, ma così importante!

Il materiale da costruzione

Se voi costruite una casa cercate di adoperare  il materiale migliore, mica roba di scarto. Così anche per le chiese! Prendiamo ad esempio il nostro Duomo, la nostra cattedrale, mica hanno scelto delle cose così per renderla quel capolavoro che è.

Adesso però cerchiamo, facendo uno sforzo di immaginazione, di passare dalla costruzione Chiesa ad un altro edificio “Chiesa”. Quello di cui parla S.Paolo  nella seconda lettura quando scrive: “… voi siete edificio di Dio…” oppure, come dice anche Pietro. “ … anche voi venite impiegati per la costruzione di un edificio spirituale…”

È la Chiesa fatta da noi, dai cristiani. Quella Chiesa in cui siamo entrati quando l’ acqua benedetta del Battesimo è stata versata sul nostro capo e la nostra vita è stata risanata, guarita, come ci ricorda il profeta Ezechiele( 1 lettura).  Da noi che quando ci diciamo cristiani dovremmo pensare sempre molto,  perché vuol dire accettare Gesù come Salvatore, come colui che dà senso, significato, pienezza alla mia vita, ad ogni giorno ad ogni attimo! Colui che guida le mie scelte, che mi da luce nei momenti di buio e mi sorride nei momenti di gioia!

Insomma quella “pietra angolare”, cioè quella pietra che sostiene tutto l’ edificio della mia vita!

E allora stiamo attenti perché forse non è poi mica così vero! Oggi il mondo cerca di mettere e di indicare tante altre “pietre angolari” tante altri modelli, idoli sui quali siamo tentati di costruire la nostra vita e la nostra esistenza … ma quando arrivano le tempeste quella “casa” che è la nostra vita crolla. Succede, in questi giorni di maltempo, la televisione ne ha mostrato le immagini, quello che accade quando una tromba d’aria investe un abitazione o un tornado una città, come quando uno tsunami si abbatte sulla costa.Tutto crolla!

E guardate che bello; per questa chiesa di pietre vive Gesù si serva di pietre irregolari, come siamo noi originali, unici, diversi! Questo ci dice ancora una volta il modo di vedere del Signore che è molto diverso dal nostro, una cosa sola ci chiede di essere puliti.

Arriviamo all’ episodio del Vangelo! “ La casa del Padre mio non è un mercato

Questo Gesù con in mano  una frusta di cordicella mi inquieta un po’. Intanto perché mi fa pensare a quanto sia sincero il mio rapporto con Lui o se non sia come quello di quei commercianti del Vangelo che avevano trasformato il tempio, il luogo più santo per un ebreo in una specie di supermercato. Pensate che chiasso. Gente che contratta, ride, urla, si arrabbia …  Ma  può essere così la chiesa, anche se è l’ edificio?  Può essere così il mio rapporto con il Signore, una specie di compra – vendita?

A volte, invece, mi sembra che anche nel rapporto con il Signore ci comportiamo anche noi come dei commercianti. A scuola tante volte i miei studenti, mi dicevano: “ Prof. ci dice una preghierina perché dopo abbiamo questa verifica, questa interrogazione …” Certo, ma se poi va male perché non hai studiato non te la prendere mica con il Signore!”

Il tempio di Dio

Siccome Paolo dice che “ noi siamo tempio di Dio”, cioè che Gesù è in me che vuole abitare, che tutta la mia persona è chiamata a far posto alla Trinità; certamente il mio cuore, ma tutta la vita stessa  con tutte le cose che la caratterizzano, bellissima occasione, quindi, quella di oggi per chiederci per chi palpita, chi  desidera il mio cuore? Qual è per noi il tesoro che cerchiamo! Perché : “… dov’è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore…” dice Gesù!

In Gesù, e in Lui solamente, l’ uomo può incontrare Dio

Ultimo particolare! In un periodo come il nostro  sembra che ogni  proposta che viene fatta e parli di Dio  vada bene e che alla fine l’ una o l’ altra siano la stessa cosa. Tranne poi avere sotto gli occhi di tutti la persecuzione, ma anche a quella ci stiamo abituando perché ormai quello che avviene in IRAQ ad opera dell’ ISIS  è diventata la quarta o la quinta o l’ ultima notizia, tranne poi ritornare agli onori della prima pagina al prossimo occidentale decapitato. In questo variegato panorama, a scanso di equivoci, Gesù è l’ unico attraverso il quale l’ uomo possa vivere la sua autentica relazione con Dio. In Lui abita la divinità, in Lui Dio si rende presente fra noi, a noi parla, si rende intimo a noi stessi, ci rende capaci di amare diventando capaci di essere ultimi con gli ultimi. Che è la cosa più difficile per noi.

In Lui Dio ci salva donandoci una vita in pienezza: la vita eterna e la Risurrezione!

Il Signore ha detto che la sua casa è casa di preghiera, continuiamo allora nella preghiera di ringraziamento più grande  che Gesù ci ha consegnato che è la Messa e termino con  una citazione di S. Agostino fatta da un omileta che faccio mia:

 Vorrei infatti che chi mi ascolta vedesse con la mente ciò che io vedo; invece mi accorgo di non esprimermi in modo da riuscire nell’intento, soprattutto perché la visione pervade l’animo, per così dire, con la rapidità di un baleno, mentre l’espressione è tarda, prolissa e molto diversa; mentre questa si sviluppa, quella già si è ritirata nei suoi recessi.

(Agostino, De catechizandis rudibus)

 Soli Deo Gloria qydiacdon.

 

 

 

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