Meditazione con i ragazzi del campeggio su Ger 18,1-6 e Mt13,47-53 28 – 2016

Mi è sempre piaciuta l’ immagine del vasaio che lavora la creta, con le sue mani sapienti per fare il vaso. Ma la creta bagnata è un materiale certamente duttile, ma proprio per questo, può avere difficoltà ad assemblarsi, a stare insieme, ed ecco, allora, che il vaso si guasta, e il vasaio deve ricominciare da capo. Le mani del vasaio abili, ricominciano a impastare di nuovo l’ argilla, a svuotare, a rendere tonda, finché non prende la forma desiderata e il vaso è giunto a quella forma che era nella mente del vasaio quando si è messo all’ opera.

Quel vaso siamo noi che siamo tratti dalla terra. “L’argilla è informe, non ha nulla di attraente… senza Gesù siamo privi di qualsiasi bellezza! Egli però scava; nell’argilla si possono trovare anche sassi o altri elementi che fanno parte del terreno, come radici di piante, ecc., ed è proprio per questa ragione che il vasaio la porta a casa e la pulisce, la purifica. Vi sono tanti cristiani che non vogliono essere toccati dalle mani del vasaio, preferiscono restare argilla e basta: “Non scavare in me, non togliermi quelle pietre”, ma Dio ha un progetto per l’argilla e la prima cosa che fa la lava: noi credenti non siamo purificati finché non veniamo lavati con il sangue di Gesù. (…)    

Un uomo aveva visto un meraviglioso elefante scolpito nel granito. Saputo chi era l’ autore entrò nello studio dello scultore per ringraziarlo di aver fatto un’opera così bella. In quella occasione gli chiese: “Come è possibile ricavare una figura così perfetta da un blocco di granito?”. Lo scultore gli rispose: “Prendi lo scalpello e il martello, vieni qui, vicino a questo blocco di pietra e ti mostrerò come si scolpisce un elefante”. Il visitatore prese il martello con lo scalpello e si avvicinò al marmo e disse: “Cosa debbo fare ora?” , e lo scultore gli rispose: “Togli da quel pezzo di granito tutto quello che non sembra un elefante!”. Finche non abbandoniamo tutto quello che, in ciascuno di noi, non assomiglia a Gesù non saremo mai un vaso adatto per l’uso del Maestro.
Signore aiutaci, spezzaci, modificaci, formaci, fa tutto ciò che vuoi con ciascuno di noi, ma usaci! Vogliamo essere vasi adatti al tuo servizio, ma, se vogliamo esserlo, dobbiamo permettere al Vasaio di lavorarci.
Questo richiede l’ abbandono della fede nelle mani del vasaio. Non è facile abbandonarsi. Quanti dubbi, quante incertezze si possono presentare!
Di fronte alla morte, ad esempio!
Il nostro corpo va in tilt perché? Noi ci teniamo al nostro corpo eppure vi un inesorabile legge della decadenza, dopo una bellissima fioritura, come quella che state vivendo voi e che è meravigliosa … e allora vengono i dubbi, le incertezze, gli errori, a volte anche l’ abbandonare la fede nel Signore Gesù per andare dietro a filosofie che imbrogliano, che ancora rimettono l’ uomo, che è finito e limitato, come colui che può rispondere alla sua ansia di infinito, che mettono l’ uomo al posto di Dio.

I dubbi nascono, ci stanno, perché l’ orizzonte di cui noi parliamo è diverso da quello che sperimentiamo e viviamo e allora come fare?
L’ unica cosa è “abbandonarsi”, continuare a credere, come fa Giobbe, dopo essersi arrabbiato con Dio. Se noi ci abbandoniamo, ci lasceremo plasmare. Si aprirà sempre di più davanti a noi questo nuovo orizzonte che ci permetterà di leggere gli avvenimenti della nostra vita e della storia in modo diverso, in una nuova luce, che è piccola, ma che è l’ unica che può donarci le risposte che cerchiamo: la luce della fede, della Parola, della Risurrezione.

Qualcuno potrebbe dirmi: “ è facile per te che parli e che cosa mi dici del male, che sembra vincere sempre”, che anche oggi in questi giorni sembra essere scatenato con tanti morti innocenti, con tanta violenza che non risparmia nessuno,. Neanche un sacerdote che celebra la Messa?

Il Vangelo che abbiamo ascoltato, con l’ immagine di questa pesca che raccoglie una quantità grande di pesci, ma non tutti sono buoni, ci invita a riflettere!
Nel tempo e nella storia bene e male camminano assieme, come del resto dentro il nostro cuore. Spesso noi ci troviamo interpellati dal bene o dal male, ma siamo noi chiamati a dare la nostra risposta.
Ma cosa è bene o male o per noi?

È bene ciò che il Signore ci indica, ci suggerisce di vivere ed è male tutto ciò che è contrario. Alla luce della Parola di Gesù noi potremo capire quello che è buono e quello che è cattivo, nella nostra esperienza di vita. Spesso ciò che è buono e ciò che non lo è, ciò che è bene o ciò che è male non sono così distinti, così separati e allora occorre che si faccia chiarezza, questa chiarezza può avvenire solo sulla Parola di Gesù, con l’ aiuto e la forza della Grazia, e dello Spirito Santo.

Come il pescatore che ha pazienza oggi ci viene chiesto di imitare la pazienza di Dio.
Quella pazienza che Dio ha con noi, ma che ha con tutti, sapendo scegliere in quella che è la rete della nostra vita quelli che sono i pesci che possono essere mangiati e quelli che non possono esserlo, certi che alla fine il bene e l’ amore di Gesù vinceranno sempre se noi abbiamo fede in Lui. Del resto la vicenda stessa di Gesù che sulla Croce sembra il perdente per eccellenza lo dice.

La sua Risurrezione è quella vittoria che noi attendiamo su tutto ciò che vi è di maligno nel mondo e nel cuore di ogni uomo, donna, giovane, ragazzo. Il Signore ci ha assicurato che ci sta accompagnando: “Ecco Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”, certi di questa sua presenza non congeliamo il Vangelo, ma con intelligenza, apertura, disponibilità, portiamolo nella nostra vita.
Del resto il primo Vangelo è la persona stessa di Gesù.

Deo Gratias, qydiacdon

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