Ma cosa c’è da festeggiare? … ( unioni civili )

 

Di fronte all’arroganza e alla strafottenza del Presidente del Consiglio e della senatrice Cirinnà, alla timidezza di tanti politici, che amano definirsi cattolici, tranne poi rinnegare i punti fondamentali, come quelli non negoziabili sulla famiglia naturale, quella composta cioè da un uomo, una donna e figli, fondata su un legame stabile ( leggi matrimonio) in cui reciprocamente si assumono doveri, prima che diritti quello di ieri è stato l’ ultimo atto di un percorso che porta allo stravolgimento stesso del concetto di famiglia, per una società che non si sa verso quali orizzonti si sta incamminando.
Non si tratta infatti di dare legalità al riconoscimento di diritti ai quali già per altro si poteva accedere, ma di un mutamento antropologico che avrà conseguenze deleterie sui giovani e sulla società stessa, perché quando si demolisce quella che è la cellula fondamentale sulla quale la società stessa si basa, l’ edificio non può che crollare. Questo processo iniziato molti anni fa con l’ introduzione del divorzio, poi dell’ aborto, e adesso di quelle che vengono chiamate unioni civili, che altro non sono che una mistificazione del matrimonio omosessuale e il riconoscimento di forme di convivenza libere personalmente scelte, vedranno, come del resto è già stato preannunciato, un ampliamento dell’ impegno per il riconoscimento di altri pseudo diritti quali l’ adozione per le coppie gay e l’ eutanasia.

Vale la pena riprendere qualche stralcio di ciò che dice Silvio Fontana (Direttore dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân sulla dottrina sociale della Chiesa) nel suo articolo apparso su La nuova Bussola quotidiana.it.    

Il contenuto della legge ha gravissime conseguenze sociali. Il matrimonio e la famiglia sono potenzialmente distrutte. Tutto l’ordinamento giuridico, da una legge nazionale fino al regolamento di una scuola, dovrà essere inteso d’ora in poi come applicabile ad ogni tipo di famiglia. Tutte le politiche familiari – fiscali, abitative, scolastiche, giovanili, sanitarie …, dovranno essere svolte indifferentemente per le coppie eterosessuali sposate e con figli e per le coppie omosessuali naturalmente non fertili. L’omosessualità viene considerata utile per il bene comune e, quindi, dovrà essere insegnata nelle scuole accanto ad altre forme di relazione sessuale. Già oggi lo si fa ampiamente, ma di fatto. Da domani lo si dovrà fare di diritto.

La società viene concepita non come originata dalle famiglie, ma come una somma di individui che hanno diritto al riconoscimento dei loro desideri, qualsiasi essi siano, al di fuori di ogni norma naturale. Tra il potere politico che riconosce questi diritti e le lobbies che li promuovono si stabilirà una saldatura potente che stritolerà chiunque si ponga in mezzo. Non sarà più possibile parlare di bene e di verità nella sfera pubblica.

La strada è aperta all’approvazione di altre leggi nefaste e ingiuste, che stavano aspettando il lasciapassare della Cirinnà. Il ddl Fedeli, per esempio, che renderà obbligatorio l’insegnamento gender nelle scuole. Oppure il ddl Scalfarotto che impedirà di dire in pubblico ciò che si pensa a proposito dell’omosessualità e dell’omosessualismo. Si arriverà, come già ricordato sopra, all’adozione dei minori da parte di coppie omosessuali e, tramite la fecondazione eterologa, ormai completamente sdoganata dalle sentenze giudiziali e della Corte costituzionale, a forme di “famiglia” aperta e incrociata all’interno della quale i legami naturali saranno solo un ricordo.

La legge approvata dal Parlamento è ingiusta, dannosa, tragicamente contraria al bene della persona, della famiglia e della società. Il Presidente del Consiglio si dichiara cattolico. L’onorevole Boschi, ministro per i rapporti per il Parlamento si dichiara ripetutamente cattolica e, sono parole sue, «formatasi alle Giornate della gioventù volute da Giovanni Paolo II». Molti onorevoli del Partito democratico si dicono cattolici e i giornali li chiamano in gergo cattodem. A giungere in aiuto al governo in occasione della votazione al Senato erano giunti i parlamentari del gruppo guidato da Alfano, che si dicono cattolici. Molti deputati che hanno votato contro la legge Cirinnà appoggiano però il governo e continueranno ad appoggiarlo nonostante il loro voto contrario alla legge in questione. Questo panorama è squallido e indecoroso. Molti cattolici ne sono scandalizzati.

Durante il lungo percorso parlamentare del ddl Cirinnà, la base cattolica, e non solo, del nostro Paese si è mobilitata dando vita a due Family Day nel giugno 2015 e nel gennaio 2016. Le persone semplici che si sono assunte questo onere hanno salvato la faccia del mondo cattolico e il buon nome dell’Italia. Molte associazioni non si sono mai mobilitate e si sono adattate agli avvenimenti, quando non li hanno esse stesse promossi. Da parte della gerarchia ecclesiastica è prevalso il silenzio, quando non una comunicazione fuorviante. Nessuna traccia della Nota che i Vescovi avevano pubblicato nel 2007. Molti documenti del magistero, come la Nota della Congregazione della Dottrina della fede del 2003, sono stati trascurati o dimenticati.

Assieme alla voce di Silvio Fontana, vorrei aggiungere alcune affermazioni rilasciate da Costanza Miriano nella sua intervista ad In Terris quotidiano online.

“Il problema non è che due omosessuali si rechino davanti al pubblico ufficiale per formalizzare la loro unione, o che possano esercitare alcuni diritti sociali, ma è un problema di verità sulla persona umana e sulla famiglia, che non si generi confusione. L’essere umano nasce da un uomo e una donna, un maschio e una femmina, che si uniscono in matrimonio per garantire stabilità e sicurezza ai figli. Fatta salva la verità, facciano ciò che vogliono”.

La famiglia è una, da sempre e per sempre. Il Family Day ha annunciato la verità della persona umana contro chi sventola arcobaleni per coprire una propaganda ideologica dai colori tetri, aggressiva, un martellamento senza precedenti. Oltre un milione di italiani, con mezzi propri, spendendo soldi di tasca propria, in qualche caso dove sono davvero pochi, affrontando la fatica anche di ore di viaggio, si sono riuniti a Roma per dire che non cediamo al ricatto culturale, non ci beviamo la melassa del cambiamento di civiltà e progresso. È la politica che ha fallito, non il popolo delle famiglie”.

Alcuni politici hanno proposto un referendum abrogativo non per tutta la legge, ma per una parte di essa; ancora una volta l’ennesimo tentativo di rimanere con “ il piede in due staffe”, senza avere il coraggio della chiarezza e della verità.
Non trovo parole migliori per concludere che quelle, ancora una volta, di Silvio Fontana: “La speranza ultima però viene dalla fede nell’aiuto del Signore e dall’uso delle forze della ragione che Egli ha posto in tutti noi. Nei momenti di sbandamento generale bisogna aggrapparsi con maggiore forza a Ciò Che Conta e lì ritrovare la forza e il coraggio di riprendere la lotta.”

dqy

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