La sfortuna dell’ Ateo*

Quanto sia grande la nostra fortuna, ( di credenti), soprattutto se ci si rende conto davvero della poco invidiabile condizione degli atei. I quali, messi di fronte ai guai inevitabili di ogni percorso umano, non hanno nessuno con cui prendersela. Un ateo – che sia veramente tale – non trova interlocutori competenti e responsabili con cui possa discutere dei mali esistenziali, e lamentarsene.

Non c’è nessuno contro cui ribellarsi, e ogni sua contestazione, a ben pensarci, risulta un po’ comica. Di solito, in mancanza di meglio, finisce con l’ aggredire i credenti; ma è un bersaglio che non è molto appagante, perché i credenti ( se sono saggi) se ne infischiano di lui e non gli prestano molta attenzione.

Un ateo, se non vuole clamorosamente rinunciare a ogni logica e a ogni coerenza, è privato perfino della soddisfazione di bestemmiare. E questa è la più comica delle disavventure.

Clave Staples Lewis ( l’ autore delle famose Lettere di Berlicche) , ricordando il tempo della sua incredulità, confessava: “Negavo l’ esistenza di Dio ed ero arrabbiato con lui perché non esisteva”

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*Da: La fortuna di appartenergli – Giacomo Biffi- edizioni studio domenicano

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