La commissione che restringe il nostro spazio (Commissione voluta dalla Boldrini)

Caro direttore,

stavo per scriverti una seconda lettera per commentare altre pagine del grande Chesterton, quando ho letto una notizia molto preoccupante, per la quale, probabilmente, sarebbe stato il Chesterton vivente a scriverti. Accetta questo mio piccolo contributo e dalla prossima settimana riprenderò a parlare del nostro amico.

La notizia che mi lascia sbalordito è questa: la presidenta della Camera, tale Laura Boldrini, ha istituito una commissione contro l’odio (la denominazione ufficiale è “commissione sull’intolleranza,la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio” (sic!), che in questi giorni ha terminato i propri lavori, svolti, immagino, in un clima di grande amore e tolleranza. Come frutto di tale tenero lavoro, è stata depositata una relazione che non può non far inorridire tutti coloro che hanno a cuore l’articolo 21 della Costituzione che tutela la libertà di opinione e l’articolo 33 che tutela la libertà delle arti e della scienza e quella del loro insegnamento.

Infatti, il quotidiano La Verità ha pubblicato alcune delle raccomandazioni contenute in detta relazione. Enumero e commento.

1)”Approvare alcune importanti proposte di legge all’esame delle Camere, tra cui quelle sulla cittadinanza e sul contrasto dell’omofobia e della transfobia”. E’ quasi inutile ripetere che la legge sulla cittadinanza già c’è e funzione e la presidenta della Camera dovrebbe saperlo. Il contrasto all’omofobia, così come viene configurato dai compagni della Boldrini, si tradurrebbe praticamente nella scomparsa, appunto, della libertà di pensiero e di opinione. Basti pensare che in Spagna un Cardinale è sottoposto a giudizio per il solo fatto di avere ripetuto, in una omelia, la dottrina cattolica circa i temi dell’omosessualità. Se dovesse passare la legge così come richiesta, calerebbe il silenzio su tutta quella questione. Ma per par condicio occorrerebbe allora prevedere anche il reato di eterofobia! Così, silenzio assoluto. Si potrebbe parlare solo di calcio!

2)”Sanzionare penalmente le campagne d’odio (insulti pubblici, diffamazione o minacce) contro persone o gruppi”. Mi sembra addirittura al limite del ridicolo pretendere di sconfiggere l’odio per via di legge ed anche molto presuntuoso, visto che per tale impresa si è scomodato addirittura Dio donandoci Suo Figlio ed il compito non sembra ancora finito. Poi, la prima a dover essere perseguita è proprio la presidenta della Camera, la quale, ogni volta che parla (e purtroppo troppo spesso) non fa che offendere qualcuno. Ultimamente ha tacciato di ignoranza chi non la pensa come lei. Qui, poi, c’è un grande equivoco, su cui torna spesso, e giustamente, il nostro comune amico Robi Ronza: si sta dando per scontato che se uno ha un’idea diversa dalla mia debba per forza odiarmi. Ma che l’ha detto? Chesterton ha polemizzato tutta la vita con B. Shaw, ma ha anche sempre detto che egli era il suo migliore amico. Tacciare di odio chi la pensa in modo diverso costituisce il modo più subdolo per far fuori la libertà di pensiero.

3)”Rafforzare il mandato dell’UNAR”, che fino ad oggi è stato lo strumento scorretto (e fuori di competenza) con il quale sono state valorizzate tutte la organizzazioni LGBT e censurate tutte le altre associazioni.

4)”Rafforzare nelle scuole l’educazione di genere e l’educazione alla cittadinanza, finalizzata agli obiettivi di rispetto, apertura interculturale, interreligiosa e contrasto a intolleranza e razzismo”. Il solito ipocrita giro di parole con le quali le stesse organizzazioni LGBT entrano di soppiatto nelle scuole solo per propagandare l’ideologia “gender”. Anche questo punto dimentica la nostra Costituzione, la quale riconosce il diritto all’educazione solo e unicamente ai genitori, i quali devono poter dire l’ultima parola su quanto avviene nella scuola su questo tema. Nulla di delicato può avvenire nella scuola senza il consenso informato della famiglia.

4)”Prevedere l’istituzione di un giurì che garantisca la correttezza dell’informazione e sollecitare l’ordine professionale e il sindacato dei giornalisti sul controllo della deontologia professionale”. Con questa raccomandazione si vuole far fuori la tanto conclamata libertà di stampa. Durante il ventennio fascista si parlava di Minculpop ed il pensiero unico era totalmente controllato dal potere. Oggi si vorrebbe fare altrettanto con un organismo dal nome più gentile (giurì), ma con le stesse pratiche funzioni.

Caro direttore, sono impressionato da questa considerazione: ci sono uomini e donne che si proclamano ardenti antifascisti, ma che sui temi del libero pensiero cercano di comportarsi esattamente come i fascisti. Tutto ciò deve essere contrastato apertamente e fortemente in sede civile. Ma anche la Chiesa dovrebbe preoccuparsi, perché si sta sempre più restingendo ciò per cui, anche noi laici, ci siamo battuti per molti anni: la “libertas Ecclesiae”.

di Peppino Zola
lettera pubblicata ne: La NBQ

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