L’ amore non si mercanteggia …mercanteggiare con Dio.

III Domenica di Quaresima – Gv 2,13-25

 

Il vangelo di oggi ci presenta un Gesù sconcertante, scioccante,  “fece una frusta di cordicelle e scacciò  tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi, gettò a terra il denaro dei cambiamonete  e ne rovesciò i banchi …” . Lui che dice : “imparate da che sono mite e umile di cuore”. Allora questo gesto di Gesù deve essere capito e interpretato bene e ci obbliga a fare una riflessione seria su cosa vi è dietro e che cosa vuole significare!

Voi sapete che vi è tutta una “pedagogia” dei gesti, cioè trasmettere messaggi, contenuti attraverso gesti che si compiono, più che attraverso le parole! Paolo VI, quando arrivò da Arcivescovo alla Diocesi di Milano, baciò la terra della Diocesi Ambrosiana.

Il gesto di Gesù obbliga ciascuno

ad interrogarsi, oggi come allora, sul modo in cui si vuole incontrare Dio. Vogliamo incontrare Dio in modo vero e autentico oppure attraverso la logica del io ti dà, tu mi dai; del baratto, della compra-vendita. Quando io mi metto alla presenza del Signore sono con la volontà sincera di pormi in ascolto,  di Lui, della sua parola oppure vengo per compiere degli atti religiosi, che dovrebbero, certamente,  pormi in comunione con Lui, ma questo non avviene perché il mio cuore non è sincero, non è in comunione con il Signore?

Ecco perché dovremmo sempre preparaci alla preghiera, alla Messa, a qualsiasi  gesto nel quale ci  mettiamo  alla presenza del Signore e verificare quali sono le nostre disposizioni interiori, in pratica com’è il nostro cuore!

Vi è una frase nel Vangelo che dovrebbe riempirci non dico di paura, ma di un sano timore: “Egli infatti conosceva quello  che c’è nell’ uomo”. Il signore guarda lì dove nessuno vede, dove sono  i pensieri più nascosti.  Dove si è  nudi, dove si è veri. Ma non come  giudice terribile, anche perché il “giudizio” lo facciamo noi, a seconda di come rispondiamo ai suoi  inviti e alla sua pazienza, al contrario se siamo caduti e abbiamo offuscato la verità del Vangelo con il nostro peccato  Lui viene per risollevarci e sussurrarci: rialzati, riprenditi,  io sono qui ti rinnovo la mia fiducia. Dove vi sono lacrime di dolore e di sofferenza per asciugare e guarire un cuore che è pieno di amarezza e sta per cedere alla disperazione … dove vi è gioia per condividerla con noi …

Ma il cuore è anche il luogo dove il Signore vuole abitare, per illuminare poi tutta la nostra esistenza, la nostra vita concreta quotidiana: uomini e donne in cammino per “salare  illuminare” questo nostro tempo rendendolo saporito e illuminato da quell’ amore che Gesù ci ha insegnato. Non si può essere falsi, doppi nell’ amare. L’amore non si mercanteggia, si dona. Mercanteggiare l’ amore vuol dire commettere quanto vi sia di più tremendo nei confronti   della persona. Soprattutto quando questa è uno di quei piccoli, di quei poveri verso i quali Gesù non esitava a chinarsi e a tendere la mano.

Un commentatore ha scritto: “Tempio di Dio è l’uomo: non farne mercato! Non umiliarlo sotto le leggi dell’economia. Non fare mercato del cuore! Sacrificando i tuoi affetti sull’altare del denaro. Non fare mercato di te stesso, vendendo la tua dignità e la tua onestà per briciole di potere, per un po’ di profitto o di carriera.” ( Ronchi).

 Luogo, tempio del Signore è la comunità dei credenti che sarà più vera, più autentica nella misura in cui il rapporto con il Signore sarà trasparente, cristallino, fedele alla verità del Vangelo, nella misericordia, ma senza ambiguità o compromessi fedeli fino in fondo, come sta accadendo per  tanti martiri che anche oggi, XXI secolo, versano il sangue per e in nome di Cristo. Ciò potrà accadere nella misura in cui ciascuno di noi vivrà un rapporto vero e autentico con Gesù.

Come si fa? Bè la prima lettura ci dà l’ indicazione: I comandamenti sono queste avvertenze, queste indicazioni che ci vengono date dal Signore stesso per vivere un vero rapporto con Dio. Un rapporto che non passa né attraverso il rigorismo della regola, né in un chiudersi intimistico staccato dalla vita.

Gesù ne farà la stupenda sintesi nel grande comandamento dell’ amore che consegna ai suoi, cioè a noi.

Stiamo vivendo questo bel tempo di Quaresima, questa occasione importante che ogni hanno si rinnova.  Una tradizione che avevano le massaie di un tempo che non è mica la preistoria, non tanto lontano da noi, era quella di fare le cosiddette “ pulizie di Pasqua”…. Pensiamo , quindi, a come fare una pulizia interiore, tenendo il vero e l’ essenziale, buttando il superfluo e quanto sciupa la nostra bellezza di essere Figli di Dio amati!

Soli Deo Gloria, (qydiacdon) .

 

 

 

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