Immersi nella nostra vicenda umana, quella quotidiana e quella del mondo, siamo chiamati anche noi … – Festa del Battesimo del Signore

   ( Giovanni)  7E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. 8Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». 9Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. 10E subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. 11E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento». (  MC 1, 7-11 ) 

Abbiamo lasciato  da pochissimo Gesù piccolo, adorato dai magi che tornano, dopo aver offerto i loro doni, per un’altra strada. La strada della fede che anche noi siamo chiamati a percorrere in un continuo riconoscere la presenza dell’ Emmanuele, di “Dio con noi” e nell’ annuncio della sua presenza nel mondo.   Oggi ritroviamo Gesù adulto sulla riva del fiume Giordano, fra la gente che è venuta ad ascoltare il rude Giovanni Battista, che richiama alla conversione al cambiamento di vita e annuncia uno più forte al quale non è degno di sciogliere il legaccio dei sandali che battezzerà in Spirito Santo. E questo più forte, atteso per tanto tempo dal popolo d’ Israele per trent’ anni non ha detto niente, non ha fatto chiasso, non ha suscitato un movimento d’ opinione, non ha organizzato nessuna associazione per una lotta armata contro l’ occupante, invasore romano, passa trent’ anni di cui i Vangeli non riportano nulla.

 La parola battesimo significa immergere. Quella dei trent’ anni passati a Nazareth è stata un immersione piena, totale di Cristo nella nostra esperienza umana, non per modo di dire, senza esclusione di sorta, certo tranne la realtà terribile del peccato che allontana l’ uomo da Dio, da se stesso, dagli altri. Quel Gesù che: “ ha lavorato con mani d’ uomo, ha pensato con mente d’ uomo, ha agito con volontà d’ uomo, ha amato con cuore d’ uomo” ( G.S. 1386 )

 Un commentatore ha scritto: “ Mi piace pensare Gesù mescolato a elementi poco raccomandabili e forse per niente rispettabili, in mezzo ai paria, come un paria. Un povero come tanti altri, uno dei tanti non garantiti, uno senza potere, uno senza pedigree. ( In : Abbiate sale in voi stessi –ed. Effatà)  L’ amore di Dio è per tutti, il regno di Dio è annunciato a tutti e in modo del tutto singolare è annunciato a quelle categorie che non corrispondono ai nostri criteri di  efficienza, di funzionalità umana. Per esemplificare quelle categorie che sono nominate nella parabola degli invitati al banchetto, che sono gli storpi, gli zoppi i ciechi. Gesù nello svolgimento della sua missione continuerà ad immergersi nella nostra umanità incontrando proprio queste categorie, quelle degli esclusi dal club dei sani, dei puri e bravi,  del perbenismo, delle convenzioni sociali, Eppure è guardando Gesù in quella situazione concreta, tra quei poveracci e peccatori, che Dio prova struggente tenerezza e assicura che lui, Gesù è l’ “amato”, il Figlio, Colui che  lo compiace.

Questo non solo ci dice che siamo interessanti per Dio, ma ci fa capire quale sia il suo stile, il suo look: Il Look di Dio è  lo stile Betlemme: quello dell’ umiltà! Quell’ umiltà che colma la distanza che vi è fra il più forte e colui che è meno forte, fra Dio e l’ uomo. Dio non è il Dio  che vuole l’ uomo sottomesso, ma  che vuole l’ uomo figlio.

 

A quanti l’ hanno accolto, ha dato il potere di diventare Figli di Dio, a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati … ( Gv 1,12-13 ) ci ricorda l’ evangelista Giovanni.   Ecco allora che il nostro pensiero, come avviene sempre in questa festa non può non andare che al nostro Battesimo, dono di un amore sempre più grande, dopo che l’ amore di Dio ci porta all’ esistenza!

Figli di un Dio che non è lontano, che sta fra le nuvole, ma è il Dio che si fa vicino, che non ha paura di abbassarsi, non un Dio “ che vuole la morte del peccatore e di  chi sbaglia, ma che si converta e viva, che non ha creature di seria A al maschile e creature di serie B al femminile, un Dio che libera e non opprime al punto che l’ uomo può insultarlo, rinnegarlo, deriderlo e non viene incenerito, annientato, ma se torna pentito è perdonato, riaccolto e il cuore di Dio è colmo di gioia.

 Figli di Dio nel Figlio: Gesù. Leggiamo nel vangelo: Tu sei il Figlio mio l’ amato! In Cristo il Padre lo ripete a ciascuno di noi.

Coraggio, quindi, anche io sono questo figlio amato da Dio, ma soprattutto amato gratis! In un mondo in cui tutto si paga, tutto viene mercanteggiato, in cui si” spende denaro per ciò che non è pane, e il nostro guadagno per ciò che non sazia”, come ricorda il profeta Isaia,  vi è qualcuno che ci ama non perché siamo bravi, siamo buoni, siamo capaci, simpatici, attraenti, ma semplicemente perché siamo! Così come siamo, senza nessun’altra specificazione!

Il Padre aggiunge anche: “ In te ho posto il mio compiacimento”.

Il Padre gioisce del Figlio.  È come dire: “ Guarda che io sono orgoglioso di te, sono fiero, sono sicuro che non mi deluderai, ho fiducia in te, sono sempre con te”. Quale figlio non è contento quando il proprio padre gli dice così?   E Gesù nella sua vita farà proprio così, sarà fedele al compito, alla missione che il Padre gli affidato, non si tirerà indietro nemmeno sul di fronte alla Passione e alla Croce preoccupandosi di noi e per noi, perché gli è stata affidata la missione di rivelarci quanto sia  immenso l’ amore di Dio per noi. Si preoccupa talmente di noi che, sapendo come da soli sia difficile per noi camminare sulla strada che ci ha indicato ha voluto rimanere con noi nell’ Eucaristia, pane del cammino, presenza viva reale di Lui stesso al nostro fianco.

Ancora nel Figlio, lo ripete anche a ciascuno di noi, dal giorno del nostro Battesimo.

Allora come  faremo a far gioire Dio anche noi? Perché questo è il suo sogno: il sogno di  Dio, che  anche di noi vuole compiacersi!  

 Anche su di  noi si è posato lo Spirito già nel Battesimo, poi nella Cresima! La risposta potete intuirla!  Ripercorrere la strada che ha percorso Gesù. Con un antefatto, però: quello di accogliere e riaccogliere il nostro Battesimo, che, avvenuto per la stragrande maggioranza di noi quando eravamo infanti, corre davvero il rischio di essere messo nel dimenticatoio, tranne, poi, se va bene, rispolverarlo magari quando siamo prossimi alla partenza, al passaggio definitivo, avendo perso, così un’ occasione  che  avrebbe dato una svolta unica alla nostra vita.

Riprendiamo la consapevolezza della nostra grande dignità: quello di Figli di Dio, amati. E come Gesù immergiamoci in questa umanità che è in cammino. Preoccupiamoci degli altri suoi figli e nostri fratelli. Un umanità smarrita e provata come non mai anche dalla violenza di questi giorni, in cui si uccide in nome di Dio, portando dentro quella che è la grande rivelazione che Gesù ha fatto conoscere: che Dio è amore! Se Dio è amore allora dobbiamo fare agli altri ciò che vorremmo gli altri facessero a noi. Cosa desideriamo di più se non essere amati.  É nell’ amore che nasce la pace, che è possibile rispettarci e convivere.

 Immersi nella nostra  vicenda umana, quella quotidiana e quella del mondo, siamo chiamati anche noi a compiacere a Dio, facendo e accogliendo la sua volontà e annunciando un Dio che ben conosce la nostra situazione e la nostra condizione, e che per questo si fa vicino!

Soli Deo gloria, qydiacdon

 

 

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