Il Regno di Dio comunque cresce – XVI Domenica ordinario A

Gesù ci parla del regno e lo fa attraverso queste tre parabole: il grano e la zizzania, il granello di senapa, il lievito che fa fermentare la pasta.

La spiegazione della parabola del grano e della zizzania la dà il Signore stesso.
Cosa accomuna queste tre parabole? Vi è qualcosa che cresce. Questo qualcosa non è indefinito, si chiama: Regno di Dio. Nel grande campo del mondo grano e zizzania crescono assieme, ne abbiamo il riscontro ogni giorno. Quanto male è disseminato, ma vi è anche tanto bene. A volte l’erbaccia della zizzania sembra prendere il sopravvento e soffocare il buon grano, eppure tutte e due continuano a crescere fino alla maturazione, fino al tempo della raccolta.

Non guardiamo, però, solo fuori di noi ma anche dentro di noi, dentro il nostro cuore dove grano e zizzania convivono e che generano male nel mondo, nella società, nella Chiesa.
Sì, purtroppo anche nelle comunità cristiane buon grano e erbaccia convivono.
Nella richiesta dei servi di estirpare l’erbaccia vediamo “quei fanatici dell’ordine, quei giardinieri modello, quegli artisti del paesaggio come al tempo rococò che sognano giardini alla francese, in cui tutto è tagliato secondo le regole.” (cfr. La Chiesa. it) Quelli che vorrebbero una Chiesa di soli puri, tentazione da cui non sono state immuni nel passato anche certi gruppi ecclesiali.

La risposta del padrone del campo: “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”. Ci fa riflettere sulla misericordia e sulla infinita pazienza di Dio, come ci rammenta il libro della Sapienza nella prima lettura e come abbiamo pregato all’inizio: “Ci sostenga sempre, o Padre, la forza e la pazienza del tuo amore; fruttifichi in noi la tua parola,
seme e lievito della Chiesa, perché si ravvivi la speranza di veder crescere l’umanità nuova …” Un’ umanità che fa fatica a decollare tanti sono i rifiuti del messaggio del Vangelo, come quella di proporre ai nostri ragazzi una visione distorta della sessualità e di imporla come legge dello stato.
La pazienza di Dio, pur condannando il peccato cerca in ogni modo di salvare il peccatore, e fra questi chi può dirsi escluso?

Quindi più che escludere il credente è chiamato a imitare il padrone del campo in cammino fra il desiderio di vedere la piena realizzazione del Regno e la pazienza indulgente di Cristo.

Che fare?

Quello che ci indica l’apostolo Paolo nella seconda lettura: pregare lo Spirito affinché venga incontro alle debolezze umane e interceda perché la zizzania lasci spazio al buon grano nel cuore di tutti, anche di noi battezzati. Ricordiamoci di quello che ci dice il Vangelo: “Nulla è impossibile a Dio”, anche se l’uomo nella sua libertà può impedirgli di operare.

Permettere, che a somiglianza del granello di senapa, la Parola che il seminatore ha seminato nella nostra vita cresca e diventi rigogliosa diventando accoglienza amorosa per coloro che vorranno conoscere Gesù e nello stesso tempo anche per noi.

Con la nostra coerenza di vita, come cristiani, trasformare il mondo dal di dentro, come fa il lievito con la pasta affinché diventi pane buono che sfama la sete di amore del mondo; di quell’ amore che ci ha insegnato Gesù e non del buonismo che oggi è così diffuso e che forse conviene anche a qualcuno.
Trasformare il mondo per ciò che riguarda la verità sull’ essere uomo e donna, sulla famiglia, sul valore della vita, del lavoro, della politica e dell’economia non arrendendosi alle sirene che vengono proposte di “un nuovo ordine mondiale” che non tiene conto né dell’uomo, né della vita, né di Dio.

Vi è però una cosa estremamente importante nella parabola del grano e dell’erbaccia: “Venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò” Vi è un nemico che contrasta e si oppone al disegno di Dio, questo nemico è il diavolo. Quando si parla del diavolo oggi molti tendono a sorridere e anche tanti all’ interno della Chiesa tendono a smitizzare se non quasi a irridere di chi ne parla. Eppure il nemico c’è, esiste. I Vangeli lo affermano chiaramente e Gesù è in aperta lotta contro questo nemico che insidia l’uomo e lo vuole distogliere da Dio, che apparentemente sembra avere la meglio, ma ne esce sconfitto con la Risurrezione.

Per molti oggi, il diavolo è diventato una specie di immagine simbolica di quel propendere al male che è nelle creature. Scrive il cardinal Biffi: “Così l’universo diventa una specie di innocente giardino d’infanzia, senza malvagità, senza malvagi, dove, però, non si capisce più perché tanto spesso ci si imbatte nella ferocia umana, e soprattutto non si capisce più che senso abbiano la morte, il dolore, la redenzione di Cristo. La vera misericordia, quella di Dio, batte la strada opposta. Il grande avversario comincia a essere sconfitto non nel momento in cui lo relega tra le favole, ma nel momento in cui lo si prende sul serio, in modo da prendere sul serio la vittoria ottenuta su di lui dalla morte e risurrezione del Figlio di Dio; vittoria che quotidianamente si impianta nella vicenda di ognuno noi …”

Infine vorrei condividere questo pensiero che ho trovato in un vecchio messalino: “ La fede e la preghiera del credente sono spesso come chicchi di senape, talmente minuscoli che è spontaneo chiedersi a che servono. Eppure possono diventare alberi maestosi che danno frutti d’amore, che sanno accogliere e aiutare gli altri in tutte le stagioni della vita, a fare rinverdire i deserti dell’indifferenza, a stupirsi per le meraviglie del mondo” (Messale delle Domeniche e delle feste LDC – 2011)

Deo gratias, qydiacdon

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