Il gruppo dei pari nell’ età dell’ adolescenza. ( incontro con i genitori dei cresimandi)

Facciamo il punto! Nell’ incontro precedente ci siamo fermati a riflettere sui modelli di riferimento dell’ età adolescenziale, quelli che il nostro modo di vivere, i mezzi di comunicazione, i personaggi comunicano esplicitamente o implicitamente ai nostri ragazzi. Oggi vorrei riflettere con voi sul gruppo dei pari. Facciamo però, prima il punto della situazione.

CHI SONO I RAGAZZI

Identità

Gestire un corpo che cresce e si trasforma.

Maturazione sessuale.

Voglia e paura di crescere: momenti di regressione.

Bisogno di autonomia e libertà

Relazioni

Il gruppo degli amici: nuovo punto di riferimento.

Rapporto conflittuale con i genitori.

Conoscenza

A motivo dello sviluppo del pensiero formale, impara a formare concetti più astratti e più esatti a classificarli in categorie.

Capacità di interiorizzazione

Impara a considerare i suoi pensieri e i suoi sentimenti come prodotto di un’attività soggettiva interiore e non li vede più come rappresentazione della realtà oggettiva. In questo modo è in grado di distinguere fra il pensiero e la percezione, tra il credere e il sapere.

Domande di senso

Riemergono nuove domande di senso

Concezioni religiose

Dipendenza dal gruppo di riferimento (gruppo parrocchiale ecc.)

Presenza di conformismo ma anche progressivo distacco dai modelli trasmessi dall’educazione religiosa.

I mutamenti del corpo

Fanno sentire continuamente i ragazzi in  out, tagliati fuori, su ogni particolare si possono sentire

trionfanti o addolorati. L’abbigliamento poi diviene un estensione del corpo e si pasa tempo a parlarne. Sul corpo investe molto sia per esaltarsi che per denigrarsi.

Ruolo dell’educatore: essere bravi a mantenere uno sguardo intero sul ragazzo e non giudicarlo sull’ esteriorità: orecchino, cresta,… non è quell’elemento che lo renderà infelice. Saper apprezzare e comunicare lo sviluppo corporeo, per aiutarli a vedersi in modo positivo.

Maturazione sessuale

Area di paure, attese, desideri. Due accorgimenti:

1 – stare vicini al ragazzo non implica fare discorsi su massimi sistemi o raccontare della propria vita sessuale. È interessarsi al suo mondo in modo semplice, come sostegno all’esperienza che si vive.

2- i discorsi sulla sessualità ne hanno fatti e sentiti molti a quest’età. Ci sono parole che si possono però pronunciare serenamente e che non sono passate di moda: il controllo, l’attesa, la rinuncia. Si tratta di atteggiamenti base dell’intelligenza interpersonale e intrapersonale. Il non restare centrati su di sé, non conoscere veramente l’altro, il non togliere all’altro dignità, non ingigantite i propri bisogni… sono cose importanti da dire anche ai più grandi, senza pretesa di essere obbediti ma per lasciare che interiorizzino degli argini che poi scopriranno essere preziosi.

 

Amicizia:

esperienza centrale, bisogno di appartenenza e di identificazione.

Identità sessuale: essere grandi-essere ancora piccoli.

Industriosità e stasi. Gestione degli impulsi: tra violenza e tenerezza.

Prime esperienze di amore.

 

Vi propongo alcuni testi  sull’ amicizia, che nell’ età dell’ adolescenza ha un ruolo molto, molto importante e penso che  voi ve ne siate già accorti. Nella scala delle relazioni quella con gli amici è certamente al primo posto e il gruppo dei pari ha un ruolo non secondario!

 

Dalla Bibbia

Ci sono compagni che si rovinano a vicenda,

ma anche amici più affezionati di un fratello. ( Pr 18,24)

 

Tieniti lontano dai tuoi nemici

e guardati anche dai tuoi amici. ( Sir 6,13 )

 

Chi teme il Signore sa scegliere gli amici:

come è lui, tali saranno i suoi amici. (Sir 6,17 )

 

Dal Piccolo Principe

La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe: «Per favore… addomesticami», disse. «Volentieri», disse il piccolo principe, «ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose». «Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!». ( da il piccolo Principe di S. Exupèry)

 

Cos’ è il gruppo dei pari?

Se

andate su Wikipedia trovate questa definizione:  il gruppo dei pari è un gruppo di persone accomunate da  caratteristiche comuni quali: età, frequentazione di scuole o ambienti  di lavoro, attività del tempo libero comuni. Lo possiamo, inoltre definire una forma di  aggregazione sociale spontanea tipica dell’ età adolescenziale.

Il gruppo dei pari assolve una funzione primaria: quella di alter ego con cui rispecchiarsi. Sono gommoni di salvataggio per dargli sicurezza ed affrontare il mare aperto. Gli permettono di confrontarsi e capire cosa gli sta accadendo.

Perché a volte si tratta di amici che prima non avrebbe tenuto in considerazione e che possono apparire poco raccomandabili: perché gli consegnano pezzi di vita che desidera conoscere, l’amico agisce come una parte del sé che lui non può sperimentare (fare tardi la sera, come ci si comporta con una ragazza,…).

Più attacchiamo i suoi amici più li difenderà, e di conseguenza ridurrà la sua capacità di discernimento. ‘E’ stato quel cretino di Luca a farti fumare!’. In questo modo si attaccherà ancora di più al gruppo fino a diventarne succube.

Meglio attaccare il comportamento ‘questo comportamento è sbagliato..’, oppure ‘questo comportamento non è da te…’ per comunicargli che lui è molto di più.

Già nell’ età preadolescenziale / adolescenziale – dicono gli esperti-  i ragazzi danno origine a gruppi detti anche “ gruppi spontanei”, che rivestono una grande importanza nel cammino di crescita e di formazione dell’ individuo. È il momento in cui il ragazzo  inizia a staccarsi dall’ ambiente familiare, che sente ormai troppo stretto per  potere fare esperienze nuove fuori dal controllo  o dalla supervisione dell’ adulto.  In  questo contesto verifica quelle che sono le proprie capacità in condizioni di parità.

Nel gruppo viene soddisfatto il desiderio di autonomia nello sperimentare nuove regole, nuovo modo di relazionarsi, nuove dimensioni in un contesto che non ha i sistemi di ruoli e gerarchie così rigide come quello della scuola e della famiglia.

Il gruppo dei pari soddisfa a dei bisogni che  il ragazzo sente:

 

–              La dimensione del gruppo rafforza il desiderio d’avventura, d’esplorazione, di scoperta di luoghi ignoti e situazioni sconosciute, d’affinamento di nuove competenze

–              Bisogno di recuperare una certa sicurezza, messa in discussione dal processo di crescita e di sviluppo fisico-psichico

–              bisogno di avere uno specchio. Le capacità cognitive e sociali che l’adolescente sta maturando, anche grazie all’esperienza di gruppo, trovano a loro volta espressione nel gruppo in quanto ‘laboratorio sociale’: sono gli altri che ci osservano da angolature privilegiate, che ci rimandano la nostra riuscita, la presenza in noi di abilità, o viceversa le nostre difficoltà nell’affrontare i compiti evolutivi. La reazione del gruppo diviene allora, per l’adolescente, lo specchio per misurarsi, per valutare abilità comportamentali, cognitive, affettive e relazionali.

In questo contesto i rapporti che essi vivono con gli altri che hanno la stessa età per certi aspetti sono quelli più importanti.

Purtroppo la comunicazione dell’ esperienza religiosa sembra del tutto assente: L’ esperienza della fede rimane come una scatola nera nell’ universo del discorso del mondo giovanile.

Magari noi adulti, genitori, ci scandalizziamo un po’, perché ce l’ abbiamo messa tutta, ma  questo è il periodo del distacco, lo spazio del gioco, dell’ esplorazione del nuovo, anche del trasgressivo, contesti che non hanno nulla a che fare con il discorso religioso. Nello stesso tempo, posso dire con la mia modesta esperienza, anche di insegnante,  non è vero che sia del tutto assente, che tutto sia resettato. Anche il fatto che l’ esperienza di fede sia contestata, come non di rado mi è accaduto ritengo che significhi che non è stata dimenticata.  Ho avuto  numerose occasioni di  ascoltare domande sulla fede, sui temi che vi si collegano, come la vita e la morte e di aprire spazi di colloquio con ragazzi di questa età e vi assicuro che sono stati momenti intensi e con una disponibilità a giocarsi non indifferente. Certo è che alcune cose,  lo hanno confessato candidamente, non le avrebbero mai dette ai loro genitori.

Certamente ne avrebbero parlato o, forse lo avevano già fatto, nel gruppo dei pari.

L’ assenza del discorso religioso all’ interno del gruppo dipende da molti fattori. Intanto la comunicazione fra i ragazzi relega nell’ intimo certi aspetti/dimensioni che, quasi ubbidendo ad una regola tacita, ma vincolante rimane chiusa all’ ambito strettamente privato. Il temere il giudizio e il confronto con gli altri gioca un ruolo rilevante!

“ Quando emerge l’ esperienza religiosa entra nella comunicazione tra ragazzi e ragazze nelle sue forme meno attraenti e  finisce per trasformarli in stereotipi e poi a legittimarli come veri.(…)

Come non entrano nella comunicazione  le esperienze intime della  preghiera, della familiarità con il sacro, che pure ci sono e non sono sempre irrilevanti. Provare a comunicare queste esperienze nel gruppo dei pari è, infatti, rischioso, non è il luogo e non si danno  i linguaggi, non corrisponde alle attese: chi provasse a farlo potrebbe facilmente essere considerato un po’ strano, un po’ bigotto, ed in ogni caso un immaturo, succube del mondo adulto.

E l’ adulto?

Il formidabile compito di crescere, di essere accettati dai ragazzi e dalle ragazze più grandi, di divenire come loro, il desiderio di sperimentarsi in nuovi spazi vitali finalmente praticabili, entra in corto circuito con il messaggio celato nella comunicazione ambigua proveniente dal mondo degli adulti, rafforza e giustifica gli stereotipi, rende non comunicabile l’ “intimità religiosa”.

Il gruppo dei pari può presentare anche dei rischi:

 

  1. a) l’ inserimento nel gruppo, la frequentazione, specie quando vi è una figura dominante che si impone agli altri, sostenuta da vari appartenenti può far degenerare il gruppo in “banda”
  2. b) può portare il ragazzo/ad essere in funzione del gruppo e quindi ad una perdita della propria identità
  3. c) il non essere accettato può portare a situazioni di frustrazione, di emarginazione fino alla vera e propria depressione
  4. d) l’ influenza del gruppo e dei suoi appartenenti può coinvolgere fino ad assumere atteggiamenti, abitudini, comportamenti negativi.

Tutto questo ci mette e ci metterà in crisi perché ci troviamo fra due polarità, come adulti e come genitori, quella del desiderio che i nostri ragazzi crescano diventando autonomi, protagonisti, responsabili  della loro della vita e l’ altra rappresentata da quei timori che abbiamo perché conosciamo tutti i rischi, che disseminano il percorso della crescita. Rischi che anche noi abbiamo dovuto affrontare.

Premesso che non vi sono formule pronte per ogni situazione alcune considerazioni e alcune immagini ci posso aiutare.

  • Un’ immagine è quella dell’ arco, della freccia e dell’ arciere. ( un riferimento è contenuto anche nel salmo 127). I genitori sono l’ arco in mano all’ arciere che è Dio il quale libera verso il cielo e la giusta direzione la freccia che è il figlio. Al centro del messaggio cristiano sta l’ idea che i figli non sono una proprietà da possedere e da dirigere, ma doni da custodire, curare teneramente e lasciare andare secondo la propria vocazione. Allora chiamiamo in causa Dio! Ci preoccupa il gruppo che nostro figlio frequenta, temiamo dei rischi e non riusciamo ad essere sereni … preghiamo il Signore che ci aiuti, ci illumini, indirizzi, guida e custodisca. Noi non crediamo abbastanza nella forza della preghiera … pensiamo che sia debole, che non sia pratica, che per risolvere certe situazioni occorrano altri mezzi … non è così! In certi casi non rimane altro!
  • A volte, soprattutto in questo periodo i figli ci appaiono come degli stranieri, ma che noi abbiamo il dovere di imparare a conoscere. Hanno i loro modi, la loro lingua, a volte indisponente, le loro capacità nel bene e nel male.
  • Imparare l’ arte dell’ ostetrica, che può solo far nascere, con delicatezza, rispetto, ma anche con piena coscienza e responsabilità del proprio necessario ruolo. Il figlio è come un tesoro nascosto che pian piano deve venire alla luce. Consapevoli di questo non dobbiamo abdicare al nostro ruolo di genitori educatori, che rimane anche se sembra che i nostri ragazzi diano più importanza ad altre figure (gruppo dei pari ) a maggior ragione dobbiamo proporci come modelli coerenti e credibili, senza cadere in contraddizioni, assieme all’ ascolto e a quella pazienza necessaria per “cogliere l’ attimo” l’ occasione, il tempo favorevole per continuare a “seminare”, anche quando i frutti non si vedono proprio, nemmeno da lontano.
  • I figli non sono un nostro prolungamento una nostra proprietà.
  • Essere sempre disposti a riaccoglierli anche quando falliscono e l’esperienza del gruppo è stata fallimentare

 

Inoltre, io, aggiungerei il coraggio di lasciarli camminare, comunque guardandoli da lontano, con discrezione, ma non con superficialità. Sapere chi frequentano, come e dove è importante e doveroso, ma attenzione a che non sia avvertito come un ingerenza, un volere intromettersi, provocherebbe una chiusura totale. Per questo è importante aver costruito prima un dialogo, un rapporto di fiducia reciproco.

Qualcuno ha scritto: “ compito specifico dei genitori è aiutare i figli ad avere meno bisogno dei genitori: lasciare ai figli una progressiva autonomia di decisione, di modo che si differenzino dalla famiglia di origine”.

Preghiera finale

O Dio, che ci inviti a condurre a te i nostri figli,

perché vuoi incontrarti con loro,

aiutaci in questa grande e sublime missione.

 

Rendici capaci di percorrere accanto a loro,

con entusiasmo, il cammino verso di te,

per farti amare dai nostri figli e amarti in loro.

 

Vigila sul nostro cammino di genitori,

perché la nostra strada sia luce alla loro strada,

la nostra mano sia guida alla loro inesperienza,

la nostra vita sia testimonianza per la loro vita.

 

Supera i nostri limiti e le nostre debolezze,

ama i nostri figli come noi non siamo capaci

e chiamali ogni giorno facendo conoscere a loro la tua volontà.

 

Benedici le nostre preoccupazioni, le ansie del nostro cuore,

vivi sempre accanto a noi, genitori e figli insieme, nella nostra casa.

Ti preghiamo per Gesù Cristo, che è tuo Figlio e nostro Signore.

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Bibliografia

Comunità di Caresto: Venite in disparte e riposatevi un po’ – Gribaudi

L’ incomunicabilità dell’ esperienza religiosa: il mondo dei pari in : Note di Pastorale giovanile

Il gruppo dei pari nell’ età dell’ adolescenza in Adolescenza e sviluppo di Anna Bosetti

Evangelizzare i ragazzi- Catechesi 11/13 – Castrovillari 2014

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