Il Giubileo/Meditazione sulla misericordia. – 3 incontro genitori cresimandi 2016

Dal capitolo 18 del Vangelo di Matteo

21Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». 22E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
23Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. 24Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. 25Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. 26Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: «Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa». 27Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
28Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: «Restituisci quello che devi!». 29Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: «Abbi pazienza con me e ti restituirò». 30Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
31Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. 32Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: «Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. 33Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?». 34Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. 35Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
TITUS BRADSMA, a Dachau 26 Luglio 1942

26 Luglio 1942 a Dachau,

nel tristemente noto campo di concentramento, una giovane infermiera si avvicina al sacerdote Titus Brandsma per ucciderlo con una iniezione di veleno: così era stato ordinato dalle autorità del campo.

“ Il sacerdote – ha poi raccontato la giovane pentita – non mostrò il minimo odio nei miei confronti. Disse con disarmante mitezza: “Povera ragazza io pregherò per te”. E mi diede la sua corona del rosario. Io risposi che non ero capace di pregare e quindi non mi serviva.
Egli mi disse: “ Anche se non sai pregare. Dì almeno la seconda parte dell’ Ave Maria. Ripeti spesso: “ Prega per noi peccatori! Se preghi ti salverai”.

Allora io risi: oggi invece piango e trovo fiducia solo pensando al perdono di quel condannato”. ( A. Comastri in : Una buona notizia per te)

Questi due testi evidenziano diversi atteggiamenti.

Il Vangelo     

Quello che noi desideriamo, quando siamo colti in fallo, è che ci venga usata misericordia, come è il caso del servitore della parabola, che ha un debito enorme nei confronti del padrone, ma poi noi facciamo altrettanto nei confronti degli altri? Oppure è più facile che ci comportiamo come fa’ il servo nei confronti di chi ha un debito minimo, dimenticando l’enormità di ciò che gli è stato condonato.

La “ Misericordiae Vultus” commenta: “La parabola contiene un profondo insegnamento per ciascuno di noi. Gesù afferma che la misericordia non è solo l’ agire del Padre [Dio], ma diventa criterio per capire chi sono i suoi veri figli. Insomma siamo chiamati a vivere di misericordia, perché a noi per primi è stata usata misericordia. Il perdono delle offese diventa l’ espressione più evidente dell’ amore misericordioso e per noi cristiani è un imperativo da cui non possiamo prescindere. Come sembra difficile tante volte perdonare! Eppure il perdono è lo strumento posto nelle nostre fragili mani per raggiungere la serenità del cuore. lasciar cadere il rancore, la rabbia, la violenza, la vendetta sono condizione necessari per vivere felici”

Su come, quante volte occorre perdonare la risposta di Gesù a Pietro non lascia adito a dubbi: sempre! Che sia una condizione necessaria per la vita del credente, del discepolo di Gesù viene ribadito nel finale! “ Così anche il Padre mio celeste farà con voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello”

Il testo, della vicenda di Titus Bradsma a Dachau ci dice che il perdono, la misericordia è possibile e che diventa linfa vitale nella vita della persona che li riceve.

Ma cosa significa perdonare?

Una delle obbiezioni più frequenti quando si parla di misericordia e di perdono è. “Ma allora questo significa che tutti possono fare quello che vogliono! Come conciliare giustizia e misericordia?”

Il Catechismo della Chiesa Cattolica al n° 2487 dice : “Ogni colpa commessa contro la giustizia e la verità impone il dovere di riparazione, anche se il colpevole è stato perdonato. Quando è impossibile riparare un torto pubblicamente, bisogna farlo in privato; a colui che ha subito un danno, qualora non possa essere risarcito direttamente, va data soddisfazione moralmente, in nome della carità. Tale dovere di riparazione riguarda anche le colpe commesse contro la reputazione altrui. La riparazione, morale e talvolta materiale, deve essere commisurata al danno che è stato arrecato. Essa obbliga in coscienza.”

Non dice che il male diventa bene e che occorre fare finta di niente!
La bolla di indizione del Giubileo della misericordia al n° 21 recita: “Se Dio si fermasse alla giustizia cesserebbe di essere Dio, sarebbe come tutti gli uomini che invocano il rispetto della legge. La giustizia da sola non basta, e l’esperienza insegna che appellarsi solo ad essa rischia di distruggerla. Per questo Dio va oltre la giustizia con la misericordia e il perdono. Ciò non significa svalutare la giustizia o renderla superflua, al contrario. Chi sbaglia dovrà scontare la pena. Solo che questo non è il fine, ma l’inizio della conversione, perché si sperimenta la tenerezza del perdono. Dio non rifiuta la giustizia. Egli la ingloba e supera in un evento superiore dove si sperimenta l’amore che è a fondamento di una vera giustizia.”

Vedete che non viene meno il principio della giustizia e della riparazione, ma la colloca in un’ orizzonte più ampio che è quello di un cammino di conversione dove si possa sperimentare l’ amore misericordioso di Dio. Del resto se Dio si fermasse con noi al solo concetto di ristabilire un ordine a cui si è mancato(giustizia) saremmo messi male, saremmo ancora nella logica della legge del taglione e non nell’ ottica del Discorso della Montagna.

Cito ancora dalla Misericordiae Vultus. “Dobbiamo prestare molta attenzione a quanto scrive Paolo per non cadere nello stesso errore che l’Apostolo rimproverava ai Giudei suoi contemporanei: « Ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio. Ora, il termine della Legge è Cristo, perché la giustizia sia data a chiunque crede » (Rm 10,3-4). Questa giustizia di Dio è la misericordia concessa a tutti come grazia in forza della morte e risurrezione di Gesù Cristo. La Croce di Cristo, dunque, è il giudizio di Dio su tutti noi e sul mondo, perché ci offre la certezza dell’amore e della vita nuova.”

Ma cos’è questa misericordia?

L’enciclopedia filosofica la definisce: “misericordia = virtù consistente in una determinazione specifica dell’amore, comprensiva di un momento passivo (compassione), nel quale la miseria altrui arreca tristezza al cuore (in ciò l’etimologia), e di un momento attivo (beneficenza), nel quale ci si adopera per ottenere l’eliminazione della miseria compatita”. In questa definizione, don Giovanni Tangorra, docente di ecclesiologia alla Lateranense, individua tre elementi fondamentali: il cuore, la miseria e l’azione. L’amore è la sorgente, la miseria il movente, l’azione impedisce le derive della verbosità e del sentimentalismo. [- See more at: http://www.arborense.it/Rubriche/Catechesi-del-Vescovo/Il-vero-significato-della-misericordia#sthash.QN4QVQCX.dpuf]

Mons. Fisichella nella sua introduzione alla Bolla di indizione dell’ Anno Giubilare straordinario afferma: “… la misericordia non è un’ idea astratta, ma si incarna nel volto di una persona: Gesù Cristo che rende evidente l’ amore del Padre, e nelle sue parole, nei suoi gesti manifesta la vera rivoluzione che il Vangelo è in grado di compiere.” E riprende quello che viene affermato al n° 8:
“[ Gesù di Nazareth], le sue relazioni con le persone che lo accostano manifestano qualcosa di unico e di irripetibile. I segni che compie, soprattutto nei confronti dei peccatori, delle persone povere, escluse, malate e sofferenti, sono all’insegna della misericordia. Tutto in Lui parla di misericordia. Nulla in Lui è privo di compassione.”

Allora questo anno giubilare risuona come il grido di Paolo ai cristiani di Corinto: “ Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio … ora è il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza, …” ( 2 lettera ai Corinti).

Mi rendo conto che parlare di misericordia sia difficile oggi nel nostro attuale contesto in cui bel altri sono i sentimenti che sembrano emergere. Così affermava san Giovanni Paolo II, che viene ripreso anche nella Bolla giubilare. “La mentalità contemporanea, forse più di quella dell’uomo del passato, sembra opporsi al Dio di misericordia e tende altresì ad emarginare dalla vita e a distogliere dal cuore umano l’idea stessa della misericordia. La parola e il concetto di misericordia sembrano porre a disagio l’uomo, il quale, grazie all’enorme sviluppo della scienza e della tecnica, non mai prima conosciuto nella storia, è diventato padrone ed ha soggiogato e dominato la terra (cfr Gen 1,28). Tale dominio sulla terra, inteso talvolta unilateralmente e superficialmente, sembra che non lasci spazio alla misericordia … Ed è per questo che, nell’odierna situazione della Chiesa e del mondo, molti uomini e molti ambienti guidati da un vivo senso di fede si rivolgono, direi, quasi spontaneamente alla misericordia di Dio … ” Inoltre, san Giovanni Paolo II così motivava l’urgenza di annunciare e testimoniare la misericordia nel mondo contemporaneo: « Essa è dettata dall’amore verso l’uomo, verso tutto ciò che è umano e che, secondo l’intuizione di gran parte dei contemporanei, è minacciato da un pericolo immenso. Il mistero di Cristo … mi obbliga a proclamare la misericordia quale amore misericordioso di Dio, rivelato nello stesso mistero di Cristo. Esso mi obbliga anche a richiamarmi a tale misericordia e ad implorarla in questa difficile, critica fase della storia della Chiesa e del mondo ». Tale suo insegnamento è più che mai attuale e merita di essere ripreso in questo Anno Santo. Accogliamo nuovamente le sue parole: « La Chiesa vive una vita autentica quando professa e proclama la misericordia – il più stupendo attributo del Creatore e del Redentore – e quando accosta gli uomini alle fonti della misericordia del Salvatore di cui essa è depositaria e dispensatrice »

Vengono poi proposto come impegno riflettere [e concretizzare ] le opere di misericordia, corporale e spirituale. “Riscopriamo le opere di misericordia corporale: dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, vestire gli ignudi, accogliere i forestieri, assistere gli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti. E non dimentichiamo le opere di misericordia spirituale: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti.”

Celebrare il giubileo allora è molto di più che recarsi in pellegrinaggio e attraversare la porta santa.
Il pellegrinaggio diventa parabola della conversione del cambiamento che siamo chiamati a vivere e che passa attraverso l’ impegno concreto della carità, ( opere di misericordia), nella comunione con Dio e con i fratelli con la celebrazione del sacramento della riconciliazione, la comunione eucaristica, la preghiera, la professione della nostra fede.
L’ indulgenza

Nonostante il perdono, nella nostra vita portiamo le contraddizioni che sono la conseguenza dei nostri peccati. Nel sacramento della Riconciliazione Dio perdona i peccati, che sono davvero cancellati; eppure, l’impronta negativa che i peccati hanno lasciato nei nostri comportamenti e nei nostri pensieri rimane. La misericordia di Dio però è più forte anche di questo. Essa diventa indulgenza del Padre che attraverso la Sposa di Cristo raggiunge il peccatore perdonato e lo libera da ogni residuo della conseguenza del peccato, abilitandolo ad agire con carità, a crescere nell’amore piuttosto che ricadere nel peccato.
La Chiesa vive la comunione dei Santi. Nell’Eucaristia questa comunione, che è dono di Dio, si attua come unione spirituale che lega noi credenti con i Santi e i Beati il cui numero è incalcolabile (cfr Ap 7,4). La loro santità viene in aiuto alla nostra fragilità, e così la Madre Chiesa è capace con la sua preghiera e la sua vita di venire incontro alla debolezza di alcuni con la santità di altri. Vivere dunque l’indulgenza nell’Anno Santo significa accostarsi alla misericordia del Padre con la certezza che il suo perdono si estende su tutta la vita del credente. Indulgenza è sperimentare la santità della Chiesa che partecipa a tutti i benefici della redenzione di Cristo, perché il perdono sia esteso fino alle estreme conseguenze a cui giunge l’amore di Dio. ( MV22)

Concludiamo riprendendo le parole del Salmo 25,6 che chiudono anche il testo della Bolla giubilare:
“ Ricordati , Signore della tua misericordia e del tuo amore, che è da sempre”

Qydiacdon

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