“Hai compassione di tutti perché tutto puoi …” – XXXI Domenica ordinario C, 2016

Il testo del Vangelo ci presenta quel bellissimo episodio di umanità che è l’ incontro di Gesù con Zaccheo, che forse diamo un po’ troppo per scontato. Per comprendere bene ciò che accade in questo episodio dobbiamo soffermarci prima sulla lettura tratta dal libro della Sapienza, (11,22-12,2), che abbiamo ascoltato. È una bellissima pagina piena di poesia e di tenerezza.

“Signore, tutto il mondo davanti a te è come polvere sulla bilancia,come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra …” È la confessione della grandezza di Dio e della piccolezza del mondo. Questo mondo con le sue cose che noi riteniamo tanti importanti per le quali siamo disposti a fare carte false per possederle, conseguirle. Quel mondo dentro al quale sta ciascuno di noi che “ dalla polvere è stato tratto”, come ci rammenta il libro della Genesi “perché sei polvere e in polvere ritornerai» (Gn 3, 19). Quel mondo che Dio ha creato per amore. E il mondo di fronte alla grandezza di Dio è come polvere, che non pesa nulla sulla bilancia è come la rugiada che sparisce e si dissolve quando giunge il sole.   

Ma Dio, proprio perché è Dio, e Dio è amore, come ci ricorda l’ apostolo Giovanni, “ama tutte le cose che esistono e non prova disgusto per nessuna delle cose che ha creato che Lui ha voluto e chiamato all’ esistenza”. Non prova disgusto nemmeno per l’ uomo quando si abbruttisce e sciupa l’ immagine e somiglianza di Dio che è impressa in lui con il peccato. Neppure per il pubblicano Zaccheo, anzi capo dei pubblicani, non certamente amato dai suoi concittadini, che si scandalizzano quando Gesù decide di andare da lui in casa sua: “oggi devo fermarmi a casa tua” .

La grandezza di Dio si manifesta non solo nel chiamare le cose e l’ uomo all’ esistenza, nell’ infondere in lui il suo Spirito, ma in un amore che diventa compassione, indulgenza in attesa di quel ravvedimento, di quella conversione che Dio attende fiducioso nella sua creatura, proprio come fa un padre con i figli.
“Io non godo della morte del malvagio, ma che il malvagio si converta dalla sua malvagità e viva.” Dice il Signore per mezzo del profeta (Ez 33,11). La grandezza di Dio si manifesta in quella “ compassione”, che Egli ha verso tutti, nell’ essere pronto a “chiudere gli occhi sui peccati degli uomini, aspettando il loro pentimento.”

Questo è un atto di estrema fiducia nei nostri confronti, in un rapporto d’amore che Egli vuole mantenere in vita testimoniato dal fatto stesso della nostra esistenza. Il Signore ci offre sempre una nuova opportunità per ricominciare e attende per incontrarci, lì dove ci siamo nascosti, perché sappiamo di non essere stati fedeli, anzi si mette in cammino lui stesso! Pensiamo allo sguardo fra Gesù e Zaccheo: “Gesù alzò lo sguardo e gli disse …”. Il Signore non distoglie il suo sguardo da noi anche quando ci allontaniamo da Lui deliberatamente con il peccato. Noi siamo sempre sotto lo sguardo di Dio, dovremmo ricordarlo sempre, sia quando vogliamo stabilire da soli ciò che è bene o ciò che è male, non lasciandoci guidare dalla Parola del Signore, sia quando, nei momenti difficili della nostra vita pensiamo che si stia dimenticando di noi.

Quando Gesù volse lo sguardo sul giovane ricco, pieno di amore, il giovane non accolse l’invito di Gesù, non è così per Zaccheo! Anche noi adesso siamo sotto lo sguardo di Gesù cosa faremo? Faremo con il giovane ricco o faremo come Zaccheo? Gesù fa una richiesta: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». E’ la richiesta che fa a ciascuno di noi, chiede che gli apriamo non solo le porte di casa nostra, delle nostre famiglie, dove desidera abitare, ma anche la porta del nostro cuore perché ci sentiamo amati da Lui.
Con Zaccheo Gesù non usa prediche o rimproveri, si siede a mensa con lui e mangia con lui. Questo è sufficiente a Zaccheo. Lui che tutti disprezzano ha il privilegio di condividere la mensa con quest’ uomo di Dio, come tutti ritengono, ma che è molto di più.
Ecco la svolta: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». L’ amore e la tenerezza di quel Dio di fronte al quale il mondo è “come polvere sulla bilancia, come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra” ha vinto!
Quella pazienza che Egli esercita con noi perché ci vuole conquistare con il suo amore e crediamo “correggendoci a poco a poco” hanno vinto!

L’ episodio di Zaccheo ci deve riempire di speranza e di gioia! Anche noi siamo piccoli, bassi (e non solo di statura) di fronte al Signore come Zaccheo, ma Egli ci vuole sollevare, innalzare dalla nostra mediocrità, dal nostro peccato. Sa quello che c’è dentro di noi, le nostre potenzialità di bene, di amore soffocate, imprigionate dal peccato che genera confusione, egoismo tristezza, morte e ogni altro tipo di male e vuole liberarle perché possano attuarsi in tutta la loro bellezza e forza. Gesù, che è il Salvatore guarda a ciascuno di noi senza pregiudizi; ci sceglie non tanto perché siamo i migliori, ma per realizzare, se noi cooperiamo, il suo disegno su di noi ed essere uomini e donne che vivono la logica del regno di Dio, che è quella dell’ amore. Anche per noi oggi si realizza la salvezza che si è realizzata per Zaccheo se i nostri propositi di cambiamento non rimarranno solo propositi.

A tutti quelli che oggi, come allora, si scandalizzano, pensando di essere giusti, fra i quali ci sono anche tanti cristiani, la risposta è data proprio dalla testimonianza di Zaccheo, dal suo impegno a riparare il male fatto, cioè dalla testimonianza di vita che ogni battezzato è chiamato a dare. questo è possibile anche per ciascuno di noi se, incontrando Gesù, ci lasciamo affascinare dal mistero e dall’ amore di Dio, se anche noi sapremo accoglierlo con gioia. Solo dall’incontro con il Signore può nascere la conversione del cuore e una vita rinnovata: quella di veri figli di Dio!

Abbiamo lo stesso desiderio di Zaccheo di incontrare, accogliere, conoscere Gesù?

Deo gratias, qydiacdon

 

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