Gesù mandò altri settantadue … XIV Domenica ordinario C (2016)

 

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi…(Lc 10,1-12. 17-20)

Fra un po’ la Messa sarà terminata, torneremo a casa.
Chi ricorda il vecchio rito la Messa terminava così: Ite Missa est, che poi è stato tradotto con: La messa è finita, andate in pace.
In realtà se si volesse essere precisi dovremmo dire: “andate, è mandata”.

Ma cos’è che è mandata e chi deve andare?
Chi deve andare siamo noi, chi è mandata è quell’ Eucaristia, quella Comunione con il Signore e fra noi che abbiamo vissuto, quel riconoscerci fratelli nella fede, quello che abbiamo professato e vissuto, che per dirlo con le parole dell’ Evangelista Giovanni: “Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita –
la vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi”( 1 Gv1, 1-2)

Perciò, ciascuno di noi è mandato nel mondo ad annunciare e a portare quella comunione con il Signore e con la Chiesa ad ogni persona.
Non è sufficiente il precetto festivo è soddisfatto. “andate pure”,  continuate come se niente di nuovo fosse accaduto nella vostra vita. Sì, perché l’ incontro con qualcuno, anche se lo conosci già da tempo è sempre qualcosa di nuovo, di diverso, è la perenne novità del vangelo, che prima di essere un libro è la stessa persona di Gesù, perché Lui è la buona notizia dell’ amore di Dio per noi.     

Rimangono sempre valide le parole di Madre Teresa di Calcutta: “Quando annunciamo il Vangelo, ricordiamoci che la nostra vita parla più forte delle nostre parole.”
La Pira, questo cristiano forte e umile, ma coerente, sindaco di Firenze, ponendosi la domanda sul perché all’ inizio il cristianesimo si fosse diffuso così prodigiosamente, senza quei mezzi i comunicazione moderni, e oggi ne abbiamo a disposizione di molti più potenti di quelli che vi erano al suo tempo( lui muore nel 1977), rispondeva così: “ Allora i cristiani vivevano il Vangelo e, dovunque arrivava un cristiano, lì arrivava Cristo con la vita del cristiano. Oggi purtroppo abbiamo tanti mezzi per diffondere il Vangelo, ma noi non profumiamo più di vangelo: dobbiamo ritrovare una fede viva, se vogliamo accendere altre persone con la fiamma della nostra fede. Con una candela spenta è impossibile accendere altre candele”.

Mandati, cioè missionari e Gesù ci dice anche come esserlo.
“Agnelli in mezzo ai lupi”. Lo Spirito del mondo, attraverso il quale opera il maligno, è stato e sarà sempre ostile al Vangelo, non facciamoci illusioni. Se saremo discepoli fedeli del Signore ci saranno persecuzioni, incomprensioni, e perché no, maldicenze e calunnie. Ma una delle Beatitudini non dice: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.” (Mt 5,11-12)
“Non portate …” Occorre viaggiare leggeri, non impacciati dalle ricchezze, né dalle connivenze con i poteri mondani di qualsiasi tipo: politico, economico, sociali, mediatico. Vi è una verità che ha già forza in se che è quel vangelo che siamo mandati ad annunciare accompagnati dalla Grazia e dall’ amore di Dio.
“Non salutate …” Il signore ci dice di essere scortesi, freddi, maleducati? Certamente no! Vuole solo che non ci perdiamo in chiacchiere, critiche, pettegolezzi perché l’ annuncio del Regno di Dio ha la priorità e anche perché il “ tempo è breve”: niente distrazioni!
Portatori del Vangelo che è salvezza, siamo chiamati ad offrirlo a tutti, anche se tutti non l’ accettano. Domenica scorsa Gesù, in cammino verso Gerusalemme, non venne accolto in un villaggio di samaritani, Giacomo e Giovanni volevano invocare “ un fuoco dal cielo”, Ma Gesù li rimproverò e si diressero verso un altro villaggio. Sia chiaro siamo noi che abbiamo bisogno del Vangelo, ma tanti non ne sono consapevoli, altri lo rifiutano deliberatamente: che fare? È il grande mistero della nostra libertà, che anche il Signore rispetta, Il Vangelo noi possiamo solo offrirlo, non possiamo forzare nessuno ad entrare nel Regno.
Il saluto: “Pace a questa casa.” È l’augurio che fanno gli inviati annunciando quella pace che è dono di Dio, quella che cantano gli angeli quando Gesù nasce, quella che dona il risorto ai suoi, quella che dovremmo avere nei nostri cuori dopo aver partecipato all’ Eucaristia ed esserci comunicati.
L’ annuncio: “ È vicino il Regno di Dio”. Davvero il Regno è vicino, questa realtà talmente grande che è indicibile, non vi sono parole sufficienti per esprimerla. Questo Regno di Dio che “non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: «Eccolo qui», oppure: «Eccolo là». Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!” (Lc 17)

Luca ci dice che sono settantadue i mandati, ma come sempre, i numeri biblici hanno spesso un significato simbolico. Settantadue perché secondo il libro della Genesi settantadue è il numero dei popoli . Quindi è nel mondo che il Signore manda i suoi e ai quali affida un compito che sembra sproporzionato alle forze in campo. Ecco allora la preghiera, che è quella marcia in più, su cui confidare: “Pregate il padrone della messe che mandi operari alla sua messe”. Preghiamo perché il Signore susciti generosi e fedeli annunciatori del vangelo, cambiando giorno per giorno loro stessi e la loro vita.

Preghiamo in modo speciale, ma non solo oggi, ogni giorno, per le vocazioni sacerdotali, missionarie, di speciale consacrazione, ma anche alla famiglia, perché è nella famiglia cristiana, che prega giorno per giorno, e attraverso le difficoltà e la fatica vive la fede in Gesù che possono nascere risposte generose.

Anche per noi, tornare al Signore, dopo la missione, sarà pieno di gioia e di consolazione, non solo perché il maligno non prevarrà, ma, soprattutto, perché i nostri nomi” sono scritti nei cieli”

Deo gratis qydiacdon

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