Domenica di Pentecoste: dal timore al coraggio!

Vi sono i momenti difficili nella vita. Momenti di sconforto, di separazione con chi ci è stato caro, momenti in cui si corre il rischio di rinchiudersi in se stessi e di perdersi in un passato che non comprendiamo, che riemerge e che sembra schiacciarci perché non comprendiamo cosa sia avvenuto. È quello che è accaduto a tanti che hanno perso i loro cari in questa pandemia e non li hanno più potuti rivedere nemmeno per un estremo saluto. È quanto è accaduto anche ai discepoli di Gesù, agli apostoli, di fronte allo scandalo della Croce, e Gesù , che sapeva aveva, promesso l’invio di un “altro” Consolatore.

Gli Atti degli apostoli ci dicono che questo avviene nel giorno della festa della Pentecoste ebraica, il Vangelo di Giovanni, che leggiamo, ci dice che avviene nella sera di Pasqua, ma è sempre lo stesso dono di un fuoco, di un vento che si impadronisce dell’ uomo e lo apre a un amore più grande che non ha più timore di annunciare una speranza che va al di là di ogni speranza: Cristo è vivo, la morte è sconfitta, la vita trionfa, quella vita che nel Signore risorto è la meta dell’ uomo, di ogni uomo che , animato dallo Spirito, crede in Lui e lo riconosce come Signore.

Quello che avviene a Pentecoste o nel giorno di Pasqua diventa, così, l’esperienza di un incontro e di un riconoscimento di Gesù come il Signore della vita.

Il dono dello Spirito è dono d’ amore e di unità e chi si rende docile alla sua azione opera affinchè cadano i muri che dividono gli uomini nel riconoscimento di Cristo come vero e unico Signore, “ è saper attraversare le valli delle prove, versare le lacrime, essere in preda al dubbio, morire a se stessi con la certezza di risorgere.”

“ Erano passati cinquanta giorni. (Gli apostoli, i discepoli) in seguito non avrebbero saputo esprimere quel che era avvenuto, se non con queste parole: “Venna all’ improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso…2. Proveniva da Dio. Venne un fuoco e noi siamo stati trasformati. Avevamo la certezza che Cristo fosse con noi. Avevamo la capacità di parlare. Vedevamo con chiarezza il nostro compito. Improvvisamente abbiamo visto che la via sulla quale abbiamo camminato con Gesù continuava davanti a noi: questa via portava agli uomini. E nulla era più importante per noi seguire questa via, con Gesù, verso la gente. Eravamo un “corpo”, con lui. Una “Chiesa”. É la festa dello Spirito Santo e della Chiesa nel suo manifestarsi al mondo. Proprio per questa ragione celebrando la Pentecoste dobbiamo rivolgere lo sguardo anche a Maria. Lei è cresciuta al ritmo sempre più intenso dello Spirito nel suo cuore. Lei nella Pentecoste diventa Madre della Chiesa. Da quel momento i credenti nascono da lei. Maria è il “seno materno” della Chiesa. Lei porta  i credenti li mette al mondo, li dona a suo Figlio. Chi ama la Chiesa ama Maria e si lascia permeare dalla Pentecoste, dallo Spirito della Chiesa per essere rigoglioso e vivo.”

(Dal commento alla liturgia del giorno- messale 2011 LDC)

Deo gratias, qydiacdon

 

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