Il flauto del pastore (Natale)

C’era una volta un vecchio pastore, che amava la notte e conosceva bene il percorso degli astri. Appoggiato al suo bastone, con lo sguardo rivolto verso le stelle, il pastore stava immobile sul campo.
“Egli verrà!” disse.
“Quando verrà?” chiese il suo nipotino.
“Presto!”.
Gli altri pastori risero.
“Presto!”, lo schernirono. “Lo dici da tanti anni!”.
Il vecchio non si curò del loro scherno. Soltanto il dubbio che vide sorgere negli occhi del nipote lo rattristò. Quando fosse morto, chi altri avrebbe riferito la predizione del profeta? Se lui fosse venuto presto! Il suo cuore era pieno di attesa.     Continue reading

Una tunica per Gesù bambino

Grande agitazione quella mattina. Quegli stranieri che erano arrivati si preparavano a partire con il loro seguito, legavano forzieri a provviste sui loro cammelli assieme a dei cofanetti preziosi. Erano i vecchi saggi che parlavano alle stelle e che ne seguivano una in particolare: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, che, dicevano, li avrebbe condotti dal Re del mondo.      Continue reading

Io ti amo come sei … prendiamoci il tempo di ascoltare Dio …

Una giovane donna parlava del suo sentimento di non essere stata mai amata. Diceva che nell’ infanzia aveva sempre avuto l’ impressione di essere stata concepita per sbaglio, di non essere stata mai veramente desiderata. I genitori non parlavano che del fratello o della sorella, mai di lei, come se non ci fosse; aveva come il sentimento di essere stata sempre di fastidio e di non essere la benvenuta da nessuna parte, sentiva, perciò come una sorta di permanente ferita. Diceva: “ Quando andavo a scuola, tutti avevano degli amici, eccetto io. Avevo l’ impressione che mai nessun uomo avrebbe potuto amarmi”. Ma continuava: E Un giorno, (mi trovavo in un bosco), mi sedetti ai piedi di un albero e all’ istante fui piena della certezza che mi amava Dio”.
Ci specchiamo negli occhi degli altri e siamo sempre tentati di dire: “Non sono capace, non sono degno, non sono buono”.
Ma Dio ci risponde: “ Io ti amo come sei, e sei proprio tu con le tue ferite, le tue fragilità, le tue infedeltà.
Oggi prendiamoci allora il tempo di ascoltare Dio, sediamoci sotto un albero, [ o in qualsiasi altro posto], come quella giovane donna, dove possiamo sentirci dire: “ Tu sei il mio figlio diletto e io non ti lascerò mai”

Da L’ allodola e le tartarughe di B. Ferrero – LDC

Un animatore dell’ oratorio e un ragazzo con i jeans stracciati si fermarono a pregare davanti al tabernacolo … ( racconto sulla preghiera e sulla misericordia).

La brezza estiva accarezzava i volti di giovani e adulti che chiacchieravano sulla piazza all’ uscita della messa festiva in parrocchia. Eppure due persone si erano fermate per parlare con Dio presente nel tabernacolo.
Nel primo banco, in piedi, se ne stava un animatore dell’ oratorio.
“Allora, Signore, come stai ? Beh, io sto proprio bene. Sai sta andando tutto a gonfie vele. Ormai sto diventando un boss. Ho uno stuolo di ragazzini che mi seguono e fanno tutto ciò che dico. Cose furbe, per carità, per gente “IN”, firmata dalla testa ai piedi. A proposito ti ringrazio per i miei “vecchi” che mi riempiono di regali e mi lasciano tutta la libertà che mi serve; che fortuna avere una famiglia “pulita”, senza fratelli che ti rompano le scatole. Ti ringrazio per le ragazze che mi corrono dietro e mi fanno sentire importante. Sfido, è una fortuna per loro mettersi con me! … Ah, già dimenticavo. Noi siamo amici, vero ? Senti dovresti dare una bella lezione a quel poveraccio là in fondo, affinché possa capire come ci si deve comportare in modo educato e civile, che non se ne può più. E c’è già qualcuno che dice che a forza di stare con certa gente abbia le mani lunghe per arraffare cose non sue … Non so proprio con che coraggio certi individui mettano piedi in chiesa!”.

Al fondo, un ragazzo dai jeans stracciati non osava nemmeno avanzare verso l’ altare, rimanendo sulla porta. In cuor suo così pregava: “Dio, non so se posso parlarti, ma so di avere sbagliato. Tante volte mi sono comportato male. Non cerco scuse, ho fatto tante fesserie. Se potessi metterci una pietra sopra, ti giuro che cambierei. Ma troverò qualcuno che si fiderà ancora di me? Potresti cominciare a farlo tu ?”

Gesù dal tabernacolo pensava tra sé e sé : “ Lo sapete che quest’ ultimo tornò a casa perdonato. Invece il primo – poverino _ non s’ era nemmeno accorto di tutti i peccati commessi in una sola preghiera”.

Da “Suo Padre uscì a supplicarlo” , S. Messina e P. Raimondo ed- Effatà

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Parabola del fariseo e del pubblicano

“9Disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: 10«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. 11Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: «O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. 12Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo». 13Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». 14Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Vangelo di Luca 18,9-14

Il ragno distratto, un racconto per parlare della preghiera.

Un piccolo ragnetto, portato dal vento, approdò sulla cima di un albero.
Ma quel luogo non era adatto e discese su una grande siepe spinosa.
Qui c’erano rami e germogli in abbondanza per tesservi una tela.
E il ragno si mise subito al lavoro, lasciando che il filo, lungo il quale era disceso, reggesse la punta superiore della ragnatela. Filo dopo filo, nodo dopo nodo, la tela del ragnetto si fece bellissima. Mosche e moscerini incappavano numerosi.      Continue reading

“Dio si è nascosto al mondo, e piange perché noi non lo cerchiamo più”

Un rabbino aveva un nipotino che numerosi compagni venivano a raggiungere nei giorni di vacanza. Quella sera, si era deciso di giocare a nascondino. Nelle cantine della casa, nelle stalle e nei granai, i nascondigli abbondavano: tutto un universo misterioso per sottrarsi agli sguardi. Colui che la sorte aveva designato andò a caccia con metodo. La ricerca durò a lungo. Scovò l’ uno dopo l’ altro tutti i suoi compagni, salvo uno: il nipote del rabbino. Tutta la banda tentò di ritrovarlo, chiamò, e infine partì per giocare altrove.
Quando non sentì più niente il bambino uscì dal nascondiglio. Non c’ era più nessuno. Restava solo il nonno, seduto presso la porta di casa.
Il bimbo scoppiò in singhiozzi. “Perché piangi?”, gli domandò il vecchio rabbino. “Perché nessuno mi cerca più”, singhiozzò il piccolo. Allora il vecchio rabbino prese il bimbo tra le braccia e mormorò: “ Anche Dio si è nascosto al mondo, e piange perché noi non lo cerchiamo più

Ed è proprio così! L’ uomo pieno di se stesso, del proprio io non cerca più Dio, pensando di poterne fare a meno fino a quando non si scontra con la propria finitezza, il proprio limite e grida a Dio che “piange” perché non abbiamo saputo riconoscere il tempo in cui Lui ci ha visitato e ha bussato alla porta del nostro cuore! (dqy)

Buoni Samaritani … esistono! ( Lc 10,25-37)

 

Un ragazzino alto come un soldo di cacio stava rincasando velocemente per la via centrale del paese. Era contento aveva giocato una di quelle partite a pallone memorabili, coronato da un fantastico goal. Abbracciando i compagni di squadra troppo felici gli era caduto lo sguardo su un gruppo di avversari che già lo guardavano storto. Il volto cupo minacciava la solita frase: “ Ti aspetto fuori”. D’ altronde, perdere la finale per un goal di scarto, segnato da un mingherlino …
Infatti, da una delle vie laterali, improvvisi erano sbucati i rivali: erano quattro o cinque, e sembravano più robusti di sempre. “Ora facciamo i conti”, minacciavano. “ Questa non ce la dovevi proprio fare. E dire che ti avevano avvertito”!
Qualche spintone, pochi calci ben assestati e il nostro amico era caduto lungo il bordo della strada. La gamba dolorante lo costringeva per terra, mentre i ragazzi scomparivano nel buio della sera, ridacchiando per la bravata.
Pochi attimi passava giusto di lì, per caso, un assessore del comune. Stava raggiungendo una delle solite riunioni ed era già in ritardo di mezz’ora. Non che non volesse – per carità-, ma non poteva proprio fermarsi. Stava per chiedere un contributo per l’ assistenza sociale che avrebbe fatto tanto bene alla gente del paese!
Subito dopo fu la volta di un gruppo di adolescenti dell’ oratorio. Ma erano troppo indaffarati nel ridere e nello scherzare per accorgersi che un ragazzo si stava rialzando a fatica, sporco di fango.
Intanto dal bar vicino stavano uscendo un paio di giovani “poco raccomandabili”. Avevano visto che il ragazzi zoppicava e, pur senza conoscerlo si fecero avanti.
“Che t’è successo? Ce la fai?”. A spizzichi e a bocconi narrò la sua avventura.
“Beh noi non possiamo fare molto; se li conciassimo per le feste potrebbero vendicarti con te. Però non preoccuparti”. E, rivolo all’ altro: “ Quello che ho visto scappare più in fretta doveva essere tuo cugino, no? Sarà bene che gli insegniamo un po’ di educazione!”
“ Se non hai il cellulare per chiamare casa, puoi farlo col mio “ disse l’ altro.
“Grazie, ma in questo momento i miei non ci sono …”
“Ok”, continuò, “allora ti accompagniamo a casa noi. Vorrai mica tornare a piedi conciato così”.
E con una manata affettuosa tra i capelli arruffati quegli sconosciuti “salvatori” gli restituirono la gioia perdita.
Un giorno anche lui ricordandosi l’ episodio, avrebbe fatto lo stesso!

(S. Messina- P. Raimondo: Suo Padre uscì a supplicarlo, commento ai vangeli dell’ anno C – XV Domenica)

Leggi Lc 10,25-37
“…«Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, …”

Si dimentica forse una donna del suo bambino … (Isaia 49,15) , Maggio 2016

Nella galleria del grande centro commerciale, fra le gente che andava e veniva per fare compere, altra che curiosava guardando le vetrine ad un certo momento di sentì una voce disperata: “ Mamma, mamma” e poi singhiozzi disperati. Nessuno può resistere ad un bimbo che piange, subito una piccola folla di persone si avvicinò per consolarlo. “ Che cos’hai piccolo?”; “ Cosa ti è successo”; “Come possiamo aiutarti?”.
Ma il bambino ascoltava solo il suo pianto e continuava a guardarsi intorno, continuando a piangere ancora più forte. Finalmente arrivò una donna poliziotto, che si avvicinò e si rivolse a lui con voce dolce, lo accarezzò, lo prese in braccio. Il Bambino si calmò un poco. “ Ciao”, le disse l’ agente,” mi vuoi dire cos’è successo? Perché piangi” Hai forse perso la mamma?”.
Il bambino trattenne per un attimo il respiro, poi con tutto il fiato che gli rimaneva gridò: “ No è la mamma che ha perso me?”

( adatto da un racconto di B. Ferrero)

Il Signore Gesù ci ha affidato a una mamma che non potrà mai perderci, è la sua mamma: Maria. Anche se noi ci allontaniamo da Lei, se ci scordiamo di Lei, Lei non è mai lontana da noi, ci porta sempre nel suo cuore e i suoi occhi sono sempre rivolti su di noi. Gesù dalla croce ci ha affidati a Lei perché prendendoci per mani ci accarezzi, ci sollevi nei nostri momenti di buio e prendendoci per mani ci conduca a Lui.

Preghiera

TU SEI MIA MADRE

Ricordati e rammentati, o dolcissima Vergine,
che Tu sei mia Madre e che io sono Tuo figlio;
che Tu sei potente
e che io sono poverissimo, timido e debole.
Io Ti supplico, dolcissima Madre,
di guidarmi in tutte le mie vie,
in tutte le mie azioni.
Non dirmi, Madre stupenda, che Tu non puoi,
poiché il Tuo amatissimo Figlio
Ti ha dato ogni potere, sia in cielo che in terra.
Non dirmi che Tu non sei tenuta a farlo,
poiché Tu sei la Mamma di tutti gli uomini
e, particolarmente, la mia Mamma. Se Tu non potessi ascoltare,
io Ti scuserei dicendo :
“è vero che è mia Mamma e che mi ama come Suo figlio,
ma non ha mezzi e possibilità per aiutarmi”.
Se Tu non fossi la mia Mamma,
io avrei pazienza e direi :
“ha tutte le possibilità di aiutarmi,
ma, ahimé, non è mia Madre
e, quindi, non mi ama”.
Ma invece no, o dolcissima Vergine,
Tu sei la mia Mamma
e per di più sei potentissima.
Come potrei scusarti se Tu non mi aiutassi
e non mi porgessi soccorso e assistenza?
Vedi bene, o Mamma,
che sei costretta ad ascoltare
tutte le mie richieste.
Per l’onore e per la gloria del Tuo Gesù,
accettami come Tuo bimbo
senza badare alle mie miserie
e ai miei peccati.

Libera la mia anima e il mio corpo
da ogni male e dammi tutte le Tue virtù,
soprattutto l’umiltà.

Fammi regalo di tutti i doni, di tutti i beni e
di tutte le grazie che piacciono
alla SS. Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo

(San Francesco di Sales)

 

La medaglia di Caterina – storia della medaglia miracolosa (maggio 2016)

 

Caterina Labourè era una giovane Figlia della Carità, la congregazione di suore fondata da San Vincenzo de Paoli. Aveva un grande desiderio: vedere la Santissima Vergine. Lo chiese come Grazia speciale a San Vincenzo, la sera della sua festa, il 18 luglio 1830. Quella notte, verso le 11,30, si sentì chiamare per nome. Era un bambino che disse: “ Alzati e vieni con me”.
Caterina lo seguì. Tutte le luci erano accese. La porta della cappella si aprì appena il bambino l’ebbe sfiorata con la punta delle dita. Caterina s’inginocchiò in presbiterio. A mezzanotte venne la Madonna, si sedette sulla poltrona che era in presbiterio.
“Allora sono balzata vicino a lei, ai suoi piedi, sui gradini dell’altare, e ho posato le sue mani sulle ginocchia”, raccontò Caterina. “Sono rimasta così non so quanto tempo. Mi è parso il momento più dolce della mia vita …”.
“Dio vuole affidarti una missione” disse la Vergine a Caterina. La giovane suora conobbe la missione speciale che il Signore le voleva affidare soltanto il 27 novembre.
“Era il sabato precedente la prima Domenica di Avvento. Erano le cinque e mezzo di sera. Nel silenzio mi parve di sentire un rumore e vidi la Madonna. Stava in piedi, vestita di un abito di seta bianca come
l’ aurora, i suoi piedi poggiavano su una sfera che vedevo soltanto a metà; nelle mani, levate all’altezza del petto teneva un globo; gli occhi erano rivolti al cielo … il suo volto era estremamente bello, ma non potrei descriverlo …”
La Madonna spiegò a Caterina che il globo rappresentava il mondo intero ed ogni persona in particolare, i raggi di luce che sprigionavano dalle sue mani erano il simbolo delle grazie che spandeva sulle persone che le domandavano. Poi intorno alla Vergine si formò una cornice ovale che portava queste parole scritte in lettere d’oro: “ O Maria, concepita senza peccato pregate per noi che ricorriamo a voi”.
La visione si trasformò nel modello di una medaglia e Caterina vide anche il rovescio: una lettera M sormontata da una croce e sotto due cuori, uno circondato da una corona di spine, l’ altro trafitto da una spada. La Madonna disse: “ Fai coniare una medaglia su questo modello. Le persone che la porteranno riceveranno grandi grazie. Le grazie saranno abbondanti per coloro che hanno fiducia”.
La medaglia voluta dalla Madonna fu coniata e ancora oggi milioni di persone la portano con sè.

Il sentimento più mortificante che ci può capitare è quello di preparare dei regali, con gioia e attenzione, e poi accorgerci che coloro per i quali li abbiamo preparati non li vogliono. Maria è espressione della generosità e della Provvidenza di Dio. Ha le braccia cariche di doni per gli uomini, ma gli uomini fanno finta di niente, le voltano le spalle, si lasciano prendere da tante altre cose che credono più importanti.
In questo nostro tempo, il mondo ha più che mai bisogno di Maria e delle sue grazie. Eppure come sono pochi coloro che si ricordano di pregarla con fede. Se vogliamo sapere che cosa sono i miracoli, preghiamo Maria

Da Mese di Maggio per bambini, Bruno Ferrero

La conca fatata ( mese di maggio 2016)

 

La piccola Dorina, di otto anni, viveva in una casa di pietra vicino alla spiaggia. Era una bambina che amava molto il male. C’ era un posto sulla spiaggia dove andava volentieri a giocare. In quell’ angolo appartato alcuni scogli formavano un cerchio sulla spiaggia. Quando arrivava l’ alta marea e il mare agitato, l’ acqua veniva lanciata con violenza dentro le rocce e formava una conca d’acqua limpida. Dorina sentiva che quella conca apparteneva a lei sola e le diede un nome speciale: “ la coca fatata”. Ogni giorno la bambina andava nel suo angolo preferito, si sedeva tra le rocce e guardava dentro l’ acqua azzurra e limpida.
Si divertiva a contare le graziose conchiglie che si fermavano sul fondo sabbioso, ed ogni giorno il numero delle conchiglie era diverso. La bambina immaginava che ci fossero delle fate che venivano a portare ogni giorno a portare delle conchiglie nuove e a portare via quelle vecchie.     Continue reading