XXVIII ordinario C, 2016 – meditazione con i bambini/ragazzi del catechismo – Si gettò ai piedi di Gesù per ringraziare era un samaritano!

Dal Vangelo secondo Luca

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!». (Lc 17, 11-19)
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Un racconto per cominciare

I ragazzi dell’Oratorio di Santa Maria avevano preparato una recita sul mistero del Natale. Ma quando suor Renata vide le prove dello spettacolo sbottò: “Avete dimenticato i Re Magi!”. Don Pasquale suggerì la soluzione. “Cerchiamo tre persone della parrocchia! – disse – Spieghiamo loro che devono fare i Re Magi moderni, vengono con i loro abiti di tutti i giorni e portano un dono a Gesù Bambino. Un dono a loro scelta. Tutto quello che devono fare è spiegare con franchezza il motivo che li ha spinti a scegliere proprio quel particolare dono”.

La squadra dei ragazzi si mise in moto e nel giro di due ore erano stati trovati i Re Magi sostituti. La sera di Natale, il teatrino parrocchiale era affollato.   

Il primo era un uomo di cinquant’anni, padre di cinque figli: portava una stampella. La posò accanto alla culla e disse: “Tre anni fa ho avuto un brutto incidente d’auto. Uno scontro frontale. Fui ricoverato all’ospedale con parecchie fratture. Nessuno azzardava un pronostico. I medici erano pessimisti sul mio recupero. Da quel momento cominciai ad essere felice per ogni più piccolo progresso: poter muovere la testa o un dito, alzarmi seduto da solo e così via. Quei mesi in ospedale mi cambiarono. Ho scoperto quanto possiedo. Sono riconoscente per le cose piccole e quotidiane. Porto a Gesù Bambino questa stampella in segno di riconoscenza . Grazie Gesù”.

Il secondo Re era in verità una regina,. Portava un catechismo. Ad un certo punto della vita ho cominciato a sentirmi inutile. Ho chiesto al parroco di fare catechismo ai bambini. Così ho ritrovato la vita. É un’attività che mi appassiona. Sento di nuovo di essere importante Grazie Gesù!”.

Il terzo Re era un giovane. Portava un foglio bianco. Lo pose accanto alla culla del Bambino e disse: ” Non sapevo proprio cosa dire, né cosa portare. Le mie mani sono vuote. Non ho niente da presentare. Il mio futuro mi sembra così incerto. Ti offro questo foglio bianco, Gesù. Io so che sei venuto per portare speranze nuove. Vedi, il mio cuore è aperto e pronto ad accogliere le parole che vuoi scrivere sul foglio bianco della mia vita. Ora che ci sei Tu tutto cambierà…”. Grazie Gesù!
[da: Storie di Natale di B. Ferrero ridotto ed adattato]
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Vi ho raccontato questa storia perché oggi il Vangelo è vero che ci presenta un miracolo in cui Gesù guarisce dieci lebbrosi, che in pratica sono dei morti viventi, veri, altro che gli zombie dei racconti di terrore, ma sottolinea anche altri due punti molto importanti!
Vi voglio dire come erano le loro condizioni al tempi di Gesù!
Il lebbroso colpito da piaghe porterà vesti strappate e il capo scoperto; velato fino al labbro superiore, andrà gridando: «Impuro! Impuro!». 46Sarà impuro finché durerà in lui il male; è impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento.” (Lv 14, 45 – 46).
Pensate che sotto questa categoria della lebbra stavano molte malattie della pelle e i dermatologi del tempo erano i sacerdoti.
Impuro cosa significa questa parola? Facciamo un esempio. Essere impuri, al tempo di Gesù voleva dire essere esclusi dalla vita religiosa e sociale della comunità. In pratica eri cacciato da tutti, isolato e allontanato,. Come cancellato. È molto diverso da essere contagiosi per una malattia.

Questi dieci che Gesù incontra si rivolgono a lui e gli chiedono di avere pietà, che sarebbe come dire abbi misericordia di noi, guarda alla nostra condizione: fai qualcosa.

Gesù non gli dice, però siete guariti, ma li manda dai sacerdoti, erano quelli che dovevano verificare la guarigione. In pratica chiede loro di fidarsi. Mentre vanno avviene la guarigione e qui succede qualcosa!
Di tutti solo uno, per di più un samaritano, uno che era considerato uno scomunicato, che credeva a modo suo e non secondo quelle che erano le regole del tempio di Gerusalemme torna a ringraziare Gesù e viene lodato per la sua fede!

Il Samaritano ha la capacità di riconoscere il grande bene che Gesù ha operato in lui, che non è solo una guarigione esteriore. Ha capito che Gesù gli ha donato una guarigione più grande quella totale, completa, quella dell’ anima, della salvezza.

Forse noi sappiamo dire grazie qualche volta quando qualcuno fa un bel gesto nei nostri confronti, ma sappiamo dire grazie a Dio, al Signore Gesù? O sappiamo solo lamentarci e criticare. Sappiamo ringraziare per i sacramenti per la Messa, che è questo grande ringraziamento che facciamo al padre, attraverso Gesù, nello Spirito Santo o ci lamentiamo perché dobbiamo venirci ogni Domenica, o perché dura un po’ di più … ringraziamo dei sacramenti, ringraziamo del catechismo, che ci aiuta a conoscere meglio Gesù, per vivere meglio noi.

Ho trovato una bella preghiera ve ne leggo solo due pezzetti:
Ti ho mai detto grazie, Signore,
per ogni frutto della terra che mi nutre e mi riveste, per la luce, l’ aria e il cielo che rinnovano la vita, per le cose belle che mi riempiono gli occhi e l’ anima di gioia?
per ciascun organo del mio corpo, per le grandi possibilità della mia mente, per le vibrazioni che legge il mio cuore, per la pienezza che a volte sfiora la mia anima …
Ti ho mai detto grazie, Signore,
per il fragile dono della fede, per la possibilità di rivestirmi di speranza, per il desiderio innato di non mollare anche nelle circostanze più buie? Anch’io come i lebbrosi, ho ricevuto tanti doni e li ho dati per scontati. E spesso me ne accorgo quando non ho più gioia, salute allegria, voglia di vita, e imploro un miracolo da te. Mentre sarebbe più facile giusto tornare a lodarti per gli altri mille che sono lì, al mio fianco a portata di mano.

Gesù si rammarica del nostro non sapere dire grazie, anche se è consapevole che può essere difficile in certi situazioni, allora noi oggi vogliamo dire grazie anche per quelli che si dimenticano, per quelli che non vi riescono perché devono affrontare grandi prove, ma chiediamogli di essere capaci di avere un cuore pieno di riconoscenza, di grazie verso di Lui, ma anche verso tutti, a cominciare dai nostri genitori che con Dio ci hanno dato il dono della vita.

Deo gratias,qydiacdon

 

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