XXV Domenica ordinario A – 2017: meritocrazia o bontà e generosità?

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».(Mt 18,21-35)

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Nel nostro lessico comune vi è una parola che sentiamo abbastanza di frequente ed è il termine meritocrazia. Se andate a leggere in un dizionario potrete trovare una definizione che dice pressappoco così: Sistema di valutazione e valorizzazione degli individui, basato esclusivamente sul riconoscimento del loro merito.

 Proviamo a pensare anche solo per un attimo se il Signore dovesse usare questo sistema di valutazione nei nostri confronti? Quali meriti possiamo vantare nei confronti del Signore? San Paolo scrivendo agli Efesini dice: “eravamo per natura meritevoli d’ira, come gli altri.” Perché? “Siamo vissuti nelle nostre passioni carnali seguendo le voglie della carne e dei pensieri cattivi”, più semplicemente nel peccato. Per fortuna la Parola che il Signore oggi ci rivolge ci rassicura subito! “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore.
Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.
” Meno male che il tuo modo di vedere,  di pensare, di comportarti, Signore, sono completamente diversi dai nostri, altrimenti sarebbe un bel guaio, così possiamo sempre sperare.

Per illustrarci tutto questo ecco la parabola. Noi sappiamo che nelle parabole del Signore occorre distinguere dal racconto che può avere dei tratti anche pittoreschi, magari anche inverosimili, come quello di prendere al lavoro degli operai al termine della giornata. Quale resa avrebbero potuto dare?

È una parabola che ci disorienta per certi aspetti. Pensiamo alla fatica di chi ha lavorato per tutta la giornata sotto il sole e di chi ha lavorato un’ora soltanto. Da una parte la generosità del padrone nel dare agli ultimi lo stesso compenso, ma da parte loro non vi è nessuna parola di gratitudine, mentre vi è la mormorazione da parte di chi ha lavorato tutto il giorno, che pure ha accettato un contratto.

Non è semplice accogliere il modo di agire di questo padrone della Vigna, che abbiamo capito è il Signore. Francamente facciamo fatica, e potremmo pensare che è anche ingiusto, ma questo è il nostro modo di pensare “secondo le nostre vie, i nostri desideri”. La prima cosa da fare è, quindi, una revisione dell’identikit che noi abbiamo di Dio nel nostro cuore, nella nostra mente, nella nostra vita.

Cosa cogliere dunque da questa parabola?

 Una cosa molto rassicurante è che Dio non ricompensa secondo i meriti, ma secondo la sua bontà, che non va a scapito della giustizia.

Proviamo a pensare quali meriti possiamo accampare davanti al Signore! A lui dobbiamo tutto, la vita, le nostre qualità, l’aria che respiriamo e che inquiniamo, anche il bene che riusciamo a fare qualche volta, perché è sempre Lui che amandoci ci rende buoni. Egli ricompensa non in base a quanto meritiamo, ma a quanto ci ama e alla sua bontà, che per certi aspetti ci urta anche, perché a chi ha faticato e sudato tutto il giorno viene dato come a quelli delle cinque del pomeriggio.

Ma non fa torto ai primi perché con loro aveva pattuito quanto avrebbero ricevuto, mentre con gli altri non era stata fissata nessuna tariffa, non è quindi ingiusto.

A noi fa così arrabbiare perché vi è sempre una tentazione alla quale cediamo e indugiamo facilmente, ed è quella dell’invidia ce lo ricorda lo stesso Signore rispondendo alla mormorazione: “Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.  Se agli ultimi è stata elargito un dono agli altri non è stato fatto un torto. Difficile questo modo di vedere e di agire di Dio con noi.

Questo però dovrebbe farci pensare anche al fatto che il Signore chiama non ad orari prestabiliti, ma chiama tutti e a tutte le ore a lavorare “nella sua vigna”, questa immagine che ci accompagnerà anche nelle prossime domeniche.

Avete notato, però, che quando il padrone della vigna manda gli operai tutti vanno immediatamente? Questo dovrebbe farci riflettere sulle nostre scuse, le nostre titubanze quando siamo chiamati dal Signore a rispondere nel nostro essere cristiani e mettiamo tante perplessità, tanti se e tanti ma. Non dobbiamo poi scandalizzarci per quelli che non vengono chiamati alla prima ora, perché nella “vigna del Signore” vi è posto per tutti, anzi dovremmo gioire anche per gli ultimi che arrivano, come il “buon ladrone”, se non è arrivato lui all’ ultima ora!

Allora coraggio. Perché Gesù non cessa di chiamare, nelle ore magari più disparate della nostra vita e a nessuno mancherà la generosa ricompensa del Signore. Chi è stato chiamato dalla prima ora avrà avuto una fortuna maggiore. Se poi riflettiamo la stragrande maggioranza di noi è stata chiamata dalla prima ora, dal giorno del proprio battesimo. Il problema è forse quello della risposta che tanto spesso si rimanda nel concreto della nostra esistenza quotidiana.

A chi risponde viene dato il necessario per vivere, per vivere la vita eterna, perché questo è la retribuzione per chi senza indugio e generosità pronuncia il suo sì. Attenzione, però, il padrone della vigna è buono e generoso, ma questo non ci deve far credere che noi non dobbiamo meritare il suo amore!

“Cercate il Signore, mentre si fa trovare,
invocatelo, mentre è vicino.
L’empio abbandoni la sua via
e l’uomo iniquo i suoi pensieri;
ritorni al Signore che avrà misericordia di lui
e al nostro Dio che largamente perdona.”

È quello che ci ricordava il profeta, ed è quel cammino di conversione, cioè di rivolgerci al modo di pensare di Dio e del suo agire a cui tutti siamo chiamati dove: “gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi”. Quale sarà la nostra logica?

 qydiacdon

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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