XXIII Domenica ordinario C: Essere discepoli

Noi tutti cerchiamo di avere dei punti di riferimento nella nostra vita che orientano il nostro agire, parlare, scegliere, il nostro porci nel mondo e nella società.

Per questo componiamo una scala di valori e ci riferiamo a dei modelli che possono essere significativi. Credo che se ci fermiamo a riflettere qualcuno di noi possa ritrovare in sé certi valori che gli hanno trasmesso i genitori e che a sua volta sono stati fatti nostri. Questo può avvenire in positivo, ma anche in negativo.

In positivo come il valore della parola data, dell’onestà, della famiglia, della disponibilità verso gli altri e speriamo vi sia anche, non ultimo, quello della fede.

Con il brano del Vangelo che abbiamo letto Gesù pone quello che deve essere il riferimento per chi vuole essere suo discepolo, quali devono essere le priorità.

Quali sono questi punti di riferimento?

  1. Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.
  2. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
  3. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Certo Gesù entusiasma, sta parlando ad una folla numerosa che lo segue, sta parlando a noi, allora vuole mettere in guardia chi crede che seguirlo sia semplice e facile, potremmo dire un’ora la settimana per la Messa, un po’ di preghiera, un po’ di elemosina, qualche buona azione. Cose buone, necessarie, ma Gesù chiede uno stile di vita.  Un piccolo inciso, le condizioni che Gesù pone riguardano tutti noi, quale sia il nostro stato di vita: ordinato, consacrato, sposato, laico o religioso.

Prima condizione: seguire Gesù significa porlo al primo posto. Quel chi odia, che ci suona ostico, sgradevole lo possiamo tradurre in questo modo: “chi preferisce, chi pone davanti”. “ Il Signore Gesù non è disumano, non ci proibisce di nutrire affetto per  coloro che il sangue e l’ amicizia o le circostanze della vista ci hanno collocato vicino,(…) ma vuole che l’ amore per Lui, sia il più grande, il più tenace, il più appassionato” (cfr. cardinal Biffi)

 Seconda condizione:  La croce  si presenta spesso nella nostra vita con le sue forma molteplici e quando si presenta che fare? Certo vorremmo ribellarci, ma Gesù non ha fatto così: l’ha accettata, ma Gesù attraverso la Croce ci ha salvati. Non dimentichiamo, poi, che se il Cireneo ha aiutato Gesù a portare la Croce sul Calvario, quando essa appare nella nostra vita Gesù la porta con noi. Se siamo suoi discepoli non possiamo aspettarci una via diversa da quella che Lui ha intrapreso. Chiediamo quindi quella forza che ci è necessaria quando la Croce si presenta nella nostra vita.

Terza condizione: Rinunciare agli averi per il Signore. Certo gli averi possono essere i beni materiali, quindi riuscire a liberarci dall’ attaccamento ai beni terreni, ma riuscire a staccarci da un modo di vedere e di pensare che non è secondo il Vangelo per cominciare a vivere una vita libera e nuova.

Ecco allora quell’ invito alla prudenza contenuto nell’ immagine del costruttore e del re che parte in guerra. Occorre riflettere perché seguire il Signore si tratta di impegnarsi per tutta la vita, da persone consapevoli e responsabili di quello che stanno vivendo e facendo.

Nel nostro attuale contesto questa pagina di Vangelo è quanto mai attuale. Vivere coerente la fede e seguire il Signore oggi diventa una scelta non solo impegnativa, ma sovente significa intraprendere una scelta certamente non condivisa, che opera rotture dolorose negli ambienti in cui si vive e portare così una croce.

Come possiamo constatare il laicismo dilagante e un paganesimo che considera il vivere il tempo della ricerca di sé, del proprio piacere o tornaconto, dell’affermazione dell’egoismo, tutte cose che nascono dal peccato, fa sì che Gesù, Dio non solo siano dei perfetti sconosciuti, ma osteggiati, derisi, nemici da combattere e se possibile eliminare. Vi è allora il pericolo di nascondersi come cristiani, di vergognarsi di esserlo e di rimanere isolati ed esclusi. Con le sue parole Gesù rinnova la sua proposta ad essere suoi discepoli, ma nello stesso tempo è come se ci dicesse sii consapevole che questo ti costerà! Gli innumerevoli martiri di questo nostro tempo nei paesi dove la persecuzione dei cristiani è attuata, promossa, tollerata in modo esplicito, come nei paesi islamici o anche subdolo e sotterraneo, come ad esempio in Cina, dove i diritti civili non sono rispettati, costituiscono una  testimonianza.

Il cardinal Biffi ricordava:

Ci siamo messi tutti al servizio di un padrone esigente e buono; esigente perché vuole portarci in alto, buono perché ci prende come siamo. Pretende molto da noi, ma è disposto a darci lui con la sua grazia quello che pretende. Purché ci affidiamo a Lui e lo lasciamo fare”

 Chiediamo umilmente questo nell’ Eucaristia che stiamo celebrando.

Deo Gratias, qydiacdon

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