XXIII Domenica ordinario B – “Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e parlare i muti”

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

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Il Vangelo che abbiamo letto attualizza quella parola di salvezza e di speranza che il profeta Isaia pronuncia a ricordarci che la salvezza, l’amore risanante di Dio si sta facendo vicino all’uomo, si rende presente in Gesù.

Come noi oggi, il popolo di Israele stava vivendo un momento di timore grande, l’imminenza di una catastrofe ed ecco allora parole di speranza.

“Dite agli smarriti di cuore: Coraggio non temete, ecco il vostro Dio”
Anche noi oggi viviamo un grande momento di crisi, perdita di valori che fino a poco tempo fa sembravano inattaccabili, come quello della famiglia e della vita, ma soprattutto quello di una fede che ognuno interpreta a modo suo e che rischia di non essere più quella fede cattolica che da più di 2000 anni ha guidato, animato, illuminato generazioni di credenti suscitando innumerevoli santi e testimoni autentici del Vangelo di Gesù.

Se ci guardiamo intorno e ascoltiamo le notizie che ci giungono dai media vediamo una società sempre più frammentata in cui gli onesti sono sempre più frequentemente perdenti, mentre disonesti, prepotenti e criminali sembrano avere la meglio, ci si sente inermi e senza difesa; quelli che sono i principi della morale sono irrisi, ognuno si fa la sua morale, anche contro natura, e le regole della convivenza sono frantumate.

Di fronte a questo disagio e allo sconcerto perché tutto sembra naufragare e non esserci più punti di riferimento certi il credente è chiamato a sperare. Quella parola: “Dite agli smarriti di cuore: Coraggio non temete, ecco il vostro Dio” è detta a noi oggi.

L’ uomo ha bisogno di speranza, ma di una speranza che non è nelle forze umane, ma nella consapevolezza che Dio è vivo, presente, accanto a noi,
(Provvidenza) non si disinteressa di noi e non ci abbandona.

Recuperiamo la certezza che Dio è più forte del male, di qualsiasi male, anche quello che pone fine alla nostra vita umana terrena, perché Dio è il Dio dei vivi e non dei morti.

Occorre che recuperiamo quella sensibilità ai valori eterni che sono irrinunciabili quali l’amore verso gli altri, la giustizia, la capacità di sapersi anche sacrificare assieme a quella di amare veramente.

Ecco, quindi la prima Parola di oggi, una Parola di speranza, che deve suscitare in noi serenità e pace anche di fronte ai momenti difficili.

Ma veniamo al miracolo del Vangelo.
Per chi ne è toccato, il miracolo è sempre un dono, una grazia, la manifestazione della benevolenza del Signore nei nostri confronti.
Ma a noi che lo leggiamo dopo migliaia di anni cosa dice?
I miracoli sono dei segni, degli insegnamenti preziosi, riguardo la fede, che devono essere accolti, meditati, [stavo per dire ruminati], che annunciano insegnamenti riguardo la fede, riguardo Dio, riguardo la nostra vita.

Gesù guarisce un sordomuto.

Quando noi pur sentendoci benissimo, pur parlando benissimo siamo sordomuti? Quando pecchiamo. Allora il nostro rapporto con Dio va in corto circuito, non riusciamo più a cogliere le sue parole di vita e di speranza, perché le nostre orecchie si sono chiuse. Non solo non riusciamo più a sentire le parole del Signore, ma nemmeno quelle buone delle persone che ci stanno accanto e che ci amano, provate a pensare per un attimo, quando ci arrabbiamo e l’ira prende possesso del nostro cuore se siamo capaci di ascolto?
Pensiamo a quando l’egoismo, il culto della personalità si impossessa di noi e passando vicino a chi ha bisogno non ce ne accorgiamo nemmeno.

Nel rito del Battesimo verso il termine vi è proprio quello che viene indicato come rito dell’Effatà che consiste nel fare un segno di croce sulle orecchie e sulle labbra del battezzato, lo è stato fatto anche su di noi. Le parole che lo accompagnano son queste: “Il Signore Gesù, che fece udire i sordi e parlare i muti, ti conceda di ascoltare presto la sua parola, e di professare la tua fede a gloria di Dio Padre”.

Ogni volta che la Chiesa amministra i Sacramenti del Battesimo e della Confessione si rinnova il miracolo che è narrato nel Vangelo per ciascuno di noi.

In questa Eucaristia chiediamo al Signore:
Ed oggi ancora, Signore pronuncia quella parola: “Effatà. apriti!.” di fronte a ciascuno di noi. Apri le nostre orecchie affinché non siamo sordi agli appelli del nostro prossimo. amico o traditore che sia, e della tua voce nella coscienza, piacevole o antipatica che sia.
Apri le nostre bocche perché possa sgorgare sincera la voce dell’affetto e della stima, ferma e convinta quella che difende la giustizia e la pace.
Apri le nostre mani affinché restino pulite nella nostra professione, leste e operative nelle nostre attività, capaci di stringere le mani di tutti, indipendentemente dal loro colore e calore.
Apri i nostri cuori affinché vibrino all’unisono col tuo, vivendo emozioni che conducono a scelte concrete e sentimenti che resistono alla corsa del tempo e dei tempi.
(P. Raimondo, S. Messina. Abbiate sale in voi stessi, commenti al Vangelo dell’anno B).

Deo gratias, qydiacdon.

 

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