XXIII Domenica ordinario A, 2017: Sentinelle e correzione …

 

Dal Vangelo secondo Matteo 18,15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. 
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

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Se vi è un’immagine che possiamo legare a quella che è la Parola che abbiamo ascoltato è quella della sentinella, di colui che veglia perché non entrino lupi rapaci nell’ ovile, o nella casa e distruggere, annientare, ferire, uccidere,  richiama S. Paolo nel suo discorso agli anziani di Mileto: “At 20,29 Io so che dopo la mia partenza verranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge”.

Allora il compito della sentinella è quello di vegliare attenta e fedele  a quanto  gli è stato affidato. Qui vorrei aprire una parentesi e ricordare il cardinal Cafarra, che si è speso in questo, un gigante che difese fede, verità e famiglia.

Se questo è il compito di coloro che il Signore ha posto a guidare la sua Chiesa è anche un compito che è affidato ad ogni credente, perché ciascuno di noi, dal giorno del suo Battesimo condivide la missione del “profeta”, di cui ci parla il testo di Ezechiele nella prima lettura.

Oggi molti cristiani e non solo si sono dimenticati di questo compito, alcuni perché devono ancora crescere in quelli che sono i fondamenti della fede, della conoscenza dei misteri di Cristo e della sana dottrina altri perché ritengono sia più opportuno di fronte a determinati fatti fare finta di nulla, accondiscendere anche a certe idee, concezioni che non sono secondo il Vangelo e non scoprirsi troppo!

Come si deve comportare il cristiano di fronte all’ errore e di fronte all’ errante?  Come esercitare quella che è la correzione “fraterna”? Accade, spesso, che anziché correggere sia molto più facile condannare e, non tanto fraternamente, non l’errore, ma l’errante, puntando il dito, dimenticando che la nostra non è una comunità di perfetti, ma di persone che sono in cammino e che ciascuno di noi è in parte responsabile di colui che ci è accanto , in una corresponsabilità che tutti ci coinvolge.

Paolo VI, di venerata memoria diceva: “La correzione fraterna è un atto di carità che è sorretto da una volontà di comprensione, non dalla volontà farisaicamente umile, imbevuta della gioia diabolica di processare, condannare e svilire l’altro.”

Come se questo non bastasse ricordiamo le parole di Gesù: “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: «Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio», mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.” (Mt 7,3-5)

La correzione “fraterna” obbliga tutti noi a “convertirci”, prima di correggere l’altro. Se noi fossimo consapevoli di questo cambierebbero tante cose nel nostro modo di vedere gli altri.

Ma se correggere diventa così difficile, così impegnativo forse è meglio lasciare perdere.  Non facciamola e ognuno vada per la sua strada. Questo non è possibile!

Il Signore per mezzo del profeta Ezechiele ci dice: “Se io dico al malvagio: “Malvagio, tu morirai”, e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te.” 

 Ma come deve essere questa correzione, che non vale solo per quanto riguarda la fede, le sue verità, il Vangelo, ma anche la vita spicciola, che è disseminata spesso da tante diversità di opinioni, di modi di vedere che anziché essere affrontati nel dialogo fanno sorgere conflitti anche aspri e difficili da sanare?

Il Vangelo di oggi ci dà delle indicazioni molto concrete.

Noi normalmente non abbiamo una progressività, ma ci limitiamo ad un solo momento, quello dell’accusa e della condanna. Gesù, invece indica un percorso che si sviluppa attraverso tre momenti.

  • Il primo passo è quello che si basa sul rapporto interpersonale che si ha con la persona: “Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello”. Qui vi è già un’indicazione importante per tutti noi. Fare in questo modo non ha come finalità la critica, l’accusa, ma il recupero della persona, del peccatore. Questo significa, però, anche una presa di posizione consapevole per cui richiama è coinvolto in prima persona.
  • Se questo tentativo fallisce ecco il secondo momento, attraverso il coinvolgimento di due o tre testimoni, mettendo in questo modo chi ha sbagliato di fronte alle sue responsabilità.
  • Terzo tentativo il coinvolgimento di tutta la comunità. Che non si deve scandalizzare, ma pregare perché colui che ha commesso una colpa si ravveda, quindi non pettegolezzi, sussurri ghignosi e maligni.
  • A questo punto, ma solo a questo punto “sia per te come il pagano e il pubblicano.”. “Questo perché l’errante, [colui che ha commesso una colpa], sia aiutato a salvarsi e la fede dei piccoli e degli umili non sia messa in pericolo. (Biffi)

Non dimenticando che in tutto questo noi dobbiamo essere guidati certamente per l’amore alla verità del vangelo, ma sostenuti da quella Carità di cui ci parla l’apostolo Paolo, perché: “La carità non fa alcun male al prossimo: pienezza della Legge infatti è la carità.”

Chiediamo al Signore di aiutarci a dire sempre la verità con amore, anche al fratello che commette una colpa e ad accettarla anche questo può accadere per noi, perché ciascuno di noi può identificarsi con il fratello che sbaglia. Questo vale anche per le nostre comunità, che non sono né perfette, né stabili né sicure, perché il maligno è sempre all’ opera. Presentiamoci davanti al Signore a agli altri lasciando cader le maschere, le apparenze per crescere assieme con il contributo di tutti esercitato in quella Carità che è pienezza della legge! 

Deo gratias, qydiacdon

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