XXI Domenica ordinario A – 2017 – Chi sono io per te

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
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Le domande che pone Gesù oggi sono fondamentali per l’esistenza e la vita dell’ uomo, qualsiasi risposta che l’ uomo come singolo o come collettività voglia dare!

“La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo? Voi chi dite che io sia?”
Gesù si pone di fronte a noi, ci interpella! Nessuno, anche quando sembra non dare o voler dare una risposta all’ enigma della sua persona, può sottrarsi alla domanda e all’ interrogativo che nasce di fronte a Lui.
Dalla risposta che diamo ne consegue un’impostazione di vita, una relazione di fede, la visione del mondo, il riconoscere ed affermare valori non negoziabili sulla sacralità della vita, il modo in cui ci si pone di fronte al mistero del dolore, della morte, e se vi può essere per l’uomo una speranza che vada oltre la visione ristretta dell’esistenza umana.

Oggi vanno molto di moda le inchieste socio-religiose, anche in ambito ecclesiale:
“La gente, chi dice che sia il figlio dell’uomo?” Qual’ è oggi l’opinione del mondo corrente su Gesù? Le risposte e i pareri sono diversi.
Un sottile conoscitore dell’animo umano che ha saputo intercettare le esigenze di amore, di giustizia, di vita, di pace, di gioia a cui gli uomini aspirano? Un rivoluzionario? Un grande maestro oppure un folle che si credeva figlio di Dio, investito di una missione dall’ alto? Forse un esaltato che ha chiesto di essere amato più del padre e della madre, ma che rimane solo un grande defunto da commemorare, perché anche lui morto e non vive più, perciò alla fine nessuna novità è stata introdotta nell’ esistenza degli uomini. Queste possono le variegate risposte di un’inchiesta socio religiosa, ma fra questa Babele di risposte una si distacca da tutte le altre, quella di Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
Dire che Gesù è il Cristo significa riconoscere in Lui colui che aspettavamo, mandato dal Padre per ricondurci a Lui, non un uomo che semplicemente interpreta le aspirazioni del nostro cuore, ma Dio che viene per ricondurre l’uomo a Dio.
Si apre davanti all’ uomo un orizzonte nuovo, che va ben oltre l’umano, che si illumina di eternità.

Riconoscerlo poi come: Il figlio del Dio vivente”, vuol dire accettare un Dio che non è lontano, disinteressato e indifferente ma che si fa vicino a noi per riempire il nostro vivere così complesso, spesso faticoso e doloroso, ma anche vuoto, perché non sappiamo più orientarlo a Dio e, siccome ciò che è umano è effimero e transitorio, siamo dei perenni insoddisfatti che continuano a cercare chissà chi, ma che non trovano.

Non solo! Riconoscere Gesù come il Figlio del Dio vivente, vuol dire riconoscere il Dio come il Dio della vita, che la vita è sua e non dell’uomo in questo mondo in cui, purtroppo si sta sempre più affermando una cultura di morte anche in nome di Dio.

Dio è il Dio della vita, al punto che se anche ha condiviso in Cristo il mistero della morte, questa non ha potuto trattenerlo, Gesù è il risorto, il vivente ed è qui con noi oggi per prendersi ancora cura di noi, per infondere forza e speranza, per indicarci quella via attraverso la quale anche noi parteciperemo alla sua spessa vita.

Per potere formulare questa risposta occorre una luce che viene dall’ alto, è quella luce che si impossessa del cuore umile quando si lascia rischiarare dalla fede. Cultura, preparazione, studio, intelligenza, sottili ragionamenti, dibattiti, non bastano per riconoscere il Signore in Gesù di Nazareth, non sono sufficienti!

Questa fede non è innata in noi attraverso “la carne e il sangue”, ma nasce dall’ accogliere il Signore nella nostra vita, concedergli quello spazio necessario perché Egli vi possa operare ricevendo quella luce, quella guida, quella determinazione necessaria a guidare gli atti della nostra esistenza.

Ma la fatidica domanda risuona anche per me, anche per noi, e non solo oggi: “Chi sono io per te”
Se la risposta che diamo è una confessione di fede simile a quella di Pietro vi sono delle implicanze molto concrete.

1. La prima è accettare Gesù Cristo senza se e senza ma, riconoscerlo come Dio con noi e per noi, prenderlo nella nostra vita così com’è e non come vorremmo che fosse. Di fronte all’ opinione di un mondo confuso nei suoi riguardi prendendo posizione, esprimendo la propria identità e la propria appartenenza a Cristo con la testimonianza della vita e l’annuncio che in “nessun altro vi può essere salvezza”
2. Vivere la fede in una dimensione ecclesiale e non solo individuale, quella Chiesa che il Signore ci ha consegnato, anche oggi quando consegna il primato a Pietro. Una chiesa che è si strutturata, ma formata da pietre vive, e quelle pietre vive siamo noi, se quindi la Chiesa sarà piò o meno bella, più o meno credibile dipende molto da noi, ma sempre assieme a Lui., assieme a Gesù!
3. Vivere un cammino di continua conversione adeguando la nostra mentalità al Vangelo. “Credere non è solo una convinzione religiosa, ma è partecipazione della vita di Gesù, del suo stile, della sua obbedienza al padre. Non vi è un’autentica confessione di fede senza un autentico coinvolgimento di sé stessi e della propria vita. (Andrea Toniolo)

Di fronte al Signore, in questa Eucaristia chiediamo di saper rispondere anche noi, nella fede, come Pietro, non solo con l’intelligenza della mente, ma con la passione, l’amore del cuore e la testimonianza della vita.

Deo gratias,qydiacdon

 

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