XXI Domenica del tempo ordinario B- Volete andarvene anche voi?

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.
Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».
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“Questa parola è dura chi può ascoltarla?”
Ma qual è questa parola così dura? È quella che abbiamo ascoltato in queste domeniche leggendo il capitolo 6 del Vangelo di Giovanni. Sono le affermazioni che Gesù fa di sé come nutrimento della vita dell’uomo. Affermazioni difficili da accettare anche per i suoi discepoli, che pure hanno condiviso con Lui un’esperienza irripetibile. Non lo hanno solo sentito predicare, hanno visto anche i gesti che egli ha compiuto eppure quello che Lui ha detto è troppo, è inaccettabile. Sono parole e pretese troppi forti.

Eppure di parole forti e difficili da vivere è disseminato il Vangelo. Proviamo a pensare al perdono, al discorso sul prossimo, alla richiesta di lasciare tutto per seguirlo, di confidare nella provvidenza, sul matrimonio e sull’ adulterio, e potrei proseguire. Parole che noi cristiani che partecipiamo all’ Eucaristia sentiamo ogni domenica, ma che per molti risultano troppo dure, difficili da accettare, così anche noi ce ne allontaniamo nella prassi, in quella testimonianza di vita che dovremmo dare.

Come dire: “quello che ci chiedi è troppo, quello che dici di te è difficile da accettare”, adesso ci tracciamo noi una nostra strada.
Gesù, però, non edulcora il Vangelo e quello che afferma di sé; non ha paura di rimanere solo. Qualsiasi persona in cerca di seguaci avrebbe cercato di trattenere quelli che si volevano allontanare, magari addolcendo le sue affermazioni riducendole ad affermazioni a manifesto di una lotta sociale e politica, oppure alla pura e semplice di ricerca di una giustizia umana, terrestre riducendo coì il vangelo in una proposta di tipo puramente sociale, come accadde per la teologia della liberazione. Certo tutti questi temi sono importanti e non vengono rinnegati, disposti con tutti gli uomini di buona volontà e non solo credenti a collaborare perché si realizzino.
Per il discepolo del Signore però non è sufficiente. Egli deve guardare in alto, pensare a Dio (il Dio di Gesù) facendo la sua volontà.

In definitiva essere cristiani significa credere in Gesù, che, vivente, continua a guidare la nostra storia, che Egli è vicino e ci guida.
È un linguaggio duro, allora la domanda è rivolta soprattutto a noi.
Andare per altre strade.

Oggi le Chiese si svuotano, afferma un commentatore, rare le confessioni (i preti non hanno più tempo), le vocazioni sacerdotali e alla vita consacrata sono in calo, come quelli che si sposano in Chiesa, e anche loro spesso divorziano e che cosa importa quello che dicono preti, vescovi, diaconi. Vi è una tentazione che serpeggia e che per diversi sarebbe facile per recuperare: comunione ai conviventi, ammettere il divorzio, riconoscere le unioni gay e tanto altro.
Ma questo significa andare dietro al mondo in contrapposizione con quello che afferma il Vangelo, con quello che è stato insegnato e predicato in oltre 2000 anni di cristianesimo e noi non possiamo farlo non possiamo mercanteggiare quello che crediamo.

Tanta comprensione e ogni aiuto a tutti, anche a chi ha difficoltà a credere o non crede, non ingannandoli, però, “non possiamo dire bianco quel che è nero o viceversa. Nessuno, nemmeno il Padreterno obbliga una persona a credere; ma chi dice di credere deve farlo con senso di responsabilità, (questo vale per tutti clero e laici), deve accettare quello che viene dall’ alto, anche quando non è sempre secondo quello che vorremmo. La fede non è un Market dove ciascuno prende quello che vuole, e questo purtroppo lo fanno anche tanti cristiani.” (cfr. R. Brunelli- adattato).

Quale risposta dare alla domanda che Gesù ci rivolge oggi? Possiamo andarcene o rimanere facendo nostre le parole di Pietro: “Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”

Deo gratias,qydiacdon

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO B | TERESINA1

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