XX Domenica ordinario C –Verità e pace

“Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! … Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione.” Sono parole severe quelle che Gesù pronuncia che richiedono da parte nostra una riflessione seria, approfondita per comprenderne bene il significato. Infatti nel vangelo di Giovanni al capitolo 14 leggiamo: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.” Il risorto che viene in mezzo ai suoi saluta con queste parole: “«Pace a voi!” per ben due volte.
Che anche oggi si parli di pace e tutti ne parlino e forse anche straparlino è indubbio, occorre intendersi su cosa si intende per pace.

1. Pace sociale: assenza di guerra, ma la pace può essere compromessa anche da altri conflitti, pensiamo alla fame, all’ accesso all’ acqua potabile e altre innumerevoli ragioni.
2. Pace basata su rapporti di forza con potenziale bellico: arsenali atomici o chimici
3. Pace come benessere economico, senza stare tanto a guardare se si è conquistato onestamente o in altro modo
4. Pace è anche un momento di felicità che ci scalda il cuore, ci rasserena o ci fa semplicemente gioire o piacere senza considerare che è fuggevole
5. Insomma sotto la parola pace tante sfaccettature che possono nascondere egoismo e pigrizie ma che, al momento, possono dare una certa tranquillità.

Purtroppo non risolvono quello che è il problema di fondo: Io sono veramente in pace? Da dove posso attingere la pace vera? Quale pace sto ricercando? Ecco allora ancora risuonare le parole di Gesù: ““Vi lascio la pace, vi do la mia pace.” La pace è essere nel Signore Gesù, in quella partecipazione alla sua stessa vita che ci viene comunicata nel dono dello Spirito Santo, nella preghiera, nei Sacramenti.

Questa pace nasce dalla conversione del cuore. Certamente un cammino non senza fatica perché richiede un cambiamento del nostro modo di vedere, di pensare, di agire che è frutto della nostra disponibilità all’ azione dello Spirito che agisce in noi, e che richiede il nostro sì alla verità che è il Signore Gesù stesso che entra in conflitto con quella verità che oggi il mondo ci propone in innumerevoli aspetti.

“Gesù contesta la pace frutto di inganno, frutto di sconti sulla verità: questa pace è una menzogna. Gesù contesta la pace frutto di silenzio ipocrita: questa pace è disimpegno. Gesù è venuto a dire e a portare una precisa verità nel nome di Dio: ma la verità è scomoda” Provate a dire che la famiglia è formata dall’ unione di un uomo e una donna, aperta alla maternità e alla paternità, accogliendo i figli ed educandoli per preparali alla vita. La cosa più carina che vi sentirete dire è che siete rimasti al medioevo, se vi dichiarate poi credenti non vi elenco il resto. “Provate a dire: la televisione porta avanti un vero progetto di diseducazione delle coscienze, presentandoci modelli di vita corrotti e decadenti” Vi toglieranno il diritto di parola in nome dell’audience.
Se poi osate dire che la droga (e l’ alcolismo) sono conseguenza del vuoto spirituale dei giovani e della loro incapacità di resistenza al sacrificio, frutto di un’educazione sbagliata, vi risponderanno che tutti noi siamo colpevoli.

E ancora: che il comportamento di tanti uomini e di tante donne libero e spregiudicato è l’inizio del tradimento della fedeltà familiare, che esige pudore (parola arcaica del nostro lessico) e una riservatezza come condizione di fedeltà” come minimo vi diranno che siete vintage, che tutti fanno cosi, che è la moda e cosa sarà mai un’ avventura extraconiugale.

“La verità è scomoda, la verità crea divisione, la verità innervosisce tutti coloro che vivono nella menzogna.”
Per questo staremo zitti? Certamente no! Nel Signore non possiamo certamente tacere, pronti ad affrontare il politicamente corretto e la persecuzione. Vivere la fede non è giocare con la fede. Quella autentica sconvolge la vita e lo sapevano bene i primi cristiani.

Adesso forse le parole di Gesù: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! … Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione.” Ci appaiano un po’ più chiare.

Un’ ultima cosa, fra le tante altre: ma noi sentiamo questo fuoco o è già spento dentro di noi? Siamo disposti ad affrontare quelle situazioni descritte nei tre detti di Gesù nel Vangelo? Ad essere come il profeta Geremia della prima lettura? O cerchiamo di addomesticare la nostra fede?

Accomodare la fede è più semplice che essere disponibili a cambiare vita.
Il Signore ci mette in guardia a riconoscere i segni dei tempi. Certamente due segni dei nostri tempi sono quelli di farci una fede a nostro uso e consumo, non troppo impegnativa ed esigente, magari part time, l’altro è un progressivo allontanamento dal Signore, ma senza di Lui non c’è più la sacralità della persona, del dono del creato e della nostra vita.
Occorre ritornare a Lui con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le nostre forze e avremo la pace!

Deo gratias, qydiacdon.

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