XV Domenica: mandati

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
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La prima lettura ci presenta ancora la figura di un profeta: Amos che richiamò in modo pesante la classe sacerdotale per la sua corruzione che allontanava il vero culto dalla vita. Ministri dell’altare che affamavano vedove e orfani e si arricchivano con le entrate delle offerte del Tempio.
Ministri che mischiavano sacro e profano. Purtroppo sembra che quello che denunciavano i profeti non sia ancora del tutto scomparso.
Amos è scomodo e a chi vuole che si allontani ricorda che non è stato sua la scelta di essere profeta.
«Non ero profeta né figlio di profeta;
ero un mandriano e coltivavo piante di sicomòro.
Il Signore mi prese,
mi chiamò mentre seguivo il gregge.
Il Signore mi disse:
Va’, profetizza al mio popolo Israele».”

Una persona semplice che è mandata …  il Signore sceglie fra gente semplice, che non rappresenta nessuna classe sociale o nobile. L’ imparzialità che non fa preferenza di persone.
Nel Vangelo anche i dodici sono mandati e anche loro sono persone semplici: Pietro era un pescatore
Mandati a chiamare alla conversione, certo, ad annunciare il Vangelo. Io però vorrei soffermarmi sul modo di essere mandati.

“E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche”

Perché? Perché quello dovrebbe essere lo stile di chi svolge il ministero evitando fraintendimenti e corruzione. Del resto lo stesso Gesù richiamerà in modo forte la classe sacerdotale. Vi è una parola che si chiama essenzialità e riscoprire questa bella virtù, senza lasciarsi prendere dalla logica dell’organizzazione fine a sé stessa e del conservatorismo. Tutto questo senza mai tradire la verità del Vangelo e della tradizione.

Se tutto questo vale per me, per i ministri della Chiesa, vale poi anche per ogni credente. Ogni cristiano dal giorno del suo Battesimo, dopo aver partecipato alla Messa è un mandato. Mandato ad incarnare il Vangelo con la sua vita, nonostante le sue fragilità, le sue debolezze, e purtroppo anche le infedeltà che spesso si affacciano nella nostra vita. La fede quando è autentica, per noi, non può separarci dagli altri, ma deve metterci dentro un bisogno incredibile di comunicare, di parlare di speranza, di amore che ricerca sempre il bene di colui che è amato.

Un commentatore, rivolgendosi ai cristiani scrive: “Il cristiano non è qualcuno di appartato, di particolare, vive le stesse gioie e gli stessi dolori di ogni uomo, solo è abitato nel cuore da una speranza incorruttibile.
Il cristiano è anzitutto, un uomo di un’umanità piena, (o meglio doverbbe esserlo, aggiungo io), e dirompente, irrequieta e profonda, come ci ha insegnato la storia, (anche se non sempre a dire il vero) Al cristiano viene chiesto di vivere con, ( con gli altri e per gli altri) di appartenere a questo mondo, fecondandolo e facendolo crescere come fa il lievito con la pasta” (Curtaz)

“Ma anche coloro che non confessano la fede cristiana e non solo eppure alzano coraggiosamente la voce contro i vizi della società, e per questo la società li uccide, anche loro possono considerarsi martiri della storia sacra e non sacra che tutti ci coinvolge, tutti ci interpella sul bene comune da perseguire e sul male comune da denunciare. (fr. Massimo Rossi)

Se il richiamo alla conversione vale per tutti, di più vale per il ministro, per me che vi sto parlando. Il messaggio cristiano può arrivare al cuore della gente, se il predicatore ce la mette tutta per vivere lui stesso ciò che annuncia. Chiediamolo in questa Eucaristia, chiediamolo per i tutti noi e in particolare per i ministri della Chiesa.

Deo gratias nunc et semper qydyacdon

 

 

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