VII Domenica ordinario C – “Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano”

Già Domenica scorsa la Parola che il Signore ci rivolgeva era particolarmente forte con le contrapposizioni benedetti- maledetti, poveri beati e ricchi che hanno guai, oggi il testo del Vangelo ci lascia senza fiato, quasi sgomenti! Gesù sta come dipingendo la figura del discepolo ideale e

l’immagine che sta facendo ci appare, a un primo approccio anacronistica, fuori dal mondo, o almeno dal mondo con il quale noi dobbiamo fare i conti tutti i giorni. Non possiamo certamente dire che, anche se vi sono segni di bontà, di interesse per l’altro, il contesto nel quale viviamo non si possa catalogare come un contesto violento, dove le relazioni, anche quelle che non sfociano apertamente nell’ odio, non siano sempre facili e a volte segnate da un sentimento di astio, di ostilità.

Noi siamo fatti un po’ così! Capaci di provare compassione davanti ad un povero, di angosciarci e piangere di fronte alle sofferenze di un bimbo o di un malato, arrivare però, ad amare il proprio nemico, senza pensare al nemico che è il nemico armato che viene contro di noi, ma più semplicemente quella persona che ha sparlato un po’ di noi in giro, che ha detto bugie sempre su di noi. Oppure pensiamo all’amico che ha tradito la nostra fiducia e la nostra amicizia, o chi ci ignora e si sente superiore.

È difficile fare il bene, e non viene spontaneo, quando si è subito un torto, si è ricevuto del male da parte di qualcuno, o quando ci si è sentiti oggetti di un’ingiustizia, o quando avevamo bisogno e siamo stati abbandonati.
Eppure il Signore Gesù propone oggi al suo discepolo mete alte, che sembrano, e lo sono se rimaniamo a un punto di vista semplicemente umano, irrealizzabili!

“Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra …”

Perché Gesù chiede questo al discepolo, al cristiano, cioè a noi. Perché il Signore ci provoca in questo modo? Ma si può fare del bene ai nemici e a quelli che ci odiano, non è sufficiente non essere non violenti e vendicativi nei loro confronti?
La prima lettura, tratta dal libro di Samuele ci viene in aiuto. Il Signore ha messo Saul nelle mani di Davide che potrebbe ucciderlo, ma Davide non lo fa e lo risparmia, spinto da un profondo sentimento religioso: “il Signore ti aveva messo nelle mie mani e non ho voluto stendere la mano sul consacrato del Signore”.

Venendo più vicino a noi sono andato rivedere quello che fu definito il miracolo di Natale del 1914 descritto così dal caporale Leon Harris in una lettera scritta ai genitori. «È stato il Natale più meraviglioso che io abbia mai passato. Eravamo in trincea la vigilia di Natale e verso le otto e mezzo di sera il fuoco era quasi cessato. Poi i tedeschi hanno cominciato a urlarci gli auguri di Buon Natale e a mettere sui parapetti delle trincee un sacco di alberi di Natale con centinaia di candele. Alcuni dei nostri si sono incontrati con loro a metà strada e gli ufficiali hanno concordato una tregua fino alla mezzanotte di Natale. Invece poi la tregua è andata avanti fino alla mezzanotte del 26, siamo tutti usciti dai ricoveri, ci siamo incontrati con i tedeschi nella terra di nessuno e ci siamo scambiati souvenir, bottoni, tabacco e sigarette. Parecchi di loro parlavano inglese. Grandi falò sono rimasti accesi tutta la notte e abbiamo cantato le carole ( canti natalizi). È stato un momento meraviglioso e il tempo era splendido, sia la vigilia che il giorno di Natale, freddo e con le notti brillanti per la luna e le stelle».

 Era commovente, tra le trincee uomini fino a quel momento nemici feroci stavano insieme intorno a un albero in fiamme a cantare le canzoni di Natale. Non dimenticherò mai questa scena. Si vede che i sentimenti umani sopravvivono persino in questi tempi di uccisioni e morte». Scrive un altro testimone.

Avversari che dimenticandosi dell’odio si uniscono in un abbraccio fraterno. Solo rivolgendosi a Dio, rammentandosi di Lui, l’uomo può arrivare a compiere gesti di questo tipo.

Gesù viene ad annunciarci che Dio è Padre e noi siamo figli e se lo siamo dobbiamo per forza assomigliare a Lui che con noi agisce con amore paziente e misericordioso, in un’ottica che va ben oltre anche ad un buon filantropismo umano. “Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso …”  e che ha le sue radici nel modo di amare di Dio e di Gesù. Chissà quante volte anche noi possiamo esserci comportati da nemici del Signore con il nostro peccato. Lui ha sopportato, ha atteso, ha sperato in noi, così noi abbiamo sperimentato la sua misericordia e la sua pazienza, allo stesso modo noi dobbiamo essere pazienti e misericordiosi con i fratelli, perché solo Dio può conoscere quello che c’è nel cuore dell’uomo, di ciascuno di noi, ma questo rimane segreto ad ogni altro.

Con queste provocazioni, come quella di porgere l’altra guancia, che è stata e spesso viene ancora travisata, Gesù infatti quando fu schiaffeggiato in casa del sommo sacerdote Anna non porse materialmente l’altra guancia ma chiese: “«Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?»”,  ci viene indicato quale deve essere lo spirito che ci deve animare nei confronti di coloro che ci fanno del male.

Cammino difficile quello della misericordia che il cristiano deve percorrere e “alla luce di questo Vangelo, forse ci sentiamo tutti poco cristiani, (scrive il Cardinal Comastri) ma è bello sapere che Dio ci aspetta. Ci aspetta per fare con noi il cammino della misericordia. Il nostro cuore è ancora malato di odio e porta le cicatrici di tanti rancori, ma Dio può guarirlo oggi stesso e farlo suo per amare attraverso di noi. Beato, beato chi dice: “Sì! Avvenga di me, o Signore, secondo la tua parola!”

Deo gratias,qydiacdon

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