VI Domenica Ordinario C – 2019 – Gesù disceso con i Dodici si fermò in un luogo pianeggiante…

Se vi è una caratteristica nella Parola del Signore che abbiamo ascoltato oggi sono le contrapposizioni. [Voi ragazzi sapete cosa sono le contrapposizioni?
Vi faccio un esempio: bianco-nero; sano-malato]

Allora abbiamo ascoltato nella prima lettura questa contrapposizione: maledetto- benedetto. Benedetto è l’uomo che si compiace della legge del Signore e l’empio è colui che non la segue. Anche nel Vangelo da una parte vi sono i beati e quelli che, ahimè, hanno i guai i ricchi, i gaudenti, chi si diverte senza pensare e cercare niente altro di ciò che possa dargli piacere, gli spensierati.

Sono parole molte forti quelle che Gesù pronuncia!

Vediamo la prima lettura, quella del profeta Geremia. Da una parte abbiamo i maledetti e i benedetti. Chi è benedetto? La persona che confida nel Signore, cioè che ha fiducia in Lui e non nelle proprie ricchezze, che non ha fiducia solo nelle proprie forze, solo in sé stesso, ma che si abbandona nelle mani del Signore, consapevole che quanto ha è dono di Dio e non solo delle capacità e delle forze umane. In Dio trova consistenza, fondamento stabilità.

Coloro che vivono questo atteggiamento sono quei poveri di cui parla Gesù nel Vangelo, in Matteo quando dice: “Beati i poveri in Spirito”, ma che sono anche quei poveri di cui parla Luca in questo discorso di Gesù.

Cerchiamo di capire, allora chi sono questi poveri? Noi diciamo sono quelli che non hanno nulla, gli indigenti, gli affamati … sono poveri anche i perseguitati a causa di Gesù e del Vangelo. Questi sono certamente i poveri, quelli che sono senza tutele e senza difese, ma che comunque si affidano totalmente a Dio Creatore nella fiducia che troveranno giustizia e saranno appagati, ma che soprattutto non cercano come scopo della loro vita la gioia e la felicità nei beni del mondo, anche quando questi sono necessari.
Vi può essere, pur essendo materialmente poveri, un egoismo e
un’arroganza anche in questa condizione di vita, come si può essere persona che confidano nel Signore.

Leggendo la testimonianza di alcuni missionari mi colpiva il fatto che in queste baraccopoli alla periferia di certe grandi città africane, in cui le persone vivono in condizioni che vi lascio facilmente intuire dove è diffusissimo l’Aids, quando i bambini rimangono orfani dei genitori, spesso accade che vengano adottati da altre famiglie sono in questa condizione di povertà estrema, confidando nel Signore, condividendo quel po’ che hanno.

“Guai a voi ricchi.”
La ricchezza è davvero per l’uomo una fonte di rischio, perché porta l’uomo a confidare in sé stesso, nei propri mezzi, nelle proprie risorse economiche,
(conto in banca) e lo fa vivere da appagato, ergendosi anche al di sopra degli altri, come se quello che possiede non sia destinato ad andare perduto e vive una vita chiusa in se stessa ricercando piacere e appagamento, pensando di potere anche andare oltre ogni tipo di regola.

A questo punto potremmo pensare: ma noi non siamo così ricchi! Eppure lo siamo. Siamo ricchi in cibo, pensate quante migliaia di tonnellate di cibo sciupiamo ogni anno, quanti modelli di cellulare cambiamo, quante cose abbiamo in abbondanza. Allora un po’ di quei guai lì, magari riguardano anche noi.

Questo richiede un ripensamento della nostra vita passando da un modo di vivere che considera solo le cose umane terrene senza cercare quelle che il Signore Gesù ci indica, se noi invece di costruirci da soli un paradiso qui in terra non pensiamo al Paradiso di Dio, alla vita eterna, alla risurrezione, come ci ricorda S. Paolo.

Allora questi guai, che ci vengono ricordati sono un richiamo per tutti noi, per la  comunità perché prendiamo consapevolezza che vivere il Vangelo è bello, ma deve essere anche vero il nostro impegno e la nostra determinazione.

Con le beatitudini Gesù non viene poi a consacrare la povertà come condizione in sé, a meno che non sia una scelta libera, espressione di una libertà dalle cose, come quella di S. Francesco.

Per fare un esempio non è che Gesù ci viene a dire com’é bella la condizione dei poveri, degli affamati, degli emarginati e degli afflitti: Con le beatitudini ci viene annunciata la vicinanza di Dio tutti, ma in modo particolare a quelli che vivono in una condizione di povertà umana, materiale spirituale e nello stesso veniamo chiamati a buttarci nelle braccia del Signore. Se noi ci butteremo fra le sue braccia anche le condizioni di dolore e di sofferenza umana saranno mitigate, guarite perché, guidati da lui vivremo il grande comandamento dell’amore, quello che unisce l’amore di Dio all’ amore del prossimo.

Parole severe, importanti quelle che Gesù pronuncia oggi, di fronte alle quali ci verrebbe da dire, come hanno fatto i discepoli: “questo discorso è duro”, duro non vuol dire impossibile, perché “nulla è impossibile a Dio”.
Dietro alle beatitudini vi è il Regno di Dio e la sua logica, che non è quella del giovane ricco, che non riesce a seguire Gesù per l’attaccamento ai beni materiali, né quello di chi vuole tenere i piedi in due staffe servendo Dio e la ricchezza, ma che è quella del dono.

Le beatitudini sono, però annuncio di gioia e di speranza per la presenza e la vicinanza del Signore in mezzo a noi, come in questa Eucaristia.

Chiediamo che si avverino per noi le parole del profeta: “Benedetto l’ uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia.”

Deo gratias, qydiacdon

 

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