VI Domenica ordinario A – Se la vostra giustizia non sarà superiore a quella degli scribi e dei Farisei …- Omelia con i ragazzi del catechismo e i loro genitori

Gesù nel Vangelo che abbiamo ascoltato tiene bene a chiarire una cosa che la Legge data a Mosè non viene abolita, non è cancellata, per cui i comandamenti, che ne sono una sintesi sono tutt’ora in corso, non sono scaduti, ma fa anche una precisazione: Egli è venuta a portarla a compimento. Cioè a rivelare, a farci conoscere in modo pieno, completo quella che è la volontà di Dio che proprio la legge vuole indicare

Vi è una frase, però, che mi ha fatto molto pensare: “se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”. E io, non so voi, ci tengo ad essere “nel regno dei cieli”.

Cosa vorrà dirci Gesù quando dice così?  

Poi ho trovato questo:

Un uomo aveva tre figli coi quali divise la sua eredità. Avanzò per sé una gemma preziosa da destinarsi a quello dei tre figli che avrà compiuta la più grande e più magnanima azione entro un anno. Andarono i fratelli e ritornarono dopo un anno.
E il primogenito si presenta a suo padre e gli dice: «Io ho incontrato un forestiero che mi ha affidato tutti i suoi averi. Al suo ritorno io gli consegnai ogni cosa e nessuna garanzia egli aveva fuorché la mia parola». E il padre: «Hai fatto bene, ma la tua opera è giustizia e non generosa azione».
Il secondo invece dice: «Padre, io un giorno ritornavo a casa lungo un fiume rigonfio di acqua e, vedendo un bimbo caduto nell’acqua che stava per annegare, mi buttai nel fiume e lo trassi in salvo». «Tu sei degno di lode – rispose – ma la tua azione si deve chiamare umanità e non è la più perfetta».
Il terzogenito si fece innanzi e disse: «Padre, io trovai lungo la strada il mio mortale nemico addormentato sull’orlo di un precipizio; solo che un poco si fosse mosso nel sonno, sarebbe precipitato e avrebbe trovata la sua morte. Io mi accostai a lui, cautamente, lo svegliai perché badasse a salvare la sua vita».
«Figliol mio – disse il padre, abbracciandolo – tu hai veramente compiuta la più bella azione, il diamante tocca a te». (Tre figli e una gemma preziosa Beato don Luigi Monza)

Tutti e tre figli hanno fatto delle cose buone, ma qual è che fa la differenza?
Certamente quella dell’ ultimo figlio, perché è andato al di là di quello che si farebbe nei confronti di un nemico …“se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli”.

Gesù ci invita a guardare quello che c’è dentro il nostro cuore! Cosa c’è nel tuo cuore nel rapporto con Dio, con il fratello, con la moglie, il tuo cuore è sincero nei confronti di Dio e del prossimo.?

Un filosofo moderno, buon pensatore, scriveva un giorno ad un suo amico così: vorrei scrivere la tua vita in un bel volume, questo volume però lo vorrei raccogliere in una sola pagina, questa pagina in una sola riga e questa riga in una sola parola.
L’amico gli riscontrava: lo puoi. Scrivi così di me: Tu sei niente. Forse aveva ragione.
Se il medesimo filosofo dicesse a noi: io vorrei scrivere la vita del cristianesimo in un bel volume, questo volume in una pagina, questa pagina in una riga, questa riga in una sola parola, noi gli risponderemmo dicendo: scrivi “Amore”.

Ecco perché dobbiamo guardare dentro il cuore. Perché quella giustizia che supera la giustizia degli scribi e dei farisei non è quella che nasce solo dal rispetto delle regole, anche se giuste, valide, ma è quella che nasce dall’ amore, e l’amore o l’hai dentro al cuore, se noi hai qualcos’altro che si può chiamare odio, invidia, malvagità, disprezzo, risentimento, rabbia e potremmo continuare in un lungo elenco che occupa l’attualità di ogni giorno.

Noi amiamo, meglio, crediamo di amare le persone che ci aiutano in particolari situazioni perché proviamo gratitudine, riconoscenza; ma questo lo fa anche chi non crede.
Si può amare una persona perché ha delle doti particolari, perché ha un modo di parlare dolce e gentile, perché ci è simpatica. Ma si può chiamare carità? Molto più semplicemente è amicizia, simpatia, ma nient’ altro.
La vera carità è che dobbiamo amare il prossimo per un motivo soprannaturale cioè per amore di Dio. E perché? Perché Dio ci ama per primo e perché il nostro prossimo è l’immagine di Dio.

Allora capiamo meglio quello che Gesù ci dice quando esorta:
“Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono”.

Quanti di noi sono pronti a compiere per primi gesti di pace, di riconciliazione?
A pronunciare di pace, di perdono e non di divisione o di odio, anche sui grandi mezzi di comunicazione sociale, sulla rete attraverso i vari twitter, facebook, e altri.

Il Signore ci conceda, quindi, quella giustizia che nasce dall’ amore, dalla rinuncia alla collera, dall’ eliminare ogni sguardo malizioso, dal cercare la verità e la sincerità, dall’ amare anche il nostro nemico.

Deo gratias, qydiacdon (2017)

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