Veglia pasquale (2016)

 

Dopo l’ evento cruento della Croce, il silenzio del Sabato Santo, quasi una sospensione del tempo di fronte al dramma che è avvenuto ecco la notte. Notte e buio incutono sempre un certo timore. Il silenzio che l’accompagna, se siamo attenti, ci parla e richiama le cose che ci sono accadute, ma nello stesso il pensiero si apre cercando di scoprire e di vagheggiare su ciò che ci attende. Così anche noi vogliamo ascoltare questa notte che ci parla di una storia d’amore che inizia da molto lontano, da quell’inizio che è oltre il tempo e oltre la storia, ma che non rimane al di fuori del tempo e della storia, ma accompagna e fa suoi il tempo e la storia.

Una storia fatta di amore e d’infedeltà, di luce e di tenebra, di sangue e di vita, ma che è illuminata dalla presenza di un Dio che l’accompagna e, in essa, accompagna l’ uomo. A quell’uomo Dio tende la mano, come fa il soccorritore verso chi in mare sta annegando, per issarlo sulla barca, ma che viene rifiutata, e l’ uomo annega, sommerso, non dall’ acqua, ma dalla sua arroganza e dal suo peccato.    

Nel silenzio del Sabato Santo e della notte ripensiamo al dramma cruento della Croce “ icona del sacrificio supremo per amore e dell’ egoismo estremo per stoltezza” per riprendere le parole di papa Francesco pronunciate a conclusione della via Crucis. Ripensiamo ancora alle innumerevoli croci che ancora oggi vengono erette e sulle quali viene crocifisso l’ uomo immagine e somiglianza di Dio. Croci di povertà, di fame, di odio in nome di Dio che hanno insanguinato questa Pasqua … ripensiamo al dolore di tante famiglie e di tutti coloro che soffrono …

In questa notte, però non sono queste le uniche parole sussurrate nel silenzio. Quella storia d’ amore che Dio ha scritto per noi non finisce davanti ad una tomba vuota, sigillata, quasi a voler mettere il timbro fine alla vicenda umana di Gesù e così uccidere la speranza.
L’ amore ha una forza dirompente, e l’ amore di Dio è la forza più dirompente di tutte.
Più dirompente di tutte quelle sconfitte che possono accompagnare la nostra vicenda umana, più dirompente delle amarezze e dei dispiaceri della vita, anche quando ci vengono inferte dalle persone più care.
Penso a quelle che i figli posso infliggere ai genitori, i genitori ai figli, i mariti alle mogli e viceversa.

L’ amore di Dio, è più forte anche di fronte al caos in cui sembra stia affondando questa nostra storia umana con violenze di ogni tipo, guerre stragi, genocidi. Più forte di quella morte che sembra prevalere sul nostro desiderio di vita e che ci angoscia.

In Questa notte risuonano per noi quelle parole che hanno udito le donne andate al sepolcro per compiere un ultimo atto d’ amore nei confronti di Gesù: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo” non è qui. Non è qui è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea”.
Già la Galilea, crocevia di genti, culture, di umanità, esattamente come il nostro tempo, come il nostro mondo, in cui Gesù continua a parlare e ad annunciare, in cui alcuni ascoltano, altri si scandalizzano, altri ancora vorrebbero toglierlo di mezzo, molti lo tradiscono e non solo quelli che sono “lontani”.
Donne appartenenti alla categoria dei testimoni inattendibili, insignificanti, come lo sono tutti quelli che non contano agli occhi del mondo e dei potenti, eppure sono loro le prime testimoni. Vaneggiamenti: “ Come può uno risorgere dai morti? Come credere?” …

Eppure quando l’ uomo toccherà il fondo, perché si è allontanato da Dio, lo ha tradito questa sarà l’ unica luce a cui potersi rivolgere per riaccendere la speranza e potersi rialzare: Il Signore Gesù risorto e vivo.
Grazie Signore di questa notte in cui l’ amore esce dalla tomba e che dopo il gelo del peccato e della morte riaccende in noi la vita, la fede, la speranza per intraprendere la via dell’ amore.

Deo gratias, qydiacdon.

 

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