V Domenica ordinario B – Una giornata molto intensa

L’ evangelista Marco, continua oggi a descriverci la giornata di Gesù a Cafarnao. Una giornata molto intensa passata in Sinagoga dove si è speso per annunciare l’imminenza del regno di Dio e con esso, attraverso anche il segno che ha compiuto: la liberazione
dell’ indemoniato, che la liberazione dell’ uomo è vicina. Nella Sinagoga ha insegnato.

Ora si reca in casa di Simone e Andrea, ci sono anche Giacomo e Giovanni è lì trova la suocera di Pietro che è a letto con la febbre.
Gesù cosa fa?
Attenzione tre azioni che non dovrebbero mai mancare nelle nostre relazioni, nell’ incontro con l’altro:

“ si avvicina, la fa alzare, prendendola per mano…”

1. Si avvicina … Non è così facile farsi vicini agli altri, tant’è che quando noi dobbiamo prendere posto in una assemblea, ma anche semplicemente qui in Chiesa, cerchiamo di metterci sempre vicino a quelli che si conoscono. Vi è sempre un po’ di perplessità a stare accanto a chi non conosciamo. Se poi riusciamo a vincere le nostre perplessità, magari siamo vicini fisicamente, ma quanto siamo distanti con il cuore, con i pensieri. Eppure Gesù compie un gesto di tenerezza verso una persona che vedeva, forse, per la prima volta.
2. La fa alzare … questo farsi vicino di Gesù diventa forza che solleva per chi è prostrato. Quante persone sono prostrate nel corpo e nello spirito. Forse ne abbiamo incontrate anche noi, ma noi ci siamo fatti “vicini” a loro? Oppure, più facilmente ci siamo allontanati o girati dall’ altra parte, come fanno il levita e il sacerdote nella parabola del buon samaritano. E il nostro farci vicino è diventato quella forza che sa sollevare. Rialzare da una situazione affinché questa persona possa ripartire, ritrovare la fiducia e la speranza in sé, e soprattutto in Dio, perché le abbiamo portato il lieto annuncio del Vangelo che Dio non abbandona.
3. Prendendola per mano … Prendere per mano e trarre a sé, risollevare è quello che fa Gesù. Non pronuncia una parola, ma quei gesti sono più eloquenti di molte parole, quelle in cui tante volte noi ci perdiamo di fronte alle situazioni di bisogno, di scoraggiamento, di difficoltà.

Guarita, la suocera di Pietro si mette a servirli.

Proviamo allora a confrontarci se il nostro essere con gli altri, se le nostre relazioni hanno queste caratteristiche, cioè di essere vicino, per sollevare e se tendiamo la mano all’ altro oppure la ritiriamo o peggio ancora lo spingiamo sempre più in basso.

La giornata di Gesù, però non è finita e si protrae anche dopo il tramonto perché malati e indemoniati arrivano per chiedere di essere guariti, sollevati, liberati. Ancora una volta Gesù non si sottrae, nello stesso tempo non si lascia ingabbiare. Ha una missione, un compito al quale non si può sottrarre: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».

Vi è un aspetto, nel Vangelo, che Marco annota, con il quale tutti siamo chiamati a confrontarci e a riflettere, la presenza della preghiera nella nostra vita.
“Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava.”

L’ annunciare, l’agire di Gesù è accompagnato dalla preghiera. Questo dialogo intimo profondo che Egli ha con il Padre.

A me sembra che molti pretendano di essere cristiani senza dare spazio alla preghiera, senza dialogare con Gesù. La preghiera innerva e sostiene tutta la vita cristiana, non può essere un optional.

Qualcuno ha scritto: “pregare è per un attimo mettere da parte i tuoi dubbi e dirgli: “ti faccio compagnia” e ritrovarsi poco dopo migliori”.

In questa domenica si celebra la giornata per la vita che ha come tema: “Il Vangelo della vita, gioia per il mondo”.
I vescovi nel loro messaggio evidenziano come: “la gioia che il Vangelo della vita può testimoniare al mondo è dono di Dio e compito affidato all’ uomo … (dono) legato alla stessa rivelazione cristiana …
Oggetto di richiesta nella preghiera dei discepoli.” Ancora una volta assieme alla nostra responsabilità e impegno per promuovere, difendere e testimoniare il Vangelo della vita che è gioia, vivendo con cuore grato anche la fatica concreta della nostra esistenza umana, viene richiamato il valore della preghiera l’ unica che può giungere attraverso vie impensate, quanto imprevedibili, dove le forze umane non arrivano

Questo compito ci viene affidato come discepoli, ma come discepoli del Signore e sul suo esempio siamo chiamati a fare della nostra vita una testimonianza di preghiera per poter vivere in verità e sincerità la testimonianza delle opere di misericordia sia corporali che spirituali.

Deo gratias, qydiacdon

 

 

 

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