V Domenica di Pasqua – Non sia turbato il vostro cuore ….

Di fronte a quello che siamo e che stiamo combinando nel mondo, di fronte anche a quello che sta accadendo nella Chiesa non possono mancare motivi di preoccupazione, di turbamento, di angoscia.

La precarietà della nostra condizione umana, la fragilità e la debolezza che
l’accompagnano, una situazione politica/sociale/economica sempre più complessa, incerta che non offre soluzioni né garanzie, l’incapacità di chi dovrebbe curare il bene pubblico e non sa dare risposte adeguate o per impreparazione o perché ricerca solo l’affermazione propria o di una parte contro l’ altra ci rendono perplessi e turbati.

I silenzi di chi ha il compito di guidare il gregge che il Signore gli ha affidato e qui mi vengono in mente le parole di S. Caterina da Siena, quelle che lei scriveva al Papa: “Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue Suo; con desiderio di vedervi fondato in vero lume, acciocchè, illuminato l’occhio dell’intelletto vostro, potiate cognoscere e vedere la verità; che, cognoscendola, l’amerete; amandola, rileceranno ( rivelerà) in voi le virtù.” , spesso ci lasciano frastornati !

Di fronte allo smarrimento e al disorientamento dei discepoli dopo la lavanda dei piedi, dalla rivelazione del tradimento di Giuda e del rinnegamento di Pietro, a quello che può essere il nostro smarrimento per le nostre vicende personali e del mondo, il Signore Gesù esorta i discepoli e noi a guardare a Dio, ad avere fede in Lui. Solo così possiamo superare l’angoscia, il turbamento, la paura.

Un padre del deserto ha detto: «Se il tuo pensiero dimora in Dio, la forza di Dio dimora in te ». La nostra paura nasce dal nostro non sapere abbandonarci; dalla nostra poca fede.

Ma Gesù ci rassicura ancora. “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via”.

È uno di quei testi che leggiamo, di solito, nelle esequie, ma Gesù non vuole rassicurarci solo riguardo a quello che è il nostro destino finale, ma anche per ciò che riguarda la nostra situazione attuale. Quando sorge il dubbio che Gesù si sia separato da noi completamente e noi siamo rimasti in balia degli eventi e del mondo contro i quali dobbiamo lottare come con don Chisciotte contro i mulini a vento, ricordiamoci di queste parole!

Così siamo chiamati a prendere consapevolezza di dovere guardare spesso al “cielo” che è la nostra patria.
Troppo frequentemente ci aggrappiamo alla terra e ai suoi beni, transitori, considerandola come la nostra patria definitiva, in realtà non è così. Noi siam qui come in esilio, pellegrini in cammino e quella cosa terribile, che temiamo tutti, la morte è come un ponte che dobbiamo attraversare per tornare a casa, un ponte per l’eternità.

Il sentiero, la strada da percorrere per il nostro ritorno a casa è Gesù stesso, avere fede in Lui significa riconoscerlo come Via, Verità, Vita.

Gesù è la via unica perché l’uomo possa giungere a gioire nella beata eternità di Dio, le altre vie, come ci viene oggi proposto sono vie che non conducono alla meta. Vie sulle quali l’uomo si perde e non solo non trova Dio, ma perde pure se stesso.

Gesù è la Verità perché in Lui si adempiono tutte quelle promesse che Dio ci ha fatto. Perché Lui è la parola definitiva di Dio per noi e in Lui, noi, perduti, lontani, veniamo salvati, ritrovati, condotti a quella gioia e a quella vita a cui aneliamo disperatamente.

Gesù è la vita. Sono trentasei i passi del Vangelo in cui si parla di Gesù come “vita”.
Vittorio Messori scrive: “nella società moderna predominano scelte di morte: droga, suicidio, violenza, aborto, eutanasia”. Tutto questo è il frutto del rifiuto di Cristo, della sua persona, della sua Parola, del nostro non lasciarci amare da Lui e da non abbandonarci. Dal nostro non contemplare più il crocifisso. Davanti a Lui comprendiamo che la vita di cui parla Gesù è una vita donata nell’ amore, quell’ amore che si chiama Carità, l’unico che ci può introdurre nella vita vera, nella “vita eterna” dove la morte è sconfitta per sempre. E solo Gesù l’ha sconfitta e ci ha fatto conoscere Dio come il Dio della vita e dell’amore, perché solo nell’ amore è possibile generare la vita!

Non sia turbato, quindi, il nostro cuore! Con questo messaggio di speranza noi cristiani siamo mandati nel mondo accanto alle sofferenze di tanti fratelli, essendo uomini nuovi che vivono in Cristo, certi che siamo di Cristo e per Cristo.

ad maiorem gloriam dei, qydiacdon

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