V Domenica di Pasqua – La vite, i tralci e l’ albero della vita!

Inseriti in Cristo portiamo frutti abbondanti di vita, d’amore

 In questi giorni d’ inaugurazione dell’Expo 2015 una delle immagini che più rimandano i media è quella di questa struttura in acciaio e legno (credo) dal titolo: l’ albero della vita! L’ idea non è particolarmente nuova. L’ albero della vita è già presente nella Bibbia. All’ inizio,  nel giardino dell’ Eden, nell’ Apocalisse ( 2,7: a chi vince Io darò da mangiare l’ albero della vita), solo per ricordare due passi. Questa idea viene ripresa anche in un film di alcuni anni fa, famoso per gli effetti speciali Avatar.

L’ uomo è ancora un po’ presuntuoso perché si dimentica l’ essenziale, che l’ albero da cui nasce la vita, quella vera, autentica è uno solo: la Croce di Cristo da cui scaturisce la salvezza, riportando l’ uomo alla sua condizione originale, donando all’ uomo la vita eterna, la risurrezione, a cui occorre rimanere uniti.

Gesù ci dice: attenzione senza di me non potete fare nulla. Eppure tanti vivono nell’ ignoranza di questa verità. Cerchi la gioia, cerchi la speranza, cerchi un senso a ciò che sta accadendo in te, nella tua vita, nel mondo cercala nel Signore, stai non solo vicino a Lui, ma incollato a Lui, esattamente come il tralcio alla vite.

L’ immagine che richiama Gesù nel Vangelo.

Qui in campagna è un immagine che possiamo capire bene, come possiamo capire bene la potatura, le viti vengono infatti, pulite, perché possano dare buoni e bei frutti.

Gesù  dice: “ voi” siete i tralci. Se noi siamo i tralci significa allora gente concreta, con la realtà della loro vita. E non solo io! Anche tanti altri che incontro nel lavoro, facendo la spesa, a scuola, in ufficio, in famiglia, nel mondo. Tralci vivi che dovrebbero mostrare che sono uniti alla vera vite che è Gesù.

Pensiamo, quindi, se noi siamo tralci vivi, se la nostra vita è una vita da cui traspare Gesù, assieme a quella di tanti altri. Pensiamo ai cristiani perseguitati, a quelle persone che si dedicano gratuitamente, per amore di Gesù al soccorso dei poveri, alla cura di bambini e anziani soli, alla vicinanza e all’ assistenza dei malati. Mi piace ricordare questa ragazza, Barbara, che  ho conosciuta fin da bambina e che, cresciuta, andava in ospedale a fare la clown terapia ai bambini e che è morta di cancro troppo presto. Tanti tralci vivi, vitali. Ho letto che  sono stati pubblicati dieci volumi che raccolgono brevi biografie di uomini e donne del nostro tempo …

Persone che “ non amano a parole, né con la lingua, ma con i fatti e nella verità”.

Perché è la linfa che sgorga dalla vite, Gesù, che irrora i tralci, gli permette di vivere e di dare frutto. Questa linfa è l’ amore che Cristo ci dona, anche qui adesso e in ogni Eucaristia. È l’amore che ci permette di osservare i comandamenti, di tradurli in quell’ “amore a Dio e al prossimo” come Gesù ci ha insegnato, e fa sì che non li sentiamo come un peso, ma come un aiuto, un bene.

È  ancora l’ amore che ci consente di avere fiducia nel Signore, di credere in Lui e permettere  allo Spirito possa agire nella nostra vita.

Ma il Vangelo ci ricorda che perché vi possa essere frutto è necessaria la potatura!

Io non faccio l’ agricoltore,  mi dicono, però, che quando si pota la vite, dalla potatura sgorga come un “lacrima” di linfa. Sembra che la vita pianga, ma il tralcio potato nel punto giusto  darà il grappolo d’ uva.

Le potature non piacciono e la vita ne riserva a bizzeffe, e le lacrime sono tante, ma ci rammentano la nostra debolezza, la nostra fragilità, la necessità di non crederci ancora una volta noi stessi Dio. Le potature sono per tutti, non fanno distinzioni … anche Paolo, questo gigante del vangelo, ha dovuto subire la sua potatura, abbiamo sentito nella prima lettura.

Vi è un aneddoto, parla di uno scultore, che davanti al blocco di marmo cominciò a lavorare di scalpello traendo fuori una statua meravigliosa, a chi gli chiedeva come fosse riuscito a “ creare” un’ opera così bella rispose con molta semplicità che era già dentro e che lui non aveva fatto altro che togliere il superfluo. Proviamo a pensare che le potature che Dio fa non sono altro che “togliere” per fare di noi un opera meravigliosa. Certo, mentre avvengono, sono dolorose, ma non è doloroso il parto per una donna? Poi la gioia di stringere a se la vita è troppo grande …

Non vogliamo allora essere dei tralci così stolti, poco furbi, da non accettare che il Signore, pulisca tagli, per evitare di essere affastellati e “ buttati nel fuoco”.

Se essere vivi significa anche lasciarsi ferire, accettiamo la ferita, certi che non solo si rimarginerà, ma che attraverso quel dolore potrà nascere qualcosa di nuovo, qualcosa di più grande che ora però non riesco a vedere, non riesco a comprendere e mi verrebbe voglia davvero di staccarmi, ma solo se saprò rimanere unito a Gesù, la vera vite, potrò dare un frutto nuovo.

Gesù nell’ Eucaristia si dona a noi perché noi possiamo rimanere innestati in Lui, possiamo essere questi tralci che anche se potati, recisi sapranno concentrare tutta la forza dell’ amore, nel punto giusto, per portare a loro volta frutti abbondanti d’ amore là dove il Signore ci guida e ci manda.

Soli Deo Gloria, qydiacdon

 

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