Uno strano datore di lavoro …

 

Mt 20,1-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. (…)

“Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

 

Oggi viviamo in un contesto e una cultura in cui non solo chi è ultimo non conta nulla, ma anche il secondo, perché nella vita o si è primi o non si è nessuno.

Occorre arrivare davanti a tutti, a spese di tutti. Ci si dopa nello sport , ci si dopo anche nella vita. Ci riempiamo gli occhi e il cuore dei modelli vincenti che i mezzi di comunicazione sociali , i network ci propinano a piè sospinto, corpi perfetti, abiti impeccabili, sorrisi smaglianti, mezzi sempre più tecnologici, mondi virtuali che non esistono …

La realtà è un po’ diversa! Un lavoro che non è sempre gratificante, gli impegni di una vita quotidiana che diventa sempre più complessa e difficile, e non solo per l’ aspetto economico, le tensioni in famiglia … insomma quella che è la vita reale, concreta e non quella patinata che ci viene  proposta dalle star, dalla moda, dalla fiction, e anche dallo sport … Ma questa è la vita vera, la vita in cui ciascuno mette il meglio di se  affrontando giorno per giorno il mondo reale con le sue difficoltà, ma anche con quelle gioie che sono le più vere, quelle autentiche, quelle sincere.

In quella che Papa Francesco indica come la “cultura dello scarto”, ecco che Gesù capovolge tutto, ci mette in guardia … attenzione cultori e vittime del virus del “ primo” ad ogni costo perché il metro in cui Dio valuta è diverso: “ Gli ultimi saranno i primi e i primi ultimi”.    

 

 Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, 

le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. 

Quanto il cielo sovrasta la terra, 

tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,

i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.

 

Avvertiva il profeta rivolgendosi agli Israeliti esiliati a Babilonia, che vedendo aumentare la potenza di Ciro e dei persiani, avvertivano la caduta dell’ impero Babilonese e, pensando a una liberazione ormai prossima, si lasciavano andare a sogni di grandezza e di esultanza.

Così avviene nella parabola che ci viene consegnata, in quella Parola che entrando nei nostri cuori se la lasciamo operare li vivifica e li rinnova, così che tutta la nostra vita possa essere trasformata!

 C’è’ posto per tutti …

Tutti siamo chiamati a lavorare nella vigna del Signore … ci dice all’ inizio la parabola  nella figura di questo padrone che non esista a chiamare anche gente all’ ultima ora, all’ ultimo minuto … Lo dice a quei cristiani che vorrebbero la Chiesa come una società di perfetti, anche se tutti dobbiamo convertirci ed essere membra vive.  Lo dice a  tutti quelli che sono sempre pronti a puntare il dito notando: “ la pagliuzza nell’ occhio del fratello, anziché la trave che è nel suo”.  Lo dice a tutti quelli che  giudicano le persone per quello che possono dare, produrre, a tutti quelli che stilano graduatorie di merito e di grandezza secondo i criteri  umani: utile, inutile; giusto, ingiusto!

…Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei Farisei … non entrerete nel regno dei cieli …

 Chi lavora ha diritto ad un salario giusto. Il salario pattuito con gli operai della prima ora, un denaro, era quanto occorreva per il fabbisogno di una famiglia al tempo di Gesù. Ma questo padrone è proprio originale anche nelle modalità di pagamento! Comincia dagli ultimi … ma fin qui nulla di più di una stravaganza, non vi è scritto in nessun contratto sindacale che bisogna necessariamente rispettare la gerarchia di assunzione, la stranezza è nel dare agli ultimi la stessa paga data a quelli che hanno lavorato tutto il giorno. Certo questi ricevono quanto hanno pattuito, ma mormorano,  non è giusto che chi ha lavorato un ora sola riceva come chi ha faticato tutto il giorno … Secondo il nostro modo di vedere a chi ha lavorato meno va dato in proporzione … Ed è questo che urta il proprietario della vigna, che è buono e smaschera la malvagità che è nel cuore dei primi che si lasciano sopraffare dall’ invidia e sono miopi di fronte alla  sua generosità.

 

Quell’ invidia che, ci ricorda il libro dei proverbi,  è “come una carie che entra nelle ossa …” e il libro della sapienza dice: “ per l’ invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono”.

L’ invidia acceca e impedisce di vedere la generosità, la gratuità del proprietario della vigna.

A questo punto pensiamo a noi, alla nostra relazione con il Signore e alla nostra esperienza di fede. Nella fede non ci sono scatti di anzianità.  Siccome la fede è una relazione d amore, conta l’ intensità e  la fedeltà non l’ anzianità. Si può essere chiamati da lungo tempo: 80,60,40,15, 10 anni che siamo stati battezzati, che abbiamo avuto la fortuna di essere stati chiamati ad essere figli di Dio e a lavorare nella vigna del Signore: bene  è un dono da corrispondere … qualcuno arriva all’ ultima ora, non siamo invidiosi siamo felici e non pensiamo di essere quelli che amano di più, lo slancio del cuore, l’ intensità di quanto un cuore ama la può conoscere solo Dio e nessun altro!

E ancora una volta diciamo per fortuna!

 

La paga è la stessa per tutti …

Il fatto che alla fine della parabola tutti ricevano lo stesso salario ci deve riempire di commozione e di tenerezza! Mi si potrebbe obbiettare: “ Perché faticare tutto il giorno se alla fine anche gli ultimi ricevono lo stesso salario?”.

 Che risponderti se non: “Ecco stai continuando  a pensare secondo la nostra logica umana, terrena,  mondana …”

Alla fine della nostra giornata, che è la vita, nella sua gratuità e nella sua generosità il Signore, “ che fa delle sue cose quello che vuole” e che dà agli ultimi quanto è stato dato ai primi sulla base di quell’ amore che Lui ci ha lasciato come comandamento anche a noi darà non solo ciò che è giusto, ma il meglio.

Il “salario” è il dono della vita eterna, della Risurrezione … regali impagabili, che non sono assolutamente conquistabili attraverso i  nostri sforzi e il nostro impegno umano, ma “ questione di cuore, questione d’ amore, questione d’amicizia con Gesù che già adesso, ora possiamo vivere e sperimentare, dal primo giorno in cui siamo stati chiamati”.

Questione di un cuore che si apre alla fede e ama, accettando quello che il Signore fa, perché Egli non fa mai torto anche quando “ i suoi pensieri non sono i nostri pensieri e le sue vie non sono le nostre vie”!

Questa è la FEDE !

 Qualcuno ha scritto: “ Il nostro Dio, mite e umile di cuore, che per primo ha vissuto questa parabola dall’ albero della croce accogliendo il buon ladrone, ci faccia uscire dalle ristrettezze di una “fede sindacale” per percepire, almeno un poco, quale braciere d’ amore e di bontà è il suo cuore” ( Curtaz )

 Soli Deo gloria, qydiacdon

 

 

 

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