UN GESU’ RISOLUTO -XIII DOMENICA ANNOC (2016) – Lc 9,51-62

 

Fra le riflessioni che può suggerire il testo del vangelo di questa Domenica, due sono quelle che mi hanno colpito in modo particolare e sulle quali mi sono fermato a riflettere.

“…Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme …”

Anche noi siamo viandanti in cammino verso Gerusalemme. Per Gesù, Gerusalemme, è il tradimento, il calvario, la croce … ma è anche la Risurrezione. È così anche per noi! Nella nostra vita possiamo sperimentare tutto questo. Tradimenti, magari proprio dalle persone che ci sono più intime, più care. La croce, la perdita della salute, la lacerazione per la scomparsa delle persone che amiamo troppo presto, o vedendole soffrire, l’ abbandono e la solitudine dell’ orto degli ulivi. Ma il nostro cammino non si ferma sul Golgota. Gesù ci aperto un’ altra prospettiva, un’altra meta: la Gerusalemme celeste: “ Ap 21,2E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.
Ap 21,10 L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scende dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio.”     Quella la meta, questo il nostro fine: la vita eterna, la Risurrezione, essere per sempre con il Signore. Quel Signore che si è fatto “samaritano” per noi, per guarirci, sollevarci e versando sulle nostre ferite l’ olio della consolazione, della speranza per riportarci a casa ed essere in Lui e con Lui per sempre nella vita piena, nella Risurrezione e perciò nella gioia.
Una gioia non effimera, ma se comprendiamo bene il senso delle parole: ETERNA.
In tutti gli incontri che Gesù fa si rivela a noi come Figlio di un Dio che è Padre misericordioso. Così anche in quest’occasione. Giacomo e Giovanni vogliono fare scendere dal Cielo un fuoco che “consumi” coloro che, loro malgrado, non accolgono Gesù.

Chiediamoci, quindi, se anche noi abbiamo la stessa determinazione di Gesù, o siamo degli eterni “tentenna”! Cristiani che vogliono tenere in piedi un due staffe, pronti sempre al compromesso, possibilmente al ribasso.

Se siamo fra quest’ultimi, Gesù, mette subito le cose in chiaro. ( Ecco la seconda riflessione). La scelta di seguirlo è radicale, non fondamentalista, ma che non ammette sconti. Vi è una frase di Gesù, pronunciata in un altro contesto, che spesso viene usata in modo un po’ ambiguo: “date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Siccome a Dio dobbiamo tutto, non dovrebbero dimenticarlo neppure i vari Cesari, quelli che esercitano il potere politico, economico, vi è un primato di Dio da riconoscere.
Quando questo primato di Dio viene riconosciuto secondo il Vangelo di Gesù, e solo in quello, non va mai contro l’ uomo, ma, al contrario, lo innalza, lo realizza, lo rende quello che dovrebbe veramente essere:
Dio sta la primo posto!

Gesù, lo esplicita chiaramente nelle condizioni che richiede a chi vuole seguirlo. Non illude dicendo che l’ essere cristiani autentici sia una condizione comoda. Vuoi seguirmi? Fai bene i conti, perché significa mettersi dalla parte di chi “ non ha dove posare il capo”.
Non è che vivrai agiatamente, sarai venditore di successo a buon mercato e non è detto che sia gratificante in questo tratto della nostra vita terrena.

Il regno di Dio ha la precedenza. Certo i legami familiari sono importanti, ma stiamo attenti che non siano d’ inciampo a seguire Gesù, certo ciascuno nella condizione di vita a cui il Signore chiama.

Seguirlo non può essere a tempo parziale, chi lavora per il Regno di Dio lo fa a tempo pieno. «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio». Mi viene in mente l’ immagine della moglie di Lot, quando , nella Genesi, lasciando Sodoma, si volta indietro e viene trasformata in una statua di sale.

Sembrerebbero parole durissime quelle di Gesù, ma Egli ci prende molto sul serio. Noi per Lui siamo importanti, ci rispetta, ha stima di noi pur sapendo che siamo fragili e deboli, ma sa che siamo anche capaci, con il suo aiuto di assumere decisioni importanti e mantenerle. Vuole da noi una fede coerente, non la impone, ma “pretende che chi si dice cristiano lo sia autenticamente e interamente, […] esige altresì che l’ adesione al suo vangelo non sia il risultato né dell’ astuzia, né della violenza ma della libera adesione del cuore” ( Biffi)

Deo gratias qydiacdon

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