Sposarsi nel Signore

Sposarsi nel  Signore … Perché sposarsi in chiesa …? Che differenza … rispetto un’ altra scelta?   Perché non pensare al proprio matrimonio come un’opportunità per riscoprire la propria fede e ripartire per viverla in due … meglio in tre perché il Signore non sta mica fuori … ( o in cinque: Padre, Figlio  e Spirito Santo )

Per testimoniarla e trasmetterla ai vostri figli … Per testimoniarla e trasmetterla al mondo … facendo della vostra famiglia una “ Chiesa domestica”! Lettera alla moglie Tertulliano Condividiamo la stessa speranza, lo stesso ideale, lo stesso modo di vivere, lo stesso atteggiamento di servizio. Ambedue fratelli e servi dello stesso Signore, senza divisione nella carne e nello spirito, insieme preghiamo, insieme ci inginocchiamo e insieme facciamo digiuno. Istruiamoci l’un l’altro, l’un l’altro esortiamoci, sosteniamoci a vicenda. Insieme stiamo nella santa assemblea, insieme alla mensa del Signore, insieme nella prova, nella persecuzione, nella gioia. Nulla nascondiamo l’un l’altro, non ci evitiamo l’un l’altro, l’un l’altro non siamo di peso. Volentieri facciamo visita agli ammalati, volentieri assistiamo i bisognosi, senza malavoglia facciamo elemosina senza fretta partecipiamo al sacrificio, senza sosta assolviamo ogni giorno i nostri impegni. Ignoriamo i segni di croce furtivi, rendiamo grazie senza reticenze, benediciamo senza vergogna nella voce. Salmi e inni recitiamo A voci alternate Ed insieme gareggiamo Nel cantare le lodi al nostro Dio. Vedendo e sentendo questo, Cristo gioisce e ci manda la sua pace. Là dove sono i due sposi, ivi è anche Cristo.   Quella indicata da Tertulliano è certamente una meta molto alta .. ma è certamente un buona “bussola” che indica la direzione verso la quale camminare per due coniugi che sono chiamati a “spezzare” il sacramento del matrimonio nella quotidianità …  “ L’ umanissima realtà dell’ amore è stata suggellata dal Signore da un Sacramento.È normale innamorarsi, decidere di vivere insieme nel Sacramento del matrimonio questa realtà è benedetta e santificata dal Signore e l’ amore di Gesù viene preso come modello … amore fedele, totale, irrevocabile … Gli sposi ricevendo un Sacramento ricevano la missione di testimoniare a tutta la comunità cristiana la forza della  fedeltà di Cristo, allo stesso modo che i religiosi celibi sono per la Chiesa testimoniano il primato del Signore.   Di fronte a questa nuova realtà, in cui  entrano in modo pieno con il matrimonio, viene posta dinanzi ai futuri sposi una scelta importante … Dio chiede di passare anche attraverso il loro amore, santificato dalla grazia, per farsi conoscere e agire anche oggi. Due persone che si mettono in relazione fra loro possono meglio annunciare e rendere comprensibile un Dio che si vuole mettere in relazione con noi!  C’è dunque bisogno di una sempre maggiore consapevolezza di essere  strumenti nelle mani del Signore. Non si tratta di  un gesto scaramantico, ma una scelta libera e consapevole. Ci si sposa in Chiesa per esprime una scelta e assumere un impegno di vita. ( E. Solmi )  Un impegno che ha la caratteristica del “ per sempre” …. Oggi impegnarsi con  la caratteristica della  definitività ( indissolubilità ) è qualcosa che intimorisce! Perché?

  • La crisi dell’ istituzione famiglia … tanti non riescono a portare a termine questo percorso … ( quali i motivi?)
  • La paura di assumersi degli impegni da mantenere che richiedono ad ambedue di morire un po’ a se stessi per trovare un “nuovo” da coniugare assieme …
  • Non riuscire a fare sbocciare dall’ innamoramento l’ amore vero e proprio
  • L’ incapacità al sacrificio e alla rinuncia
  • Il voler fare tutto da soli … dimenticarsi che il Signore non è mica presente solo il giorno della celebrazione … ma c’è sempre e che se ricorriamo a Lui con fede certamente metterà quello che manca … il valore della preghiera di coppia …
  • Sapersi perdonare e riaccogliere …

  A questo punto allora uno dice … se è così aspetta che ci penso … e magari ci pensa tutta una vita. A questo punto non sono più io che sono protagonista di una scelta o meglio di una non scelta ma è quell’ immobilismo che nasce dalla paura….Comprensibile, ma non accettabile. Se accettassimo questa logica nessuno di noi farebbe più niente nella sua vita …. (qy)   Questa scelta è un impegno, ma anche un dono! Impegno  di essere portatori di una missione grande, segno vivente di un amore grande.Dono, perché  anche in questo stato di vita – quello coniugale – si entra in amicizia con il Signore e accettando questa chiamata si può conoscere il vero e unico bene della vita. Nella missione che viene a lor affidata gli sposi sanno di non essere soli: hanno un esempio e possono  prendere forza dal dono che Gesù ha fatto di se sulla croce. Dire di sì al Signore e dirsi di sì nel Signore significa accogliere anche tutti quegli strumenti di grazia che egli mette a disposizione per i propri amici. Rimanendo uniti a Gesù con la preghiera e con i Sacramenti troveremo il modo migliore per portare a termine la  vostra scelta. IN ASCOLTO DELLA PAROLA    Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini (Ef 5,1-2a.21-33) Fratelli, fatevi imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi.  Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo. Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore;  il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo.  E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto. E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei,  per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola,  al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso.  Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa,  poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!  Quindi anche voi, ciascuno da parte sua, ami la propria moglie come se stesso, e la donna sia rispettosa verso il marito. Se S. Paolo non ha scritto un vero e proprio trattato sul matrimonio, su questo tema  introduce varie novità, chiarisce molti punti, e risponde ai diversi interrogativi che gli venivano posti su problemi concreti dalle comunità che lui aveva fondato. Questo testo di Efesini non gode di molta accoglienza in genere , soprattutto dalla parte femminile, che debitrice  ad una “lotta” per il riconoscimento della pari dignità fra uomo e donna non gradisce molto espressioni quali: “… Le mogli siano sottomesse ai mariti …” dimenticando le frasi iniziali. La parola coniuge significa essere sotto un “giogo” comune, liberamente accettato.Così l’ amore è in qualche modo sottomissione reciproca , è tener conto della volontà dell’ altro e, a volte, pure rinunciare per il bene comune della coppia e della famiglia. La prima sottomissione a cui ambedue i coniugi sono soggetti è all’ amore di Cristo, poi ambedue gli uni gli altri con modalità diverse, ma sempre secondo quel comandamento dell’ amore a Dio e al prossimo che Gesù ci ha lasciato. Il coniuge è il primo “prossimo” da amare fino ad essere in due un essere solo. Il rapporto marito-moglie è modellato da Paolo secondo il rapporto Cristo-Chiesa …Pensiamo a quale altezza viene innalzata l’ unione coniugale!!! Il mondo greco e latino per indicare il rapporto  uomo-donna usava il verbo eros che accentua la passionalità della relazione, Paolo invece compie una rivoluzione perché adopera quel termine che indica l’ amore gratuito, fedele: agapao .Quindi il marito è “capo” della moglie, ma allo stesso modo di Cristo che ha donato la sua vita e ci ha donato la salvezza, ma questa è il grande mistero della Pasqua coniugato in famiglia che non dovrebbe lasciare scampo ai personalismi e agli egoismi personali …  Ho detto dovrebbe perché la traduzione concreta si incontra/scontra ancora con le nostre fragilità e con il nostro peccato. La misura dell’amore con cui sono chiamati ad amarsi i coniugi è quello di Cristo  che ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei.La vita coniugale diventa, così, nello stesso tempo via di santificazione e testimonianza viva, incarnata dell’ amore di Dio. Qualcuno ha scritto: “ … Il matrimonio è la consacrazione di un legame, che non è solo giuridico o funzionale o psicologico, ma si radica in Dio. Per sposarsi occorre essere in cinque: lo sposo, la sposa, il Padre, il Figlio e lo Spirito. Bisognerebbe ricordarlo nella tentazione della separazione. I coniugi cristiani si amano, con le fragilità e i limiti di tutti ma, se lo fanno affidandosi al Signore, il loro amore diventa luminoso e contagioso, si trasforma in un annuncio spontaneo e quotidiano …”  PREGHIERA   Tu hai dato all’ uomo il dono dell’ esistenza E lo hai innalzato a una dignità incomparabile; nell’ unione tra l’ uomo e la donna hai impresso l’ immagine del tuo amore. Così la tua immensa bontà, che in principio ha creato l’ umana famiglia, incessantemente la sospinge ad una vocazione di amore, verso la gioia di una comunione senza fine. E in questo disegno stupendo Il sacramento che consacra l’ amore umano Ci dona un segno della tua carità.

             

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