Signore allontanati da me che sono un peccatore (Lc 5,1-11)

Perché proprio a me che sono peccatore? Te l’ho chiesto tante volte, Signore, sentendomi inadeguato davanti alle richieste dei fratelli, che vedono in me un uomo di religione, un esperto di catechesi, una persona buona.

Mi vergogno profondamente dei miei molteplici errori, dei momenti di ira e di orgoglio, dei vizi insuperabili e della distanza della mia vita dal tuo Vangelo.

Mi sento sbagliato quando mi assalgono dubbi sulla fede e ne trovo più in un bambino che in me, quando scarico le mie frustrazioni sugli altri, quando difendo idee che non riesco a condividere appieno.

Vorrei raccontare a tutti che io non sono migliore di nessuno, che la mia vita a volte è un inferno, per colpa mia, che conosco le soluzioni ma non riesco ad attuarle.

Non ho bacchette magiche, non sono un modello, non ho trovato e forse non troverò le risposte a tutti i miei perché.

Anch’io, come Pietro, ti chiedo di allontanarti. E tu assurdamente, ti avvicini. Accetti la sfida. Anzi, sai che a
partire dall’umiltà e dalla verità si può iniziare a costruire.

Anzi riconosci di essere venuto proprio per questo: guarire chi sente il bisogno di essere guarito, salvare chi sente il bisogno di essere salvato.

Anzi elargisci il tuo Spirito per ricucire quella stoffa che si è logorata col tempo, per consolare quell’anima trafitta dalle intemperie, per sostenere il percorso che è, necessariamente, cammino.

Per questo ti chiedo di poter continuare a incontrare la gente chinando la testa, a porgere le mie esperienze dal basso verso l’alto, a ricordarmi di essere una matita impugnata da mani ben più salde, le tue.

[S. Messina –P. Raimondo in suo padre uscì a supplicarlo]

 

 

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